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La scuola del mercato.

Che bisogno c’è dell’attuale sistema scolastico italiano e globale? Perché costruire ancora reclusori scolastici? Anche nel clima convulso, confuso e sostanzialmente gattopardesco post elettorale non  vedo all’orizzonte chi provi concretamente a cambiare le cose in fatto di educazione e luoghi per apprendere. Colgo l’occasione di un dibattito emerso tra innovatori governativi, ingenui innovatori dialoganti e rivoluzionari sottili della scuola, per alcune riflessioni politiche.

Almeno in Italia non c’è nessun partito o movimento che sieda in Parlamento che prospetti qualcosa di diverso dall’attuale sistema scolastico, più o meno riformato, fintamente rivoluzionato o edulcorato e adattato alle proprie ideologie. Ricordo co un certo sgomento la “Fiera” di Didacta, i suoi anfitrioni politici, istituzionali e aziendali. Ma anche l’erba del vicino non è più verde. Learning world, Quatar foundation, Edulearning, Avanguardie educative e tante altre sigle care al mercato non promettono nulla di nuovo o di buono. Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore abìnche se le loro idee pseudoinnovative sono oggi sulla cresta dell’onda. Il nuovo che avanza dei movimenti eteroguiudati non si discosta dalla visione  liberal liberista dell’educazione e  dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e  imperante del libero mercato.Le loro ricette sono solo, in sostanza, più soldi, più legami col mondo delle imprese, più modernità ma sempre nel recinto dell’economia di mercato. Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante. I programmi aleatori, apparsi e scomparsi nel tempo sono in fondo chiari anche nella loro fumigine e propongono una serie di domande retoriche fondamentali.

  • L’edilizia scolastica rimane edilizia scolastica solo con più investimenti per rabberciare l’esistente e costruire ancora nuove scuole?
  • Viene auspicata la diffusione obbligatoria di internet  nelle scuole senza alcuna proposta sulla qualità ed onestà della rete e sul suo ruolo nell’educazione?
  • L’insegnamento obbligatorio dell’inglese  dall’asilo serve ad aumentare la sudditanza all’ anglosassone linguaggio predatorio della globalizzazione?
  • La proposta di  insegnamento a distanza via internet non ricorda  il disastro dell’e-learning e tutti i suoi guai indotti da un ventennio?
  • L’ integrazione università-aziende per aumentare la sudditanza al mercato ed ai bisogni dell’impresa che non ha mai perso il vizio di voler fare della scuola una sua gregaria priva di autonomia?

Non c’è qualcosa di veramente nuovo all’orizzonte? Purtroppo tra i partiti italiani (come sempre) c’è solo una guerra per bande all’interno dello stesso recinto condiviso che è quello del mercato e del capitalismo che nessuno realmente vuol combattere se non con le rare ed effimere parole degli slogans. Una idea vera e nuova di educazione  aborrisce il mercato per ragioni di libertà e di autonomia del pensiero che si forma e sarà forse l’unica via per liberare i cittadini e le città dalle prigioni dei luoghi comuni, dai flautimagici della politica sempre serva di qualcuno o di qualcosa e dall’idea perniciosa della tensione al successo ad ogni costo che ipoteca qualsiasi anelito di crescita e di libero apprendere nel mondo.

Un’ educazione diffusa che salti a piè pari il concetto attuale di scuola, potrà liberare le future generazioni da ogni galera, reale o virtuale che sia, in una città e in territori nuovi  dell’apprendere  insieme ciò che veramente serve a noi stessi, alla comunità, alla natura che ci ha generati e che si aspettava molto di più da noi. Ma intanto piccole e grandi realtà, grazie ai nuovi architetti-mercanti continuano a progettare e costruire nuovi e brutti “muri” scolastici.

Giuseppe Campagnoli 6 Agosto 2017

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Economia Parlamento Italiano partiti politici Politica Sociale

Il nuovo che avanza in Italia. Les Saltimbanques.

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Le Saltimbanques

Per celebrare il Primo Maggio e poiché siamo sempre a ridosso di nuovi appuntamenti cruciali della vita politica e sociale italiana e vogliamo riproporre una riflessione su ciò che scrivemmo ormai quattro anni fa e che vale anche per oggi.

Siamo per quei partiti e movimenti che eleggono democraticamente e in trasparenza, con atti pubblici e registrati, TUTTI i loro leaders (come in tutte le associazioni libere e democratiche), senza padroni o uomini soli al comando dietro il paravento comodo di garanti  in nome di chi non è dato sapere.
Se esistesse un movimento o partito che  si impegnasse pubblicamente attraverso i suoi rappresentanti eletti a maggioranza dei suoi iscritti reali e con atto registrato ad attuare in tempi brevi il seguente programma urgente dimostrerà di essere il vero rinnovamento e allora potremo discutere.

