Autore: Giuseppe Campagnoli

  • Lo stato dell’arte politica. Verità nascoste.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Molte sono le verità che una certa arte della politica e della comunicazione nascondono accuratamente all’opinione pubblica per consentire che nei miserevoli teatrini in tv, nelle piazze populiste e nel web, si blateri di tutto meno che dei fatti incontestabili dell’economia e della società. Alcuni importanti luoghi comuni sono da sfatare, prima di altri e prima che sia troppo tardi e che ci si riduca a far la guerra ai nemici sbagliati.

    1. PENSIONI. Le pensioni cosiddette “retributive” non sono altro che un patto scellerato tra lavoratori e datori di lavoro (tra cui lo Stato) : “io ti pago   stipendi tre volte ( e anche 4)  più bassi della media europea per 40 anni di lavoro  qualificato e il resto te lo darò quando sarai in pensione pagandoti dei ratei che corrispondono circa all’80% del tuo ultimo stipendio”  Si tratta quindi in effetti di un salario differito che insieme alla liquidazione non raggiungerà mai, comunque, ciò che era dovuto per il tempo lavorato con uno stipendio adeguato, di livello europeo e costituzionalmente equo. Si parla di pensioni da miseria (400-600 euro mensili) senza fare cenno ai tanti,che si lamentano anche in tv,( ad esempio commercianti, artigiani, autonomi in genere) mentre non dicono di aver versato contributi risibili e  si guardano bene dal confessare di aver accantonato ingentissimi patrimoni immobiliari e tesoretti in banca!  Altro che pensino d’oro e liquidazioni di diamante!
    2. EVASIONE SOCIALE. Sono più di quanti si possa pensare i figli di lavoratori autonomi che godono di provvidenze, sconti, mense, alloggi per studiare quasi gratis, mentre conducono un tenore di vita altissimo grazie alle loro famiglie ricche che dichiarano redditi bassi e nascondendo nelle pieghe di leggi implicitamente compiacenti patrimoni più che ragguardevoli.
    3. COMUNISMO E LIBERISMO. Il comunismo e il socialismo sapevano distribuire ma non sapevano produrre. Il capitalismo e il liberismo (quest’ultimo in Italia è l’unico verbo della politica che va, con minime sfumature, da Berlusconi a Renzi e da Salvini a Beppe Grillo) sanno produrre ma non distribuire ricchezza perché lo scopo principale è ancora il profitto per pochi e la carità, quando si può, per gli altri.
    4. CRISI. La crisi non esiste di per sé. Sono le imprese, grandi, piccole e piccolissime che quando hanno visto scendere i loro profitti per il calo fisiologico e scientificamente plausibile dei consumi, per la loro endemica incapacità ad investire in ricerca, innovazione e formazione non hanno fatto altro che “fallirsi” , delocalizzare, licenziare, scappare con il malloppo o piangere sul latte versato da loro stessi anche con miserevoli atti di autolesionismo su cui la stampa ha fatto la sua consueta parte da rapace.
    5. CORSI E RICORSI. I cicli economici hanno sempre un inizio ed una fine. Oggi, per fortuna, siamo alla fine di un grande pernicioso ciclo. Per garantire l’equilibrio sociale occorre allora, senza indugio, limitare i redditi e le rendite, introdurre più pubblico sano,  ridurre e controllare l’iniziativa privata, abolire le speculazioni finanziarie ed imporre meccanismi di ridistribuzione della ricchezza solo in base al lavoro e al merito.
    6. RICCHEZZA E POVERTA’. Possibile che anche la chiesa cattolica sia arrivata a dire che non si tratta di carità e che il traguardo immediato deve essere quello dell’abolizione della povertà attraverso la costruzione di una società degli eguali nelle pari opportunità in ogni campo per non cadere nell’errore opposto di una società degli “identici”? Come ottenere questo se non prendendo da chi ha immeritatamente e spesso disonestamente e criminalmente molto di più? Altro che euro, banche centrali, finanza! La chiave è molto più semplice e a portata di mano. Per una volta, da agnostico, mi sento di spezzare una lancia a favore del “comunismo” dissimulato di papa Bergoglio!

