Categoria: mercato

  • Il  diritto di usare il proprio cervello

    Il diritto di usare il proprio cervello

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    La mente è poliedrica ed ha bisogno di libertà.

    Dalla mia pregressa esperienza sulla creatività e sulla percezione visiva nonché sulle neuroscienze legate all’estetica ed ai linguaggi non verbali e non scritti (Silvio Ceccato, Pino Parini, Paolo Manzini..) maturata in anni di direzione di istituti artistici mi sono fatto persuaso (come direbbe Montalbano..) superando anche alcune delle posizioni  degli studiosi che ho citato, che ogni persona ha il diritto di poter sviluppare ed usare allo stesso modo ogni porzione della sua mente senza privilegiare o peggio escludere a priori alcune delle sue facoltà. Leggere, capire e rielaborare, scrivere e far di conto, disegnare e suonare, percepire e restituire diversi stimoli esterni che siano essi audiovisivi o subliminali è un diritto che deve essere garantito a tutti in una accezione complessa e completa dell’educazione. Ciò che è avvenuto nella storia e ciò che ancora sta avvenendo è invece che i linguaggi di volta in volta utili al potere ed al mercato sono quelli privilegiati nella formazione istituzionale e informale dell’individuo. A volte fa comodo che si sappia leggere e scrivere (con juicio) e comprendere (in superficie) ciò che si legge ma non che si sia creativi e preparati in altri linguaggi. A volte fa comodo che non si sappia più leggere e scrivere ma che si sia pronti e reattivi (in direzione precostituita) agli stimoli audiovisivi e subliminali confezionati ad usum delphini. Non fa mai comodo che si sia capaci di far funzionare la  mente pienamente e senza far atrofizzare alcuna delle sue parti precludendo magari di andare oltre fino a scoprire ed usare facoltà ancora latenti o del tutto sconosciute? Non è certamente funzionale a chi ci deve organizzare e controllare che ognuno sia talmente dotato da percepire tutte le sfumature del mondo! Nelle scuole artistiche c’era fino a poco tempo fa (finché non sono state licealizzate) un valore aggiunto che faceva spaziare le menti oltre il “classico” e lo “scientifico” ed è per questo che qualcuno esclamava “strane scuole, strani insegnanti e strani studenti!”. Erano luoghi già anticipatamente aperti e pronti alla diffusione della scuola. Si facevano più che sporadicamente lezioni all’aperto, nei musei, nelle biblioteche, in spiaggia, nei laboratori e nelle botteghe artistiche e la creatività si espandeva in modo esponenziale quando, ahimè, non veniva ricondotta alla regola del coacervo delle cosiddette “materia culturali” (italiano, matematica, fisica..) che si muovevano ancora, come in una istruzione parallela, secondo le regole ottuse della scuola murata, classificatoria, competitiva e sanzionatoria. Nelle materie artistiche, già alla fine degli anni ’60 c’era il lavoro collettivo, il dialogo continuo con la città ed il territorio e un tipo di valutazione condivisa quasi “auto” e in progress. Per questo è necessario battersi affinché il diritto allo sviluppo completo delle menti dei nostri bambini e giovani e il recupero di certe facoltà da parte di adulti ed anziani diventi uno degli obbiettivi fondamentali dell’educazione. Infatti quando fosse inattiva, perché non stimolata ed educata, anche una piccola porzione di cervello  il resto ne risulta irrimediabilmente sminuito o compromesso.

