Categoria: istruzione

  • Controeducazione

    Controeducazione

    image

    Nella scia della recente appassionante collaborazione tra educazione, scuola e architettura con Paolo Mottana mi piace, dopo aver letto tutto d’un fiato il suo “Piccolo manuale di controeducazione”, condividere  qualche brevissimo passo come assaggio di un prezioso testo in cui mi sono ritrovato pienamente per esperienza vissuta nel mondo della scuola e che contiene, ad ogni piè sospinto, sorprendenti analogie e, a volte, identità d’affinità elettiva, con molte mie idee del passato e del presente.

    “Controeducazione contro la colonizzazione infausta della psicologia e di tutti i suoi apparati, sedicenti scientifici o meno…”

    Villa_Malaparte_1

    “Contoeducazione come spinta a rivoltare il sapere, a rovesciare le certezze e i miti presunti della corriva cultura educativa presente…”

    “Controeducazione come festa dell’esistenza, mozione a fondare il gesto che educa sopra il valore irrinunciabile del desiderio, dell’espansione vitale e dell’immaginazione sensibile.”

    “Luogo a partire dal quale si fonda una società amorosa, appassionata, ludica, votata al dono piuttosto che alla rendita e al profitto, alla gratuità anziché al prezzo e alla vendita.”

    IMG_9272

    “La scuola così com’è è semplicemente un obbrobrio. E non c’è benemerita storia che possa giustificarla.”

    “Vorrei immaginare luoghi di apprendimento per i ragazzi nelle imprese e nei teatri, nelle televisioni e negli atelier, nel commercio e nei laboratori scientifici, dove possano assistere cooperare, essere attori e collaboratori”

    “Una controeducazione che voglia rimettere la realtà nelle sue radici deve abolire questa scuola e sostituirla con una cosa ricca d’anima, affondata nella terra reale, tutta rovesciata sull’esterno e profondamente irrigata nella differenza.”

    “Giammai il libro come cilicio, l’esame come sanzione, lo studio come castigo,il sapere come vessazione.”

    IMG_6397

    “Abitare poeticamente il mondo”,diceva il poeta, il sommo poeta tedesco e sulle sue tracce ci siamo mossi per custodire nel retentissement, pre trattenere nella tessitura ciò che sempre ci sfuggiva.”

    “Il sapere è esclusivamente appiattito nella forma del problem solving e del know how. Conosciamo bene questa cacofonia anglofila che ci sommerge e ci appesta senza tregua.”

    “La musica è maleducata e penetra faticosamente i perimetri dell’istruzione. Vi si insinua solo a patto che sia stata bonificata, filtrata, disciplinata,ancora una volta.” Come l’arte aggiungo io.

    “Il termine “merito” è gorgogliato oggi da tutte le voci del coro che starnazza intorno al feretro scolastico e universitario,con ugual gaudio.Da sinistra si strepita al merito e da destra risponde uno schiamazzo di gioia.” Il merito liberal liberista è la misura sbandierata anche dai populismi del qualunque emergente, aggiungo.

    cropped-cropped-img_8650.jpg

    “L’alternativa controeducativa dunque? Un’organizzazione (quella universitaria e scolastica in special modo) meno meritocratica e più democratica,più attenta alle debolezze ed alle differenze, siano esse nell’ambito dei saperi o nelle persone. Più devota alla pluralità e alla molteplicità, alla tutela e alla manutenzione di ciò che è minore e maginalizzato rispetto alle aspettative del sistema economico.”

     

  • Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.

    Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.

     

    Glissando elegantemente sul fatto che a nostro avviso i luoghi e le suppellettili dell’apprendere non dovrebbero essere più edifici scolastici ad hoc, aule, corridoi, sgabuzzini, banchi sedie e lavagne (La scuola senza mura!) ci sono alcune considerazioni da fare sul racconto sicuramente non eccezionale, ma sintomatico di una situazione, di Massimo Gramellini qualche tempo fa, su una lavagna da appendere e “Quattro fori nel muro”. Una vita trascorsa nella scuola da alunno, poi da insegnante, da preside e da dirigente in un ufficio studi periferico del Ministero mi hanno insegnato che la scuola è ridotta materialmente così come ora la vediamo, anche se per fortuna non sempre e non dovunque, per tre ordini di fattori principali. Gli sprechi perpetrati per anni su progetti e attrezzature inutili e dispendiosi (in una scuola d’arte ho dovuto denunciare a chi di dovere di aver trovato persino un enorme torchio tipografico per realizzare manifesti giganti mai usato per anni perché non vi erano fondi per formare insegnanti che lo mettessero in funzione!) diffusi geograficamente e nel tempo; l’incapacità gestionale delle cose della scuola a livello centrale e periferico (ministero, uffici scolastici, ex provveditorati, scuole autonome, amministrazioni locali), l’endemica carenza di finanziamenti incrementatasi nel tempo fino a far sì, oggi, che manchi perfino la carta igienica. (altro…)

  • Elogio della follia.