    Giuseppe Campagnoli

  • Un’altra occasione perduta.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Il contesto. Si dice spesso, a ragione, che occorre “fare rete” e sistema. Gli altri paesi in questo campo ci stanno superando di gran lunga anche nel campo della formazione artistica. La stessa Claudia Ferrazzi, nostra eccellenza in campo artistico, già al Louvre e ora Segretario Generale dell’Accademia di Francia a Roma, lo ha ripetuto più volte: senza sinergie e networks non si può fare nulla in campo culturale. La cattiva abitudine tutta italiana dell’ognuno per sé ha prodotto drammatici risultati. Ho scritto molto di educazione all’arte e di istruzione artistica con interventi su La Stampa, su Edscuola, su Education2.0 ed altri media per sollecitare il dibattito intorno al depauperamento dell’educazione ad uno dei linguaggi più importanti per la formazione della persona e per l’economia del nostro paese e del mondo intero. Nell’ambito dell’Associazione nazionale ArtemDocere, di cui faccio parte, si è costituito un gruppo che si sta occupando di elaborare un documento sulla formazione artistica dopo aver inviato un organico dossier al Ministero che già, in qualche parte dei suoi documenti programmatici, pare aver considerato.

    Il fatto, i protagonisti, le idee. Recentemente ho ricevuto, come tanti altri destinatari, un invito per un convegno sull’istruzione artistica ” Da ISA a Liceo: 4 anni di esperienza” organizzato dall’Associazione degli ex studenti degli istituti d’arte (Essia)  e dal Liceo Artistico Mengaroni di Pesaro per il prossimo 8 Novembre. Ho chiesto, a nome di ArtemDocere di poter contribuire con un intervento ufficiale per presentare sinteticamente i risultati del nostro dossier e prospettare delle strade da percorrere in una comune strategia, con lo scopo di non disperdere energie e risorse. Una tale sinergia garantirebbe di conseguire risultati più solidi nel campo della  formazione e dell’istruzione artistica per curare tutto il campo invece di singoli sparuti orticelli. Si  recupererebbe così il terreno perduto, scongiurando i tentativi al “divide et impera” governativi per proporre il potenziamento degli insegnamenti storico-artistici, progettuali, del design, del disegno e delle arti applicate in un  progressive learning,  dai percorsi comuni del ciclo primario e secondario, fino a quelli specializzati del ciclo superiore, in stretto contatto con il mondo del lavoro. Non si tratta infatti di realizzare  percorsi di serie A e di serie B ma un sistema pariteticamente duale, costruito su curricula paralleli, egualmente dignitosi e mirati alla formazione equilibrata dell’individuo così come alle professioni dell’artigianato artistico o a quelle, a livello universitario, della progettualità, del design, della musica e della storia dell’arte.

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    Gli esiti. Ci spiace constatare invece come la nostra proposta di intervento sia stata relegata al dibattito generico di fine giornata con una motivazione basata sulle esigenze di snellezza del convegno.

    Gli interrogativi. Ci chiediamo allora: ma non si dovrebbe parlare di scuola, di riforme e di istruzione artistica? Qualcuno sa quello che ArtemDocere sta facendo ed ha fatto finora in questo campo? Qualcuno conosce i risultati di condivisione che ArtemDocere ha raggiunto anche presso chi decide dei destini della scuola italiana? Ma davvero si vogliono riproporre tout court gli istituti d’arte seppure in chiave moderna ma con i pregi e i difetti che pure storicamente avevano? Non sarebbe meglio rifondare tutto il sistema dell’educazione ai linguaggi artistici e quello della formazione ed istruzione artistica facendo tesoro degli errori del passato e delle esperienze virtuose storicamente assodate?

    Le riflessioni. Mi duole dire, a questo punto, che sta accadendo lo stesso fenomeno di quando tentai invano nel 2010 di coinvolgere le scuole artistiche in una rete editoriale che poteva coagulare l’opinione pubblica, gii esperti e gli amministratori, rileggendo una storia eccezionale di cultura e di talenti, verso la ricostruzione ed il rilancio dell’insegnamento delle arti. Non c’è ancora, ahimè per la scuola, per l’arte e per l’Italia, nelle piccole e nelle grandi, significative contingenze, niente di nuovo sotto il sole.

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    La babele dell’arte nel paese delle arti

  • Il paese dove il “sci” suona.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Provocato benevolmente da Silvia Donati, da recanatese doc, voglio fare una brevissima chiosa al dialetto che si parla nella mia città sicuramente fin dal ‘700.

