Categoria: Varia umanità

  • I critici delle arti.

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    Si dice che si fa il critico d’arte (cinema,arti varie,teatro,musica,televisione…) perchè non si è capaci di esercitare quelle arti e si è tuttosommato dei mediocri lettori e spettatori. Sono d’accordo e lo sono soprattutto quando questo diventa un potere legato al mercato ed al bricolage artistico. I vari sgarbiquotidiani, bollitioliva, filippidaveri nazionali e i vari carneadi delle nostre province non fanno eccezione a questa regola. Chiunque, con un curriculum studiorum solido, fosse in grado di applicare le regole auree storiche, filosofiche e scientifiche del fare arte in tutti i campi potrebbe fare il critico senza essere asservito a nessuna parrocchia. Lo farebbe per amore e non per mercimonio, per passione e non per accademia. Le gallerie, le mostre, gli eventi e le bancarelle performanti degli artigianelli di turno non aspettano altro che l’imprimatur del critico “tromboncello” e supponente di turno per affermarsi e vendere dimenticando, come diceva Victor Hugo, che il più delle volte il successo non ha nulla a che fare con il merito e il vero talento. Nessuno può entrare nella mente dell’artista (qualora sia un vero artista) e suggerire che cosa ci sia dietro il suo agire, ma tutti possono affermare se il suo prodotto sia arte o no perchè la chiave sta nella comunicazione universale e anche personale di emozioni, pensieri, ricordi sensazioni.  Appare comunque paradossale e scandaloso che ci sia un mestiere dedicato al dire bene o male sull’operato di un artista per far sì, di fatto, che poi venda o non venda le sue opere.

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  • Tutti con la kippah!

    Tutti con la kippah!

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    La grande sinagoga di Trieste

    Un segno di solidarietà anche da chi non crede, affinché le religioni diventino solo un fatto intimo e personale.Da un’idea di Gad Lerner. Per combattere la paura e il terrorismo della superstizione e della violenza. Una iniziativa laica rilanciata da ReseArt che parteciperà il 27 pomeriggio al concerto organizzato dal Comune di Pesaro con la collaborazione del Liceo Artistico “Mengaroni” e del Sistema Musei alla sinagoga sefardita della città.

    TUTTI CON LA KIPPAH!

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  • La scuola italiana:una storia infinita.

    La scuola italiana:una storia infinita.

    Mi accingo a leggere la storia della scuola italiana di Giuseppe Ricuperati (Storia della scuola in Italia Editrice La Scuola Brescia 2015). Ho assistito alla presentazione del volume a Pesaro, a cura dello stesso autore, per la Società di Studi Storici. Confesso lo sgomento per la scandalosa latitanza della gente di scuola (presidi,”provveditori”, insegnanti, amministratori locali..) rappresentata  soltanto da sparuti gruppetti. A tal proposito vorrei riproporre dei pensieri pubblicati tempo fa su La Stampa per annunciare (alla fine della mia lettura) una recensione partecipata e propositiva del libro in questione soprattutto per la parte “moderna e contemporanea”.

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    Mea culpa sulla scuola. 1 Maggio 2014

    Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

    La solita riforma. 10 Luglio 2014

    Ancora una volta si parla di cambiare la scuola.. Ma non ho sentito le parole cultura, istruzione, investimento. Solo di aumento di ore per gli insegnanti. L’ennesima riforma scolastica? Questa volta si parla anche di orario dei docenti. Il problema è semplice. Si propone di estendere l’orario «certo» dalle 18 alle 36 ore settimanali. Nulla di male se poi questo orario corrispondesse a quello attualmente in vigore tra lavoro certo (lezioni e riunioni obbligatorie) e sommerso (preparazione, correzioni compiti etc.) e nulla di male se lo stipendio mensile diventasse dilivello europeo. Ma sarà poi così? O sarà l’ennesimo taglio infingardo a uno dei settori strategici per unanazione che vuol crescere, abbassando ulteriormente qualità e rigore? Da ex studente e docente (oltre 40 anni ) e anche dirigente scolastico (17 anni) ammetto che è necessaria e urgente una riforma del sistema anche per quel che riguarda la carriera dei docenti ma dico altresì che occorre osservare e trasformare tutto il campo e non i singoli orticelli. Abbiamo assistito ai balletti sulla scuola negli ultimi quarant’anni di riforme annunciate, false riforme, restaurazioni e promesse dirivoluzioni sottili. Se i nuovi rottamatori facessero sul serio dovrebbero riflettere sul fatto che nei paesi europei più avanzati e di buon senso in fatto di scuola fare il docente è una professione ambita perché frutto di una preparazione e selezione adeguata e ad hoc, dotata di mezzi abbondanti e di emolumenti, a parità di impegno e competenze, corrispondenti a quasi al doppio di quelli italiani. Cosa si vuol fare? Si vuole mettere in campo l’ennesima guerra tra i poveri e continuare a far credere aduna opinione pubblica sempre più analfabeta che il mestiere della scuola è quello che può godere di tre mesi di vacanze? Oppure si deciderà di mettere le mani veramente nella cultura e nell’istruzione italiana una volta per tutte?

