Tempo fa abbiamo inviato alcune nostre vignette (giuseppe campagnoli) alla redazione di Charlie Hebdo come contributo.Su un numero di qualche tempo dopo è apparsa una vignetta palesemente ispirata ad una nostra idea, senza alcuna citazione. Ve le proponiamo non senza una certa soddisfazione e un po’ di rammarico. L’arte della moda al tempo dell’integralismo islamico.
Un articoletto del 12 Ottobre 2010 su La Stampa in linea con il nostro progetto dedicato all’edilizia scolastica e, ahimè, ancora attuale nonostante la “Buona scuola” neodemocristiana dell’attuale governo.
È un lavoro delicato, da affidare a una categoria specializzata e non estranea a quel mondo. Perché si tratta di edifici “poetici”, non centri-servizi.
“Il decantato plesso «Collodi» di Casette d’Ete nelle Marche (monumento personale ai mecenati Della Valle) e il padano look della scuola leghista del comune di Adro meritano qualche riflessione sulla scuola «ideale». Siamo di fronte a due monumenti diversi ma simili per forza propagandistica e diseducativa. Da una parte il moderno mecenatismo che, superando la storia dell’architettura, le tradizioni tipologiche italiane e la pedagogia, propone modelli post neoclassici di importazione, dall’altra il provocatorio stile di regime che non si vedeva dai tempi del fascismo. Per anni mi sono occupato (da architetto, insegnante, preside e ricercatore) della scuola come «luogo»fisico e intellettuale. Le mie idee sugli spazi della scuola, condivise dalla ricerca più avanzata mi spingono a non tacere questi due episodi che sono ulteriori denunce su come si sia trasformata la nostra Italia se trattain questo modo edifici pubblici così «poetici» come le scuole. La scuola italiana è vittima da decenni di ministri alla rincorsa della propria «riforma epocale» e di idee tese a concepirla più come servizio/azienda che come una comunità educativa. L’architetto che si cimentasse con uno spazio così importante e difficile da concepire, perché necessita di proporre significati autonomi rispetto al potere politico o economico che lo generasse, dovrebbe appartenere a una categoria specializzata e in possesso di curriculum specifici in materia di edilizia scolastica e del mondo della scuola. L’imprenditore “benefattore” avrebbe dovuto lasciar realizzare l’opera ad altri che non la sua parente-architetta, magari con la condivisione di cittadini e utenti, avendo rispetto della scuola e della sua autonomia. L’amministrazione leghista avrebbe dovuto non cedere alla tentazione di firmare di verde ogni filo d’erba che verde già è per sua natura e avere rispetto dei propri cittadini, tutti.”
Cominciamo questo nuovo anno (bisestile!) pubblicando uno ad uno, settimanalmente, editoriali e articoli di architettura, scuola, arte e varia umanità apparsi a firma del nostro redattore Giuseppe Campagnoli su La Stampa vecchia gestione e sulla rivista educativa on line Educationdue.0.
Gi articoli e le lettere, scritti tra i 2010 e il 2015 sono stati raccolti in una antologia intitolata “Ritagli”, già recensita su questo blog.
Iniziamo con il primo e più lontano nel tempo: “Classici ciòè attuali” La Stampa Marzo 2010.
Una «rilettura» dei testi antichi che non sia semplice traduzione renderebbe comprensibili libri altrimenti ostici ai più. Come un certo “Discorso” del Leopardi. La lingua italiana, purtroppo, già dall’Ottocento a oggi si è trasformata tanto da essere quasi un’altra lingua. Senza contare che anche i dialetti spesso costituiscono dei veri e propri linguaggi a sé e contribuiscono a complicare la comprensione nel parlare e nel leggere. D’altra parte, anche le traduzioni di autori stranieri in italiano spesso ne hanno svilito il testo e molto più spesso hanno prodotto decisamente«un altro libro». Lascerei leggere a dotti e studiosi i testi originali laddove questi siano arcaici, complessi e incomprensibili ai più. Per non impedire al lettore poco colto di cogliere i messaggi di poeti e letterati importanti praticherei la via di una «rilettura» che non sia una traduzione vera e propria ma una specie di «remake»qualificato e rispettoso del significato e del messaggio dei testi dei classici ormai lontani nel tempo. Ho provato io stesso a fare un rispettoso esperimento con il mio amato concittadino Giacomo Leopardi: ho tentato di rendere comprensibile anche al lettore meno dotato l’essenza del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” che ho trovato straordinariamente attuale e quasi miracoloso nel descrivere gli italiani come sono stati e come sono ancora oggi nella quotidianità e nella società. Chi lo ha letto, anche poco avvezzo a leggere libri, lo ha apprezzato e mi ha testimoniato lo stupore per essere riuscito a rendere attuale un saggio che altrimenti sarebbe stato compreso da pochi eletti e che non sarebbe stato utile a una riflessione profonda sull’attuale italico malessere. Anche un solo lettore in più di un testo altrimenti considerato datato, ostico, involuto, prolisso e sostanzialmente incomprensibile, costituisce un risultato di crescita per la cultura e, in questo caso, per la democrazia.
