Categoria: Economia

  • Je déteste Noël

    Je déteste Noël

    (artatamente senza disegni, foto, immagini, filmetti…)

    da Libération del 22 dicembre 2025 (giusto in tempo!)

    Paul B.Preciado. Filosofo

    Traduzione e adattamento Giuseppe Campagnoli

    A metà degli anni Venti, tra le due guerre, quando i giorni sembravano ancora felici, almeno per alcuni, la regina americana della prosa sarcastica, Dorothy Parker, scriveva: «Christmas is my season of discontent» («Il Natale è la mia stagione del malessere»). Qualcuno doveva pur mettere fine alle jingle bells e dirlo ad alta voce, e nessuno poteva farlo meglio di lei, con la sua elegante distanza, il suo disincanto mordente e la sua lucidità quasi ferente sui segreti di famiglia e sulla capacità delle convenzioni sociali di mascherare la vera delusione. Dorothy Parker comprese come, sotto la pressione sociale che impone di teatralizzare le espressioni di gioia, di comunità, di generosità e di successo domestico, ribollano sentimenti di frustrazione, ansia, stress, inquietudine e rancore.

    L’attrice Clara Deshayes mi ricorda, parlando del Natale, che qualche anno più tardi Charles Bukowski, che apparentemente non ha nulla in comune con Dorothy Parker se non la cirrosi, lo avrebbe detto in modo più brutale – è la differenza tra il Dry Martini e la birra. Il postino di Los Angeles diceva: «Christmas is the sickest of all sick things» («Il Natale è la più malsana di tutte le cose malsane»). Per Bukowski, il Natale è un rituale collettivo crudele che serve ai ricchi per far sapere ai poveri che sono poveri, e agli arrivati socialmente per far sapere ai solitari quanto sono soli. I ricchi pagano per i divertimenti natalizi e i poveri lavorano per renderli possibili. Le famiglie mettono in scena l’amore e i solitari e i falliti sociali sono costretti a guardare lo spettacolo. Gli uni soffrono per l’obbligo di amarsi e di divertirsi, mentre gli altri soffrono per la vergogna di non potervi riuscire. Ma alla fine tutti sono ubriachi e nessuno è contento.

    Claude Lévi-Strauss ha analizzato la questione in modo più sobrio nel suo saggio del 1951 intitolato Il supplizio di Babbo Natale. Di fronte all’idea secondo cui la celebrazione del Natale e la figura di Babbo Natale rappresenterebbero tradizioni religiose ancestrali, l’antropologo ha mostrato che questi due elementi, così come li conosciamo dopo la Seconda guerra mondiale, sono il risultato banale e interessato dell’esportazione del culto cristiano e nazionalista della famiglia e del commercio dell’imperialismo culturale ed economico americano: Babbo Natale è diventato nordico quando gli americani hanno stabilito le loro basi militari in Groenlandia, e il rituale pagano dello scambio di “vita” si è trasformato, dall’epoca romana, in una baccanale di consumo di oggetti usa e getta in plastica.

    Diciamolo ancora, come un segnale d’allarme o un appello alla rivolta, ora che l’orrore si avvicina: il Natale è il periodo peggiore dell’anno. Il Natale è la trasformazione in festa di un programma di egemonia culturale ed economica che, grazie alla globalizzazione tecnocomunicativa, è ormai diventato planetario. Non esistono angoli nascosti nel mondo digitale che sfuggano alla cospirazione commerciale del Natale. Il Natale è il periodo dell’anno più stupido e più vuoto: quello in cui si guardano i film peggiori e le trasmissioni televisive più imbarazzanti, in cui si ascoltano e si cantano le canzoni peggiori, si organizzano le feste peggiori, si inviano e si ricevono i messaggi più fasulli, si hanno le conversazioni più false e in cui, nonostante le apparenze e le spese, si mangia peggio. I salotti, decorati con palline che, col calare della notte, sembrano teste di bambini rimpicciolite appese a ogni ramo. È per questo che il Natale è il periodo dell’anno in cui tutti i mali del corpo e dell’anima si intensificano fino alla follia.

    CHI FESTEGGIARE?