    La scuola oltre le mura. 9 Dicembre 2014

    Ho riletto criticamente le serie di articoli pubblicati dai media sull’edilizia scolastica cui anche il sottoscritto ha contribuito, apparendo forse utopico. Ne ho tratto la sensazione di una certa disforia e una percezione di quella non rara «aria fritta» che un mio buon maestro napoletano di architettura attribuiva in particolare agli rchitetti e agli psicopedagogisti. Ho lasciato la professione militante anche per questo. Ho trovato nei testi che trattano di architettura scolastica molti luoghi comuni e mode intellettuali. Amore per l’erba del vicino e parole spesso narcisisticamente prese a prestito da uninfondato complesso di inferiorità verso il mondo anglosassone e scandinavo. Non è di un edificio specializzato che occorre parlare ma su quali siano i luoghi per apprendere. Altrimenti ripeteremmo quello che Papini considerava un errore: pensare a uno stabilimento, un monumento immobile anche se tecnologicamente innovativo. Si sa che a respingere l’uomo in formazione può essere il paludato ambiente neoclassico come l’ipertecnologia di una «machine à enseigner» piena di tubi, vetri e ferri. Nessuno pare aver letto gli oltre 5000 progetti di scuole del concorso lanciato da Open architecture network nel 2009 con il titolo «Better classroom design». Là si potevano trovare spunti per un dibattito meno provinciale evitando di ripetere le giaculatorie che si sentono da anni sulle innovazioni tecnologiche, l’ecosostenibilità, le scuole belle, verdi, gialle, rosse e blu. L’errore sta nel pensare per edifici dedicati e separati, nel far coincidere la scuola con un manufatto. Le aule, i laboratori, le palestre sono già nel territorio: basta adattarli, collegarli e usarli. Molti oggi restano ancora aggrappati all’edificio e timidamente si spingono a superare il concetto di aula, arredo, corridoio, cosa già fatta ai primi del’900 nel suo «Chiudiamo le scuole» dal discusso Papini. Perché non raccogliere la sfida di una scuolaoltre le mura e senza le mura?

    Ci siamo venduti l’abbecedario? 23 Gennaio 2015

    Il 5% degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre. La scuola è diventata la speranza di soluzione per tutto. Guai a fallire la sua riformaRiprendo gli studi di Tullio de Mauro e le analisi internazionali indipendenti sulle competenze degli italiani al 2015 per una riflessione spaventata su un aspetto fondamentale dello «stato presente dei costumi degli italiani»: l’alfabetizzazione primaria.L’aspetto terrificante della questione, nonostante molti sostengano che Internet abbia aumentato le conoscenze e le competenze dei navigatori italiani è che il 5%degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre e non riesce ascrivere che in uno stampatello «cuneiforme »; il 40 % ha difficoltà evidenti nella lettura; il 30% gravi difficoltà a comprendere ciò che legge. Solo il 20% è in grado di usare la lingua e la comunicazione in modo efficace. Questo si riflette in modo determinante su tutte le altre competenze, anche quelle logico-matematiche,creative o meramente operative. Come farebbe la maggioranza degli italiani a prendere delle decisioni sensate e a scegliere nella vita, nella politica, nel sociale,a distinguere semplicemente tra ciò che è bene o ciò che è male per sé stessi eper la collettività, senza possedere «gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea»? Fino alla istituzione della nuova scuola media unica (1963) uno studente medio al compimento dei 14 anni (!!) era in grado di leggere e comprendere, oltre ai classici fondamentali della letteratura italiana come Manzoni, Dante, Leopardi,Foscolo anche scrittori come Pavese. Oggi so, per esperienza professionale conclamata, che non è per nulla così, ahimè anche all’università e tra molti docenti in servizio nella scuola italiana. Le responsabilità ci sono ma vanno individuate con cognizione di causa. Di fatto è così. Un nuovo fallimento nel rifondarla sarà il fallimento per tutto il resto.