    Inizio citando da Leopardi: “Ella non può figurarsi quanto sia bella. È così piana e naturale e lontana da ogni ombra di affettazione, e non tiene punto né della leziosaggine toscana né della superbia romana, mentre basta uscir due passi dal suo territorio per accorgersi di una notabile differenza, la quale in più luoghi pochissimo distanti, non che notabile è somma”. Qui ci sono riferimenti ad una verità incontestabile che segnala nella lingua recanatese non rare influenze e forse contaminazioni dal romanesco e dal toscano ma senza superbia e leziosaggine ( mo’ vengo, babbo, mi fijo, mi padre,capare, pija foco,e me’ cojoni, monno....)mentre si rilevano forti distanze sia dagli idiomi delle vicine Loreto, Osimo, Castelfidardo, Porto Recanati che del maceratese. Ho vissuto molto nelle campagne circostanti Recanati (Santa Croce di Sambucheto) e assicuro che la lingua era decisamente diversa da quella del borgo. Alcune ricerche e riferimenti confortano questa mia convinzione. Dice infatti nel suo libro sul Dialetto Recanatese del 1991 Gabriele Mariani che” la peculiarità della pronuncia è riconducibile nel filone del parlar toscano e umbro ma senza leziosità superflue o inflessioni minimamente rimarchevoli” riconducendo il filone (che Leopardi aveva già individuato) nel gruppo italico centrale laziale-umbro-toscano che fa da cerniera tra le lingue romagnole del nord (Senigallia, Pesaro, Fano) e quelle  (Ascoli, Fermo etc..) del sud delle Marche. Recanati è sempre stata un’ eccezione nel suo territorio anche per le alternate vicende storiche e per la  forte vocazione mercantile. Nei miei viaggi per l’Italia è un fatto che mi abbiano scambiato per toscano o romano, mai per abruzzese o marchigiano ( di cui il maceratese sembra essere l’emblema stereotipato). Per approfondire: dialetto.unimc.it.

     Giuseppe Campagnoli

  • Il giovane favoloso.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Un favoloso giovine.”Emozioni e contrasti”.

    Le nostre recensioni sul film “Il giovane favoloso”. Presentazione.

    “Un film troppo intellettuale? Il racconto di un Leopardi fuori dagli stereotipi? Una biografia educativa per chi ancora non conosce il poeta di Recanati o è vittima dei luoghi comuni? Ricordo che, tempo fa, provai, con un certo successo a “tradurre” in linguaggio attuale e mutando le cose da mutare per attualizzarle, il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” scritto da Giacomo Leopardi nel 1824. Il testo fu compreso e, anche grazie a questo, apprezzato da ristretti (come la società ristretta che il poeta e filosofo citava) ma significativi e disomogenei gruppi di lettura. Un po’ diverso e, naturalmente ad un differente livello, è il caso del “Giovane Favoloso”. Ci sono le letture de “Alla luna”, l’”Infinito” e “La ginestra” ma c’è anche un racconto che pare appassionato e non stereotipato della vita e del sentire leopardiani. Il film è piaciuto a docenti di letteratura, a studiosi, addetti ai lavori ed amanti della poesia, del cinema e dell’arte colta che ho intervistato e interpellato. Non credo però possa arrivare  altrettanto al grande pubblico che temo lo possa percepire come noioso, prolisso e troppo intellettuale. Non credo che il cinema, come le altre arti, debbano essere aristocraticamente ipertestetici rischiando di essere anestetici e assolutamente non universali. Il professionista e l’appassionato hanno detto di apprezzare le scenografie e il taglio dei luoghi, la sceneggiatura teatrale, i dialoghi profondi e spesso eruditi, la recitazione esperta e modulata, il ritmo sovente emozionante. Il grande pubblico forse avrebbe gradito una storia capace di educarlo usando il suo linguaggio meno colto, istruendolo, divertendolo e commuovendolo insieme senza però cadere nella fiction più banale. Per non ripetere le impressioni esposte da altri e sottrarmi all’effetto alone di questi giorni ed alle prese di posizione ipercritiche ed iper osannanti, posso affermare di aver condiviso la recensione di Andrea Baroni su “35 mm” quando rileva qualche lungaggine narrativa, indugi sulla condizione fisica e psicologica del poeta e su qualche tratto eccessivamente e pedantemente didascalico. Condivido, per averci pensato a lungo, il cenno, sottotraccia, al timore che pervade tutto il film nell’affrontare, per la prima volta con intenti di serietà e rigore, un personaggio così difficile, geniale e tormentato. Ho trovato discutibili  i flash delle visioni oniriche di Giacomo nei momenti dei suoi deliri tra corpo e mente, mentre ho vissuto momenti di emozione e di memoria, per il luoghi e le atmosfere, da recanatese pervaso veramente di amore e odio verso la città come insieme di persone bigotte e conservatrici ma, a volte, contesto adatto alla formazione di personalità  sensibili e geniali. Ho subito la  noia per i risvolti scolastici nella recitazione di versi che fanno parte di me ma che avrei voluto ascoltare da altra voce e con altri ritmi e pause. Non sono d’accordo con quanti, percorrendo un altro pericoloso luogo comune, Roberto Saviano compreso, hanno dato la colpa alla scuola di aver “stuprato” Leopardi presentandolo di fatto come lo sfigato del Sabato del Villaggio e del “Sempre caro mi fu..” affidando il pesante e immeritato compito di una “riabilitazione” al film di Martone. Io, che, per inciso, ho frequentato il Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati dove mi diplomai facendo un tema di italiano sul pensiero di Leopardi e Shopenauer, insieme a molti altri come me, per formazione e sensibilità, hanno sempre saputo bene quel che oggi ci pare tentare di raccontare tra le righe Martone. Lo abbiamo sempre saputo meglio e di più grazie a docenti illuminati e profondi.  E’ pericoloso ed ingiusto generalizzare e banalizzare un’ idea del poeta diffusa tra l’ignoranza e perpetuata con l’analfabetismo di ritorno di quei non pochi italiani che Giacomo già descrisse nel 1824. Nel film  si tenta di far giustizia presso il grande pubblico, ma non è scontato  che quest’ultimo lo veda e ne regga l’impostazione erudita. Mancava davvero poco,infatti, per dirla ancora con Baroni, per giungere alla definizione di un’opera d’arte e forse di un capolavoro? Certo è che le emozioni indotte per fortuna restano. Vi proponiamo, oggi e domani due recensioni di nostri autori marchigiani.