    Elogio della follia.

    Sono folli artisti della violenza o lucidi fanatici?

    L’arte della follia sembra molto praticata in questi giorni di notizie di violenze ed attentati in giro per il mondo. La follia? Chi agisce con violenza magari gridando Dio è grande! viene considerato uno psicopatico? E’ forse la paura che fa dire questo mentre si aborrisce l’idea che ci possano essere dei fanatici spinti dalla religione (si! dalla religione!) o dalla depressione sociale, dalla noia esistenziale, dalla povertà ed emarginazione o infine dalla adesione totale a regole esasperate che pure fanno parte delle leggi di stati sovrani come l’Arabia Saudita,la Turchia, la Nigeria e il Sudan,il Pakistan e l’Iran o gli Emirati vari con cui facciamo affari, gigionerie,proposte di amicizia, interviste edulcorate e succubi (vedi Erdogan). Non vorremmo parlare di queste arti aberranti ma ci tocca. Lo facciamo anche con l’ironia e il sarcasmo del nostro caro Charlie Hebdo e delle sue boutades a volte irriverenti e feroci ma colte e intelligenti, soprattutto libere, accanto alle nostre provinciali vignette ed a nostri collages di attiualità.La follia lucida e la falsa follia si combattono a colpi di cultura e con quella goccia che scava giorno per giorno anche le menti più ottuse che si chiama educazione, anche una educazione militante, porta a porta, di prossimità. Bisogna rompere le balle ai nostri vicini razzisti, ai nostri vicini islamici e cristiani, ai nostri vicini ladri e sfruttatori, a tutti gli intolleranti e violenti, ai pavidi e timidi omertosi di qualsiasi specie che ci capitino a tiro. Con le parole,le battute. gli scritti, le foto, i disegni i video e tanta ,tanta cultura e saggezza, tanta arte e musica, tanta letteratura e tantissima poesia.

    Giuseppe Campagnoli

  • La nostra scuola innovativa.

    La nostra scuola innovativa.

    head-bambiniarchitetti.jpg

    E’ uscito un singolare bando di concorso ministeriale per idee di edilizia scolastica innovative. L’innovazione starebbe nel costruìre altre scuole con aule, corridoi, atri, arredi, banchi etc.? L’innovazione starebbe nell’aggiungere altri edifici in una concezione ormai obsoleta degli spazi per apprendere? Una specie di gara d’appalto (le regole sono quelle) indistinta sulla scorta di criteri generici e sostanzialmente vecchi limitata a delle specifiche aree geografiche.

    Ecco lo spirito in nuce:

    “In esecuzione del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 3 novembre 2015, n. 860, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 155, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è avviato il presente concorso di idee, da svolgersi secondo le modalità di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. L’obiettivo è quello di acquisire idee progettuali per la realizzazione di scuole innovative da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento e dall’apertura al territorio. Il concorso di idee si svolge in un’unica fase consistente nell’esame e nella valutazione, da parte di apposita Commissione giudicatrice di esperti, delle proposte ideative presentate dai concorrenti e finalizzata alla individuazione delle migliori idee per singole aree territoriali regionali. Il concorso di idee è unico ma suddiviso in 52 aree territoriali, individuate da ciascuna Regione sulla base della procedura avviata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 7 agosto 2015, n. 593…”

    “Nella presentazione della propria proposta progettuale i candidati dovranno tenere conto delle seguenti finalità:

    – realizzazione di ambienti didattici innovativi, a partire dalle esigenze pedagogiche e didattiche e dalla loro relazione con la progettazione degli spazi.

    In particolare:

    ▪ permettere agilmente l’allestimento di setting didattici diversificati e funzionali ad attività differenziate (lavorare per gruppi, lavorare in modo individualizzato, presentare elaborati, realizzare prodotti multimediali, svolgere prove individuali o di gruppo, discutere attorno ad uno stesso tema, svolgere attività di tutoraggio tra pari tra studenti ecc.);

    ▪ permettere lo svolgimento di attività laboratoriali specialistiche tanto per ambito disciplinare che per tipologia di strumentazione necessaria (ad esempio dotazioni tecnologiche o periferiche specifiche);

    – sostenibilità ambientale, energetica ed economica: rapidità di costruzione, riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, alte prestazioni energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, facilità di manutenzione;

