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Un manifesto politico

Visti i recenti sviluppi politici italiani che consolidano ahinoi l’idea, già espressa da Giordano Bruno, Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi sullo “stato presente dei costumi degli italiani”, è tempo di rileggere e sottolineare gli aspetti squisitamente politici del “Manifesto dell’educazione diffusa” scritto a quattro mani da Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli nel 2017 e sottoscritto da tanti insegnanti, genitori, pedagogisti, associazioni, che di tanto dibattito e di tanti incontri su e giù per l’ Italia è stato protagonista, provocando anche belle iniziative ed esperimenti suggestivi di controeducazione tuttora in atto. Ad ogni frase c’è un riferimento ad un’ idea di società, di educazione e di città decisamente rivoluzionaria. Mi piace ricordare qui, scorrendo il testo, qualche pensiero che molti hanno condiviso e che aiutano a non equivocare il messaggio profondo del Manifesto stesso.

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“Ma occorre cambiare, capovolgere questo modo carcerario di intendere l’educazione”

“L’energia  che questa popolazione reclusa (i bambini, i ragazzi, gli stranieri, gli anziani..) potrebbe imprimere alla vita sociale è incalcolabile se solo si potesse metterla davvero in moto e non tenerla in scacco, stagnante, incatenata)

“Sulla scia di una discreta organizzazione, in una città, si può cominciare ad immaginare la nuova scuola e la nuova educazione in diverse dimensioni: quella storica e architettonica, quella logistica, quella organizzativa e quella pedagogica e culturale, senza scindere più tra spazi per apprendere, per comunicare,per esibire, per documentare, per vivere.”

“Non si può imparare in luoghi e spazi che incitano alla guerra del competere e alla gerarchia nella forma e nella concezione”

“L’educazione incidentale è il primo riferimento per un nuovo modo di pensare l’educazione”

“La seccante e vana discussione sulla valutazione, sulla verifica, sulle prove, con l’educazione diffusa conoscerà finalmente la sua fine”

“Nessuno sarà inserito in tirocini o apprendistati volti ad essere immessi precocemente in un mercato del lavoro distruttivo e del tutto alieno da ogni finalità di autentico sviluppo e ampliamento delle capacità delle persone..”

“Non c’è bisogno di costruire altre scuole e non c’è neppure bisogno di ricostruire quelle distrutte da eventi naturali o dall’incuria e disonestà dell’uomo. Se la metà delle scuole italiane non si può mettere a norma né ora né mai, l’altra metà è vecchia sia concettualmente che fisicamente. Rincorrere gli adeguamenti e i restauri per tutta la vita di edifici che funzionano solo metà del tempo e sono irrimediabilmente obsoleti anche quando progettati l’altro ieri è folle oltre che antieconomico. Gli spazi dove si fa scuola sono lo specchio di come è il modello di scuola oggi.”

“Ma occorre cambiare, capovolgere questo modo carcerario di intendere l’educazione. Occorre che essi possano tornare ai luoghi da amare, alla città anzitutto, che è un insieme di luoghi per apprendere, cercare, errare (l’errore!) osservare, fare e conservare per condividere, riconoscersi e riconoscere.”

“Fa comodo alle autorità mettere sotto scorta chi si muove in maniera imprevedibile ancora al di fuori del compasso ordinatore dell’ordine del lavoro. Fa comodo a chi li ha messi al mondo sapere che sono sotto protezione, non abbandonati a sé stessi e alle loro pulsioni mobili e variabili, liberandoli dal timore che si avventurino in zone ignote, alla mercé dell’inatteso e del sorprendente. Fa comodo a tutti sapere i bambini e i giovani fuori dal mondo.”

“Basta con l’obbligo, con il sacrificio e con la sottomissione, ogni fatica deve contenere in sé la sua ricompensa, deve essere l’anello di un tracciato di cui si coronano in tempi brevi continue tappe di soddisfacimento.”

“Costringerà a rallentare, a prestare attenzione, a farsi attori di cura, di attenzione, di comunicazione, informazione, orientamento. Interpellerà tutti, mostrando che si può abitare la città come un grande luogo collettivo (e virtuosamente mescolato), di conoscenza, di cultura, di esperienza, di operatività sensata.”