    Giuseppe Campagnoli

  • Neve

    Avatar di Marisa Cossu" Vola alta parola"

    jacob_collins_011_tracce_nella_neve_2001[1] (2) Jacob Collins, Tracce sulla neve, 2011

    È un quadro la notte:

    si gonfia di neve la finestra,

    irrompe in silenzio

    tra le ceneri dell’io

    dimentico della vita,

    dei giorni di meraviglia;

    e la meraviglia

    è nelle cento stanze

    edificate dal tempo sullo stupore

    del possibile divenire

    di un nucleo di pura magia,

    dove le parole sono numeri

    e i numeri sassi già contati,

    ammucchiati nell’accaduto;

    ma lo stupore resta nella memoria

    di un’altra notte candida

    in un lontano paese di mare

    dove la neve non esiste

    ed appare ad un tratto

    nell’incantesimo di un vecchio ulivo

    spaccato, imbiancato dalla luna.

    ©Marisa Cossu

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  • Il merito sociale.

    Il merito sociale.

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    Nella eterna diatriba tra pubblico è bello, privato è meglio, pubblico è disonesto, privato no sarebbe utile rileggere questi contributi apparsi su La Stampa di Torino e scritti dal nostro Giuseppe Campagnoli tempo fa (in coincidenza con la comparsa massiccia sulla scena politica dei “grilletti” difensori alla cieca del privato cittadino contro il pubblico comunque sia.

    Plusvalore disvalore

    10 Giugno 2011

    Cresce ancora la forbice tra i redditi anche all’interno del cosiddetto ceto medio. Sarebbe ora di riflettere su certe remunerazioni inspiegabilmente ipervalutate Rifletto su ricchezza e povertà. La nostra civiltà, che deve molto al diritto romano, all’Illuminismo ma anche alle religioni, non pare abbia fatto tesoro di quest’insieme di valori. Sia chi si professi liberale,liberista o anche socialista e perfino comunista ha trascurato un vecchio-nuovo concetto economico: il plusvalore. Non come lo intendeva Marx bensì come effetto della ipervalutazione del lavoro e dei beni,finanche del solo status sociale a fini speculativi e di profitto indipendentemente dall’effettivo servizio reso per i bisogni individuali o della collettività. Il plusvalore cui mi riferisco infatti è generato come differenza tra il giusto compenso per un’attività lavorativa (che comprendesse, naturalmente, la giusta valutazione dell’investimento in studio e preparazione, del reale rischio di intraprendere, dell’usura del lavoro) e la remunerazione effettiva che è spesso esorbitante in alcune categorie privilegiate da un mercato perverso o da anomalie della contrattazione pubblica e privata. Per la sostenibilità economica e sociale questa differenza dovrebbe essere drasticamente ridotta e resa tale da consentire un tenore di vita dignitoso per tutti. Questo consentirebbe di distinguere tra ricchezza e povertà solo per il comportamento – da cicala o da formica -degli individui, non da ingiustificate differenze tra i redditi, a parità di condizioni di preparazione professionale, di rischio d’impresa, di orario di lavoro, di tasse pagate e non… Mantenere questa forma diplusvalore è diventato più che mai un disvalore ed è anche tra le cause della pericolosa, crescente forbicetra redditi anche all’interno del cosiddetto ceto medio. Non bisogna comunque preoccuparsi perché la società moderna e civile risolve brillantemente sia il problema del plusvalore che quello del disequilibrio tra «ceti sociali » con strumenti economicamente assai avanzati: l’elemosina e le lotterie!