    Giuseppe Campagnoli, 18 Ottobre 2014

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     Epistolario di Giacomo Leopardi a cura di Prospero Viani 

    Editore Gabriele Saracino Napoli 1858 (proprietà di Giuseppe Campagnoli)

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  • Soloperpassione. Storie e canzoni.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    “Soloperpassione”

    L’arte dello scrivere e far di canto.
    Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti.

    Pesaro 13 Ottobre 2014
    Comunicato

    Dopo la prima verifica di realizzabilità dell’idea, si è deciso di estendere il contesto del progetto a tutte le Marche ed invitare cantautori rigorosamente marchigiani e non professionisti a partecipare. Chiederemo l’aiuto degli enti territoriali e di qualche impresa e utilizzeremo anche la pratica del crowd funding. Preceduto nel primo anno del progetto (2015) dalla produzione e pubblicazione di un cofanetto di “storie” e canzoni contenente un libro e un DVD e da una pagina sponsorizzata di Youtube, l’evento si dovrebbe svolgere a Recanati nella primavera-estate del 2016 forse anche insieme ad una kermesse di produttori di strumenti musicali, di editori musicali, di softwares ed applicazioni per la scrittura e la produzione. Chiunque leggesse questo messaggio è invitato a diffondere la notizia ed a segnalare eventuali autori di sua conoscenza nel proprio territorio.
    I cantautori che volessero partecipare all’iniziativa possono richiedere e inviare entro la data del 15 Dicembre 2015 la scheda di iscrizione preliminare all’indirizzo: giuseppecampagnoli@gmail.com
    Successivamente, (entro il 15 Gennaio 2015) dovranno inviare un unico un pezzo originale e inedito nei canali ufficiali, completo di testo con tablatura musicale (obbligatorio), partitura (opzionale) e un file in formato mp3 (obbligatorio) allegando anche la scheda anagrafica che potete richiedere allo stesso indirizzo di spedizione:
    giuseppecampagnoli@gmail.com

    Giuseppe Campagnoli

  • Genova e non solo.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Ho scritto dei fatti drammatici provocati dagli eventi meteorologici nelle Marche e ora leggo e vedo di Genova mentre un’allerta meteo è attiva per Montpellier e tutta la sua regione,in Francia dove un evento simile a quello di Genova è già avvenuto poco tempo fa. Di chi sarà la colpa? Forse di tutti: governi, amministrazioni locali, protezione civile, ma da ultimo e non per ultimi anche i cittadini che spesso desiderano la botte piena e la moglie ubriaca. Allora anche in questo caso giova ripetere ciò che dissi per  gli eventi di Senigallia:  “Come si dice in campo fisiologico che la “prima digestio fit in ore” anche in campo di prevenzione la “prima prevenzione avviene nei nostri comportamenti quotidiani”. Se non ho curato il mio campo, il mio fosso, la mia scarpata non posso prendermela con il comune o con il meteo. Se ho voluto spendere i miei risparmi per i miei diletti invece di provvedere a regolare le acque nel mio giardino e a rispettare le norme sismiche e idrogeologiche della mia casa, non posso andare in piazza a protestare contro il sindaco e dare la colpa ad altri. Ma una cosa sono le scelte che i cittadini sono in grado di fare, altro è il danno subito da chi non ha le risorse nemmeno per vivere. Nessuna previsione potrà mai dire con certezza assoluta cosa accadrà dopodomani.  La scienza fatica a prevedere certi fenomeni anche entro poche ore! Educazione ed istruzione ci aiuterebbero molto. Ma è proprio in questo campo che le risorse sono state tagliate ampiamente. I cittadini debbono conoscere qual’è la loro parte nella salvaguardia del territorio e debbono sapere come comportarsi prima, durante e dopo gli eventi calamitosi. I cittadini debbono essere messi in grado di valutare bene i rischi che corrono, ad esempio, quando estorcono permessi (attraverso i TAR, i contenziosi con i Comuni etc..) di costruire e produrre in aree da sempre a rischio. I cittadini debbono contribuire attivamente alla prevenzione ed alla tutela dei beni comuni a partire dal proprio ambiente domestico e dal proprio intorno territoriale. Gli eventi meteo straordinari sono ormai una realtà ma sono una realtà anche l’abbandono delle campagne agli agriturismo e ai pannelli solari, la speculazione edilizia che ha riempito l’Italia di doppie, triple e quadruple case, la speculazione finanziaria e l’ottusità imprenditoriale e politica che hanno creduto che l’Italia fosse un paese per l’industria pesante e per l’ipercommercio. E’ colpevole anche la tendenza dei cittadini quando protestano per le antenne e non rinunciano a tv e cellulari, quando urlano contro la TAV ma si lamentano dei ritardi dei treni, quando stigmatizzano l’inquinamento ma non fanno due passi senza auto…Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Giuseppe Campagnoli

