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Italia. La mia famiglia sarà presto la vostra.

 

Qui per voi la traduzione di un articolo significativo e graffiante, molto graffiante, di Antonio Fischetti autore di Charlie Hebdo, di origini italiane  (Rital nella vulgata francofona) proprio come il fondatore del giornale Cavanna. Non posso non dargli ragione per molte cose evidenziando anche  il fatto, come dice anche Jean Paul Fitoussi che l’Italia e la Francia fingono di fare politiche opposte e di contrastarsi mentre invece, in realtà, è la stessa politica che perseguono, più o meno in ogni campo. Ma i paesi del sud Europa dove cominciano?  Con la geografia o con la cultura? Uno stesso parallelo tocca Spagna, Francia del Sud e Italia del Centro nord fino ai Balcani. Perchè la Francia si chiama fuori e immagina che la cancrena razzista nasca solo dall’Italia?

 

Di Antonio Fischetti

“Il giornalista Roberto Saviano autore del best-seller Gomorra ha dichiarato in una intervista a Le Monde: “Osservate l’Italia, probabilmente state guardando il vostro futuro“. Come ha potuto questo popolo di migranti arrivare ad eleggere un governo populista e di estrema destra? Per comprendere tutto ciò, io, figlio di immigrati “ritals” sono tornato a trovare i miei cugini rimasti in Italia.”

Non ci vado spesso ma comunque è da lì che io vengo. Da qualche parte in Italia c’è un paese che concentra tutti i miei geni da un tempo illimitato ( che hanno delle buone probabilità di risalire a Giulio Cesare!): Banzano, in provincia di Avellino, a una cinquantina di chilometri da Napoli. Una piccola montagna  alcune ville opulente, pochi disoccupati, quasi zero migranti  (i più vicini sono a Napoli ma la maggior parte di essi ci passa solo). Ora, come in tutto il sud d’Italia, il Movimento 5 Stelle è fortissimo : il suo leader Luigi Di Maio è originario proprio del posto e deputato della regione.

I miei genitori sono venuti in Francia dopo la seconda guerra mondiale per cercare lavoro. Mio padre era muratore coma la gran parte degli immigrati italiani. Negli anni 60 e 70 non era raro sentir insultare i “macaroni” venuti a “sottrarre il pane ai francesi” (e secondariamente ad rubare le loro donne). Ho degli zii e delle zie emigrati in Germania, in Svizzera, in Argentina. D’altronde gli italiani hanno invaso una buona parte dl pianeta (negli USA uno dei più celebri rappresentanti di questa immigrazione era un certo Charles Fischetti guardia del corpo e cugino di Al Capone). Sappiate anche che il giornale che leggete ora è stato fondato da un figlio di “Rital”: Cavanna. Ma torniamo alla mia famiglia. Una decina di zii e di zie con  due o tre figli per coppia fanno un buon centinaio di cugini e nipoti. Le loro attività ruotano su tre settori: edilizia, mozzarelle e concerie.

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C’è omertà ed omertà.

“C’è omertà e omertà” La Stampa 13 Maggio 2010

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C’è quella ingenerata dalla paura e dalle mafie e quella civile, ignorante ed egoista, diffusa al Nord come al Sud. Ma la ricetta per batterla c’è: ed è l’obbligo di istruzione. Riflettendo sui costumi degli italiani e su quanto sostiene Roberto Saviano sul tema dell’omertà, quella civile di chi si «barcamena» e guarda sempre dall’altra parte, propongo alcune considerazioni e una proposta culturalmente trasversale. È certamente comprensibile quel tipo di omertà ingenerata dalla paura, o meglio, dalla mancanza di quel«coraggio che nessuno si può dare», di chi è costretto a vivere, lavorare e rischiare ogni giorno nei territori delle mafie. È invece, a mio avviso, assolutamente ingiustificabile quell’omertà civile diffusa al sud come al centro e al nord della nostra Italia, caratterizzata dal non volersi istruire ed informare. Omertà rinforzata dalla diffidenza, dalla furbizia, dal disimpegno e dal tornaconto innalzati a regola dell’esistenza. Qui vedo l’egoismo di un popolo (o di una sua gran parte) che, godendo dei suoi «panes et circenses», si volge altrove rispetto alla prevaricazione, alla miseria,alle disuguaglianze sociali, sacrificando per utilitarismo anche il diritto-dovere civile di esprimersi. Una ricetta che potrebbe avviare una vera trasformazione fin dalle giovani generazioni sarebbe quella di istituire l’obbligo per tutti (sanzionabile) di istruirsi e di studiare, almeno fino a 18 anni, in una scuola seria, non discriminatoria, accogliente e stimolante. Che introducesse al lavoro con competenza professionale, solidità della scelta, consapevolezza dei propri diritti e doveri. Si avrebbero così cittadini colti e consapevoli sia che facessero i medici o i contadini. Così non si genererebbero ridondanze di mestieri e professioni rispetto ai vuoti in quei settori del lavoro ritenuti «vili». A pari opportunità di tempi e risorse per la formazione, i risultati sarebbero più equilibrati, i lavori equamente dignitosi e appetibili anche per il salario. Forse si pagherebbero anche più volentieri le tasse! Insomma, è dall’educazione e dall’istruzione che occorre ripartire per lottare contro l’omertà.

Giuseppe Campagnoli