    – presenza di spazi verdi fruibili che arricchiscono l’abitabilità del luogo; – relazione della soluzione progettuale con l’ambiente naturale, con il paesaggio e con il contesto di riferimento anche in funzione didattica. In particolare, gli spazi verdi e l’ambiente naturale dovranno essere in continuità o facilmente accessibili dagli spazi della didattica quotidiana formando in tal modo una estensione concretamente fruibile dell’ambiente educativo integrato della scuola;

    – apertura della scuola al territorio: la scuola come luogo di riferimento per la comunità; – coinvolgimento dei soggetti interessati e loro partecipazione attiva; – permeabilità e flessibilità degli spazi, fruibilità di tutti gli ambienti;

    – attrattività degli spazi anche al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica;

    – concezione dell’edificio come strumento educativo finalizzato allo sviluppo delle competenze sia tecniche che sensoriali;

    – attenzione alla presenza di spazi per la collaborazione professionale e il lavoro individuale dei docenti;

    – presenza di spazi dedicati alla ricerca, alla lettura e alla documentazione, con particolare riguardo all’ottimizzazione degli stessi rispetto alle possibilità di utilizzo di dispositivi tecnologici digitali individuali o di gruppo e alle potenzialità offerte dalla connettività diffusa; Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

    – concezione e ideazione degli spazi nell’ottica del benessere individuale e della socialità, anche attraverso la previsione di aree sociali e informali in cui la comunità scolastica può incontrarsi e partecipare ad attività interne o aperte al territorio.”

    Dopo le ineffabili Linee Guida sull’edilizia scolastica di qualche mese fa ora le #scuoleinnovative  Noi della “Scuola diffusa” contrapponiamo al conformismo didattico e pedagogico condito di futurismo neoliberista, un’idea di più ampio respiro, veramente innovativa e rivoluzionaria legata davvero al territorio e alla città che recupera il recuperabile degli spazi esistenti senza disperdere risorse per restauri e messe in sicurezza dispendiosi quando non impossibili, e nuove costruzioni pensate da professionisti che spesso sanno poco o nulla di scuola ma sono sicuramente alla moda per ipertecnologia e ipersostenibilità.

    cover225x225-2

    Ecco invece, in nuce la nostra proposta di “Scuola diffusa” che dopo un decennio di studi è finalmente approdata nel dibattito nazionale sugli spazi per la cultura e l’istruzione

    “Ripercorreremo, dopo aver citato i passi del libro-madre che hanno fatto sviluppare l’idea la storia e le tappe fondamentali che hanno condotto a questo seminario di studi. Nel capitolo “I principi stilistici e architettonici per una progettazione non di maniera” del libro L’architettura della scuola si legge, tra l’altro: “Trattando di cultura e di scuola il locus non può non essere il cuore della città” e ancora “ pensiamo che nel progettare una scuola o un museo o una biblioteca sono più presenti i significati e i contenuti che la “meccanica” funzione” oppure meglio: “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”. “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.” (altro…)

  • L’epidemia  della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

    L’epidemia della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

    IMG_0019

    Education, job, freedom and peace against violence of sharia, religions and global markets.

    Non sto qui a spiegare che cosa sia la Sharia. Bastano Wikipedia e tutte le conferenze e gli scritti che ne trattano in giro per il mondo. Invece vorrei associarmi ad una idea che, se perseguita e sviluppata, potrebbe disinfestare il mondo dal terrorismo e dalle farneticazioni di tipo islamico. Le armi vincenti saranno l’istruzione, la cultura e il lavoro.

    Massicce infusioni di conoscenza ed istruzione faciliteranno la strada verso il lavoro, la salute e la pacifica convivenza attraverso la liberazione totale dalle nefaste credenze e superstizioni ancora legate all’ignoranza delle tribù di pastori del deserto di tanti secoli fa o delle congreghe chiesastiche dell’occidente.

    1E6EB6F1-1387-4D31-800F-C0FB7E37EB73

    (altro…)

  • La Buona scuola. Quale modello di orario?

    La Buona scuola. Quale modello di orario?

    Ecco dove dovrebbero andare le risorse: gli spazi della scuola, il superamento delle rigidezze organizzative, l’inserimento dei linguaggi dell’arte nei curricula.