    5 Maggio e 12 Ottobre 2014

  • La scuola buona o la buona scuola?

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    La scuola buona o la buona scuola?

    Ripropongo  i principali  punti governativi e provo a dire qualcosa rapidamente e sinteticamente dopo aver passato 40 anni nella scuola da insegnante, preside e ricercatore più 20 da studente.

    1) Mai più precari nella scuola e basta supplenze. L’idea non è male. Coniugando il fabbisogno di docenti  reale e consolidato di ogni scuola con le risorse disponibili e in attesa si potrebbe chiudere la partita ed aprire una nuova era (di standard internazionale) per il reclutamento e la gestione del personale della scuola. Ma sono stati fatti bene i conti economici? Chi supererà lo stereotipo del  lavoro sotto casa? E come verrà determinata la consistenza del team stabile scolastico?

    2) Si entra solo per Concorso. Bene! Ma sarà possibile dal 2016? E quali saranno le regole? E l’efficienza ed equità delle procedure? Occorrono le classiche “cento misure” per un solo giusto taglio! Bene cambiare il reclutamento dei dirigenti e bene la proposta per i cosiddetti privilegiati e nonsisacome reclutati “ispettori” di farne un segmento della carriera dei presidi! E’ da tempo che l’avevamo proposto.

    3) Carriera. Qualità valutazione e merito. Quis custodiet custodes? In un paese di raccomandati e di bluff la domanda è d’obbligo! Occorre cambiare forma mentis e allora anche la valutazione potrà entrare, rigorosa, equa e attendibile. E potrà essere accettata da tutti.

    4) Formazione e innovazione. Scuola digitale. I soldi spesi in passato per la formazione sull’informatica e le lingue straniere e per l’innovazione (computers, lavagne interattive, tablets ed altre diavolerie) hanno lasciato solo macerie..Speriamo che la formazione e diventi obbligatoria, ricorrente, gratuita e di qualità per tutti. E speriamo che a gestire la pianificazione per  l’innovazione e la digitalizzazione omogenee e con standards simili in tutta Italia, pensi gente seria, preparata,con trascorsi di sicura pluriennale esperienza e moderna.

    5) Scuola di vetro e scuola sbloccata. Trasparenza e qualità da costruire nel tempo. Occorre educare cittadini e operatori della scuola per gestire il cambiamento. In Italia sarà possibile? Abolire la burocrazia inutile? Bene. Ma chi toglierà finalmente la dirigenza dell’amministrazione a coloro che non hanno mai avuto formazione scolastica specifica e sono ancora tutti laureati in giurisprudenza? Tutto il personale dell’amministrazione deve venire dalla carriera scolastica!!! Occorre cambiare radicalmente i profili! Meglio un preside a dirigere un provveditorato (o come si chiama ora) che un giurisprudente burocrate!

    6) Sport, musica e storia dell’arte. Lingue, economia e competenze digitali. Si auspicano curricoli progressivi dall’infanzia all’università, solidi per qualità e quantità alla pari delle materie umanistiche e scientifiche. Chi se ne è occupato per una vita da docente o esperto saprebbe come fare presto e bene. Un consiglio per le arti: Artemdocere

    7) Scuola e lavoro, scuola e territorio. Fare rete e attrarre simbiosi tra imprese serie, enti locali e territoriali,associazioni  e mondo della scuola. Impostare veri percorsi-tandem scuola e lavoro con sistemi di crediti per una formazione integrata continua ed efficace, utile non alla scuola o all’impresa ma al cittadino in fase formativa. Chi si forma si educa e chi si educa si forma. Chi fa stages in azienda non è là per attaccare francobolli sulle buste o portare il caffè agli impiegati!

