Categoria: film

  • Ancora un successo!

    Ancora un successo!

    ReseArt con il suo filmaker “soloperpassione”  Giuseppe Campagnoli, dopo il riconoscimento nel 2015 con il cortometraggio ironico “Rondeaux Ex pòP 2015” ha ricevuto una nuova menzione onorevole nella competizione del 2016 della London International Creative Competition per il video musicale “Bella Ciao 2016”. Qui sono stati premiati oltre al linguaggio visivo anche la performance musicale dell’autore. E’ appena il caso di ricordare che entrambi i prodotti sono caratterizzati da un evidente impegno critico, nei contenuti, sull’attuale situazione dell’arte, del mercato e della politica nel mondo in cui viviamo, filtrato attraverso il paese da cui si osserva: l’Italia, la sua storia e le sue odierne contraddizioni. Ora, sia ReseArt che il suo autore si possono fregiare del logo di “Vincitore” della edizione 2016.

    https://youtu.be/iQRk4D7ShBU

     

    London International Creative  Competition

    “MISSION STATMENT:

    London International Creative Competition is a vehicle for facilitating contact between uniquely talented artists and an international audience.

    LONDON CREATIVE COMPETITION:

    LICC invites passionate visual artists from around the glob to submit their innovative artwork for inclusion in the LICC competition. The artwork is juried by a board of internationally luminaries of the visual arts. The jury-selected Final Selection and Shortlist is published in the LICC Annual Awards Book, on this website and is announced to the creative arts and media outlets worldwide.

    LONDON CREATIVE AWARDS:

    One prize-winner will be chosen by the jury from the list of 15 FINALISTS to receive the £2,000 cash prize. All fifteen on finalists will receive the LICC Awards unique trophy.

    THE TROPHY

    It has been designed by Architect ARSHIA of VOID Inc. Each Finalist will receive a segment of the LICC Awards slate. When each trophy is fit together, it will form a completed piece of art work, like a jigsaw puzzle. On the 10th anniversary of LICC, all the artist along with their trophies, will gather together and present their altered trophy. At that time, these piece will be united, combined, and put on display at an exhibition in London.

    HISTORY

    LICC concept was developed originally by two artists, Launa Bacon for Farmani Group in 2006. Among other things, Farmani group has founded many charities, businesses, and organizations including the award-winning VUE magazine, The Lucie Awards (the Oscars of photography), , Focus on AIDS, International Photography Awards, Px3-PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS, Art For New York, the Farmani Gallery, aNet Communications, and Design Awards.

    Competitions will be held annually followed by an an awards ceremony and publication.

    Based in the internationally acclaimed artistic center of London, LICC hosted the first awards show in June 2008.”

  • In difesa de “Il Giovane favoloso”.

    di Angela Guardato Angela-Guardato

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    Il giovane favoloso, di Martone. Contenta di essere andata a vederlo. Sì, perché a me, è piaciuto. E molto. Un bravissimo Elio Germano in un’impresa, inutile dire, tutt’altro che facile: descrivere la vita di un genio assoluto, genio che io adoro.
    Per tutta la prima parte ho avuto le lacrime agli occhi; il primo tempo dedicato all’infanzia fa respirare il senso di castrazione, chiusura, soffocamento del giovane genio; e fa venire voglia di ritornare al suo borgo natìo, a riveder il colle dell’Infinito e la siepe che ‘da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude’. La seconda parte, più lunga, è più movimentata, colorita, chiassosa, mobile, sospesa tra Firenze e Roma, solo accennate o evocate, e Napoli, più vissuta cinematograficamente. Più onirica questa seconda parte, a tratti con inserti forse un poco stonanti o insistiti, ma passiamoli.

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  • Il giovane favoloso.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Un favoloso giovine.”Emozioni e contrasti”.

    Le nostre recensioni sul film “Il giovane favoloso”. Presentazione.