    Da Education2.0  Organizzazione della scuola  3 Marzo 2016 Giuseppe Campagnoli

    IMG_5272

    giuseppe campagnoli 2014  Allegoria (o Allegria?)  della buona scuola

    Dalle informazioni raccolte presso i miei ex colleghi dirigenti e docenti sull’applicazione dell’organico, del PTOF e sulle altre “innovazioni” organizzative introdotte dalla “Buona Scuola” ho percepito un clima da arte dell’arrangiarsi. Le poche buone pratiche nascono casualmente, spesso come frutto della creatività nel risolvere le emergenze e della necessità di attuare giocoforza alcune indicazioni contenute nella legge. La malattia endemica della scuola, la “progettite” (cfr. un mio studio del 2003 di quando dirigevo l’Ufficio Studi dell’USR per le Marche) non è regredita negli ultimi 15 anni ma è peggiorata e si indirizza in mille rivoli di progetti e iniziative a volte inutili e risibili, mentre l’uso delle risorse non pare né pianificato né ottimizzato. Sembra che i docenti “in più” e a disposizione finiscano sovente a fare i tappabuchi e i “badanti” in classe oppure, se va meglio, per coprire le esigenze aleatorie della diffusa e storica “iperprogettualità” che vede i collegi dei docenti esercitarsi in funamboliche quanto improbabili e spesso intempestive programmazioni e in una concreta guerra tra poveri. Era già difficile con il POF, figuriamoci con il PTOF. Ma, invece dei piagnistei, nonostante la “cattiva scuola” pare continui, vediamo di fare proposte, anche visionarie. (altro…)

  • Gli spazi innovativi della scuola. Non interessa proprio nessuno?

    Gli spazi innovativi della scuola. Non interessa proprio nessuno?

    In allegato un recente saggio intitolato “Gli spazi della scuola: le proposte rivoluzionarie dell’attivismo nell’organizzazione degli spazi educativi e le ricadute successive” di Mariagrazia Marcarini, utile documento nell’ambito del Progetto “La scuola senza mura”.

    La scuola militante tace. Gli amministratori locali e scolastici pensano alle loro buro-crazie quotidiane, ai loro eventi effimeri e improduttivi oltre che a turare le falle di un sistema ormai perduto, sia nel fisico che nelle idee.

    Nessuno, a parte i membri del folto gruppo di Facebook, “La scuola senza mura” si sta interessando seriamente all’idea di spazi scolastici al di fuori delle ottocentesche mura di una scuola ormai obsoleta. Perché?

    image

    Gli spazi della scuola. Mariagrazia Marcarini

    Mariagrazia Marcarini PhD Università di  Bergamo – Pedagogista, Formatrice, Tutor – Comune di Milano Settore Scuole Paritarie Esperta di architettura e pedagogia.

    La scuola en plein air: a quando?

    Clip di ReseArt per La scuola senza Mura: oltre le aule.

  • La scuola italiana:una storia infinita.

    La scuola italiana:una storia infinita.

    Mi accingo a leggere la storia della scuola italiana di Giuseppe Ricuperati (Storia della scuola in Italia Editrice La Scuola Brescia 2015). Ho assistito alla presentazione del volume a Pesaro, a cura dello stesso autore, per la Società di Studi Storici. Confesso lo sgomento per la scandalosa latitanza della gente di scuola (presidi,”provveditori”, insegnanti, amministratori locali..) rappresentata  soltanto da sparuti gruppetti. A tal proposito vorrei riproporre dei pensieri pubblicati tempo fa su La Stampa per annunciare (alla fine della mia lettura) una recensione partecipata e propositiva del libro in questione soprattutto per la parte “moderna e contemporanea”.

    image

    Mea culpa sulla scuola. 1 Maggio 2014

    Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

    La solita riforma. 10 Luglio 2014

    Ancora una volta si parla di cambiare la scuola.. Ma non ho sentito le parole cultura, istruzione, investimento. Solo di aumento di ore per gli insegnanti. L’ennesima riforma scolastica? Questa volta si parla anche di orario dei docenti. Il problema è semplice. Si propone di estendere l’orario «certo» dalle 18 alle 36 ore settimanali. Nulla di male se poi questo orario corrispondesse a quello attualmente in vigore tra lavoro certo (lezioni e riunioni obbligatorie) e sommerso (preparazione, correzioni compiti etc.) e nulla di male se lo stipendio mensile diventasse dilivello europeo. Ma sarà poi così? O sarà l’ennesimo taglio infingardo a uno dei settori strategici per unanazione che vuol crescere, abbassando ulteriormente qualità e rigore? Da ex studente e docente (oltre 40 anni ) e anche dirigente scolastico (17 anni) ammetto che è necessaria e urgente una riforma del sistema anche per quel che riguarda la carriera dei docenti ma dico altresì che occorre osservare e trasformare tutto il campo e non i singoli orticelli. Abbiamo assistito ai balletti sulla scuola negli ultimi quarant’anni di riforme annunciate, false riforme, restaurazioni e promesse dirivoluzioni sottili. Se i nuovi rottamatori facessero sul serio dovrebbero riflettere sul fatto che nei paesi europei più avanzati e di buon senso in fatto di scuola fare il docente è una professione ambita perché frutto di una preparazione e selezione adeguata e ad hoc, dotata di mezzi abbondanti e di emolumenti, a parità di impegno e competenze, corrispondenti a quasi al doppio di quelli italiani. Cosa si vuol fare? Si vuole mettere in campo l’ennesima guerra tra i poveri e continuare a far credere aduna opinione pubblica sempre più analfabeta che il mestiere della scuola è quello che può godere di tre mesi di vacanze? Oppure si deciderà di mettere le mani veramente nella cultura e nell’istruzione italiana una volta per tutte?