    Efficienza sociale

    3 Luglio 2013

    È il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla propria collettività, tasse comprese. Per valutare il grado di equità occorrerebbe misurare anche quello che definisco il parametro di efficienza sociale. Partendo dall’assunto costituzionale che recita: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società », questo coefficiente dovrebbe valutare in ogni mestiere, professione, impresa, il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla collettività, tasse comprese. Quanto più si produce per il bene collettivo piuttosto che per il proprio fabbisogno, sacrosanto ma spesso e per alcune categorie volto anche al superfluo, tanto più ci si avvia a realizzare buona parte del principio di equità. Questo principio è infatti fatto di tre componenti fondamentali: un basso plusvalore (differenziale tra redditi a parità di investimento, lavoro e professionalità) un contributo alla collettività esponenzialmente tarato sul proprio profitto e patrimonio, una garanzia delle pari opportunità da realizzarsi nell’istruzione,nella dotazione di mezzi per raggiungere i più alti gradi di professionalità in base ai meriti ed all’impegno e, infine, anche nelle regole del lavoro, delle professioni e dell’impresa. Un esempio che può chiarire meglio il concetto: un lavoratore pubblico o privato che svolgesse un lavoro socialmente utile (scuola, sanità, trasporti, comunicazione, servizi essenziali…) e pagasse le sue tasse in anticipo potrebbe garantire un tasso di efficienza sociale pari quasi al 70% del suo reddito. Tutti possono fare altrettanto?

  • Scuola? Scuola! Scuola.

    Scuola? Scuola! Scuola.

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    Una trilogia di scritti di Giuseppe Campagnoli su La Stampa sul tema della scuola italiana.

    Mea culpa sulla scuola

    1 Maggio 2014

    Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

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  • Impara l’arte.

    Impara l’arte.

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    Continua la ripubblicazione degli scritti di Giuseppe Campagnoli.

    Impara l’arte La Stampa 17 Novembre 2010.

    Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.

    Giuseppe Campagnoli

  • C’è omertà ed omertà.

    C’è omertà ed omertà.

    “C’è omertà e omertà” La Stampa 13 Maggio 2010

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    C’è quella ingenerata dalla paura e dalle mafie e quella civile, ignorante ed egoista, diffusa al Nord come al Sud. Ma la ricetta per batterla c’è: ed è l’obbligo di istruzione. Riflettendo sui costumi degli italiani e su quanto sostiene Roberto Saviano sul tema dell’omertà, quella civile di chi si «barcamena» e guarda sempre dall’altra parte, propongo alcune considerazioni e una proposta culturalmente trasversale. È certamente comprensibile quel tipo di omertà ingenerata dalla paura, o meglio, dalla mancanza di quel«coraggio che nessuno si può dare», di chi è costretto a vivere, lavorare e rischiare ogni giorno nei territori delle mafie. È invece, a mio avviso, assolutamente ingiustificabile quell’omertà civile diffusa al sud come al centro e al nord della nostra Italia, caratterizzata dal non volersi istruire ed informare. Omertà rinforzata dalla diffidenza, dalla furbizia, dal disimpegno e dal tornaconto innalzati a regola dell’esistenza. Qui vedo l’egoismo di un popolo (o di una sua gran parte) che, godendo dei suoi «panes et circenses», si volge altrove rispetto alla prevaricazione, alla miseria,alle disuguaglianze sociali, sacrificando per utilitarismo anche il diritto-dovere civile di esprimersi. Una ricetta che potrebbe avviare una vera trasformazione fin dalle giovani generazioni sarebbe quella di istituire l’obbligo per tutti (sanzionabile) di istruirsi e di studiare, almeno fino a 18 anni, in una scuola seria, non discriminatoria, accogliente e stimolante. Che introducesse al lavoro con competenza professionale, solidità della scelta, consapevolezza dei propri diritti e doveri. Si avrebbero così cittadini colti e consapevoli sia che facessero i medici o i contadini. Così non si genererebbero ridondanze di mestieri e professioni rispetto ai vuoti in quei settori del lavoro ritenuti «vili». A pari opportunità di tempi e risorse per la formazione, i risultati sarebbero più equilibrati, i lavori equamente dignitosi e appetibili anche per il salario. Forse si pagherebbero anche più volentieri le tasse! Insomma, è dall’educazione e dall’istruzione che occorre ripartire per lottare contro l’omertà.

    Giuseppe Campagnoli

  • Le religioni abramitiche. Fondamenti di iniquità?