I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.
Ecco un estratto:
Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.000 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.
Credo che ora si debba tacere per un po’ ed evitare di fare da grancassa alle perverse mire comunicative del terrorismo. In tv, sui giornali e nei social media non si fa che amplificare le gesta criminali degli islamisti. Per combattere il crimine in genere, da quello finanziario e mafioso a quello politico o religioso, la chiave del successo,certamente lungo e faticoso, sta nel rimuovere le cause che lo generano. Occorre avere coraggio e determinazione, anche sacrificando parte del nostro benessere (tanto più che è malamente distribuito da chi lo produce e gestisce) e rinunciando a voler far vivere tutto il mondo come l’occidente del consumo a tutti i costi.
Questo è il ridicolo atto di indirizzo per le politiche scolastiche del governo italiano per il 2016. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni! Ma nessuno pensa che il futuro è fondato sull’educazione e l’istruzione: per la salute, per il lavoro, per la sicurezza, per la lotta alle intolleranze ed agli estremismi, per la cultura e l’equità sociale. Non abbiamo più parole. Le parole le avevamo già dette nei nostri numerosi scritti.Leggete il documento, talmente chiaro ed avvilente da far cadere le braccia, e fateci sapere la vostra opinione. Noi l’abbiamo già detta. Viva Lucignolo e il Gatto con la Volpe! Povero Pinocchio.
Ripropongo, da oggi, in versione PDF alcuni miei racconti e saggi brevi già pubblicati su iBook. Il primo è una breve storia onirica alla Arthur Schnitzler, un po’ autobiografica e un po’ no.
D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano? Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti, sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.
Ci associamo all’editoriale di Gad Lerner sul suo blog per la vicenda della scuola di Rozzano su cui hanno speculato tutti, dalla ridicola Gelmini che testimonia con talento la sua complicità per aver distrutto la scuola italiana, al rozzo Salvini che documenta lo sfacelo dell’edilizia scolastica cui ha contribuito anche la Lega che ha governato per decenni con la destra. Noi commentiamo solo dicendo che in una scuola pubblica di un paese dove non c’è il culto di stato, non deve esistere l’insegnamento di nessuna religione e queste debbono entrare solo come libere materie culturali e storiche, se previste nei contenuti delle discipline, con pari dignità. Aggiungiamo anche la chiosa che abbiamo proposto qualche articolo fa:
“Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi,le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai
bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che
pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che
pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello,
quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la
sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli
che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto,
quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro
Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli
che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il
capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di
sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle
loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che
benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia,
quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso,
il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.»
François Cavanna (uno dei fondatori di Charlie Hebdo)
La buona scuola. “L’ora di otium”. Ancora una volta Massimo Gramellini “buongiorna” sulla scuola. Noi abbiamo scritto di scuola un articolo si e l’altro pure. Se qualcuno ci leggesse forse ne trarrebbe qualche giovamento, vista la nostra esperienza. La lingua italiana è una materia fondamentale della formazione e dell’istruzione nella nostra scuola. Il fatto che sia stata minimizzata, che sia insegnata malamente, che non si faccia più dettato, riassunto e analisi logica a vantaggio dell’articolo di giornale, del saggio breve, della critica storica e artistica o che non si facciano parlare in pubblico gli studenti “dal muretto” non vuol dire che si possa usare l’ora di “socialità” per compensare queste carenze né per recuperare la capacità di dialogo e di sana relazione interpersonale che dovrebbe iniziare dai nuclei o dalle tribù familiari che hanno per Costituzione la responsabilità “in educando”. Non mi stancherò mai di ripetere come noi, generazione anni ’50, prima della malefica riforma della scuola media del 1963 alla fine della terza leggevamo e capivamo senza problemi il “Moby Dick” di Melville tradotto da Cesare Pavese!