    8) Scuola statale e scuola paritaria: non dimentichiamoci che la Costituzione su questo punto è assolutamente chiara e dimentichiamoci che siamo il paese della Città del Vaticano. Prendiamo spunto dall’Europa.

    9) A latere. L’edilizia scolastica. Consigliamo la lettura dei nostri articoli su Education2.0, sull’ultimo numero della “Rivista dell’Istruzione” Maggioli Editore e del libello “Questione di Stile” gratis su Itunes e Ibook. Una sola cosa da dire, per ora. Un milione di euro è la decima parte di quello che investe, per esempio, la Gran Bretagna nei suoi piani triennali sull’architettura scolastica, in una sola annualità.

    Per finire: non ripetiamo l’avvilente consultazione di berlingueriana e morattiana memoria! Facciamo i cambiamenti per induzione! I plebisciti e l’assemblearismo allungano solo i tempi e creano ostacoli e demagogie. Impariamo dai saggi di Atene!

    P.S. Chi sono  infine  Simona Montesarchio, Damien Lanfrey, Donatella Solda, Antonio Aloisi e Matteo Benedettino?

            Ci piacerebbe saperlo e comunque li ringraziamo anche noi. Qualche spunto buono c’è nel documento.

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  • Che cos’è un amore

    Avatar di Marisa Cossu" Vola alta parola"

    10647228_10202155630162300_1256588566036272610_n[1]( Foto pers.)

    …forse è questo viaggio

    accidentato ed aspro

    spesso dolce, esaltante

    che riempiamo

    di presenza cosciente

    di ciò che abbiamo,

    di ciò che ci unisce e ci divide;

    …forse è questo timore

    di perdersi

    per strade divergenti

    e cadere nel buio

    di sentieri stretti,

    cercarsi e non trovarsi,

    già lontani;

    …forse è l’ intensa nostalgia

    di essere parte dello stesso cielo,

    di bagnarsi sotto la stessa pioggia

    e asciugarsi ad uno stesso sole,

    delle notti e dei giorni

    in cui ciascuno

    è padrone dell’ altro;

    …forse è guardare insieme

    ogni cosa che nasce

    e ciò che muore,

    tenendosi per mano,

    rimirare due anime,

     dissimili,

    in uno stesso specchio.

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  • Da Recanati ad Urbino. Ragionar cantando.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Urbino 5 Ottobre 2014. Ragionar cantando.

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    Non avevo mai avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo intero della Compagnia di Musicultura. La sensazione è stata forte e la memoria della musica praticata da giovane è emersa prepotente. Credo che questa sia una delle funzioni principali delle arti: suscitare ricordi ed emozioni. Il connubio tra artigiani della musica e della vita quotidiana ci è sembrato idealmente indovinato oltre che utilmente necessario. Musicultura con il suo “Ragionar Cantando: canzoni e canzonette” sta contribuendo nelle Marche a far rinascere una cultura pop di qualità nell’epoca viziata dai talent show di massa e da un mercato che spesso non guarda al pregio che dura nel tempo. L’artigianato artistico, che noi conosciamo bene per aver  diretto e indirizzato culturalmente diverse scuole d’arte e, tra l’altro, in qualche occasione, generato preziose contaminazioni tra arte e musica (come ad esempio con la sezione didattica del  Conservatorio di Pesaro), non è il fratello povero dell’arte. E’ un’altra strada dove il talento si esprime egualmente, sia per la vita che per il lavoro. Dalla  storia cantata e recitata nell’evento che ha chiuso ieri il tour della regione nella cornice molto simbolica di Urbino, si è consolidata l’idea del nome e dell’ evoluzione della nostra proposta di un festival di cantautori non professionisti marchigiani che, partendo da Recanati, forse la  patria regionale del pop d’autore, potrà coinvolgere tutte le Marche. Il titolo provvisorio dell’iniziativa è “Soloperpassione” e  se il progetto è già una rosa siamo sicuri che fiorirà.

