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I mecenati

 

Durante un viaggio tra il piacere dell’errare e la tristezza dell’accadere mi imbatto in una bella e singolare esibizione di migliaia di artisti riuniti  a Trieste nel Salone degli Incanti sotto l’egida mecenate dei Benetton (nella fattispecie Imago Mundi-Luciano Benetton Collection). Mi corre subito un pensiero al danaro, alla sua provenienza, ai mecenati, alle tragedie vecchie e nuove, a Genova e all’Argentina a che cosa sia l’arte e quanto essa sia più o meno serva del mercato o dei sensi di colpa e delle carità pelose dei mecenati filantropi. E mi sorge d’impulso un pensiero: “Hanno sempre tantissimo da farsi perdonare i mecenati e tantissimo anche gli artisti?” Le immagini che vedete senza alcun ulteriore commento sono una scelta di impressioni dettate proprio da questi ed altri sentimenti.

Giuseppe Campagnoli

Trieste 16 Agosto 2018

 

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canzoni poesia Racconti

Salomè. L’amour impossible (2)

di Giuseppe Campagnoli

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L’altra vita (seconda parte)

Racconto breve di giuseppe campagnoli.

M.

-Venezia Santa Lucia! Stazione di Venezia Santa Lucia! – Dopo ore di viaggio e una notte tranquilla nell’aura di un sogno ancora aperto, G. arriva alla sua prima destinazione. Ripensa per un attimo alle immagini del giorno prima come un sogno nel sogno mentre raccoglie i suoi bagagli e con un po’ di affanno scende dal suo vagone sulla banchina di una stazione stranamente deserta. Il suo treno per la meta finale è già pronto al binario, ma c’è tempo per un caffè, il primo dopo quello dello strano bar di ieri. La mente non può fare a meno di tornare ancora indietro nel tempo ad episodi apparentemente casuali e sorprendentemente curiosi.

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Rondò triestino 2015.

Con le note di un suo scherzo jazz improvvisato, Giuseppe Campagnoli ci porta ancora a Trieste, sua città preferita.

Scorci inediti e luoghi famosi in una nuova sequenza di girotondi dopo quello ormai storico del Rondò in piazza a Trieste a Ferragosto del 2012.

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I caffè tergestini.

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Non starò a fare la storia arcinota dei famosi caffè di Trieste. Mostrando tra le foto una frase di Claudio Magris scritta in un pannello della mostra sul caffè realizzata da vari soggetti tra cui le amministrazioni triestine, Illy caffè e, il prezzemolo, Expo, vi proporrò un telegrafico report di un minitour effettuato in questi giorni. Ho glissato sui caffè malamante recuperati e ristrutturati nell’architettura e nell’atmosfera mentre ho visitato e fruito con piaceri diversi dell’antico caffè Tommaseo nell’omonima piazza e del Caffè San Marco presso i cosiddetti “viali”. Esclusivo il primo con uno stato di conservazione esemplare di arredi e supprllettili. Servizio e cibi e bevande perfetti a prezzi equi. Originale il San Marco con la sua dotta libreria e l’allestimento déco delle sale un po’ dimesse ma melanconicamente amabili, poetiche e letterarie. Servizio, quantità e qualità delle vivande non proprio all’altezza dei prezzi. I due caffè sono  entrambi da frequentare mentre sono da guardare solo da fuori il Caffè degli Specchi e Stella Polare.


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arte Friuli Venezia Giulia Italia Musei storia

Il museo Revoltella a Trieste. Una splendida sorpresa.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Merita un visita accurata e minuziosa. Non è pubblicizzato come dovrebbe ed è molto di più di quanto appaia. Nel cuore del quartiere storico di Cavana a Trieste il museo Revoltella appare un mirabile contrasto di moderno e classico, di avanguardia tra fine ottocento e moderno razionale. Faremo una visita fotografica tra gli episodi che hanno colpito la sensibilità del visitatore architetto ed educatore d’arte, scendendo dal sesto piano fino al pian terreno rampe moderne e d’epoca, attraverso una mirabile alternanza di stanze ottocentesche e moderniste arredate ed allestite con mobili, quadri, sculture e suppellettili degli ultimi secoli anche di pregio e prestigio artistico e storico. Molti quadri di pittrici note e meno note, autori della storia dell’arte e il magistrale deus ex machina, Carlo Scarpa che integrò una scenografia esemplare di storia e modernità. La storia del mecenate e collezionista si intreccia con la storia d’Italia e con la storia dell’arte e dell’architettura in un percorso interessante ed avvincente. Un vero museo di livello non solo nazionale.