    La scuola oltre le mura. 9 Dicembre 2014

    Ho riletto criticamente le serie di articoli pubblicati dai media sull’edilizia scolastica cui anche il sottoscritto ha contribuito, apparendo forse utopico. Ne ho tratto la sensazione di una certa disforia e una percezione di quella non rara «aria fritta» che un mio buon maestro napoletano di architettura attribuiva in particolare agli rchitetti e agli psicopedagogisti. Ho lasciato la professione militante anche per questo. Ho trovato nei testi che trattano di architettura scolastica molti luoghi comuni e mode intellettuali. Amore per l’erba del vicino e parole spesso narcisisticamente prese a prestito da uninfondato complesso di inferiorità verso il mondo anglosassone e scandinavo. Non è di un edificio specializzato che occorre parlare ma su quali siano i luoghi per apprendere. Altrimenti ripeteremmo quello che Papini considerava un errore: pensare a uno stabilimento, un monumento immobile anche se tecnologicamente innovativo. Si sa che a respingere l’uomo in formazione può essere il paludato ambiente neoclassico come l’ipertecnologia di una «machine à enseigner» piena di tubi, vetri e ferri. Nessuno pare aver letto gli oltre 5000 progetti di scuole del concorso lanciato da Open architecture network nel 2009 con il titolo «Better classroom design». Là si potevano trovare spunti per un dibattito meno provinciale evitando di ripetere le giaculatorie che si sentono da anni sulle innovazioni tecnologiche, l’ecosostenibilità, le scuole belle, verdi, gialle, rosse e blu. L’errore sta nel pensare per edifici dedicati e separati, nel far coincidere la scuola con un manufatto. Le aule, i laboratori, le palestre sono già nel territorio: basta adattarli, collegarli e usarli. Molti oggi restano ancora aggrappati all’edificio e timidamente si spingono a superare il concetto di aula, arredo, corridoio, cosa già fatta ai primi del’900 nel suo «Chiudiamo le scuole» dal discusso Papini. Perché non raccogliere la sfida di una scuolaoltre le mura e senza le mura?

    Ci siamo venduti l’abbecedario? 23 Gennaio 2015

    Il 5% degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre. La scuola è diventata la speranza di soluzione per tutto. Guai a fallire la sua riformaRiprendo gli studi di Tullio de Mauro e le analisi internazionali indipendenti sulle competenze degli italiani al 2015 per una riflessione spaventata su un aspetto fondamentale dello «stato presente dei costumi degli italiani»: l’alfabetizzazione primaria.L’aspetto terrificante della questione, nonostante molti sostengano che Internet abbia aumentato le conoscenze e le competenze dei navigatori italiani è che il 5%degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre e non riesce ascrivere che in uno stampatello «cuneiforme »; il 40 % ha difficoltà evidenti nella lettura; il 30% gravi difficoltà a comprendere ciò che legge. Solo il 20% è in grado di usare la lingua e la comunicazione in modo efficace. Questo si riflette in modo determinante su tutte le altre competenze, anche quelle logico-matematiche,creative o meramente operative. Come farebbe la maggioranza degli italiani a prendere delle decisioni sensate e a scegliere nella vita, nella politica, nel sociale,a distinguere semplicemente tra ciò che è bene o ciò che è male per sé stessi eper la collettività, senza possedere «gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea»? Fino alla istituzione della nuova scuola media unica (1963) uno studente medio al compimento dei 14 anni (!!) era in grado di leggere e comprendere, oltre ai classici fondamentali della letteratura italiana come Manzoni, Dante, Leopardi,Foscolo anche scrittori come Pavese. Oggi so, per esperienza professionale conclamata, che non è per nulla così, ahimè anche all’università e tra molti docenti in servizio nella scuola italiana. Le responsabilità ci sono ma vanno individuate con cognizione di causa. Di fatto è così. Un nuovo fallimento nel rifondarla sarà il fallimento per tutto il resto.

    Giuseppe Campagnoli

  • Povera scuola!