    Giuseppe Campagnoli

  • Italy in a day. A subtle revew.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    This movie could be defined as “il libro Cuore 2.0”. It’s not so difficult to identify some traces of professional videomakers which badly pretend not to be professional. And this work turns out to be an unlikely mixture of homemade films which is too long and at times even boring and rambling. We are dealing with a patchwork showing the Italy of Soldati, a bit the one of Gergoretti and of Nanni Loi’s Specchio Segreto. Format of Ridley Scott is transforming the “american trace” into a sauce of italian stereotype. The movie is full of domestic landscapes, cities, rural areas and weather events which all took place unforeseeable on the 26th October 2013. The participation of the astronaut is to be considered as sycophant. Some traces of social networks voyeurisme were to notice, which betray the youthfulness of those who chose and assembled the different parts of the movie. The final result, in contrast with the director’s opinion, does not show a reassuring and hopeful Italy. On the contrary, we can see a nation which is resigned to the contemplation of its eternal vices and to tear-jerking emotions typical of fiction works. Creativity is not the central point of this movie but stereotype and a lot of exhibitionism, even to much exhibitionism, which is often also clearly fake. In the end we regret to observe that this movie seriously risks to consolidate the idea of a waning country, built of few saints, heros and sailors but, alas, of a lot of compliant exhibitionists and mama’s boys. A country that, on the sly, preserves the deep social and economical injustices and allegedly, with a sort of mediterranean masochism, is pleased about this situation rather than react. I wouldn’t like to be repetitive but, as a positive remark, i recognised in substance a lot of reflections of the italian poet Giacomo Leopardi of 1824 reported in his work “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

    Italy in a day. Une critique subtile.

    Ce film pourrait être défini comme “il libro Cuore 2.0”. Pendant la vision du film il peut se passer d’apercevoir des notes évidentes de vidéastes professionnels grossièrement dissimulées et de court-métrages domestiques dans un mélange un peu improbable. Tout cela se révèle être trop long et parfois voire ennuyeux et prolixe. Dans cette oeuvre nous retrouvons l’Italie de Soldati, celle de Gergoretti et de Specchio Segreto. On transforme “veine américaine” de Ridley Scott en une sauce de stéréotypes italiens. Le film montre pendant la plupart du temps des morceaux de vie domestique, de vie urbaine et rurale et aussi des évenements météorologiques qui se seraient tous passés incroyablement le 26 du mois d’Octobre de 2013. L’intervention de l’astronaute peut être qualifiée de flatteuse. Nous avons aperçu quelques pointes de voyeurisme du genre “réseaux sociaux” qui trahit le jeunisme de celui qui a choisi et assemblé les differents morceaux du film. Le résultat final, contrairement à l’opinion du régisseur, ne nous montre pas une Italie rassurante et pleine d’espoir. Au contraire, nous découvrons une nation résignée à la contemplation de ses vices éternels et à la larmoyante émotion de la fiction. La créativité ne représente pas le point central du film mais plutôt celui-cì serait le stéréotype et beaucoup, voire trop d’étalage, qui est souvent clairement artificiel. Au final il est regrettable de constater que le film risque sérieusement de consolider l’idée d’un pays en déclin, constitué par peu de saints, héros, et navigateurs mais, hélas, de beaucoup de vantards conformes et de tanguys. Un pays qui, en sourdine, garde de profondes injustices sociales et économiques et il paraît, avec une sorte de masochisme méditerranéen, qu’il s’en félicite plutôt que réagir. Je ne voudrais pas être répétitif mais, de positif, j’ai reconnu en substance beaucoup de réflexions du poète italien Giacomo Leopardi de 1824 dans son oeuvre “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

    Giuseppe Campagnoli Settembre 2014

  • Italy in a day. Recensione sottile.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Italiani,scrittori,fotografi,artisti,poeti e…videomakers della domenica! Troppo facile!

    Avatar di Giuseppe CampagnoliReseArt

    Si potrebbe definire il libro Cuore 2.0. Note evidenti di videomakers professionali malamente dissimulati e di filmini domestici in un mixer un po’ improbabile, troppo lungo e a tratti perfino noioso e prolisso. Un po’ dell’Italia di Soldati, di quella di Gergoretti e Specchio Segreto.  La vena “americana” benedetta da Ridley Scott è tradotta in salsa di italico stereotipo, mentre abbondano paesaggi domestici, urbani, rurali e meteorologici inopinatamente tutti collocabili il 26 Ottobre 2013. Ruffiano l’intervento dell’astronauta. Abbiamo notato qualche punta di voyeurismo da social network che tradisce il giovanilismo di chi ha scelto e montato i pezzi. Non ne esce, come sostiene il regista, un’Italia rassicurante e piena di speranze. Piuttosto ci è apparsa una nazione rassegnata alla contemplazione dei suoi eterni vizi ed alla melassa della commozione da fiction. Non emerge la creatività ma il luogo comune e molta, troppa esibizione, spesso anche evidentemente artefatta. Alla fine spiace constatare come il film rischi seriamente…