    I tristi sprofondano nella depressione. I malati peggiorano. Le coppie in crisi litigano. Coloro che lottavano per non ricadere in un vizio che li divorava finiscono per abbandonarvisi disperatamente. Chi aveva smesso di fumare accende di nuovo una sigaretta. Chi può, consuma fino alla noia. E chi non può pensa che la propria noia cesserebbe se potesse consumare. Il Natale nell’epoca cyber-cinica è come cinque Black Friday con una colonna sonora martellante di Mariah Carey remixata in versione reggaeton, in cui si è costretti a tornare nei luoghi della violenza familiare originaria e in cui, per di più, si ha il dovere di fare festa.

    L’artista Lorenza Böttner, che dipingeva con la bocca e con i piedi perché non aveva le braccia, dedicava ogni anno una parte del mese di dicembre a dipingere cartoline ridicole che rappresentavano casette con camini fumanti sotto la neve, alberi di Natale coperti di ghirlande e Gesù Bambini paffuti. Scene insipide e gioiose che poi vendeva tramite Handicap International. Il Natale è anche una strana cerimonia durante la quale i normopatici obbligano le persone con diversità funzionale a vendere il proprio “handicap” in cambio di un po’ di buona coscienza, mentre il neoliberismo celebra il Telethon. Al mattino Lorenza realizzava cartoline di Natale; nel pomeriggio dipingeva quadri che non avrebbe mai potuto vendere a Handicap International, nei quali un uomo si avvicina a una bambina e le solleva il pigiama mentre dorme nel suo letto. È questo che accade nelle casette dai camini fumanti sotto la neve: sono i regali che Babbo Natale lascia ai piedi dell’albero. Certo, Babbo Natale è un bastardo. Ogni cartolina di Natale ha un retro segreto. La storia della violenza dello Stato-nazione patriarcale è lì, intatta, indicibile, invisibile.

    Il Natale è la crudeltà di classe, la violenza di genere e sessuale travestita da regali sotto l’albero. Il Natale è l’incesto trasformato in festa infantile. Quando si è queer o trans in una famiglia cristiana, il Natale è il momento del grande rinnegamento di sé. Il Natale è intrinsecamente razzista, intrinsecamente patriarcale, intrinsecamente nazionalista, intrinsecamente binario, intrinsecamente commerciale e anti-ecologico. La verità sul Natale è spaventosa, con questi alberi morti piantati nei salotti. Come se non bastasse, che cosa celebriamo dunque quest’anno a Natale? Il collasso ecologico, la distruzione tecnico-militare e atomica in corso, la sesta estinzione, il viaggio verso Marte, l’umanizzazione progressiva dell’IA e l’automazione galoppante dei mammiferi umani?

    Chi è Babbo Natale quest’anno? Donald Trump, vestito di rosso, sulla sua slitta trainata dalle renne Putin e Netanyahu? Babbo Natale, sempre così generoso, che apre la strada al genocidio per costruire il fiume del Medio Oriente a Gaza, aggiungendo un po’ di trinitrotoluene alla terra ucraina per poi affettarla come un salame, facendo in modo che i pinochetisti tornino al Palacio de la Moneda, dove Allende è morto nel 1973 in Cile? E che la Groenlandia, terra di Santa Claus, torni americana! Nessuna preoccupazione per la distribuzione dei regali della CIA: in ogni paese ci sono Babbi Natale locali delegati. In Francia abbiamo già Père Bolloré e Père Bernard Arnault che si occupano di tutto. E che dire della Natività cristiana? Quest’anno c’è María Corina Machado nel ruolo della Vergine Maria, che apre ancora una volta le vene dell’America Latina affinché il petrolio possa scorrere verso gli Stati Uniti, per garantire che, dopo che Maduro ha pugnalato i venezuelani alle spalle, Trump possa ora pugnalarli di fronte. E c’è Elon Musk nel ruolo dello Spirito Santo.

    Dio è amore e biotecnologia. È lui che fa nascere un Gesù bambino clonato, spermatico e bianco, un cripto-figlio, per portare il fascismo in ogni cuore, o piuttosto in ogni smartphone umano.

    Questo Natale occorre ribellione piuttosto che cenone.