La declinazione fattuale del Manifesto nell'”Educazione diffusa. Istruzioni per l’uso” consiglia e suggerisce strade per realizzare l’educazione diffusa nei contesti reali considerando prioritaria la dimensione  squisitamente pubblica e non privata e familiare dell’educazione in direzione di una intera società educante.

“Superare l’idea della “scuola” come mondo confinato tra mura, distaccato dal resto della realtà e della società, in modo che il bambino e il ragazzo siano messi nelle condizioni di fare esperienze dirette nel mondo, quello vero, di ogni giorno. È la visione, fortemente innovativa, attorno alla quale Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli hanno formulato la loro proposta di educazione diffusa e di città educante. Che non è solo un concetto astratto, tutt’altro. È una logica, pianificabile e organizzabile, una nuova modalità per aprire ai giovani le porte dell’apprendimento e del sapere.
Si viene accompagnati  (sia come genitore, educatore, insegnante o qualsivoglia vocazione si abbia ) attraverso un percorso chiaro e concreto per capire “come si fa” e “con chi si fa” l’educazione diffusa. Per cambiare veramente paradigma educativo, anche da domani. Basta volerlo.”

In poco tempo si potrebbero educare nuove generazioni  al senso critico ed alla libertà di apprendere e di pensare anche partendo dalla realtà  e coinvolgere tutte le altre  generazioni in tutto il territorio  per una rivoluzione sottile che scongiuri il percorrere le  brutte strade che la società per colpa di certa politica sta pericolosamente intraprendendo.

Giuseppe Campagnoli

28 settembre 2022

Una città educante. La storia dell’educazione diffusa: 2007-2022

Aggiorno e sintetizzo,una storia pubblicata in diverse puntate. Educazione, architettura, città, pandemia, guerra, libertà, le parole chiave.

Tutto cominciò negli anni settanta, quando tra la progettazione di scuole materne, medie ed elementari ispirate a principi di apertura e di flessibilità degli spazi verso l’esterno, gli insegnamenti sulla città analoga che si autocostruisce collettivamente e determina il suo stile di Aldo Rossi, le letture di Ivan Illich e Paulo Freire e i ricordi personali della crescita in una scuola rurale con il metodo Freinet iniziò la mia storia di architetto, di insegnante e di direttore di scuole d’arte. Tanta strada da lì in poi fino alla pubblicazione del Manifesto della educazione diffusa e a tutto quel che ne è seguito.

La mia classe en plein air. Giuseppe Campagnoli 2013

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Avevo consolidato l’idea di cambiamento che era già in nuce nel libro “L’architettura della scuola” edito da Franco Angeli, Milano nel 2007. Il volumetto suggeriva, dopo anni di ricerche e progetti, una concezione innovativa degli spazi per l’apprendere. Era il momento di intraprendere la strada per un dibattito più ampio e, auspicabilmente, una sua sperimentazione concreta.

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  “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”.

“La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”

 

 L’ incontro cruciale, dopo qualche anno e tante ricerche sul tema, con il professore di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca Paolo Mottana e la sua Controeducazione ha chiuso il cerchio magico della mia storia tra educazione ed architettura aprendo i “portali” dell’educazione diffusa.

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EDUCAZIONE CONFUSA

di Giuseppe Campagnoli

L’educazione diffusa sempre di più viene singolarmente associata, oltre che ad alcuni esperimenti di “scuola diffusa” pubblici che non hanno alcuna affinità con la nostra idea di educazione, anche a teorie ed esperienze del tipo outdoor, homeschooling, sedicenti libertarie o alternative, in maggior parte, guarda caso, private. In particolare preoccupa l’accostamento anche strumentale, pur se spesso occasionale o marginale, ad alcune “pedagogie” familiari inventate in extremis per dissensi più o meno condivisibili e a volte perfino un po’ isterici relativamente ai tempi che stiamo vivendo.