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  • Italy in a day. Recensione sottile.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Si potrebbe definire il libro Cuore 2.0. Note evidenti di videomakers professionali malamente dissimulati e di filmini domestici in un mixer un po’ improbabile, troppo lungo e a tratti perfino noioso e prolisso. Un po’ dell’Italia di Soldati, di quella di Gergoretti e Specchio Segreto.  La vena “americana” benedetta da Ridley Scott è tradotta in salsa di italico stereotipo, mentre abbondano paesaggi domestici, urbani, rurali e meteorologici inopinatamente tutti collocabili il 26 Ottobre 2013. Ruffiano l’intervento dell’astronauta. Abbiamo notato qualche punta di voyeurismo da social network che tradisce il giovanilismo di chi ha scelto e montato i pezzi. Non ne esce, come sostiene il regista, un’Italia rassicurante e piena di speranze. Piuttosto ci è apparsa una nazione rassegnata alla contemplazione dei suoi eterni vizi ed alla melassa della commozione da fiction. Non emerge la creatività ma il luogo comune e molta, troppa esibizione, spesso anche evidentemente artefatta. Alla fine spiace constatare come il film rischi seriamente di consolidare l’idea di un paese in declino, fatto di pochi santi, eroi e navigatori ma, ahimè, di molti conformi esibizionisti  e mammoni. Un paese che, sottotraccia, conserva le profonde ingiustizie sociali ed economiche e pare, con masochismo mediterraneo, compiacersene piuttosto che reagire. Non vorrei ripetermi ma, di positivo, ho riconosciuto “in nuce” molte delle riflessioni leopardiane datate 1824 nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

    Giuseppe Campagnoli

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  • Perseverare in arte.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Perseverare in artem haud diabolicum est!  No one left behind.

    Recanati, che è nota indiscutibilmente per le genialità ed i talenti di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli, possiede una storia artistico-musicale un po’ sottotraccia ma sicuramente di tutto rilievo anche per quel che riguarda la musica cosiddetta “leggera” e pop. Fin dai fasti di quando le fabbriche di strumenti musicali (come la Eko) negli anni 60 e 70 attiravano come sponsors ante litteram artisti ed eventi dal mondo discografico e musicale del tempo, c’è stato un proliferare di gruppi e musicisti fino ad arrivare alle ribalte della cronaca, anche nazionale, di eventi ed iniziative importanti come Lunaria, Musicultura e di personaggi, profondamente diversi ma figli dello stesso filone culturale come Piero Cesanelli, Marco Poeta ed altri ancora. Chi scrive ha vissuto questo clima, un po’ da comprimario ma sempre da appassionato, soprattutto nel periodo dalla fine degli anni sessanta alla fine dei settanta. Da qualche anno a questa parte, come esperto e saggista di arti varie, ha coltivato l’idea di riunire i vecchi e nuovi “cantattori” e “cantautori” professionisti e non, ma sicuramente dignitosi interpreti – di rigorose, certificate, origini recanatesi – in una kermesse musicale. Forse è giunta l’ora di concretizzare la proposta e coinvolgervi chi fosse interessato anche a livello di sponsor.

    Un’idea per Recanati da sempre una città della musica e fucina di talenti. Un evento da programmare per la prossima primavera 2015 che raccolga tutti i cantautori recanatesi di ieri e di oggi sia di mestiere che artisti spontanei. Un revival e un rendez-vous! Nella speranza che anche chi ha raggiunto un successo di mercato e di pubblico ritenga interessante e praticabile l’idea che dovrebbe caratterizzarsi per non avere scopo di lucro, si invita chi volesse partecipare come partner, come perforare o sponsor e produttore alla preparazione dell’iniziativa a scrivere al più presto a:

    giuseppecampagnoli@gmail.com

    P1100686

  • Moda e Arte a Candelara.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Moda e Liberty: interpretazioni stilistiche contemporanee

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    La mostra rimarrà aperta fino a domenica 12 ottobre 2014 con questi orari:

    venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 19;
    venerdì e domenica dalle 21 alle 23.

    La mostra ha ottenuto il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Pesaro, del Consiglio di “Quartiere n. 3 delle colline e dei castelli” e dell’Associazione “Titanus”. Ulteriori informazioni sono disponibili nel sito web della Pro Loco di Candelara: http://www.candelara.com.

    Leggi il comunicato stampa (altro…)

  • Opere d’arte.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Cito sinteticamente e condivido da Maurizio Ferraris “ARTE”:

    Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire,anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:

    1. Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
    2. Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
    3. Che provochi solo accidentalmente conoscenza.La funzione prioritaria non è la conoscenza.
    4. Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
    5. Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.

    Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte.Queste condizioni  sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.

    La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.