    Giuseppe Campagnoli

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  • Uccellacci e uccellini

    Uccellacci e uccellini

    Mi chiedo sempre di più come mai, anche i sedicenti progressisti e libertari continuano a muoversi come se il sistema economico e sociale capitalistico  e il libero mercato siano ormai assodati come un atto di fede. Questa religio  che spesso si muove accanto e in sintonia con i culti e con la politica anche quella che si dice essere rivoluzionaria è il dramma del nostro mondo contemporaneo ed è quella che sta facendo arricchire una minima parte dell’umanità che è sempre quella che sfrutta e domina e che invece fa impoverire fino alla disperazione, drammatica quando si verifichino catastrofi umane e naturali, miliardi di donne e di uomini. Il diavolo (dia-bolè) sta nei dettagli ed anche nelle piccole cose. Nella nostra misera Italia ce n’è per tutti. Le parole del nostro titolo di oggi guidano un racconto che si ripete ogni giorno e che oggi, in ore di referendum e terremoti, ci fa riflettere profondamente e ci muove ad un impeto di ribellione.

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    La Costituzione che nel SI o  nel NO tanto sembra stare a cuore a tutti, nei suoi più importanti articoli, relativi alla dignità, al lavoro ed allo stato sociale, poco ricordati e poco praticati nella loro vera essenza, recita:

    Art. 2.

    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale.

    Art. 3.

    E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

     Art. 4.

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita` e la propria scelta, una atti-vita` o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa`.

    Art. 36.

    Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita` e qualita` del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se ́ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e` stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo` rinunziarvi.

    Art. 37.

    La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parita` di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore [31]. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.La legge stabilisce il limite minimo di eta` per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parita` di la- voro, il diritto alla parita` di retribuzione.

     Art. 41.

    L’iniziativa economica privata e` libera. Non puo` svolgersi in contrasto con l’utilita` sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta`, alla dignita` umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perche ́ l’attivita` economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali .

    Art. 42.

    La proprieta` e` pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprieta` privata e` riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti
    La proprieta` privata puo` essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredita`.

    Lo spirito della legge appare tendere alla garanzia delle pari opportunità ed a stigmatizzare le iniziative private economiche tese al solo profitto personale senza essere indirizzate e coordinate a fini sociali come quelle pubbliche, né più né meno. Se il dettato costituzionale fondamentale fosse applicato non ci sarebbe più bisogno di beneficenza, carità e mecenatismo se non nei casi in cui “ad impossibilia nemo tenetur”.

    E sarebbero diritti inalienabili e sottratti al mercato il cibo, la salute, la casa, l’istruzione e il lavoro.

    Basterebbe applicare queste semplici indicazioni, come è d’obbligo, e non avremmo evasione fiscale, enormi e criminali differenze tra redditi e rendite. Basterebbe questo per non avere bisogno di dipendere dalla carità pelosa di turno o dal mecenate autocompiacente che si fregia di aver salvato basiliche, castelli, opere pittoriche, per la sua gloria ed il suo portafoglio.

    I casi Della Valle (mecenate del Colosseo intitolato a Tod’s, della scuola di Casette d’Ete intitolata alla sua famiglia e ora dell’opificio di Arquata)  e Cucinelli (grossier parvenu anche lui e improbabile testimonial, monaco laico misticheggiante dell’ora et labora benedettino) sono le spie di un’ anomalia evidente del nostro sistema economico che non si allontana da quello dei secoli passati in cui dominavano e sfruttavano i nobili prima, i mercanti, i banchieri (spesso coincidenti) impresari e finanzieri poi. Che si facevano perdonare dal popolo,dal Papa e dall’Imperatore, comprando favori e indulgenze con i danari donati alle chiese, ai pittori e agli scultori di cose di Dio e con le elemosine affinché tutto restasse così com’era.

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    Alla loro mercè erano l’arte, l’architettura, il pane dei poveri, le guerre di conquista, la politica e il “buongoverno” delle città.Proprio come oggi. E noi ci limitiamo a gigioneggiare in tv a prostrarci in ringraziamenti e a osannare i nuovi mecenati e i nuovi benefattori pro domibus eorum.