La fede è l’aver fiducia cieca e irrazionale in chi ti racconta storie sull’essenza della vita.
Osservando i fatti di Parigi, del Mali, Gaza, Siria, Turchia, Afghanistan, Arabia e Africa ripropongo la mia lettura in francese del libro di Tahar Ben Jelloum “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”-éditions du Seuil 2002. Mi piace fare qualche considerazione “en passant” senza essere condizionato dagli avvenimenti degli ultimi anni e mesi.
Ho commentato con degli appunti spurii il testo per evidenziare qualche contraddizione ed alcune affermazioni che mi paiono peccare di qualche sciovinismo culturale. Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar, con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” (altro…)
Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati. (altro…)
Religioni, politica, economia. L’arte di convivere o di fare la guerra?
Il Buongiorno recente di Massimo Gramellini “L’arte di convivere” si fa drammaticamente attuale oggi ,dopo la tragedia di Parigi. Parigi e l’Europa piangono. I simboli della normalità come lo Stade de France, il Bataclan, un bar, la strada, colpiti da chi odia l’uomo e la natura, la pace e il dialogo tra persone che si rispettano e, a volte, si amano: famiglie, turisti, studenti, non soldati o reggimenti. La viltà e la miserabile violenza si sono scatenate non nella follia ma nella criminalità pura e nella malvagità senza fine. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità. Ora occorre reagire, ognuno di noi, anche nel quotidiano, vigilare aiutando chi ci deve proteggere per legge, per impedire, prima che sia troppo tardi, che chi un momento prima era in mezzo a noi, innocuo e a volte anche disponibile e gentile, un secondo dopo si armi per uccidere i suoi simili in nome di ciò che per la ragione non esiste.
La reciprocità e la tolleranza.
“Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar Ben Jelloum in “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”,con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” Il Corano va letto, si scrive, sotto il segno della fede e dell’intelligenza. Una contraddizione? A me pare di si. Una minoranza pratica un islam rigorista, si dice. Non è una certezza. Il valore principale dell’islam predicato tra le tribù beduine sarebbe stato il rispetto dei diritti umani. E’ così che viene vissuto l’islam oggi dalla maggioranza dei fedeli? Si scrive che l’islam, come le altre religioni monoteiste, proibisse e proibisca il suicidio e l’omicidio. E le crociate allora? E le guerre fisiche di Maometto contro le tribù disobbedienti e miscredenti come le guerre di Mosè e David? I terroristi, i taliban e il Daech? I musulmani subirebbero gli effetti nefasti delle distorsione della parola del Corano: perché allora non parte una ribellione anche quotidiana, porta a porta, massiccia ed evidente? Si parla di insegnamento dell’islam nelle scuole. Come per le altre religioni si dovrebbe parlare invece di insegnamento del pensiero e delle credenze dell’uomo, tutte, come storia e non come dottrina. Si scrive di separazione tra le religioni e lo Stato: Iran, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Daech, Nigeria, Somalia ed Etiopia? Ma anche, in modo subliminale, Italia, Polonia, Irlanda, Regno Unito, Russia, Stati Uniti…La religione, scrive ancora Tahar, è solo un fatto privato. D’accordo. Il libro si spiega partendo dal presupposto dogmatico che esista una divinità, che esistano gli angeli e che esistano il paradiso e l’inferno. In paradiso andranno gli uomini buoni e giusti mentre all’inferno andranno i non credenti (!) i criminali e i cattivi in generale. E il Corano, cita Tahar senza commento, dice al versetto 5 della IX sura: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate se non si pentono.” Stessa sorte per gli ipocriti e i traditori della fede. Il profeta aveva sposato una ricchissima vedova, sembra per convenienza. Dal danaro al potere sulle tribù esercitato con la religione?(altro…)
