Categoria: aria fritta

  • Perseverare diabolicum est. L’arte degli analfabeti del mercato.

    Perseverare diabolicum est. L’arte degli analfabeti del mercato.

    L’arte degli analfabeti del mercato.

    Va bene che siamo in provincia, ma comunque il luogo, Urbino, non meriterebbe il bricolage artistico di cui, spesso. abbiamo scritto. Non lo meritava nemmeno la Pescheria di Pesaro, che ahimè dai tempi del compianto Loreno Sguanci è scesa dalle stelle…Vi proponiamo, senza parole, una replica di un nostro articoletto sul fare dilettantesco e  furbetto di chi sfrutta le leggerezze del mercato, l’analfabetismo diffuso  e la prosopopea di pseudocritici in cerca di fama, quella fama che, come, diceva Hugo, è terribile perché molto spesso disgiunta dal talento. Ma il “popolo” pare di questi tempi sia avvezzo e disposto ai tribuni e ai saltimbanchi di ogni specie. Curiosa la scelta del quotidiano locale alla pagina della “cultura” o forse meglio degli “spettacoli” dove abbonda in spazio per l’ineffabile sedicente artista, un po’ meno per i Lego alla pescheria e un trafiletto dedicato alla presentazione di un libro disinteressato al mercato ma che si occupa di cultura, educazione, architettura e città. Altrettanto curiosa la gerarchia  della vita italiana e dell’informazione tra scuola, gioco e bricolage artistico. Complimenti.

    Non abbiamo osato, per eccesso di pudore culturale, mettere foto delle opere “incriminate” ma riequilibrato con immagini che confortano i sensi.

    Ecco  cosa credevamo e crediamo sia arte.

    L’arte non può essere quella che altri dicono che sia arte. L’arte non può essere quella che i critici incapaci di essere artisti o peggio il “libero” mercato dicono che sia arte. L’arte deve avere in nuce l’essenza della sua identità. E l’essenza dell’arte è la cultura e la vita insieme, il talento e la scienza insieme, la scuola e la pratica insieme. Vi sono personaggi che contrabbandano il loro bricolage (con tutto io rispetto per il vero bricolage) per arte e ci lucrano e si vantano credendosi dei grandi artisti. Ho scritto spesso di questi figuri che sciamano intorno alle città grandi e piccole proponendo, a volte con le scandalose complicità di enti pubblici e di autoaccreditate gallerie, personali, collettive, performances, happenings quando non addirittura si fanno intitolare spazi espositivi pubblici con la scusa di aver donato qualche crosta o qualche ferraglia spacciate per quadri o sculture. Come insegna la storia i grandi artisti avevano dietro di sé grandi bagagli formali o informali di istruzione e di cultura. Non per nulla si studiano gli scritti letterari, filosofici, scientifici, geometrici e poetici, di Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Cellini, Vitruvio…

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    Oggi e da qualche decennio c’è persino chi, appena con la terza media o poco più e male, vanta anche con ingiuriosa prosopopea capacità da grande artista. L’esempio autodidatta di Ligabue e simili non fa testo perchè costituiscono le rarissime eccezioni che confermano una regola di serietà, cultura e professionalità che invece deve essere ferrea. Smascheriamo i falsi artisti con tutti i mezzi perchè altrimenti oltre allo sfacelo in corso dell’insegnamento della storia dell’arte e dell’istruzione artistica in generale avremo solo orde di mercenari analfabeti e velleitari che riempiranno le nostre città e i nostri musei di orrori e nefandezze di ogni genere, diseducando giovani in formazione e cittadini! Facciamo come si fa per il paranormale e il parascientifico. Smascheriamo dovunque il para-artistico e gli speculatori del bello.Chiunque tenga al nostro patrimonio artistico si impegni a farlo, scrivendo, commentando, stigmatizzando ed informando. Il mondo non ci giudica solo dal nostro passato ma anche dal  futuro che sapremo costruire in  arte e cultura.

    Cito sinteticamente e condivido da Maurizio Ferraris “ARTE”:
    Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire,anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
    Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
    Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
    Che provochi solo accidentalmente conoscenza. La funzione prioritaria non è la conoscenza.
    Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
    Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
    Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte.Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
    La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.

    Giovanni Contardi per ReseArt

    Aprile 2017

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    ReseArtù

  • #popsophismi 1

    #popsophismi 1

    Come promesso, cominciamo con una citazione da “Il Fatto quotidiano” del 2014 per un giudizio che noi condividiamo sui popsophaici:

    “Un intellettuale, nell’epoca della sua riproducibilità social, si occupa di popsophia. Avendo scritto molti libri, pensiamo ad esempio alla celeberrima Filosofia di Peppa Pig, è elevato dalla massa benpensante a vate, in inglese water. I frequentatori abituali dei festival si attaccano alle sue zinne, sedotti da brochure, happy hour, meeting, conferenze e tavole rotonde. Alla fine dei giochi, lo spettatore – quello non addormentato, per parafrasare alla rovescia alcune pagine di Ennio Flaiano – si accorge che il festival è una fiera, e alla fiera si compra e si consuma, piuttosto che pensare. Costui – il popfilosofo – polemizza con il realismo: a suo dire è un populismo. Eppure popoli adulanti – unti e gremiti, assiepati, imburrati e spalmati sulle piccionaie dei teatri – calcano le scene dove costui proferisce la parola popfilosofica. Calcano, sì, ma nel senso di pensare con i piedi.

