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Catastrofi naturali e umane.

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di Giuseppe Campagnoli

 

Mi duole dover riproporre pari pari questo scritto. I fatti drammatici provocati dagli eventi di questi giorni dopo i momenti di lutto e di cordoglio, mi fanno immediatamente dopo ricordare due riflessioni fatte tempo fa su “La Stampa” e su “La rivista dell’istruzione” a proposito di educazione alla tutela dell’ambiente, alla prevenzione ed alla protezione civile. Come si dice in campo fisiologico che la “prima digestio fit in ore” anche in campo di prevenzione la “prima prevenzione avviene nei nostri comportamenti quotidiani”. Ma una cosa sono le scelte che i cittadini sono in grado di fare, altro è il danno subito da chi non ha le risorse nemmeno per vivere. Nessuna previsione potrà mai dire con certezza assoluta cosa accadrà dopodomani.

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Uccellacci e uccellini

Mi chiedo sempre di più come mai, anche i sedicenti progressisti e libertari continuano a muoversi come se il sistema economico e sociale capitalistico  e il libero mercato siano ormai assodati come un atto di fede. Questa religio  che spesso si muove accanto e in sintonia con i culti e con la politica anche quella che si dice essere rivoluzionaria è il dramma del nostro mondo contemporaneo ed è quella che sta facendo arricchire una minima parte dell’umanità che è sempre quella che sfrutta e domina e che invece fa impoverire fino alla disperazione, drammatica quando si verifichino catastrofi umane e naturali, miliardi di donne e di uomini. Il diavolo (dia-bolè) sta nei dettagli ed anche nelle piccole cose. Nella nostra misera Italia ce n’è per tutti. Le parole del nostro titolo di oggi guidano un racconto che si ripete ogni giorno e che oggi, in ore di referendum e terremoti, ci fa riflettere profondamente e ci muove ad un impeto di ribellione.

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La Costituzione che nel SI o  nel NO tanto sembra stare a cuore a tutti, nei suoi più importanti articoli, relativi alla dignità, al lavoro ed allo stato sociale, poco ricordati e poco praticati nella loro vera essenza, recita:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale.

Art. 3.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita` e la propria scelta, una atti-vita` o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa`.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita` e qualita` del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se ́ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e` stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo` rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parita` di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore [31]. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.La legge stabilisce il limite minimo di eta` per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parita` di la- voro, il diritto alla parita` di retribuzione.

 Art. 41.

L’iniziativa economica privata e` libera. Non puo` svolgersi in contrasto con l’utilita` sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta`, alla dignita` umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perche ́ l’attivita` economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali .

Art. 42.

La proprieta` e` pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprieta` privata e` riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti
La proprieta` privata puo` essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredita`.

Lo spirito della legge appare tendere alla garanzia delle pari opportunità ed a stigmatizzare le iniziative private economiche tese al solo profitto personale senza essere indirizzate e coordinate a fini sociali come quelle pubbliche, né più né meno. Se il dettato costituzionale fondamentale fosse applicato non ci sarebbe più bisogno di beneficenza, carità e mecenatismo se non nei casi in cui “ad impossibilia nemo tenetur”.

E sarebbero diritti inalienabili e sottratti al mercato il cibo, la salute, la casa, l’istruzione e il lavoro.

Basterebbe applicare queste semplici indicazioni, come è d’obbligo, e non avremmo evasione fiscale, enormi e criminali differenze tra redditi e rendite. Basterebbe questo per non avere bisogno di dipendere dalla carità pelosa di turno o dal mecenate autocompiacente che si fregia di aver salvato basiliche, castelli, opere pittoriche, per la sua gloria ed il suo portafoglio.

I casi Della Valle (mecenate del Colosseo intitolato a Tod’s, della scuola di Casette d’Ete intitolata alla sua famiglia e ora dell’opificio di Arquata)  e Cucinelli (grossier parvenu anche lui e improbabile testimonial, monaco laico misticheggiante dell’ora et labora benedettino) sono le spie di un’ anomalia evidente del nostro sistema economico che non si allontana da quello dei secoli passati in cui dominavano e sfruttavano i nobili prima, i mercanti, i banchieri (spesso coincidenti) impresari e finanzieri poi. Che si facevano perdonare dal popolo,dal Papa e dall’Imperatore, comprando favori e indulgenze con i danari donati alle chiese, ai pittori e agli scultori di cose di Dio e con le elemosine affinché tutto restasse così com’era.

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Alla loro mercè erano l’arte, l’architettura, il pane dei poveri, le guerre di conquista, la politica e il “buongoverno” delle città.Proprio come oggi. E noi ci limitiamo a gigioneggiare in tv a prostrarci in ringraziamenti e a osannare i nuovi mecenati e i nuovi benefattori pro domibus eorum.