Al Buongiorno di oggi su La Stampa “Monte Scassino” faccio una breve chiosa etica. La ricchezza, poiché acquisita quasi sempre, tranne per le lotterie, con il dolo o la colpa grave, direttamente o in eredità, è monnezza. E chi la accumula è un ladro. La stampa e i suoi tribuni si avventano sempre, per difendere gli, fino a prova contraria, onesti cittadini, contro i politici, gli amministratori, i pubblici dirigenti e dipendenti, i preti, i cardinali e i papi. Certo chi ha più potere e lo deve usare in nome o in rappresentanza di alti ideali come lo Stato e la Chiesa è sempre più colpevole del popolino. Oggi sono convinto che i credenti e i creduloni lo sono spesso volontariamente e spesso in mala fede. Creduloni sono i fedeli, gli elettori, i consumatori, i telespettatori, i cittadini dei populisti e dei social media. (altro…)
Buonasera Mr. Gramellini! Tutti sono stati educati da tutti, la culpa est in educando ed in istruendo insieme.La Costituzioni, l’etica e la natura parlano chiaro. In Italia, in particolare, le riforme scolastiche e le trasformazioni della società che emula quelle dei mercati più avanzati e del consumo hanno generato quello cui noi assistiamo e che il nostro Massimo del Buongiorno su La Stampa candidamente e ironicamente censura come questione di costume come se liberismo, liberalismo e libero mercato non c’entrino nulla. Una perfida commistione tra libertinaggio educativo di sinistra e di destra (per scopi opposti) ci ha portati al disastro dei social media, della violenza, del bullismo, del mobbing, dello stalking (guarda caso tutti termini anglosassoni!). Il buco nero della scuola italiana, per ammissione di illuminati addetti ai lavori già da tempo sono state le riforme simil “democratiche” degli anni sessanta. La scuola orizzontale, la scuola media unica, (tre anni di ricreazione diceva un mio amico provveditore negli anni ’90) i Decreti Delegati, il modulo delle elementari, Berlinguer ingenuo, la Moratti aziendale, la Gelmini sulla scia della Moratti e la Buona Scuola sulla scia di tutte e due, in una sorta di centrismo educativo sociale tendente a destra. Ecco perché si raccontano episodi di bullismo e violenza in classe, prepotenze di famiglie e alunni nei confronti di docenti. (altro…)
Noi siamo agnostici e laici. Il fatto che una chiesa sia anche uno stato dentro un’altro stato è uno scandalo perenne ed una contraddizione in termini. Il principio sembra essere lo stesso dell’identità tra islam e regimi. Il Vaticano non è una democrazia ma una monarchia, neppure troppo parlamentare. L’enormità e che prenda soldi da un’altro stato non si sa per quale bizzarra e masochista storia italiana di un ricatto che viene da lontano e che è stato sancito da Mussolini e da Craxi popi (!!). Ora quasi per una sorta di contagio per contiguità scandali, corruzioni, gossip hanno da tempo investito lo staterello che spesso mi fa pensare ad Andorra, San Marino, Monaco, Lichtenstein… Corvi e sciacalli sparirebbero se la chiesa diventasse veramente povera e seguisse alla lettera la parabola del cammello per sé e per il mondo che la circonda nelle sue predicazioni di carità e solidarietà ma non di emancipazione ed equità sociale. Qualche prelato commentando in un talk-show (!!! i fatti ha detto che anche la chiesa dovrebbe aspirare ad un mercato equilibrato e ad una finanza controllata. Non avrebbe dovuto dire che la chiesa, secondo le idee attribuite al suo primo profeta evangelico. dovrebbe combattere la ricchezza ed agevolare il raggiungimento dell’equità sociale? Non dovrebbe dire che la carità e l’elemosina sono solo strumenti provvisori mentre si lavora per abbattere le differenze tra ricchi e poveri? Credo poco ai ciclici complotti di chi non vuol fare lavorare il papa di turno mentre credo molto ad una endemica connotazione del Vaticano come potere economico e finanziario che passa attraverso la religione e l’evangelizzazione ma ha in sé tutte le distorsioni del capitalismo, compreso il lavorio di sfruttatori, faccendieri, grand commis, truffatori, corvi e sciacalli. I, potere temporale corpore e corromperà sempre una chiesa che qualcuno voleva povera, veramente povera affinché fosse credibile nel suo messaggio e nelle sue opere. E intanto nella città-stato dello stato-città un uomo dimesso e noiosamente retorico rende omaggio ai nostri caduti, anche quelli che liberarono Roma dal Papa re. Amen.