Ecco i  punti fondamentali, irrinunciabili e prioritari:

-Nuova legge elettorale con candidati scelti dalla maggioranza degli iscritti ai partiti o movimenti  per una vera  democrazia rappresentativa al di là di ogni forma di partecipazione diretta che dipendesse troppo dalla alfabetizzazione e dalla preparazione politica dei cittadini e dai loro singoli interessi o delle lobbies cui appartengono.
-Lotta sistematica all’evasione ed elusione fiscale
-Lotta all’esportazione di capitali
-Forte tassa patrimoniale al di sopra dei 100.000 Euro (al 70%)
-Legge per l’equità sociale ed il riequilibrio dei redditi (differenze tra patrimoni e redditi di non più di cinque volte tra minimi e massimi) con  tariffe controllate per tutti i beni, i servizi e le prestazioni di opera manuale o intellettuale
-Confisca dei beni mobili e immobili non utilizzati a tempo pieno o non affittati a canone controllato
-Riforma e aumento investimenti sensibile per la scuola, la sanità e la cultura con più equità e rigore
-Riforma per una giustizia rapida ed efficiente
-Legge anticorruzione e sul falso in bilancio
-Nuova legge sull’immigrazione e la cittadinanza fondata sull’accoglienza sostenibile
-Legge integrata sui diritti civili e morali

-Rilancio immediato con incentivi e piani demergenza per:
Agricoltura
Turismo
Cultura, arte e beni culturali
-Tagli alla spesa pubblica delle inefficienze e della politica evitando tassativamente però che solo i ricchi possano candidarsi a cariche pubbliche
-Applicazione di tutte le direttive europee in materia di ambiente, scuola, diritti civili
-Nuovo ruolo in una Europa da consolidare nei suoi aspetti positivi più che da distruggere tout court ed incoscientemente per mettersi nelle mani di Putin o di Trump.
-Lotta al libero mercato incontrollato e incontrollabile
-Abolizione del Concordato con la Chiesa Cattolica

Questo è quanto scrivevamo ormai due anni fa su questo blog. Siamo andati e a vedere le carte. Fermo restando il giudizio estremamente negativo sull’attuale governo neodemocristiano e sulle opposizioni di centro destra e di destra, per motivi opposti, ci duole confermare anche il giudizio estremamente negativo sul sedicente “nuovo che avanzava” dei sedicenti “cittadini”. La nostra proposta minima  per punti non ci pare toccata per nulla dalla compagine parlamentare del dei nuovi movimenti che si è dimostrata solo agitata e provocatoria ma del tutto inefficace e per nulla  concreta anche nella maggior parte delle esperienze di governo locale. Da coacervo di ex-forzisti, ex democristiani, ex post fascisti e qualunquisti né di destra né di sinistra (?) ma soprattutto difensori accaniti del libero mercato, del capitalismo (sotto-sotto anche dell’evasione fiscale) e nemici giurati di tutto ciò che è pubblico (dimenticando che lì c’è la scuola, la salute, la sicurezza, la cultura…)i movimenti italiani che si dichiarano   hanno solo attaccato tutto e tutti a difesa del loro strano fortino neo-liberista lanciando parole d’ordine al limite delle farneticazioni o dell’ingenua favola. Le poche idee praticabili sono sempre in minoranza rispetto a quelle fantascientifiche o pro domo sua.

Facendo le pulci alle schede dei nuovi “cittadini” eletti sia al Senato che alla Camera, scopriamo, senza sorpresa, che moltissimi sono imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti,quadri privati, molti meno sono dipendenti privati, decisamente minoritari quelli pubblici e qua e là abbiamo trovato persino, come rarissime perle, disoccupati conclamati,  operai e contadini. Come volevasi dimostrare. Gli italiani dovrebbero sapere  che vorrebbe essere solo l’ennesima rivoluzione borghese contro altri borghesi più furbi, più ladri e più ricchi. La nostra lista di proposte democratiche ed innovative di allora, non sembra nemmeno nella mente di nessun movimernt di peso in Italia, sia che sia chiamato a “parlamentare” al centro che in periferia. Dobbiamo perdere la speranza di cambiare l’Italia? Forse il declino della scuola italiana, il consolidato neo-analfabetismo funzionale e l’invariato stato dei costumi degli italiani, stanno confermando gli eterni  amari frutti anche nella politica?

ReseArt  Gennaio 2015-Maggio 2017