“La Basilica di Norcia, in gran parte crollata a seguito dell’ennesimo terremoto che ha colpito il Centro Italia, verrà ricostruita. Lo ha promesso l’imprenditore perugino Brunello Cucinelli, fondatore dell’omonima casa di moda specializzata nella produzione di maglieria pregiata in cashmere. L’immagine della basilica, che ha fatto il giro del mondo, lo ha toccato a tal punto da convincerlo a fare una promessa a Folson Cassian, il priore americano del monastero di San Benedetto.”Sarà apprezzato l’ineffabile mecenate presenzialista e buon venditore di sè stesso se accantoalla basilica e al convento offrirà anche di contribuire a ricostruire case e vite distrutte mettendo a disposizione per sempre i suoi guadagni personali eccedenti il giusto vitalizio di massimo 5000 euro lordi mensili. Questo dovrebbero fare tutti quelli i cui redditi eccedono immoralmente quelli necessari ad una vita dignitosa come recita quella parte della Costituzione di cui poco si parla. I soldi che mancano allo stato per aiutare nelle catastrofi sono nell’evasione fiscale e nei superprofitti privati. Non è con la carità pelosa che si fa del bene.”

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Tutti sono ancora preda di questi mostri che sono il capitalismo e il mercato.Spesso edulcorati in etico, sostenibile, dal volto umano….Ne sono preda i politici, gli imprenditori, i professionisti, i docenti, gli artisti, i comunicatori, le religioni e le chiese, gli intellettuali e gli scienziati…E il mondo per questo si affretterà ad estinguersi. Che fare?

Giuseppe Campagnoli 3 Novembre 2016

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Charlie Hebdo Italia sisma

Terremoto,satira e primedonne

 

Commedia all’italiana

Riportiamo senza commenti un riassunto dell’articolo, firma di Gèrard Biard  apparso oggi sul settimanale satirico parigino Charlie Hebdo.

“Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, per essere un amministratore italiano e libero imprenditore, una promessa almeno l’ha mantenuta: ha querelato per diffamazione aggravata Charlie Hebdo perché arrabbiato delle note vignette di Félix e Coco. Pare un’accusa curiosa anche i relazione al  clima di isteria mediatica e politica che ha infiammato l’Italia sul concetto di offesa al buon gusto. Si vedrà se la giustizia italiana riterrà fondata l’accusa considerando anche il tanto lavoro che ha da fare in questi tempi. I giornali italiani in questi giorni sanno di comico. Mentre alcuni rivaleggiano per l’indignazione sulle nostre vignette altri seguono le inchieste dei magistrati tendenti a chiarire le responsabilità di quanto è accaduto ad Amatrice ed altrove anche alla luce del recente feuilleton sismico giudiziario de l’Aquila. Pare che alcuni di questi giornalisti non leggano neppure ciò che scrivono i loro stessi giornali. Ma il procuratore di Rieti ha detto senza mezzi termini che le vittime e i danni del terremoto non sono stati frutto di fatalità, ma di incuria, corruzione, irresponsabilità  e incapacità come ha fatto ben rilevare anche un giovane ingegnere sui social quando ha evidenziato con foto, chiare anche per i non addetti ai lavori, le cause incredibili dei crolli quasi casa per casa. Ma veniamo al sindaco di Amatrice. Chi avrebbe dovuto dotare il Comune di un piano di emergenza e farlo funzionare in ogni caso? Chi ha firmato i permessi di costruzione, chi ha deliberato e fatto seguire i recentissimi lavori di restauro della scuola crollata per intero? Chi doveva vigilare e intervenire sulla messa a norma degli edifici? Non dimentichiamo infine chi è il titolare pubblico delle procedure di appalto, dei contratti etc. In una regione ad altissima sismicità i lavori di messa a norma risultano fatti in disprezzo delle regole o addirittura proprio non fatti. Questa è una questione ben più grave-e mortale-rispetto ad una stupida storia di presunto oltraggio al bon ton della satira…

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Questa non è di Charlie Hebdo

Tradotto e riassunto da Giuseppe Campagnoli

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Architettura Arte d'oggi Educazione Politica Racconti Sociale

L’Aquila 2010 Araba Fenice

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Riproponiamo un video girato nel 2010 all’interno della “Zona Rossa” per conto dell’Associazione culturale no profit S.E.T.A. che, con il suo progetto di formazione Araba Fenice, ha cercato di contribuire alla ricostruzione trovando non poche difficoltà nonostante il suo contributo fosse assolutamente volontario e gratuito. Com’è oggi l’Aquila dopo 5 anni? Da questo  cortometraggio dal centro storico del 2010 cosa è cambiato davvero? Chi aveva inaugurato in pompa magna le meravigliose casette “provvisorie” ora fatiscenti? Chi era a capo della Protezione Civile? Chi ha gestito la ricostruzione? Perché solo celebrazioni in TV? Quando sarà ricostruita la città? Quando potranno tornare tutti i cittadini a casa?  Domande che aspettano risposte urgenti.

Giuseppe Campagnoli