    Povera scuola!

    image

    Questo è il ridicolo atto di indirizzo per le politiche scolastiche del governo italiano per il 2016. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni! Ma nessuno pensa che il futuro è fondato sull’educazione e l’istruzione: per la salute, per il lavoro, per la sicurezza, per la lotta alle intolleranze ed agli estremismi, per la cultura e l’equità sociale. Non abbiamo più parole. Le parole le avevamo già dette nei nostri numerosi scritti.Leggete il documento, talmente chiaro ed avvilente da far cadere le braccia, e fateci sapere la vostra opinione. Noi l’abbiamo già detta. Viva Lucignolo e il Gatto con la Volpe! Povero Pinocchio.

    prot38_30_11_2015

  • Buonasera.Possiamo dirci anche.

    Buonasera.Possiamo dirci anche.

    IMG_6540

    Gli "alieni" piceni

    D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

    2 Dicembre 2015

  • Buonasera.Otium et religio.

    Buonasera.Otium et religio.

    La buona scuola. “L’ora di otium”. Ancora una volta Massimo Gramellini “buongiorna” sulla scuola. Noi abbiamo scritto di scuola un articolo si e l’altro pure. Se qualcuno ci leggesse forse ne trarrebbe qualche giovamento, vista la nostra esperienza. La lingua italiana è una materia fondamentale della formazione e dell’istruzione nella nostra scuola. Il fatto che sia stata minimizzata, che sia insegnata malamente, che non si faccia più dettato, riassunto e analisi logica a vantaggio dell’articolo di giornale, del saggio breve, della critica storica e artistica o che non si facciano parlare in pubblico gli studenti “dal muretto”  non vuol dire che si possa usare l’ora di “socialità” per compensare queste carenze né per recuperare la capacità di dialogo e di  sana relazione interpersonale che dovrebbe iniziare dai nuclei o dalle tribù familiari che hanno per Costituzione la responsabilità “in educando”. Non mi stancherò mai di ripetere come noi, generazione anni ’50, prima della malefica riforma della scuola media del 1963 alla fine della terza leggevamo e capivamo senza problemi il “Moby Dick” di Melville tradotto da Cesare Pavese!

    (altro…)

  • Buonasera.La colpa è del prof. della famiglia, dello studente, della scuola, della società?

    Buonasera.La colpa è del prof. della famiglia, dello studente, della scuola, della società?


    IMG_5833

    Buonasera Mr. Gramellini! Tutti sono stati educati da tutti, la culpa est in educando ed in istruendo insieme.La Costituzioni, l’etica e la natura parlano chiaro. In Italia, in particolare, le riforme scolastiche e le trasformazioni della società che emula quelle dei mercati più avanzati e del consumo hanno generato quello cui noi assistiamo e che il nostro Massimo del Buongiorno su La Stampa candidamente e ironicamente censura come questione di costume come se liberismo, liberalismo e libero mercato non c’entrino nulla. Una perfida commistione tra libertinaggio educativo di sinistra e di destra (per scopi opposti) ci ha portati al disastro dei social media, della violenza, del bullismo, del mobbing, dello stalking (guarda caso tutti termini anglosassoni!). Il buco nero della scuola italiana, per ammissione di illuminati addetti ai lavori già da tempo sono state le riforme simil “democratiche” degli anni sessanta. La scuola orizzontale, la scuola media unica, (tre anni di ricreazione diceva un mio amico provveditore negli anni ’90) i Decreti Delegati, il modulo delle elementari, Berlinguer ingenuo, la Moratti aziendale, la Gelmini sulla scia della Moratti e la  Buona Scuola sulla scia di tutte e due, in una sorta di centrismo educativo sociale tendente a destra. Ecco perché si raccontano episodi di bullismo e violenza in classe, prepotenze di famiglie e alunni nei confronti di docenti. (altro…)

  • Accademie, Conservatori…Le università delle arti?

    IMG_6154

    Tempo fa pubblicavamo nel documento sulla “Formazione artistica” insieme all’Associazione Artem Docere questo testo sulle Accademie di Belle Arti.