    1. Francese – Noël
    2. Spagnolo – Navidad
    3. Portoghese – Natal
    4. Inglese – Christmas
    5. Tedesco – Weihnachten
    6. Olandese – Kerstmis
    7. Svedese – Jul
    8. Polacco – Boże Narodzenie
    9. Greco – Χριστούγεννα (Christoúgenna)
    1. Swahili – Krismasi
    2. Yorùbá – Kérésìmesì
    3. Hausa – Kirsimeti
    4. Wolof – Nataal
    5. Amharico – ገና (Genna)

    1. Arabo – عيد الميلاد (ʿĪd al-Mīlād)
    2. Ebraico – חג המולד (Ḥag ha-Molad)
    3. Russo – Рождество (Rozhdestvó)
    4. Hindi – क्रिसमस (Krisamas)
    5. Cinese (mandarino) – 圣诞节 (Shèngdàn Jié)
    6. Giapponese – クリスマス (Kurisumasu)

    1. Quechua – Navidad
    2. Guaraní – Natividad
  • Dio, la morale, le religioni, le guerre.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    E’ tutto più semplice di quanto non appaia. Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla speculazione filosofica o alla teologia. Basta osservare l’uomo, gli esseri viventi, l’universo e la natura nel suo insieme. Basta basarsi sulla propria esperienza diretta e non sulla parola o i “libri sacri” scritti da altri uomini. La sovrastruttura che l’uomo nel tempo ha voluto costruire sulla natura per i suoi scopi di dominio e per mitigare la  paura dell’ignoto (che nel tempo, peraltro, si è rivelato sempre più noto, grazie alla scienza ed alla conoscenza) resiste ancora quando è abbinata all’ignoranza, all’ingenuità o alla mala fede.

    Oggi, comunque sia, una delle religioni più pericolose e aberranti, soprattutto quando sia abbinata ad un credo tradizionale che la sostiene e la integra è il capitalismo insieme alla sua forma più pericolosa e subdola: la globalizzazione.

    Assistendo a ciò che accade di feroce e violento nel mondo odierno in questi tempi, da Parigi alla Nigeria, in Libia, Siria, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Palestina, Yemen, ricordo la semplice lettura di Eugenio Lecaldano in “Un’ etica senza Dio” e mi chiedo se non sia utile una riflessione profonda su ciò che siamo e su ciò che dovremmo ritornare ad essere. Qualcuno, cui mi associo, ha detto che la religione di per sé non può essere moderata perché è fondata su dogmi e non “est modus in rebus” quando i principi sono elementari anche se oscuri, inamovibili e indiscutibili. Non c’è una via di mezzo e non c’è interpretazione, a meno di riscrivere tutto, come, peraltro, qualche religione sta già facendo per non perdere adepti sempre più secolarizzati. Ciò che è stato detto e tramandato oralmente o graficamente dagli uomini per gli uomini come regola che si fa discendere dal soprannaturale, utile o inutile che sia, resta e crea le sue conseguenze, a volte drammatiche e terribili soprattutto quando incidono su menti semplici e alterate dalla povertà e dall’ingiustizia.

    (altro…)

  • Etruria, BancaMarche, la Banca del Campo dei miracoli e… lo Stato Pantalone.

    Etruria, BancaMarche, la Banca del Campo dei miracoli e… lo Stato Pantalone.

    Torna ogni settimana alla ribalta la gara un po’ opportunista e populista a difendere i clienti delle quattro banchetti fallite, senza alcun pudore!\Comitati, piazzate, promesse del governo a nome dei cittadini avveduti e tanto altro ancora. ll salvataggio delle banche che hanno fatto imbrogli e turlupinato poveri gonzi diavoli è come lodare il gatto e la volpe per aver condotto Pinocchio nel campo dei miracoli per piantare gli zecchini d’ oro sperando che dessero frutti abbondanti e risarcire il burattino per la sua dabbenaggine. Le banche sono dei “mercanti” privati che trattano con altri privati inducendoli a giocare spesso d’azzardo. Se io chiedo ad una banca di investire i miei risparmi sui mercati o sulle sue rischiose azioni (da tempo si sapeva quali banche fossero in crisi e quali fossero un po’ più truffaldine delle altre..) non sono altri che un privato un po’ “gonzo” nelle mani di un altro privato un po’ “rapace”. E allora lo Stato e io cittadino accorto e prudente dovremmo pagare per chi si è comportato come i clienti di Vanna Marchi? Dovremmo risarcire chi ha perso i suoi danari all’azzardo? L’arte di farsi fregare lasciamola con tutte le conseguenze a chi ne è stato un campione. In Italia è sempre quel certo Pantalone onesto, di buon senso ed avveduto ad aprire la borsa anche per chi, seppure con la scusa di essere poco alfabetizzato, cadesse nelle grinfie dei manigoldi di Collodi. Le lotterie in genere sono legali ma rischiose, molto rischiose. Le vannemarchi della finanza sono illegali e rischiose. E i cittadini onesti e che non si sono fatti gabbare non vogliono pagare sempre per i fessi e i furbi!

