Parte da qui la saga sugli stipendi scandalosi di conduttori TV e giornalisti e scrittori e cantanti. Parte da qui la campagna minima di Giuseppe Campagnoli sull’equità sociale e l’immoralità di certi emolumenti pubblici e privati. Seguiteci
Blog
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Repent e sin no more, Milano!
Mostra di AndyWarhol a Milano, Palazzo Reale (24 ottobre 2013 – 9 marzo 2014)
Una delle ultime opere di Andy Warhol fu il ciclo di serigrafie “Repent e Sin no more” ovvero” Pentiti e non peccare più”, riferite a quel lato della religione cattolica che ha sempre puntato sul senso di colpa del fedele, e, nel momento in cui un artista “sente” l’arrivo della dipartita, eccolo qua ad espiare i propri peccati con delle opere che lasciano poco spazio all’immaginazione perché, proprio come un cartellone pubblicitario, ti invitano a pentirti finché sei in tempo. Non è un caso che nella produzione finale di Warhol questa serie di serigrafie sia stata accostata al rifacimento ossessivo/compulsivo de “l’ultima cena” di Leonardo da Vinci, quasi a voler firmare il saluto al pubblico, come tutte quelle persone che, in punto di morte, sentono il bisogno di avvicinarsi alla religione.
Ed è proprio da qui che partiamo, dalla fine, da una delle riproduzioni de ”L’ultima cena” che occupa una delle pareti della mostra di Palazzo Reale a Milano, una parete intera per una sola opera, dalla parte opposta, su di un’altra tela di dimensioni enormi, la tecnica del camouflage, tanto cara a Warhol, è lasciata lì più da tappezzeria. Ci sarebbe da capire che sono quadri che fanno parte di una collezione, quella di Peter Brant (un ricco amico di Warhol) e della sua Brant Foundation e per questo motivo hanno tematiche, tecniche e interpretazioni diversificate, è difficile perciò creare un percorso logico che possa accumunare così tanta ecletticità, difficile ma non impossibile.
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Sleepnomore
E’ il tuo ventinovesimo compleanno, sei nella Big Apple, in vacanza, due dei tuoi migliori amici ti danno il loro regalo, “Macbeth” di William Shakespeare, rigorosamente in lingua originale e un biglietto di auguri: “Ore 11.15 Venerdì, vestiti comoda, è ora di uscire dalla tua comfort-zone”.
Perché Macbeth? Ho un vago ricordo della trama, perché mai dovrei vestirmi comoda? Dove vado? Sono una coreografa, probabilmente mi hanno regalato un biglietto per uno spettacolo, ma perché tutto questo mistero? Nessuno osa rispondermi, la mia unica raccomandazione è non volere né Babbo Natale né persone mascherate perché mi terrorizzano… e poi in fin dei conti si sta bene nella comfort zone, no?
Venerdì 10 Agosto siamo fuori da uno dei tanti enormi palazzi Newyorkesi nella zona di Chelsea, una lunga fila di donne e uomini vestiti in abito da sera, accostamenti bizzarri, si riconoscono i turisti, ovviamente i più casual, l’unica cosa visibile è un enorme portone nero con un altrettanto gigante bodyguard in smoking che fa entrare il pubblico scaglionato, il tutto è ancora così incomprensibile, si respira la frenesia, l’emozione e la curiosità, per me sono attimi di adrenalina misto a terrore, alla paura di non conoscere. Io, nella mia comfort zone, conosco sempre tutto forse troppo.
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Lectio Brevis
LECTIO BREVIS
di
Giuseppe Campagnoli
Breviario sulla scuola italiana
LECTIO BREVIS
Copyright 2009, Giuseppe Campagnoli
ISBN 978-1-4457-5659-2
Tutti i diritti sono riservati.
Edizione riveduta e aggiornata 2014
INTRODUZIONE
Questo scritto è il risultato artigianale di una proposta che doveva confluire in un libro da pubblicare alla scadenza degli obiettivi che l’Europa, nella Conferenza di Lisbona del 2000, si era prefissata di raggiungere nell’educazione e nell’istruzione entro il 2010. Il saggio elaborato a “quattro mani” da me e da un amico che ringrazio per avermi accompagnato in questa fatica per oltre un anno e mezzo e che non ha trovato interesse nei nostri blasonati italici editori. I miei capitoli, dopo i numerosi grandi rifiuti, sono stati raccolti in questo saggio, insieme ad altri scritti che ricompongono un racconto della mia vita di architetto, insegnante, dirigente scolastico e consulente del Ministero dell’Istruzione. Questa edizione è l’ultima aggiornata al 2014.