    “La Basilica di Norcia, in gran parte crollata a seguito dell’ennesimo terremoto che ha colpito il Centro Italia, verrà ricostruita. Lo ha promesso l’imprenditore perugino Brunello Cucinelli, fondatore dell’omonima casa di moda specializzata nella produzione di maglieria pregiata in cashmere. L’immagine della basilica, che ha fatto il giro del mondo, lo ha toccato a tal punto da convincerlo a fare una promessa a Folson Cassian, il priore americano del monastero di San Benedetto.”Sarà apprezzato l’ineffabile mecenate presenzialista e buon venditore di sè stesso se accantoalla basilica e al convento offrirà anche di contribuire a ricostruire case e vite distrutte mettendo a disposizione per sempre i suoi guadagni personali eccedenti il giusto vitalizio di massimo 5000 euro lordi mensili. Questo dovrebbero fare tutti quelli i cui redditi eccedono immoralmente quelli necessari ad una vita dignitosa come recita quella parte della Costituzione di cui poco si parla. I soldi che mancano allo stato per aiutare nelle catastrofi sono nell’evasione fiscale e nei superprofitti privati. Non è con la carità pelosa che si fa del bene.”

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    Tutti sono ancora preda di questi mostri che sono il capitalismo e il mercato.Spesso edulcorati in etico, sostenibile, dal volto umano….Ne sono preda i politici, gli imprenditori, i professionisti, i docenti, gli artisti, i comunicatori, le religioni e le chiese, gli intellettuali e gli scienziati…E il mondo per questo si affretterà ad estinguersi. Che fare?

    Giuseppe Campagnoli 3 Novembre 2016

  • La meritocrazia. Un falso mito.

    La meritocrazia. Un falso mito.

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    Mi sono fatto persuaso, come direbbe il Commissario Montalbano, che le questioni di meritocrazia di cui tanto si parla, a destra, a sinistra (!) in alto e in basso, nel lavoro, nell’amministrazione, a scuola, nelle università etc. siano falsi miti, pericolosi e iniqui nella sostanza. Il merito sembra essere diventato la foglia di fico del neo-neoliberismo a destra come nella sedicente sinistra.

    Affinché il concetto corrente di merito possa essere valido e giusto dovrebbero essere assicurate alcune fondamentali propedeuticità: la parità di condizioni di partenza (economiche, sociali, di salute..) la parità di trattamento durante le attività (di lavoro, di apprendimento..), l’assenza di discriminazioni in base al sesso, alla razza, alle convinzioni religiose, ideali e politiche e l’assenza di ostacoli esterni e indipendenti dalla propria volontà. Chi sproloquia ad ogni angolo di merito ne tratta a prescindere dalle condizioni o ha tenuto conto dei requisiti basilari affinché sia garantita a tutti la libertà e l’eguaglianza nello svolgimento dei propri compiti e doveri? La meritocrazia credo, ahimè, che non possa prescindere, per come è strutturata la società in occidente e, peggio, in oriente e nel terzo mondo, dal concetto di competizione e competitività esasperate tutte legate al mercato anche quando si tratti di istruzione, salute, benessere e sicurezza.

    Il merito legato alla competizione è quindi una parola d’ordine liberista e non libertaria. Chi la usa non può definirsi progressista e liberal. Alcuni paesi, partendo dal campo educativo stanno affrontando una rivoluzione culturale che tende a ridurre se non ad eliminare la competizione, nemica dell’apprendimento, del lavoro e del raggiungimento di obbiettivi di qualità, in netta controtendenza rispetto a quanto si è creduto finora. I risultati di tale inversione si stanno già apprezzando.

    Poiché la natura, come si sa, non ama fare  salti sono convinto che ognuno abbia in nuce  uno o più talenti. Il compito della società è allora solo quello di aiutarci a scoprirli e valorizzarli, non invece quello  di premiare solo chi abbia avuto la fortuna, l’avventura o i mezzi di poterli utilizzare perché già palesi ed evidenti. Chi dà al massimo delle proprie capacità merita lo stesso compenso di chi ha avuto fortuna e talento. Questa è equità. (altro…)

  • L’epidemia  della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

    L’epidemia della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

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    Education, job, freedom and peace against violence of sharia, religions and global markets.

