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Un po’ di coraggio per l’equità

L’Italia è per antonomasia il paese dell’agricoltura,della cultura,dell’arte, del turismo e dei servizi formativi e culturali di qualità. Per far ripartire il paese puntiamo su questo.L’industria e la finanza sono state solo occasioni di sfruttamento e di speculazione. Non erano assolutamente la vocazione di un paese come il nostro.Sono state “inventate” e sappiamo come sono finite.

Ora coraggiosamente si può fare qualcosa:  recuperare, attraverso la confisca immediata, i patrimoni evasi e il surplus patrimoniale accumulato illegalmente e disegualmente ; confiscare ed assegnare con le dovute garanzie di serietà, capacità e merito a disoccupati e giovani in cerca di lavoro fondi agricoli abbandonati,mal gestiti o utilizzati per altri fini (sfruttamento estensivo di pannelli solari,colture ogm e non autoctone e biologiche,falsi agriturismo); fare la stessa cosa con le seconde e terze case non affittate a equo canone o non date in comodato per consegnarle a giovani e famiglie ad affitto bloccato o per avviare attività turistiche e culturali; riassegnare concessioni balneari  a termine controllandone lo sviluppo turistico di qualità e i prezzi; contrattualizzare in public companies giacimenti  di beni culturali (musei,immobili storici,scavi archeologici etc..) con adeguato guadagno per lo Stato e garanzie di qualità per la fruizione e lo sviluppo; pianificare organicamente l’offerta turistica. Infine fissare limiti munimi e massimi per i redditi pubblici e privati in modo che il differenziale non superi mai (dico mai!) il doppio.Tutto ciò con un rigoroso criterio del “più stato efficiente e poco mercato” come sostengono anche (c’è il trucco?) le più avanzate concezioni economiche internazionali, pure dentro il capitalismo! (cfr. “The Entrepreneurial State” e “Government — investor, risk-taker, innovator” M. Mazuccato)

La politica che non segue questa semplice via ci pare decisamente in mala fede.

Giuseppe Campagnoli

6 Dicembre 2013 e 22 Luglio 2018

 

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Educazione Politica Sociale

Stipendi e mercato

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Ecco una lettera inviata a La Stampa di oggi. Questa è la legge del mercato dei manager? Ecco il perché delle mie lettere sull’equità e sulla necessita di “plafoner les revenues” dove citavo i peccati ma, sottotraccia, anche gli illustri peccatori!

“Scuola, noi manager come Moretti

Gentile Direttore, sono Dirigente Scolastica di un Istituto Comprensivo a Cuneo, composto di 11 Plessi sparsi tra le campagne dell’Oltrestura. Il mio stipendio – dal cedolino di questo mese – è di 2.495.64 euro. Devo dirle che è un po’ di tempo che voglio scriverle, ma l’intervista sulla Stampa all’a.d. delle Ferrovie dello Stato Moretti mi ha fatto venire una rabbia tale che non ci ho più visto! Il Signor Moretti guadagna 850.000 euro l’anno, ed è, come me, un manager. Bella differenza, vero? E sarebbe pronto ad andare all’estero se Renzi decidesse di abbassare la sua retribuzione!!! Non c’è davvero nessun limite al peggio. Il signor Moretti dovrebbe sedersi un po’ sui suoi treni, quelli regionali, però, non l’alta velocità, e percorrere per qualche giorno una qualunque tratta ferroviaria in Italia. Io abito a Cuneo, ma lavoravo in Provincia di Torino l’anno scorso, con tragitti giornalieri, o meglio, gimkane quotidiane tra treni in ritardo, treni soppressi, sporchi, pieni di gente all’inverosimile, freddi come una ghiacciaia o torridi come il deserto del Sahara.  Non mi sembra un risultato positivo, ma il signor Moretti, ignaro di tutto ciò, o meglio, volendo ignorare tutto ciò, si pavoneggia con la presentazione di un piano da 11 miliardi di nuovi treni.  Non essendo riuscito a far funzionare quelli vecchi, mi domando che cosa aspetta a emigrare: in Germania – dove lo pagherebbero tre volte di più, lo caccerebbero se le sue performance fossero quelle ottenute in Italia! «I manager bravi andranno tutti all’estero, se gli si abbassa la retribuzione», dice Moretti, «bisogna far sì che i manager bravi vengano dove ci sono imprese complicate, dove ci sono da prendere rischio ogni giorno»! A parte la forma della frase, che non mi sembra in buon italiano, per cui direi che un bravo manager dovrebbe, prima di tutto, esprimersi in lingua supercorretta – visto quanto lo pagano! -, vorrei sottolineare che i dirigenti scolastici – tutti – gestiscono imprese complicatissime, e si «prendono rischio» tutti i santi giorni, a partire dai problemi connessi alla sicurezza, per arrivare alla gestione di 1200/1300, anche 1500 alunni, con a seguito famiglie, centinaia di dipendenti – io ne ho 140! – e sedi a gogò. Perché, allora, questa differenza di retribuzione? Quale «manager» accetterebbe un cedolino come il nostro? Ben vengano allora i tagli di Renzi: e sarebbe ora che ci venisse riconosciuto l’enorme carico di lavoro e responsabilità che è stato calato sulle nostre spalle con un contratto fermo da anni, e la fatidica e fantomatica «retribuzione di risultato» che è rimasta in qualche cassetto. ”    Mariella Rulfi

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