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Edilizia scolastica
Edilizia scolastica. La priorità del Governo Renzi. Ma la partenza è già con il piede sbagliato!
Proponiamo uno stralcio del saggio di Giuseppe Campagnoli sulla rivista “Le Voci della Scuola” 2010 Tecnodid Napoli
L’edilizia scolastica in Italia è raccontata da leggi e regolamenti che ne hanno improntato, in parte, la fisionomia. La norme fondamentali dell’attuale modo, spesso solo tecnico ed economico,di progettare e costruire scuole sono ancora quelle degli anni ’70, in particolare il Decreto del 18/12/ 1975 n°18 che, per la prima volta, ha fissato i parametri dimensionali e le regole per la localizzazione e la progettazione “tecnica” delle scuole di ogni ordine e grado con qualche implicita impronta pedagogica e molte rigidezze. (altro…)
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Educare all’arte
L’Associazione ArtemDocere citata sul Venerdi di Repubblica del 22 Febbraio 2014.
L’insegnamento andrebbe reintrodotto fin dalla scuola dell’infanzia e per tutto l’arco della vita.
La cultura e la bellezza impediscono di dover tornare al “Non è mai troppo tardi” del dopoguerra.
Prima che si a davvero troppo tardi visto che stiamo arrivando a quasi 10 milioni di analfabeti di ritorno occorre una riforma delle riforme subito.
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L’Europa libera dai liberisti e dai socialdemocristiani
Firmiamo a favore di una lista per l’Europa libera dai liberisti e dai socialdemocristiani
L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.
Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.
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Ipocriti!
Si ripete in TV il solito teatrino sui compensi di conduttori di chiara fama, anche sedicenti progressisti, che continuano a schernirsi, tra lazzi e battute,dicendo che i loro lauti e smisurati compensi vengono dalla pubblicità e non dal canone. Mi sono sentito doppiamente raggirato poiché è palese che si aggiunge la beffa al dannodi un mercato subdolo e speculatore che usa la tv pubblica come quella privata per turlupinare i consumatori ingenui sponsorizzando format che si presentano spesso comeculturali e di servizio, con l’unico scopo di aumentare i loro non sempre meritati profitti.I famosi giornalisti, conduttori e comici quando si sentono chiamati in causa (excusatio non petita… ) nelle saccocce, si affrettano con animosità a difendere il loro diritto di arricchirsi “onestamente” ritenendo che sia giusto e soprattutto commisurato ad una vita dignitosa (!) lo stipendio sicuramente superiore ai 5000 Euro al mese che qualsiasi bravo professionista meriterebbe per compensare il suo lavoro e soddisfare i suoi legittimi bisogni.
Queste ripetute piagnucolose pubbliche autodifese dei vecchi e nuovi divi dello spettacolo e dei media mi fanno riflettere sui professionisti, sui meriti e sui guadagni.Se ammettiamo che un conduttore televisivo,o un comico rampante, seppure onesti contribuenti, debbano giocoforza guadagnare un milione di euro l’anno per un mestiere che,perdonatemi,non avrebbe proprio una ineluttabile valenza civile,se non quella di alimentare il consumo dei prodotti dei generosi sponsors, quanto dovrebbe guadagnare un insegnante, un preside, un medico ospedaliero,un magistrato, un poliziotto e tutte quelle figure portatrici senza clamore ed esibizionismo di vera efficienza sociale? -
Maree Moderne Concorso per Cortometraggio
MARÉE MODERNE LANCE
LA PREMIÈRE EDITION DU CONCOURS DU FILM COURT
CERCHIAMO PARTNERS| PER PARTECIPARE IN GRUPPO AL CONCORSO: BELL’IDEA ANCHE SE IL PREMIO E’ ESIGUO.PER INFO E PER CHI VOLESSE ADERIRE AL GRUPPO SCRIVERE A:
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Riceviamo e pubblichiamo da ArtemDocere
Comunicato Stampa Artem Docere
Pubblicato su Orizzonte Scuola
http://www.orizzontescuola.it/artem-docere-incontra-miur-saranno-attivati-tavoli-tecnici
Giovedì 23 Gennio 2014 alle ore 12, Marinella Galletti, Presidente e Marco Bussagli, Relazioni Afam Artem Docere hanno avuto l’ incontro con il dottor Marco Bani, Segretario particolare del Ministro Maria Chiara Carrozza.