    Le religioni abramitiche. Fondamenti di iniquità?

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    Charlie Hebdo Janvier 2016

    Nella eterna diatriba su che cosa sia di sinistra o di destra, liberista o liberale o meglio ancora fondato su libertà di pensiero ed equità sociale proviamo a declinare e classificare in termini di equità e giustizia i precetti delle tre religioni che oggi dominano su molte idee e anche. ahimè, su molti fatti della vita quotidiana, della storia e della politica. I testi sono riportati in ordine cronologico: la Bibbia, i Vangeli, il Corano. Infine il testo della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

    Tralasciando la storia del passato e i fatti tremendi che l’hanno scandita anche per colpa di tutte le religioni, oggi che senso hanno questi precetti ad eccezione del non uccidere, del non perseguitare, del garantire libertà e pari ricchezza e dignità a tutti? Penso che tutto ciò che confligge con la dichiarazione dei diritti dell’uomo, coniugata con una rigorosa società di eguali, sia da mettere subito e senza indugi fuori legge. (altro…)

  • ReseArt e Charlie Hebdo

    ReseArt e Charlie Hebdo

    Helwa ya baladi. Versione strumentale pop.

    “Per il mio dolce paese”

     

    Ubi maior minor cessat…Ma ognuno contribuisce ad usare la satira per combattere la cieca violenza in nome della superstizione e delle bugie degli uomini per sottomettere altri uomini. Un collage di cultura contro la non cultura e la barbarie.

      
      

  • Charlie Hebdo e ReseArt

    Charlie Hebdo e ReseArt

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    Tempo fa abbiamo inviato alcune nostre vignette (giuseppe campagnoli) alla redazione di Charlie Hebdo come contributo.Su un numero di qualche tempo dopo è apparsa una vignetta palesemente ispirata ad una nostra idea, senza alcuna citazione. Ve le proponiamo  non senza una certa soddisfazione e un po’ di rammarico. L’arte della moda al tempo dell’integralismo islamico.

    La redazione di ReseArt

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  • Costruire scuole.

    Costruire scuole.

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    Un articoletto del 12 Ottobre 2010 su La Stampa in linea con il nostro progetto dedicato all’edilizia scolastica e, ahimè, ancora attuale nonostante la “Buona scuola” neodemocristiana dell’attuale governo.

     È un lavoro delicato, da affidare a una categoria specializzata e non estranea a quel mondo. Perché si tratta di edifici “poetici”, non centri-servizi.

    “Il decantato plesso «Collodi» di Casette d’Ete nelle Marche (monumento personale ai mecenati  Della Valle) e il padano look della scuola leghista del comune di Adro meritano qualche riflessione sulla scuola «ideale». Siamo di fronte a due monumenti diversi ma simili per forza propagandistica e diseducativa. Da una parte il moderno mecenatismo che, superando la storia dell’architettura, le tradizioni tipologiche italiane e la pedagogia, propone modelli post neoclassici di importazione, dall’altra il provocatorio stile di regime che non si vedeva dai tempi del fascismo. Per anni mi sono occupato (da architetto, insegnante, preside e ricercatore) della scuola come «luogo»fisico e intellettuale. Le mie idee sugli spazi della scuola, condivise dalla ricerca più avanzata mi spingono a non tacere questi due episodi che sono ulteriori denunce su come si sia trasformata la nostra Italia se trattain questo modo edifici pubblici così «poetici» come le scuole. La scuola italiana è vittima da decenni di ministri alla rincorsa della propria «riforma epocale» e di idee tese a concepirla più come servizio/azienda che come una comunità educativa. L’architetto che si cimentasse con uno spazio così importante e difficile da concepire, perché necessita di proporre significati autonomi rispetto al potere politico o economico che lo generasse, dovrebbe appartenere a una categoria specializzata e in possesso di curriculum specifici in materia di edilizia scolastica e del mondo della scuola. L’imprenditore “benefattore” avrebbe dovuto lasciar realizzare l’opera ad altri che non la sua parente-architetta, magari con la condivisione di cittadini e utenti, avendo rispetto della scuola e della sua autonomia. L’amministrazione leghista avrebbe dovuto non cedere alla tentazione di firmare di verde ogni filo d’erba che verde già è per sua natura e avere rispetto dei propri cittadini, tutti.”