    Non sto qui a spiegare che cosa sia la Sharia. Bastano Wikipedia e tutte le conferenze e gli scritti che ne trattano in giro per il mondo. Invece vorrei associarmi ad una idea che, se perseguita e sviluppata, potrebbe disinfestare il mondo dal terrorismo e dalle farneticazioni di tipo islamico. Le armi vincenti saranno l’istruzione, la cultura e il lavoro.

    Massicce infusioni di conoscenza ed istruzione faciliteranno la strada verso il lavoro, la salute e la pacifica convivenza attraverso la liberazione totale dalle nefaste credenze e superstizioni ancora legate all’ignoranza delle tribù di pastori del deserto di tanti secoli fa o delle congreghe chiesastiche dell’occidente.

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  • Oscar. The comedy of errors

    Oscar. The comedy of errors

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    Oscar. The comedy of errors

    The Oscar prize make jump the hearts of Europe and Italy for joy and make tremule actors, directors, musicians, producers and film distributors. Especially producers and distributors! Is a market’s award not an artistic award. It comes from America, for America and his markets. The jury is almost totally american. The prize start in the country of frenetic liberism where nothing move out of the markets and the business. It is rash to talk about films art! Better to talk about business and profit. Stories, talents  and ideas are as function of profit. Films prize winners was often blockbusters!! Rarely independents and niche cultural products wins the award.  Italians friends, look like this at the Oscar Prize from the history, without any surprise: from Sciuscià, to Fellini, from Roberto Benigni to Youth, from Dante Ferretti to Ennio  Morricone. All products and producers and actors  “malgrè tout ” are very very yankees. The art, I believe, is elsewhere, and the winner is..the business!

    From Wikipedia:

    “Voters
    The Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS), a professional honorary organization, maintains a voting membership of 5,783 as of 2012.Academy membership is divided into different branches, with each representing a different discipline in film production. Actors constitute the largest voting bloc, numbering 1,311 members (22 percent) of the Academy’s composition. Votes have been certified by the auditing firm PricewaterhouseCoopers (and its predecessor Price Waterhouse) for the past 73 annual awards ceremonies. All AMPAS members must be invited to join by the Board of Governors, on behalf of Academy Branch Executive Committees. Membership eligibility may be achieved by a competitive nomination or a member may submit a name based on other significant contribution to the field of motion pictures.New membership proposals are considered annually. The Academy does not publicly disclose its membership, although as recently as 2007 press releases have announced the names of those who have been invited to join. The 2007 release also stated that it has just under 6,000 voting members. While the membership had been growing, stricter policies have kept its size steady since then.In 2012, the results of a study conducted by the Los Angeles Times were published describing the demographic breakdown of approximately 88% of AMPAS’ voting membership. Of the 5,100+ active voters confirmed, 94% were Caucasian, 77% were male, and 54% were found to be over the age of 60. 33% of voting members are former nominees (14%) and winners (19%).In May 2011, the Academy sent a letter advising its 6,000 or so voting members that an online system for Oscar voting will be implemented in 2013.[35]

