Azione e meccanicità (prima parte)
Mentre nel passato “in principio era l’idea”, oggi si potrebbe dire “in principio è l’azione”. L’esperienza e l’azione prevalgono ahimè sulle idee. Si potrebbe dedurre che se le idee hanno portato all’era della manualità, questo nuovo principio d’esistenza, l’azione, ha portato all’era meccanica.
Abbiamo osservato nel precedente articolo come nell’era moderna non sono più le idee che producono la tecnica né le decisioni umane che determinano le azioni, ma abbiamo macchine e azioni meccaniche che producono idee e prendono decisioni. Detto in questi termini può apparire sconvolgente e apocalittico, ma sappiamo che in realtà l’uomo non ha ancora perso definitivamente il controllo sulla propria esistenza. Tuttavia non si può distogliere lo sguardo dalla ‘eccessiva’ e ‘ossessiva’ presenza della macchina, la quale si è imposta e ha imposto il suo modo di agire. “La sua particolarità è nel tipo di progresso, il quale è simile al pensiero utopistico: cresce su se stesso senza contrasti, con un andamento regolare e apparentemente logico come quello delle serie numeriche; e come queste ha i suoi valori immaginari e irrazionali, come non si può pensare un numero senza che si possa pensarne subito dopo uno più grande, così non si può pensare ad un ritrovato tecnologico che non venga immediatamente superato da un altro migliore” (Argan C. G., Progetto e destino, p. 14).






