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L’affair Battisti

 

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“Battisti in cella e i fascisti fuori. (Quello che molti italiani non sanno o fingono di non sapere) di Jean-Yves Camus da Charlie Hebdo del 23 Gennaio 2019. Traduzione di G.Campagnoli
Cesare Battisti ormai è in galera, condannato all’ergastolo perchè implicato in quattro omicidi commessi da un gruppo armato di estrema sinistra. Lui nega i fatti. Questo non rende nè gloriosa nè accettabile l’ideologia, che Battisti abbraccia, dei Proletari armati per il comunismo. Costoro trovavano rivoluzionario uccidere dei piccoli commercianti supposti militanti di estrema destra mentre verosimilmente si trattava solo di abbiette rapine mascherate da atti politici.

Quello che invece genera un profondo malessere sono i due pesi e due misure difronte ai protagonisti degli anni di piombo in Italia. In quel periodo non c’era che il terrorismo rosso: ma i gruppi fascisti intanto si impegnavano nel terrorismo nero. Questi, con l’appoggio di parte degli apparati statali, a volte perfino istigati da questi, si sono lanciati in una strategia della tensione tesa a giustificare un colpo di Stato attribuendo all’estrema sinistra la responsabilità delle stragi di Piazza Fontana a Milano, del treno Italicus, della stazione di Bologna e di tanti altri delitti. Nel periodo dagli anni 60 agli 80, quando il Partito Comunista Italiano era il più potente dell’Europa occidentale e si trovava sulla soglia del potere, una parte della polizia, dell’esercito e dei servizi segreti (n.d.t: che hanno degni eredi ahinoi anche oggi) ma anche della Democrazia Cristiana trovava il suo tornaconto politico e di potere nelle azioni armate dei fascisti. Come pure la Nato d’altronde. Ma oggi, il comunismo italiano è morto e la socialdemocrazia sopravvive appena. Allora c’è come un odore di rivincita da parte dei fascisti quando Bolsonaro libera Battisti per il suo amico Matteo Salvini. E fa paura di contro che il settimanale di sinistra L’Espresso pubblichi un reportage per dimostrare che tanti dei maggiori protagonisti del terrorismo nero sono ancora in attività. Il caso più sorprendente è Stefano delle Chiaie, 82 anni. Una sorta di leggenda, fondatore di Avanguardia Nazionale, gruppo citato, a torto o a ragione, quasi in tutti i dossiers sul terrorismo degli anni di piombo, implicato nei Gruppi Antiterroristici di Liberazione che davano la caccia ai militanti dell’ETA in Spagna,  attivo in numerosi paesi latino-americani come in Bolivia con Klaus Barbie. Ebbene, Avanguardia Nazionale esiste ancora e fa da tramite tra i vecchi e i giovani che si ritrovano anche in un locale di proprietà del comune di Roma che ha lasciato libero di occuparlo a Stefano delle Chiaie dopo il suo ritorno in Italia nel 1991. L’eurodeputato leghista Mario Borghezio ci avrebbe preso la parola in una riunione  nel 2014. La nuova Avanguardia Nazionale lavora con un gruppo italiano più importante, Forza Nuova promuovendo un fascismo cattolico integralista (n.d.t: chi vi ricorda?). Il suo capo Roberto Fiore è stato militante di Terza Posizione,  altro gruppo storico del terrorismo nero. Anche lui è tornato agli inizi degli anni novanta candidato in tante elezioni con una certa fortuna. Obiezione: tutte queste persone hanno regolato i conti con la giustizia, hanno scontato le loro pene, sono stati amnistiati, non sono stati perseguiti per mancanza di prove. Nulla da obbiettare se la pagina degli anni di piombo fosse stata definitivamente chiusa per tutti, anche per chi non si sia pentito e per quelli che vogliono continuare a far politica. Non ho nessun problema con il fatto che Franco Freda , senza dubbio il vero teorico  della strategia della tensione fascista, viva tranquillo scrivendo per il quotidiano Libero sulla pagina della “cultura”. Ma allora bisogna lasciare anche Battisti tranquillo. Oppure mettere tutti in prigione e tenerceli”

 


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Le affinità elettive che perino Google rileva.

Aggiungeremmo come chiosa che anche Valeria Mambro e Giusva Fioravanti pluriergastolani  per la strage di Bologna e altri omicidi  non sono più in galera.

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Coincidenze. O il furto più incredibile della storia.

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Parigi, 21 agosto 1911

Ore 5:30 

Cara madre,

 ogggi è lunedi una giornata calda e umida. Mi sono alzato presto perche non riuscvo a prendere sonno questa notte forse per il gran caldo, perche la mia nuova stanza e piccola e viene poca aria da la finestra tra i palazzi tutti ataccati del nuovo quartiere. Non e un gran posto ma ci hanno mandato qua perché ora lavoriamo per Messiè Gobier. Cominciamo un lavoro inportante al museo di Luvre, dobbiamo ripulire tutti quadri e ricoprirli con il vetro. Ieri mattina presto ci hanno mostrato velocemente i posti. E’ un museo enorme ma noi dobiamo lavorare solo in alcune sale. I miei dolori alo stomaco non passano, mi sento debole e ho spesso dela nausea. Voi come state? Arrivano le lettere del babbo da Lione? La prosima volta vi raconto del nuovo lavoro. Intanto vi mando 200 lire. Non e molto ma meglio di niente.