Giuseppe Campagnoli Aprile 2015

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cultura eventi Filosofia lucrezia ercoli pesaro Popsophia popsound rocca costanza

Le pop sophie. Pesaro 12 Luglio 2015.

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Abbiamo chiuso anche noi la kermesse di Popsophia e ribadiamo la nostra idea che si tratti di pop-sophismi. Tra vernissages di quell’arte che arte non è ma solo esibizione e virtuosismo, tra sofisticherie linguistiche modaiole di una parafilosofia che tutto è fuorché pop mi vendo una battuta provocatoria (ma poi non così tanto) sul programma di ieri lanciata da un mio amico giornalista all’ingresso: dove sono le “crepes” di Paolo? e le Pop-pe di Sophia? Paolo Crepet di fatto ha dato il meglio di sé forse perché lontano dalle gigionerie dalla TV. Condividiamo, a volte forse perché lapalissiano, tutto quello che ha detto sull’amore, sulla religione, su Facebook, sull’eroe Bob Dylan zingaro e poeta, sui talent show che distruggono anche quei rari talenti che incautamente li frequentano, sull’essere coerenti negli ideali, sui giovani, sulla scuola, su Basaglia, su Trieste e sui suoi avi pesaresi. Abbiamo anche avvertito fortemente, dal linguaggio corporale, la sua insofferenza a talune domande un po’ melense e banali, poste per di più con una impostata cantilena irritante. Abbiamo notato pure con piacere che Paolo Crepet le ha aggirate con abilità e buonsenso, tirando dritto sui suoi più sensati ragionamenti. Abbiano percepito anche il   fastidio malcelato per l’accostamento del suo dissertare ai testi del furbesco Mogol, spacciati per poesia e letti da una brava e fine dicitrice che a volte si faceva sfuggire un certo piglio da Gollum (ci si aspettava al termine di ogni verso un sibilante “tesssoroo”).  Il tutto per introdurre la teoria di covers del canzonettista Battisti ben eseguita ma ormai obsoleta. Ma finalmente le “Crepes” di Paolo c’erano ed erano squisite!

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Alla fine della giostra ecco l’italiano poco comprensibile per la dizione e per gli svarioni sugli accenti  (e pensare che i francofoni ne hanno un culto speciale!) del pop-filosofo-prodige belga Laurent de Sutter che legge una traduzione criptica, involuta  e inadatta ad un pubblico eterogeneo e sostanzialmente pop del suo scritto.Il riscatto solo dalla musica tecnicamente apprezzabile dei Popsound e dalle sinuosità della pop spogliarellista che d’ora in poi meriterebbe d’ufficio il nome di PopSophia!

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Ma non è ancora finita. Dulcis in fundo la scuola estiva per diventare pop-filosofi! Abbiamo visto il depliant con ancora molte domande aperte , rivolteci anche da qualche lettore, glissando, per ora, sulla qualità:

1) Chi sono i docenti e chi il direttore? Quali qualifiche hanno?
2) Che cos’è la certificazione ministeriale?
3) Chi riconoscerà i crediti formativi e come?
4) E’ assodato che il corso sarà riconosciuto come attività di aggiornamento per i docenti
5) Quali sono le agevolazioni speciali per studenti e docenti e in base a quali criteri?

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Giuseppe Campagnoli 13 Luglio 2015

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Com’è triste Trieste?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Printemps in Trieste. Video e musiche di giuseppe campagnoli per ReseArt.Trieste ventosa e piovosa. Trieste lenta e frenetica. Trieste retro e moderna. Trieste italiana e no. Trieste melanconica e festante. Trieste delle lingue delle facce. Trieste dei luoghi doversi ed eguali. Trieste dei librai e dei rigattieri. Trieste dell’armonica e del rock. Trieste della libertà e delle prigioni, della vita e della morte.

Giuseppe Campagnoli Aprile 2015

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Trieste.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli