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Islam e paura. Rispetto umano?

Bisogna poter avere la libertà di criticare le religioni dovunque, di chiedere perchè ci su metta il velo, ci si genufletta, si giungano le mani, non si mangino crostacei o maiale e se tutto ciò non sia una imposizione di altri uomini o una libera scelta, a volte bizzarra per la ragione, ma comunque libera. Bisogna non aver paura di dire ciò che si pensa senza offendere la dignità delle persone. Questo è uno dei diritti fondamental dell’uomo.

Per questo traduco e ripropongo un  interessante  editoriale apparso su Charlie Hebdo a cura di Par Riss.

CHE CAVOLO CI FACCIO QUI?

“Da tempo gli specialisti cercano di capire le ragioni degli attentati in Europa e nel mondo intero. La polizia inefficiente? Un senso di appartenenza sfrenato? Gioventù disoccupata? Islamismo senza freni ? Le cause sono numerose e ognuno sceglie quella che gli conviene o che si adatta alle sue convinzioni. I fautori dell’ordine se la prendono con la polizia, gli xenofobi con gli immigrati, i sociologi fanno appello ai danni del colonialismo, gli urbanisti stigmatizzano i ghetti, gli economisti indicano la crisi e i politici se la prendono con Daech. A voi la scelta.

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In realtà gli attentati sono solo la parte emersa di un enorme iceberg. Sono l’ultimo stadio di un processo che si è innescato da tempo e su vasta scala. Noi ci attacchiamo alle macerie dell’aeroporto, alle candele accese davanti ai fiori sui marciapiedi. Nel frattempo nessuno osserva ciò che accade a Saint Germain-en-Laye. La settimana scorsa l’Istituto di Scienze politiche di questa città ha ospitato Tariq Ramadan. E’ un professore, quindi sarebbe al posto giusto. E’ venuto a discutere del suo oggetto di studi, l’islam, che è anche il suo credo.

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Dio, la morale, le religioni, le guerre.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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E’ tutto più semplice di quanto non appaia. Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla speculazione filosofica o alla teologia. Basta osservare l’uomo, gli esseri viventi, l’universo e la natura nel suo insieme. Basta basarsi sulla propria esperienza diretta e non sulla parola o i “libri sacri” scritti da altri uomini. La sovrastruttura che l’uomo nel tempo ha voluto costruire sulla natura per i suoi scopi di dominio e per mitigare la  paura dell’ignoto (che nel tempo, peraltro, si è rivelato sempre più noto, grazie alla scienza ed alla conoscenza) resiste ancora quando è abbinata all’ignoranza, all’ingenuità o alla mala fede.

Oggi, comunque sia, una delle religioni più pericolose e aberranti, soprattutto quando sia abbinata ad un credo tradizionale che la sostiene e la integra è il capitalismo insieme alla sua forma più pericolosa e subdola: la globalizzazione.

Assistendo a ciò che accade di feroce e violento nel mondo odierno in questi tempi, da Parigi alla Nigeria, in Libia, Siria, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Palestina, Yemen, ricordo la semplice lettura di Eugenio Lecaldano in “Un’ etica senza Dio” e mi chiedo se non sia utile una riflessione profonda su ciò che siamo e su ciò che dovremmo ritornare ad essere. Qualcuno, cui mi associo, ha detto che la religione di per sé non può essere moderata perché è fondata su dogmi e non “est modus in rebus” quando i principi sono elementari anche se oscuri, inamovibili e indiscutibili. Non c’è una via di mezzo e non c’è interpretazione, a meno di riscrivere tutto, come, peraltro, qualche religione sta già facendo per non perdere adepti sempre più secolarizzati. Ciò che è stato detto e tramandato oralmente o graficamente dagli uomini per gli uomini come regola che si fa discendere dal soprannaturale, utile o inutile che sia, resta e crea le sue conseguenze, a volte drammatiche e terribili soprattutto quando incidono su menti semplici e alterate dalla povertà e dall’ingiustizia.