Mi mancate. Vi abraccio a tutti.

 Vostro caro Vincenzo.

 

Vincenzo piegò la lettera e la ripose nella busta. Scrisse lentamente l’indirizzo di casa della sua famiglia, che a Dumenza attendeva sempre con ansia quelle poche righe.

Vincenzo era emigrato insieme al padre per cercare fortuna in Francia, a Lione, perché in Italia, di lavoro, non ce n’era. Dopo qualche anno, si era spostato da solo a Parigi. Era artigiano: imbianchino e decoratore, quindi sempre a contatto con le vernici. Spesso la notte si alzava per vomitare, e i crampi allo stomaco erano, a tratti, insopportabili. Ma che doveva fare? «Vogliamo lasciare il lavoro per queste cosette?» Andava ripetendo il capomastro a chiunque lamentasse simili disturbi. «Voi siete privilegiati, a poter lavorare qua. Un giorno tornerete a casa che avete fatto fortuna! » Rideva sornione. «Ma se a qualcuno non sta bene qualcosa, quella è la porta. Andate. Tra cinque minuti ne trovo un altro, giovane, forte e bell’e pronto a lavorare, senza lamentarsi!» Pure Vincenzo era giovane, faceva trent’anni a ottobre, ma non era forte: era piccoletto e cagionevole. E però lavorava di buona lena lo stesso. Nonostante il saturnismo, la malattia da cui era affetto per via del piombo nelle vernici.

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Italiani e francesi.Parenti serpenti?

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E’ di questi giorni una specie di contesa a distanza sul savoir faire, sulla correttezza politica ma anche sull’opportunismo mercantile di due nazioni come l’Italia e la Francia (Renzi e Hollande) difronte alla visita del premier iraniano Rohani. Gioielli segreti si, gioielli no, maiale si, maiale no, champagne si, champagne no. In sottofondo si percepisce una sempre quella rugginetta storica tra cugini europei. A tal proposito, proprio ieri mi è giunto un racconto privato lucido, dettagliato ma esauriente  sugli stereotipi d’oltralpe verso l’Italia, questa volta, per paradosso, indirizzati al meno italiano degli italiani per indole e difetti, una specie di eccezione virtuosa (come del resto ce ne sono più di quanto si possa pensare). Un giovane studente Erasmus bravo, impegnato ed educato, che per scelta salutista e di piacere personale non beve, non fuma e non si fa di caffeina, alloggiato presso una famiglia (a pagamento e non proprio a buon mercato) per il suo periodo di studi a Parigi viene invitato a cena dalla sua ospite decisamente cortese, disponibile e simpatica (come del resto anche altri commensali). Nel consesso spicca ahimè invece, unico, un anziano galletto che appena può, in un crescendo poco comprensibile se non ricorrendo ai fumi di champagne, investe il povero ragazzo malcapitato, che cerca di difendersi nei limiti dell’educazione che altri dimostrano di non avere, con battute sarcastiche e pesanti sul suo non bere e non fumare e soprattutto sul suo essere italiano (mama mia! italiani coglioni! colpevoli di tutti i mali d’europa! se non bevi e non fumi almeno fai sesso? gli italiani non sono così!). Nel procedere del discorso sempre più incalzante e spinto dallo pseudoscherzoso al decisamente isterico e cattivo, si scopre che l’ineffabile parente sarebbe un insegnante di matematica in pensione, sedicente socialista e persino laico ed ateo.

Non sto a descrivere l’amarezza e la delusione del nostro studente, che ha provato da solo  a rintuzzare gli attacchi (!) provocatori e sostanzialmente stupidi di un interlocutore che avendo probabilmente il triplo dei suoi anni avrebbe dovuto mostrare la saggezza propria di quell’età, del suo vecchio mestiere di educatore e delle idee che dice di professare. Il dispiacere alla fine del convivio è stato forte anche per la mancata solidarietà  degli altri commensali, gentili, in evidente imbarazzo ma abbastanza omertosi e inerti rispetto alla antipatica situazione, proprio come certi italiani. Il linguaggio scurrile e gli argomenti antiitaliani del figuro facevano meravigliare per lo stridore con il suo professarsi progressista, laico e di sinistra. Verrebbe da dire Mon Dieu de la France…con tutto quel che segue se non fosse che per noi, di buon senso, non basta un rappresentante, seppure illustre, dell’ignoranza e dell’inciviltà transalpina a farci cambiare idea su un intero popolo che con il nostro ha condiviso per secoli cultura, storia e civiltà  e che oggi soffre la violenza e il terrore anche per le colpe storiche di una Europa colonialista da una parte e del suo essere patria illuminista della laicità dall’altra. Ricordo non a caso il pensiero ammirato del mio concittadino Leopardi nei confronti della Francia che pure all’epoca aveva invaso a più riprese le nostre terre con la scusa sempre tanto abusata nella storia di “liberarci”. Una consolazione comunque c’è: pare che il signore in questione fosse in partenza per una emigrazione definitiva in Thailandia: ” la terra dei sorrisi”!

 

Giuseppe Campagnoli

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