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    Researtù 13 Marzo 2016

  • Come salvare l’Italia.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Dalla pagina Facebook della trasmissione 28′ di ARTE TV France

    Prendiamo spunto da un post della TV franco-tedesca ARTE TV per girare, mutatis mutandis, la ricetta ironica al nostro contesto politico e sociale.

    12 proposte per salvare l’Italia:

    1) Inviare Silvio Berlusconi in missione per convincere sè stesso a devolvere tutto il suo patrimonio allo Stato: 100 miliardi di Euro.

    2) Far pagare l’iscrizione ai Centri per l’impiego 10 € : 60 milioni di Euro.

    3) Far pagare una tassa mensile sul diritto di lamentarsi e protestare : 4 miliardi di Euro.

    4) Regalare Lampedusa a Malta: 50 miliardi di Euro.

    5) Legalizzare la marijuana: 3 miliardi di Euro.

    6) Dare tutto il potere ai gatti per assicurarsi che il debito pubblico non sfori di nuovo nel 2016.

    7) Far pagare una tassa di 10 € ad ogni cantante italiano per ogni album che si classifichi ai primi cinque posti delle vendite: 30 milioni di Euro.

    8) La Germania si impegna a trasformare in Euro i 140 litri di birra bevuti da ogni persona in un anno  da versare all’Italia e alla Grecia: 20 milioni di Euro.

    9) Abolire i ripetenti a scuola: 5 miliardi di Euro.

    10) Il Giappone dà all’Italia 21,5 miliardi di € da investire per sorpassare la Cina così come fece con l’Africa nel 2013.

    11) Costruire una seconda torre di Pisa  a Rimini per raddoppiare il numero di turisti in Italia: 90 milioni di Euro.

    12) Obbligare Matteo Salvini a passare tre mesi di lavoro socialmente utile in ciascuno dei paesi islamici più integralisti del medio oriente. Questo non ha prezzo!

    Post scriptum x l’Italia: Mandiamo per un anno Renzi & Serracchiani ad un campo scout in Patagonia e Grillo & Casaleggio ad un campo di scientology in Alaska. Gli italiani onesti e lavoratori sapranno rimettere in sesto l’Italia anche da soli.

    Traduzione e trasposizione di Giuseppe Campagnoli.

  • Il nuovo che avanza in Italia. Les Saltimbanques.

    Il nuovo che avanza in Italia. Les Saltimbanques.

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    Le Saltimbanques

    Per celebrare il Primo Maggio e poiché siamo sempre a ridosso di nuovi appuntamenti cruciali della vita politica e sociale italiana e vogliamo riproporre una riflessione su ciò che scrivemmo ormai quattro anni fa e che vale anche per oggi.

    Siamo per quei partiti e movimenti che eleggono democraticamente e in trasparenza, con atti pubblici e registrati, TUTTI i loro leaders (come in tutte le associazioni libere e democratiche), senza padroni o uomini soli al comando dietro il paravento comodo di garanti  in nome di chi non è dato sapere.
    Se esistesse un movimento o partito che  si impegnasse pubblicamente attraverso i suoi rappresentanti eletti a maggioranza dei suoi iscritti reali e con atto registrato ad attuare in tempi brevi il seguente programma urgente dimostrerà di essere il vero rinnovamento e allora potremo discutere.

