Categoria: Festivals Cultura

  • Chi è la Popsophia nostrana.

    Chi è la Popsophia nostrana.

     

    Fuga dalla libertà

    Glissiamo elegantemente sulle giaculatorie popsophistiche che si ripetono anche quest’anno senza innovazioni sostanziali e divertiamoci ad indagare su quel poco che è dato sapere della  “retrofilosofia” dell’Associazione che gestisce Popsophia: dallo Statuto, ai soci, alla trasparenza e tutto il resto.

     Statuto Popsophia_

    Dalle notizie raccolte in rete sembra una impresa political culturale familiare, nella miglior tradizione democristiana che traspare anche dalla storia pubblica dei fondatori. La presidenza,  la direzione  artistica di cui non si può dire non sia intraprendente e vivace pare siano tutte in famiglia. I fondi pubblici non mancano da anni e la kermesse gode l’ ampia presenza di vips radical chic o per dirla alla francese “bobos” a dritta e a manca, tanto per coprire tutti i palati e non scontentare, neo-democristianamente, nessuno, senza prendere vere parti politiche o culturali. Non abbiamo ancora scoperto chi sono i soci del sodalizio e se vi siano tra loro dei privati cittadini, esperti o personalità della cultura: non abbiamo trovato alcun elenco pubblico. Forse ci sono solo le imprese mecenati social e altri enti ad usum delphini. Non pare vi sia un Comitato artistico o scientifico nè un regolamento. Lo Statuto, scarno ed essenziale, si mantiene in superficie. Ma il sodalizio, ci si tiene a dirlo e a scriverlo è No profit : una parola miracolosa. Non mancano negli eventi, come abbiamo già detto, i comuni, la regione, le scuole, gli studenti, le greggi di volontari gratisetamoredei, le imprese e il mercato a caccia di visibilità e di sgravi fiscali.

    In genere ci occupiamo di educazione, arte e cultura ma qui non le abbiamo proprio viste e non le vedremo. Abbiamo invece assistito più spesso a forme di intrattenimento paraludico e a passerelle di narcisismi intellettuali ed effimere elucubrazioni. I #popsophismi. Cosa ci sia veramente dietro Popsophia, a parte l’interesse di chi la gestisce, lo possiamo solo intuire grazie alla nostra esperienza dei mondi delle arrampicate cultural sociali e dell’italico mezzobustismo intellettuale, di quel limbo mediatico e comunicativo superficiale che finge profondità di idee ma cerca solo protagonismo, visibilità e pecunia. Quel limbo  che forse nasconde la mancanza di  vero merito e talento dietro il successo che sovente è nemico della qualità, come scriveva Victor Hugo.

    Giuriamo che non parleremo mai più di Popsophia. Ora ci annoia solo.Speriamo in eventi nuovi e in un ricambio e che quest’anno, la mediocrazia finalmente, neoanalfabetismo italico permettendo, floppi! Ma visto il vuoto di concorrenza di eventi paralleli ne dubitiamo. Ai pesaresi non è concesso di scegliere.

    Popsophisticherie e Festival della mente

     

  • Popsophia. Allegria di naufragi. #Popsophisma?

    di Giuseppe Campagnoli

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    Popsophia di nuovo a Pesaro.#Popsophisma ?

    Inizia la kermesse che si presenta con un titolo per lo meno discutibile, visto che tutto il mondo è rivolto a ben altri naufragi, tutt’altro che allegri. La cultura di massa non può essere né indifferente nè conformista ma non può essere certamente ipocrita o radical chic. Popsophia ci sembra  indulgere a forme  di snobismo culturale e rari spunti di vero poprealismo. Abbiamo seguito le precedenti edizioni e abbiamo avuto la forte impressione che imperversasse il culto dell’effimero e di quelle arti che giudichiamo più del mercato che dell’anima, fatte più per sbalordire che per raccontare, più per esibire che per indurre a riflettere.Anche il programma di quest’anno pare ripetere la stessa formula. Ci pare  grande assente  la musica pop di qualità, l’unica che invece, a nostro avviso, non avrebbe dovuto mancare per mitigare la tanta “aria fritta”. (altro…)