A causa di un sistema ormai obsoleto e pericoloso gestito oltretutto nella più grande confusione e incompetenza in tempi di emergenza per la salute comune, si sta verificando una fuga indiscriminata e confusa verso forme assai discutibili e dannose di “scuole faidate”. L’idea stessa dell’educazione diffusa e gli scritti che ne declinano gli aspetti attuativi, non mi pare abbiano nulla a che vedere, neppure per sbaglio, con alcune teorie e pratiche che definisco decisamente liberiste e che pare si stiano affermando per approfittare, come ai tempi delle pesti manzoniane, delle folle confuse e provocate dai loro tribuni agitatori, in genere pro domo sua.

Nel rispetto della libera ma responsabile espressione di tutti è comunque necessario e doveroso a mio parere prendere le distanze da certi accostamenti e apparentamenti così come da ogni forma di generalizzazione tendente ad accomunare l’ idea di educazione diffusa ad un universo che non le è per nulla affine e in molti casi pure decisamente opposto al pari di come lo è anche la scuola pubblica di oggi sostanzialmente eguale in ogni parte del mondo globalizzato salvo rarissime eccezioni.

Come già detto più volte l’educazione diffusa è altra cosa dalla scuola come viene intesa comunemente perché auspica per il futuro una educazione pubblica radicalmente diversa in una accezione di società educante. Si intendono infatti superare parimenti le visoni contrapposte stataliste e privatiste, o incidentalmente opportuniste, in direzione di un nuovo senso pubblico e collettivo che oltrepassa d’un colpo solo quella reclusoria, gerarchica e normativa delle istituzioni e quella privata, decisamente liberista e poco laica delle sette educative spesso anche pericolosamente misticheggianti e dogmatiche.

Mi pare di aver ben chiarito la posizione in merito che d’altra parte si poteva già evincere da tanti interventi su riviste, seminari e incontri di questi anni. Sed repetita iuvant,spero.

Nella pratica non è quindi un caso che abbiamo messo in campo l‘idea di una formazione ad hoc per sperimentare l’educazione diffusa nella scuola pubblica e guidare chi fosse veramente interessato a mettere le basi per costruire una intera società educante in un percorso comune, lungo, difficile ma promettente. I contesti privilegiati dovrebbero essere, come abbiamo sempre ripetuto, le scuole coraggiose, le amministrazioni coraggiose, i quartieri, le associazioni di iniziativa sociale. Non certo il precettorato in salsa domestica che scambia la libertà con l’egoismo spesso corporativo. Qualche seme c’è già in giro con esperienze anche virtuose da condividere e diffondere, come si dice, per fare rete avendo gli stessi scopi e uguali o affini principi. I riferimenti si moltiplicano ed una guida essenziale bibliografica recente e specifica potrebbe essere utile a chiarire dubbi ed incertezze e tracciare i percorsi utili al radicale cambiamento che auspichiamo. Lire, dunque, avant d’élire.

AAVV, Il Manifesto della educazione diffusa, in “Comune-info”, Roma 2018, url: https://comune-info.net/manifesto-educazione-diffusa/

AA.VV, L’educazione è fuori. EUM Univerità di Macerata

Campagnoli G., L’architettura della scuola, Franco Angeli, Milano 2007.

Coluccelli S., Montessori incontra…, Edizioni Erickson, Trento 2018.

Moreau D., Dossier sur l’éducation diffuse, in “Le Telemaque, n. 49, 2016.

Mottana P., Campagnoli G., Educazione diffusa istruzioni per l’uso, Terra Nuova, Firenze 2020.

Mottana P., Campagnoli G., La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa. Come oltre passare la scuola, Asterios, Trieste 2017.

Mottana P., Cattivi maestri. La controeducazione di Schérer, Vaneigem, Bey,Castelvecchi, Roma 2015.

Mottana P. Piccolo Manuale di Controeducazione

Ward C., L’educazione incidentale, Eleuthera, Milano 2018.

G.Campagnoli, L’education diffuse et al ville éducatrice. N°60 in uscita su Le Télémaque Unicaen. Arte ed educazione.