    Ecco i  punti fondamentali, irrinunciabili e prioritari:

    -Nuova legge elettorale con candidati scelti dalla maggioranza degli iscritti ai partiti o movimenti  per una vera  democrazia rappresentativa al di là di ogni forma di partecipazione diretta che dipendesse troppo dalla alfabetizzazione e dalla preparazione politica dei cittadini e dai loro singoli interessi o delle lobbies cui appartengono.
    -Lotta sistematica all’evasione ed elusione fiscale
    -Lotta all’esportazione di capitali
    -Forte tassa patrimoniale al di sopra dei 100.000 Euro (al 70%)
    -Legge per l’equità sociale ed il riequilibrio dei redditi (differenze tra patrimoni e redditi di non più di cinque volte tra minimi e massimi) con  tariffe controllate per tutti i beni, i servizi e le prestazioni di opera manuale o intellettuale
    -Confisca dei beni mobili e immobili non utilizzati a tempo pieno o non affittati a canone controllato
    -Riforma e aumento investimenti sensibile per la scuola, la sanità e la cultura con più equità e rigore
    -Riforma per una giustizia rapida ed efficiente
    -Legge anticorruzione e sul falso in bilancio
    -Nuova legge sull’immigrazione e la cittadinanza fondata sull’accoglienza sostenibile
    -Legge integrata sui diritti civili e morali

    -Rilancio immediato con incentivi e piani demergenza per:
    Agricoltura
    Turismo
    Cultura, arte e beni culturali
    -Tagli alla spesa pubblica delle inefficienze e della politica evitando tassativamente però che solo i ricchi possano candidarsi a cariche pubbliche
    -Applicazione di tutte le direttive europee in materia di ambiente, scuola, diritti civili
    -Nuovo ruolo in una Europa da consolidare nei suoi aspetti positivi più che da distruggere tout court ed incoscientemente per mettersi nelle mani di Putin o di Trump.
    -Lotta al libero mercato incontrollato e incontrollabile
    -Abolizione del Concordato con la Chiesa Cattolica

    Questo è quanto scrivevamo ormai due anni fa su questo blog. Siamo andati e a vedere le carte. Fermo restando il giudizio estremamente negativo sull’attuale governo neodemocristiano e sulle opposizioni di centro destra e di destra, per motivi opposti, ci duole confermare anche il giudizio estremamente negativo sul sedicente “nuovo che avanzava” dei sedicenti “cittadini”. La nostra proposta minima  per punti non ci pare toccata per nulla dalla compagine parlamentare del dei nuovi movimenti che si è dimostrata solo agitata e provocatoria ma del tutto inefficace e per nulla  concreta anche nella maggior parte delle esperienze di governo locale. Da coacervo di ex-forzisti, ex democristiani, ex post fascisti e qualunquisti né di destra né di sinistra (?) ma soprattutto difensori accaniti del libero mercato, del capitalismo (sotto-sotto anche dell’evasione fiscale) e nemici giurati di tutto ciò che è pubblico (dimenticando che lì c’è la scuola, la salute, la sicurezza, la cultura…)i movimenti italiani che si dichiarano   hanno solo attaccato tutto e tutti a difesa del loro strano fortino neo-liberista lanciando parole d’ordine al limite delle farneticazioni o dell’ingenua favola. Le poche idee praticabili sono sempre in minoranza rispetto a quelle fantascientifiche o pro domo sua.

    Facendo le pulci alle schede dei nuovi “cittadini” eletti sia al Senato che alla Camera, scopriamo, senza sorpresa, che moltissimi sono imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti,quadri privati, molti meno sono dipendenti privati, decisamente minoritari quelli pubblici e qua e là abbiamo trovato persino, come rarissime perle, disoccupati conclamati,  operai e contadini. Come volevasi dimostrare. Gli italiani dovrebbero sapere  che vorrebbe essere solo l’ennesima rivoluzione borghese contro altri borghesi più furbi, più ladri e più ricchi. La nostra lista di proposte democratiche ed innovative di allora, non sembra nemmeno nella mente di nessun movimernt di peso in Italia, sia che sia chiamato a “parlamentare” al centro che in periferia. Dobbiamo perdere la speranza di cambiare l’Italia? Forse il declino della scuola italiana, il consolidato neo-analfabetismo funzionale e l’invariato stato dei costumi degli italiani, stanno confermando gli eterni  amari frutti anche nella politica?

    ReseArt  Gennaio 2015-Maggio 2017