    “Un film troppo intellettuale? Il racconto di un Leopardi fuori dagli stereotipi? Una biografia educativa per chi ancora non conosce il poeta di Recanati o è vittima dei luoghi comuni? Ricordo che, tempo fa, provai, con un certo successo a “tradurre” in linguaggio attuale e mutando le cose da mutare per attualizzarle, il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” scritto da Giacomo Leopardi nel 1824. Il testo fu compreso e, anche grazie a questo, apprezzato da ristretti (come la società ristretta che il poeta e filosofo citava) ma significativi e disomogenei gruppi di lettura. Un po’ diverso e, naturalmente ad un differente livello, è il caso del “Giovane Favoloso”. Ci sono le letture de “Alla luna”, l’”Infinito” e “La ginestra” ma c’è anche un racconto che pare appassionato e non stereotipato della vita e del sentire leopardiani. Il film è piaciuto a docenti di letteratura, a studiosi, addetti ai lavori ed amanti della poesia, del cinema e dell’arte colta che ho intervistato e interpellato. Non credo però possa arrivare  altrettanto al grande pubblico che temo lo possa percepire come noioso, prolisso e troppo intellettuale. Non credo che il cinema, come le altre arti, debbano essere aristocraticamente ipertestetici rischiando di essere anestetici e assolutamente non universali. Il professionista e l’appassionato hanno detto di apprezzare le scenografie e il taglio dei luoghi, la sceneggiatura teatrale, i dialoghi profondi e spesso eruditi, la recitazione esperta e modulata, il ritmo sovente emozionante. Il grande pubblico forse avrebbe gradito una storia capace di educarlo usando il suo linguaggio meno colto, istruendolo, divertendolo e commuovendolo insieme senza però cadere nella fiction più banale. Per non ripetere le impressioni esposte da altri e sottrarmi all’effetto alone di questi giorni ed alle prese di posizione ipercritiche ed iper osannanti, posso affermare di aver condiviso la recensione di Andrea Baroni su “35 mm” quando rileva qualche lungaggine narrativa, indugi sulla condizione fisica e psicologica del poeta e su qualche tratto eccessivamente e pedantemente didascalico. Condivido, per averci pensato a lungo, il cenno, sottotraccia, al timore che pervade tutto il film nell’affrontare, per la prima volta con intenti di serietà e rigore, un personaggio così difficile, geniale e tormentato. Ho trovato discutibili  i flash delle visioni oniriche di Giacomo nei momenti dei suoi deliri tra corpo e mente, mentre ho vissuto momenti di emozione e di memoria, per il luoghi e le atmosfere, da recanatese pervaso veramente di amore e odio verso la città come insieme di persone bigotte e conservatrici ma, a volte, contesto adatto alla formazione di personalità  sensibili e geniali. Ho subito la  noia per i risvolti scolastici nella recitazione di versi che fanno parte di me ma che avrei voluto ascoltare da altra voce e con altri ritmi e pause. Non sono d’accordo con quanti, percorrendo un altro pericoloso luogo comune, Roberto Saviano compreso, hanno dato la colpa alla scuola di aver “stuprato” Leopardi presentandolo di fatto come lo sfigato del Sabato del Villaggio e del “Sempre caro mi fu..” affidando il pesante e immeritato compito di una “riabilitazione” al film di Martone. Io, che, per inciso, ho frequentato il Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati dove mi diplomai facendo un tema di italiano sul pensiero di Leopardi e Shopenauer, insieme a molti altri come me, per formazione e sensibilità, hanno sempre saputo bene quel che oggi ci pare tentare di raccontare tra le righe Martone. Lo abbiamo sempre saputo meglio e di più grazie a docenti illuminati e profondi.  E’ pericoloso ed ingiusto generalizzare e banalizzare un’ idea del poeta diffusa tra l’ignoranza e perpetuata con l’analfabetismo di ritorno di quei non pochi italiani che Giacomo già descrisse nel 1824. Nel film  si tenta di far giustizia presso il grande pubblico, ma non è scontato  che quest’ultimo lo veda e ne regga l’impostazione erudita. Mancava davvero poco,infatti, per dirla ancora con Baroni, per giungere alla definizione di un’opera d’arte e forse di un capolavoro? Certo è che le emozioni indotte per fortuna restano. Vi proponiamo, oggi e domani due recensioni di nostri autori marchigiani.

    Giuseppe Campagnoli, 18 Ottobre 2014

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     Epistolario di Giacomo Leopardi a cura di Prospero Viani 

    Editore Gabriele Saracino Napoli 1858 (proprietà di Giuseppe Campagnoli)

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