Come in passato abbiamo voluto rendere omaggio all’eclettico Spadolini, artista poco noto in Italia perché fuori dai cataloghi dell’accademia critica da sempre legata ai mercati e ai mercanti o ai mecenati interessati, oggi seguendo il prezioso suggerimento del figlio Roberto vogliamo far conoscere ai nostri lettori Carlo Franzini: Saturnino.
Essere fuori moda è solo sempre un pregio.
Un artista dalla vita “molto complessa e, per certi versi, anche avventurosa. La sua biografia artistica si è svolta su due binari paralleli ben distinti: la pittura, che era scolpita nel suo dna e che ha professato anche nell’ultimo giorno della sua esistenza, e la carriera di tenore lirico, altrettanto importante e prestigiosa, ma che si è limitato a…stoicamente sopportare. Pur amando immensamente anche la musica, aveva un carattere un po’ ribelle alle convenzioni, e ciò ha fatto sì che il suo amore per l’ambiente della lirica non sia mai sbocciato del tutto. Era dotato di uno spirito molto indipendente e amava lavorare nella monastica solitudine della “Bohème di Saturnino”, la sua silenziosa soffitta/museo di Piazza del Duomo a Milano. Non ha mai inseguito alcuna “moda” artistica, nè ha mai fatto parte di scuole, correnti o movimenti culturali. Nonostante l’isolamento, della sua arte si sono occupate le migliori firme del panorama artistico e culturale del suo tempo: Luciano Garibaldi, Federico Zeri, Mario Portalupi e Leonardo Borgese, su tutti.La vita di Saturnino assomiglia alle sue opere: non conta per la preziosità del dettaglio, ma per la passione del tutto.”(dalla lettera del figlio Roberto Franzini)
Più della sua biografia riassunta qui in poche righe parlano le sue opere di cui diamo una selezione offertaci gentilmente alla pubblicazione da Roberto Franzini.
Carlo Franzini
1923: il 21 aprile, nasce a Milano in via Bramante, 13.
1948: terminati gli studi all’Accademia di Brera (fu allievo di Aldo Carpi), anche per evitare un futuro da impiegato di banca che in famiglia avevano già pianificato per lui, fugge a Parigi. Vi rimarrà ininterrottamente per tre anni, dormendo nei primi mesi anche sotto i ponti della Senna. Visto che con la pittura ancora non può farlo, per mantenersi, avendo ereditato dal nonno materno una bellissima voce, canta le canzoni napoletane nei bistrots di Montmartre. Nella vivacissima atmosfera della Parigi dell’immediato dopoguerra, avrà modo di entrare in contatto con diversi personaggi della cultura e e dell’arte, primo fra tutti col “vecchio” Matisse.
1951: rientra in Italia per partecipare al concorso nazionale per nuove voci e lo vince, debuttando così al Teatro Nuovo di Milano nelle “Preziose ridicole” di Felice Lattuada. La carriera di tenore lirico lo porterà a calcare i più importanti palcoscenici del mondo e marcerà sempre parallela a quella di pittore.
1975: mostra antologica nella sala delle cariatidi del Palazzo Reale di Milano.
1978: chiude la sua carriera di tenore, cantando alla Scala di Milano ne’ “La favola di Orfeo”, di Alfredo Casella.
1986: muore la madre a cui era legatissimo. Cade in un profondo stato di depressione dal quale, alla fine, lo salverà proprio la pittura: dipinge nell’arco di un quadriennio (86/90) le sue tele più belle e più intense, a tutt’oggi ancora mai esposte al pubblico.
2003: il 27 gennaio, colpito da un infarto, muore all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio terreno, un piccolo capannello di sedici persone.
La nostra galleria dedicata a Saturnino con alcune libere suggestioni e citazioni.