    Rules
    According to Rules 2 and 3 of the official Academy Awards Rules, a film must open in the previous calendar year, from midnight at the start of 1 January to midnight at the end of 31 December, in Los Angeles County, California and play for seven consecutive days, to qualify (except for the Best Foreign Language Film).[36][37] For example, the 2009 Best Picture winner, The Hurt Locker, was actually first released in 2008, but did not qualify for the 2008 awards as it did not play its Oscar-qualifying run in Los Angeles until mid-2009, thus qualifying for the 2009 awards.Rule 2 states that a film must be feature-length, defined as a minimum of 40 minutes, except for short subject awards, and it must exist either on a 35 mm or 70 mm film print or in 24 frame/s or 48 frame/s progressive scan digital cinema format with a minimum projector resolution of 2048 by 1080 pixels.Producers must submit an Official Screen Credits online form before the deadline; in case it is not submitted by the defined deadline, the film will be ineligible for Academy Awards in any year. The form includes the production credits for all related categories. Then, each form is checked and put in a Reminder List of Eligible Releases.Film companies will spend as much as several million dollars on marketing to awards voters for a movie in the running for Best Picture, in attempts to improve chances of receiving Oscars and other movie awards conferred in Oscar season. The Academy enforces rules to limit overt campaigning by its members so as to try to eliminate excesses and prevent the process from becoming undignified. It has an awards czar on staff who advises members on allowed practices and levies penalties on offenders.[42] For example, a producer of the 2009 Best Picture nominee, The Hurt Locker, was disqualified as a producer in the category when he contacted associates urging them to vote for his film and not another that was seen as front-runner (The Hurt Locker eventually won).”

    Giuseppe Campagnoli

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  • La mia seconda casa al mare. Il gossip architettonico

    La mia seconda casa al mare. Il gossip architettonico

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    Ho sempre pensato da cittadino, da professionista e anche da esperto di educazione che la casa debba essere considerata un bene primario come l’alimentazione, il lavoro, l’istruzione, la salute.
    Per questo ho sempre stigmatizzato la speculazione su questo bene che spesso è stata anche un’opera d’arte. I vari “cerco casatrova casala casa dei miei sogni, la seconda casa non si scorda mai” sono a mio avviso il peggio del gossip edilizio, senza nulla togliere a quel mercato sano e onesto (e che non arricchisce per questo) che fa incontrare correttamente la domanda di chi ha bisogno di una abitazione con una offerta sempre più disforica e iniqua (si pensi ai milioni di vani inutilizzati in attesa di specularvi difronte ai milioni di cittadini che hanno bisogno di un tetto!).
    Ma il peggio viene quando si mostra la ricerca penosa e umiliante (per chi vede) di abitazioni di lusso, case al mare, seconde case che non si scorderebbero mai!
    E avvilisce ancor più sentire architetti (spero siano degli attori, altrimenti la professione risulterebbe proprio definitivamente svilita e mercificata) cicisbei che ricamano su spazi e oggetti con un linguaggio  da commediola americana (come nel formato del “spostate quel bus”!) e da stereotipo dell’arredatore radical-chic!
    Che dovrebbe dire uno spettatore con un introito familiare di 1200 Euro al mese, che non potrà che accantonare (con mutui., ricatti vari e una esistenza praticamente annullata)  in una vita intera  appena l’occorrente per due vani e servizi in periferia o attendere una casa popolare tra quelle per tre quarti già occupate abusivamente?  Che si dovrebbe pensare,soprattutto in tempi di crisi, di squallidi clienti, in genere “grossiers pervenus” (speriamo che anche questi siano attori di una fiction!) arricchiti non sappiamo come che non battono ciglio  difronte a richieste di milioni di euro per la loro seconda casa in campagna o al mare?
     Abbiamo tutti noi cittadini onesti, in cuor nostro e nella nostra visione etica e sociale, la consapevolezza, ampiamente supportata anche da economisti  credibili e insospettabili, che un reddito onestamente guadagnato, da serio contribuente, per un professionista, un dirigente o imprenditore, un artista o un calciatore che siano,  non potrebbe e non dovrebbe  superare i 100.000 euro l’anno per rendere sostenibile la nostra società e assicurare a tutti i servizi e i bisogni essenziali tra cui emergono la scuola, la salute, la casa- prima e unica per tutti-, il tempo libero?
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    Former architect  Giuseppe Campagnoli
    PS
    Sono fuggito dalla professione di architetto per non confondermi con la pazza  e sconsiderata folla dei miei ex omologhi! Gli architetti italiani sono 4 volte quelli della Francia e della Gran Bretagna e poi ci sono anche geometri, geometri travestiti da architetti, periti edili, ingegneri…