    Il  nostro clip  punto di vista su Popsophia 2015

    Il popfilosofo – non filosofo pop, in quanto i popcorn precedono l’amore per la verità – afferma: «È necessario partire da materiali spuri per risalire allo zeitgeist». Magari. Costui, sovrapponendo il vocabolario di Heidegger a Beautiful, l’analitica esistenziale a Un posto al sole e il decostruzionismo ai Teletubbies, pensa veramente di fare filosofia, e molti ci cascano: il collage è una forma d’arte, ma non tutti i collage sono arte. Che si tratti di cataste concettuali, e non di indagini, è mostrato dalla natura delle sue pubblicazioni: pubblicistica ammantata di marketing, caterve di filosofie della soap, master of science in eventi mondani, champagne, boogie boogie, pletore di sofisticati leccapiedi, vestitini griffati – che forse, per fare del sommo bene, sarebbe meglio togliere alle furbe popfilosofe di Epistemologia di Spongebob. E ancora chignon, profiterole, croissant, pain au chocolat, brioche, ratatouille e volumi come Estetica di Dora l’esploratrice. Guardando costui, subentra la nostalgia per autori che lo prendevano allegramente nel cucù tra i cespugli – ben venga se travestiti da marinai o ufficiali – invece di farlo nei teatri: quella sì che era comprensione e critica del presente, e non popfilosofica adesione acritica travestita da politicamente scorretto.

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    Sull’Europa cala il tramonto, il buio ci scuote e i lupi azzannano le porte. I padri muoiono soli, i figli percorrono un aborto di vita. La persona è obsoleta e l’uomo, nudo, è abbandonato. La popsophia, in salotto, guarda la Tv: in mezzo ai tramezzini riflette sul Titanic che affonda.” Idolo Hoxhvogli 15 Giugno 2014

  • I critici delle arti.

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    Si dice che si fa il critico d’arte (cinema,arti varie,teatro,musica,televisione…) perchè non si è capaci di esercitare quelle arti e si è tuttosommato dei mediocri lettori e spettatori. Sono d’accordo e lo sono soprattutto quando questo diventa un potere legato al mercato ed al bricolage artistico. I vari sgarbiquotidiani, bollitioliva, filippidaveri nazionali e i vari carneadi delle nostre province non fanno eccezione a questa regola. Chiunque, con un curriculum studiorum solido, fosse in grado di applicare le regole auree storiche, filosofiche e scientifiche del fare arte in tutti i campi potrebbe fare il critico senza essere asservito a nessuna parrocchia. Lo farebbe per amore e non per mercimonio, per passione e non per accademia. Le gallerie, le mostre, gli eventi e le bancarelle performanti degli artigianelli di turno non aspettano altro che l’imprimatur del critico “tromboncello” e supponente di turno per affermarsi e vendere dimenticando, come diceva Victor Hugo, che il più delle volte il successo non ha nulla a che fare con il merito e il vero talento. Nessuno può entrare nella mente dell’artista (qualora sia un vero artista) e suggerire che cosa ci sia dietro il suo agire, ma tutti possono affermare se il suo prodotto sia arte o no perchè la chiave sta nella comunicazione universale e anche personale di emozioni, pensieri, ricordi sensazioni.  Appare comunque paradossale e scandaloso che ci sia un mestiere dedicato al dire bene o male sull’operato di un artista per far sì, di fatto, che poi venda o non venda le sue opere.

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  • Charlie Hebdo e ReseArt

    Charlie Hebdo e ReseArt

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    Tempo fa abbiamo inviato alcune nostre vignette (giuseppe campagnoli) alla redazione di Charlie Hebdo come contributo.Su un numero di qualche tempo dopo è apparsa una vignetta palesemente ispirata ad una nostra idea, senza alcuna citazione. Ve le proponiamo  non senza una certa soddisfazione e un po’ di rammarico. L’arte della moda al tempo dell’integralismo islamico.

    La redazione di ReseArt

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  • Art’è o non è?

    Art’è o non è?


      

    OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

     

    Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

    “Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

    Giuseppe Campagnoli

  • L’istruzione artistica: una proposta di rifondazione

    L’istruzione artistica: una proposta di rifondazione

    Quando manca la scuola viene meno la vera conoscenza e tutto si degrada mentre avanza un nuovo analfabetismo di cui i social networks sono indiscutibili testimoni. Chi ha a cuore il nostro futuro di nazione e di giacimento culturale dovrebbe essere più lungimirante, fornire i mezzi alle buone idee e alle buone pratiche e unirsi in questo sforzo nella stessa direzione prima che sia troppo tardi.Non ha senso fondare ogni giorno una nuova associazione culturale e corporativa che celebra se stessa con seminari e convegni inutili, mentre avrebbe senso mettersi in rete per contribuire a rifondare il settore educativo artistico italiano rendendo disponibili la ricerca, il progetto e la consulenza ai ministri e ai decisori politici di turno, senza disperdere occasioni e risorse che lo Stato dovrebbe una volta per tutte incrementare e rendere disponibili a chi realmente merita. L’educazione e la formazione sono le chiavi per assicurarsi in futuro persone capaci e competenti e prospettive di rilancio dell’unica economia possibile e non effimera in Italia.   (altro…)