    “ACCADEMIE DI BELLE ARTI
    Il percorso formativo del disegno e della storia dell’arte, insegnata come successione di linguaggi ha la sua naturale conclusione con l’ istituto delle Accademie di Belle Arti.
    Riepilogo iter normativo – Con la Legge n. 508 del 1999 si è realizzata una grave anomalia nel sistema della formazione terziaria italiana: in modo difforme rispetto ai paesi europei, le Accademie di Belle Arti sono state fatte confluire, con i Conservatori, nel comparto AFAM, un sistema che avrebbe dovuto trasformarle in senso universitario, sia per ordinamenti, sia per dignità. Di fatto, le Accademie erano pronte al passaggio, perché già organizzate sul modello di formazione terziaria, mentre i Conservatori erano preventivamente chiamati dalla Legge (art. 2, c.7, lettera c) a far confluire gran parte del proprio personale docente e discente negli istituendi Licei musicali. Infatti, la maggior parte dell’ utenza dei conservatori era ed è di età inferiore ai diciotto anni e sprovvista di diploma di istruzione secondaria superiore. (Vedi anche il parere espresso dal CUN nel documento del 23.12.2011 – prot. n. 1700 – che dimostra la sostanziale difformità delle relative strutture didattiche e la conseguente distanza giuridica dei Conservatori rispetto al livello terziario della formazione universitaria).
    Apprezzando il nuovo indirizzo di questo Ministero che ha voluto giustamente ricondurre le istituzioni Afam entro il Comparto universitario, con la soppressione della dirigenza Afam, auspichiamo che i prossimi e urgenti provvedimenti consolidino tale percorso appena avviato. Pertanto sarà necessario:
    1. Distinguere ambiti e percorsi fra le Accademie ed i Conservatori, attraverso un adeguato provvedimento legislativo;
    2. Abolire la rappresentanza delle Accademie all’interno del CNAM;
    3. Ampliare il CUN con l’istituzione di una nuova e specifica area disciplinare dedicata alle Arti Visive;
    4. Riconoscere lo status giuridico ed economico universitario ai docenti attualmente in ruolo nelle Accademie, in considerazione dell’esiguità del numero e del già avvenuto superamento di prove concorsuali nazionali per esami e titoli di livello universitario;
    5. Istituire un’ Abilitazione Artistica Nazionale come nuova procedura preliminare al reclutamento, in analogia all’ attuale modalità universitaria, prevedendo un eventuale canale preferenziale per il personale docente precario, peraltro numericamente molto ridotto. L’attuazione di tali punti corrisponde a criteri di razionalizzazione, oltre che a principi di maggior economia ed efficienza; sana il vuoto normativo rispetto a quanto previsto e mai attuato dalla Legge 508 del 1999; garantisce l’applicazione del comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione Italiana e realizza l’allineamento della formazione artistica italiana a quanto avviene nel contesto europeo e internazionale.
    La presente proposta non solo trova sostegno presso la gran parte del corpo docente accademico, ma soddisfa anche le aspettative di una larga fetta di intellettuali che hanno ritenuto opportuno sottoscrivere un appello finalizzato alla soluzione di questo annoso e grave problema.”

    (altro…)

  • Buon anno scolastico!

    Buon anno scolastico!

    IMG_5802

    La Buona Scuola non si fa assumendo tutti i precari generati da patti scellerati tra sindacati e governi liberisti senza pensare ad una forma immediata di preparazione universitaria ad hoc e, solo dopo, ad un reclutamento rigoroso e non aleatorio del numero di docenti strettamente necessario alla scuola e in linea con gli standards numerici europei.

    La Buona Scuola non si fa mettendo la miseria di 4 miliardi per l’edilizia scolastica quando i piani triennali di qualsiasi paese serio ce ne investono almeno 20 alla volta. Cosa buona sarebbe ripensare l’intero sistema degli spazi per concepire la scuola nella città e nei suoi luoghi di cultura: non più scatole fatiscenti ma chiuse in cui ci si annoia e si vive per lo più in simbiosi col proprio banco!

    La Buona Scuola si fa pagando gli insegnanti a livelli europei ma solo dopo averli formati e preparati pedagogicamente e didatticamente e solo dopo aver rivoluzionato l’organizzazione del lavoro, il sistema dei curriculi e delle materie che sarebbe ora sparissero per far posto a saperi integrati e multitasking. La buona scuola si fa pagando gli insegnanti in relazione ad una progressione di carriera legata al merito in un sistema di valutazione (come altrove nel mondo) serio, terzo e scientificamente affidabile. (altro…)

  • Riforme scolastiche.

    Per chi crede di fare riforme scolastiche e fa solo propaganda, interventi palliativi o addirittura azioni demolitorie  da decenni (da Berlinguer a Moratti passando per Gelmini, Fioroni e Giannini) e anche per chi non vorrebbe alcun cambiamento ricordo che frequentando tempo fa quasi mensilmente le sale del Ministero dove rabbrividendo osservai quali personaggi occuparono storicamente quella poltrona mi preme riproporre una riflessione proprio oggi che il Parlamento, tra le consuete contestazioni e i soliti gattopardismi, si appresta a votare l’ennesimo atto senza coraggio e senza mezzi.