    Non servono commenti.

    Giuseppe Campagnoli

  • Classici e attuali: Leopardi

    Classici e attuali: Leopardi

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    Cominciamo questo nuovo anno (bisestile!) pubblicando uno ad uno, settimanalmente, editoriali e articoli di architettura, scuola, arte e varia umanità apparsi a firma del nostro redattore Giuseppe Campagnoli su La Stampa vecchia gestione e sulla rivista educativa on line Educationdue.0.

    Gi articoli e le lettere, scritti tra i 2010 e il 2015 sono stati raccolti in una antologia intitolata “Ritagli”, già recensita su questo blog.

    Iniziamo con il primo e più lontano nel tempo: “Classici ciòè attuali” La Stampa Marzo 2010.

    Una «rilettura» dei testi antichi che non sia semplice traduzione renderebbe comprensibili libri altrimenti ostici ai più. Come un certo “Discorso” del Leopardi. La lingua italiana, purtroppo, già dall’Ottocento a oggi si è trasformata tanto da essere quasi un’altra lingua. Senza contare che anche i dialetti spesso costituiscono dei veri e propri linguaggi a sé e contribuiscono a complicare la comprensione nel parlare e nel leggere. D’altra parte, anche le traduzioni di autori stranieri in italiano spesso ne hanno svilito il testo e molto più spesso hanno prodotto decisamente«un altro libro». Lascerei leggere a dotti e studiosi i testi originali laddove questi siano arcaici, complessi e incomprensibili ai più. Per non impedire al lettore poco colto di cogliere i messaggi di poeti e letterati importanti praticherei la via di una «rilettura» che non sia una traduzione vera e propria ma una specie di «remake»qualificato e rispettoso del significato e del messaggio dei testi dei classici ormai lontani nel tempo. Ho provato io stesso a fare un rispettoso esperimento con il mio amato concittadino Giacomo Leopardi: ho tentato di rendere comprensibile anche al lettore meno dotato l’essenza del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” che ho trovato straordinariamente attuale e quasi miracoloso nel descrivere gli italiani come sono stati e come sono ancora oggi nella quotidianità e nella società. Chi lo ha letto, anche poco avvezzo a leggere libri, lo ha apprezzato e mi ha testimoniato lo stupore per essere riuscito a rendere attuale un saggio che altrimenti sarebbe stato compreso da pochi eletti e che non sarebbe stato utile a una riflessione profonda sull’attuale italico malessere. Anche un solo lettore in più di un testo altrimenti considerato datato, ostico, involuto, prolisso e sostanzialmente incomprensibile, costituisce un risultato di crescita per la cultura e, in questo caso, per la democrazia.

    Giuseppe Campagnoli

  • Analisi del 2015

    I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

    Ecco un estratto:

    Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.000 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.

    Clicca qui per vedere il rapporto completo.

  • I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

    I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

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    Credo che ora si debba tacere per un po’ ed evitare di fare da grancassa alle perverse mire comunicative del terrorismo. In tv, sui giornali e nei social media non si fa che amplificare le gesta criminali degli islamisti. Per combattere il crimine in genere, da quello finanziario e mafioso a quello politico o religioso, la chiave del successo,certamente lungo e faticoso, sta nel rimuovere le cause che lo generano. Occorre avere coraggio e determinazione, anche sacrificando parte del nostro benessere (tanto più che è malamente distribuito da chi lo produce e gestisce) e rinunciando a voler far vivere tutto il mondo come l’occidente del consumo a tutti i costi.

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  • Povera scuola!

    Povera scuola!

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    Questo è il ridicolo atto di indirizzo per le politiche scolastiche del governo italiano per il 2016. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni! Ma nessuno pensa che il futuro è fondato sull’educazione e l’istruzione: per la salute, per il lavoro, per la sicurezza, per la lotta alle intolleranze ed agli estremismi, per la cultura e l’equità sociale. Non abbiamo più parole. Le parole le avevamo già dette nei nostri numerosi scritti.Leggete il documento, talmente chiaro ed avvilente da far cadere le braccia, e fateci sapere la vostra opinione. Noi l’abbiamo già detta. Viva Lucignolo e il Gatto con la Volpe! Povero Pinocchio.

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