Il dottor Marco Bani conferma l’ intenzione del Ministro di voler attivare “tavoli tecnici” in cui porre obiettivo la ricostruzione ambito educativo dell’ arte. La discussione è stata introduttiva, sebbene convergente al lavoro già svolto da Artem Docere, teso a restituire trasparenza e consapevolezza sugli strumenti necessari alla riqualificazione del sistema scuola nel nostro paese (dal Disegno alla Storia dell’ Arte); teso a “rintracciare” le specificità dell’ azione educativa dell’ arte, a rischio di rimanere inespresse, e le competenze didattiche a garanzia di percorsi formativi significativi per la preparazione alla fruizione del “bene comune” da parte di tutti i cittadini italiani.
Il dottor Marco Bani riconosce che il Ministro ha chiara la necessità del ruolo che la scuola deve porre rispetto alla condivisione di saperi alla base di una relazione scuola-cittadinanza che favorisca l’ accrescimento sociale e lo sviluppo di un paese; e della validità del lavoro di ricerca, culturale, pedagogico e tecnico prodotto da Artem Docere. L’ Associazione è invitata a un dialogo interattivo con il Miur, a prendere parte dei prossimi lavori in corso per contribuire alla costruzione di una nuova partenza in cui restituire alla scuola la centralità educativa rispetto i saperi dell’ arte, per la conoscenza e tutela del patrimonio. Nella consapevolezza che proprio da “qui” occorra ripartire per dare nuovo impulso al futuro del nostro Paese.
Cento 24/01/2014
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L’ascensore leopardiano…
Potrebbe sembrare una notizia locale e provinciale se non riguardasse i luoghidi Giacomo Leopardi. Sono tornato a Recanati la mia città dopo un po’ di tempoed ho potuto vedere da vicino quell’ “ascensore della discordia” che ha trovato ampia eco nella cronaca regionale anche per aver suscitato il giudizio scandalizzato e la protesta di Vittorio Sgarbi (da condividere almeno nella sostanza ) che avrebbe citato nelle sue critiche persino Calatrava e l’ex sindacodi Venezia Massimo Cacciari (suppongo per il discusso ponte veneziano)La prima domanda che il visitatore si pone spontaneamente è quando verrebbero smantellate le impalcature di protezione che configurano il massiccio volume verde.Una volta capito che in realtà il volume “in rame ossidato prepatinato”(citazione dalla nota di autodifesa del progettista) è l’ascensore finito e già operante ci si chiede se sarebbe costato troppo lasciare in vista (ad esempio usando acciaio e cristallo) la struttura consentendoagli utilizzatori dell’ascensore di fruire anche dello splendido skyline che si può ammirare dalla cosiddetta”passeggiata leopardiana”sulla vallata verso il colle dell’Infinito e gli Appennini.Una architettura “indifferente” e trasparente non avrebbe risolto le necessità di superamento delle barriere architettoniche rispettando al contempo i luoghi? Non avrebbe collegato in modo moderno ma sostenibile un gioiello come il giardino multipiano del palazzo Venieri (XV secolo) alla via panoramica che conduce a casa Leopardi?Tornando verso il centro della città da un vicolo alla sommità dell’elevatore si può intuire,per analogia, una risposta nell’osservare con sgomento due edifici in ristrutturazione che esibiscono,accanto ad altri manufatti storici in cotto locale faccia vista, vivaci paramenti rossi e gialli.Leggendo il cartello del cantiere si capisce qualcosa di più: questa volta la colpa non è di un architetto… Anche questa è l’Italia.Giuseppe Campagnolistudioso di architettura e ricercatorePesaro