    “Cerchiamo di far tesoro delle buone pratiche in campo di sistemi scolastici in Europa e nel mondo laddove per opionione condivisa le cose funzionano e cittadini, professori e dirigenti sono abbastanza soddisfatti! Sia il governo che chi protesta studino di più e insieme ciò che si fa altrove. L’erba del vicino non è sempre più verde ma molto spesso ci si avvicina! Osserviamo come vengono formati, reclutati e valutati docenti e presidi, osserviamo chi dirige l’apparato scolastico in tutte le sue articolazioni; osserviamo cosa e come si insegna ed apprende. Osserviamo le responsabilità che vengono affidate a chi dirige le scuole. Osserviamo gli stipendi ma anche se il posto di lavoro sia eterno nonostante tutto. Osserviamo soprattutto se vi sia competizione, come funziona il sistema pubblico-privato e via discorrendo. Non reputiamoci sempre i migliori e i più democratici perchè abbiamo un passato storico e culturale ingombrante e crediamo di aver fatto solo noi battaglie culturali e sociali, non sempre efficaci e realmente progressiste. Mentre noi spesso facciamo i sofisti nella nostra “società ristretta” gli altri fanno fatti concreti e spesso di qualità! Mentre, come diceva Leopardi, noi ci perdiamo in chiacchiere, feste, chiese e cortei, altrove educano ed istruiscono tutti i giovani con risultati mediamente buoni. Non perdiamo tempo solo a lodare i nostri cervelli esportati all’estero. Una buona scuola produce talenti e competenze diffusi non solo splendide eccezioni, seppure numerose, rispetto a una regola di mediocre livello.” Risorse adeguate, merito e valutazione veri sono le chiavi indispensabili per una buona scuola! Il resto “solo chiacchiere e distintivo”!

    10259773_10203669427079167_1672853746584214529_n

    Giuseppe Campagnoli Giugno 2015

  • Scuola senza mura.

    E’ già uscito su iBook store e iTunes store il volumetto “Oltre le aule” scaricabile gratuitamente da PC o Ipad. La terza puntata sull’edilizia scolastica che si trasforma in architettura scolastica e in architettura della città, conclude la serie di studi per costruire un modo nuovo di concepire e costruire i luoghi della cultura e dell’apprendere. La proposta è nata nel 2007 e si è sviluppata in questi anni fino a giungere ad uno scenario vero e proprio di come si potrebbe attuare, in una città di medie dimensioni, una rete di “locations” per fare scuola e cultura insieme, lavoro, tempo libero e scuola insieme, servizi e cultura insieme. Il filmato introduttivo del libro evoca immagini e idee sulla scuola e sui suoi luoghi specializzati e non. Una grande aula che comprende la città e la campagna, la natura e la storia ma anche il web nella sua valenza conoscitiva ed educativa. In questo contesto si colloca l’invito a partecipare Lunedì 29 Giugno alle ore 18.00 a Pesaro, presso la scuola Perticari, ad un evento di presentazione che, ripercorrendo i luoghi della scuola nel centro storico della città,  lancerà la proposta di una Scuola senza mura. Si spera di raggiungere il numero minimo di partecipanti per poter realizzare l’evento. Sarebbe un segno di una accresciuta sensibilità verso i veri problemi di quella che oggi malamente si chiama “edilizia scolastica”.

  • Oltre l’edilizia scolastica

    Oltre le aule.

    Come  superare l’edilizia scolastica

    Oltre le aule

    Un pamphlet sull’architettura per la scuola in linea gratuitamente su i Tunes store e su iBook store. Un libretto in cui si descrivono le ipotetiche modalità di attuazione dei principi della scuola diffusa attraverso una architettura per la cultura e l’istruzione diversa, basata sulle buone pratiche della storia e sulle innovazioni per il futuro. Il sequel de “L’architettura della scuola” e di “Questioni di stile” Giuseppe Campagnoli Giugno 2015

    “Nei miei precedenti saggi e articoli sull’argomento mi sono addentrato progressivamente e pericolosamente sulla via della negazione di un’ architettura scolastica specializzata, perché foriera di gerarchie e di rigidezze anche pedagogiche oltre che sociali. I pamphlets “L’architettura della scuola” , “Questione di stile” e i vari interventi su riviste e quotidiani intendevano costruire una nuova idea di scuola in una nuova idea di architettura. Ora è il momento di dimostrare come e dove assumendo uno scenario plausibile.Si deve considerare che la scuola possa essere l’intero territorio della città e del suo intorno in duplice accezione orizzontale e verticale (cioè per tutti i gradi e tutte le tipologie di apprendimento). Si deve sognare che la scuola sia ogni giorno una teoria di luoghi da scoprire per imparare.

    (altro…)