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L’arte di usare la testa!

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Era lo slogan della scuola d’arte che dirigevo negli anni ’90 e che ora ben si attaglia al “fenomeno” Valentino Rossi non-campione nelle tasse, nelle spacconate, nell’arroganza ignorante e ora nella responsabilità ed etica sportiva. Condivido parola per parola gli articoli di oggi su La Stampa in merito all’episodio. Certe schermaglie ci sono sempre state, ma oggi sono coram populo per via delle telecamere e chi ha buon senso dovrebbe usarlo. A parte i nazionalismi e i campanilismi nostrani i due piloti hanno avuto comportamenti estremamente scorretti, ma chi ha responsabilità per un traguardo importante come il trofeo mondiale ha certamente più colpa! Non ci sono scuse e la nemesi storica non perdona! Ciò che conta infatti non sono i miliardi ma la memoria.

Quando i campioni vanno in tilt

 

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Stati confederati del mediterraneo. Una provocazione?

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La storia recente ci insegna che l’egoismo e il rigore luterano di alcuni paesi dell’Europa hanno spesso provocato drammi nel nostro continente. L’unione europea solo economica e finanziaria senza una forte condivisione politica e anche culturale non esiste e non potrà mai esistere. La questione dell’immigrazione, quella della Grecia oggi e dei PIGS ( il nome rende bene l’idea  pregiudiziale di parte di paesi d’Europa) ieri, spingono a considerare altre vie politiche e geografiche per il nostro continente. E’ una provocazione, ma non tanto. Immaginiamo uno scenario geopolitico fantastico ma non del tutto peregrino. Le insuperabili barriere storiche e culturali, oltre che geografiche e climatiche, fanno propendere per un diverso assetto dell’Europa. Un assetto che si potrebbe costruire gradualmente in qualche decennio e che risolverebbe non pochi problemi. Se il detto “una faccia una razza” non individua solo parentele fisionomiche ma anche basi comuni culturali e storiche profonde e radicate, è utile riflettere sul senso che ha una unione tra stati che hanno poco o nulla in comune se non un passato di guerre e di reciproche invasioni, prima religiose e militari poi politiche ed economiche. L’organizzazione e il rigore fondate sull’egoismo e sulla voglia di primato a scapito di alcune libertà, della creatività e della solidarietà non durano a lungo.

Allora occorre, forse, prendere altre strade. Una potrebbe essere quella di prefigurare una Europa sempre interconnessa ma politicamente ed economicamente distinta in tre aree, o meglio, forse, in tre stati confederati. Uno che comprendesse le nazioni del centro e nord europa, uno quelle dell’est europa e uno quelle del sud. Tre stati confederati autonomi e indipendenti ma. comunque, legati da accordi economici e politici temporanei.

I paesi del mediterraneo, i cosiddetti PIGS, diventerebbero uno stato confederato sovrano magari una volta che le forze progressiste e democratiche come Siriza o Podemos ottenessero la fiducia dei rispettivi popoli e arrivassero a governarli. Le comuni radici storiche, consolidate definitivamente in epoca classica, aiuterebbero a capirsi e a condividere una comune politica e una comune economia basata prevalentemente sull’agricoltura, il turismo, la cultura, l’arte e la creatività gestendo e forse riuscendo a superare insieme i problemi endemici come la corruzione, la malavita, l’immigrazione massiccia con le ricette che in molti casi abbiamo anche esportato nel mondo. E’ inutile  pretendere di costringere alla convivenza popoli che diffidano per storia e stereotipi l’uno dell’altro e che meritano vie diverse per la crescita e il progresso.  Sarebbe ora di farci un pensiero senza ipocrisie, ammettendo che le cose anche di nobile origine non sempre possono andare a buon fine come i nostri padri politici europei avevano, forse visionariamente, immaginato.

Giuseppe Campagnoli