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Educazione all’arte e bricolage pedagogico.

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Abbiamo discusso in questo blog più volte di formazione ed educazione artistica sostenendo che queste dovrebbero essere curate attraverso  un percorso lungo l’arco della vita, per integrare quelle conoscenze e abilità che nella scuola formale si sono concentrate quasi esclusivamente sulla lingua, sulla storia, sulla logica e sulla scienza. Abbiamo sempre detto che tale percorso debba essere prevalentemente appannaggio della scuola istituzionale per un minimo di garanzia che chi insegni abbia una preparazione adeguata, sia specializzato ed abbia ne suo bagaglio un adeguato tirocinio nella didattica della “creatività” e delle discipline artistiche. Questo non accade sempre in Italia e assistiamo a fenomeni di improvvisazioni e di  abusi culturali, spesso supportati  da Associazioni ed Enti  privati ma non raramente anche  statali o locali. Lo abbiamo definito il “bricolage” artistico perché spaccia per didattica, fondata su principi pedagogici conclamati e certificati, ciò che è invece solo intrattenimento e gioco. Non che il gioco non possa essere pedagogicamente efficace. A patto, però, che scaturisca da una pedagogia collaudata e scientificamente provata. Oggi l’autoreferenzialità è diventata la regola e fioriscono associazioni e gruppi che “vendono” forme discutibili, anche se alla moda, di laboratori artistici per bambini, adulti, anziani senza poter vantare solidi assetti pedagogici e scientifici. Nelle scuole ad indirizzo artistico le capacità e la preparazione accademica  ci sono sempre state ed è là che vanno cercate e trovate le risorse utili per costruire percorsi di educazione artistica anche informali. Non basta certamente avere un semplice diploma in didattica in una  scuola superiore di tipo artistico per improvvisarsi esperto di pedagogia dell’arte e avviare un’ attività, sovente lucrativa, in questo campo. Abbiamo condotto battaglie contro gli pseudoartisti che popolano la scena e il mercato dell’arte in Italia per la loro forza diseducativa; analoga forte battaglia condurremo, con gli strumenti dell’informazione e della cultura, contro chi spaccia per educazione e pedagogia del fare artistico, per l’appunto, effimeri laboratori di di bricolage.

Un punto di riferimento sicuro sull’argomento: ARTEMDOCERE

Giuseppe Campagnoli

Pesaro, Marzo 2015/Gennaio 2016

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Art’è o non è?


  

OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

 

Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

“Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

Giuseppe Campagnoli

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Giovanni Boldini a Forlì. Divieto di prendere nota. Le foto nei musei nelle mostre

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Dopo aver visitato ieri la mostra dedicata a Giovanni Boldini ai Musei San Domenico di Forlì, mi duole rilevare ancora, come feci in occasione della visita alla mostra sul Liberty nella stessa sede che perseverare diabolicum est e i cerberi addestrati nelle varie sale emettevano grida improvvise e perentorie verso chi solo provasse a rivolgere il proprio smartphone o la propria digitale verso una qualsiasi opera, o anche solo verso il muro! A tal proposito mi piace riportare una bella lettera aperta pubblicata sul Corriere di Como nel Marzo 2014. Lo scopo di chi fotografa con onestà e competenza è scrivere una nota o un appunto, fare uno schizzo nel proprio diario per una memoria colta dei propri viaggi di studio,  non certo assicurarsi una specie di trofeo consumistico. Credo sia il perfido mercato ad imporre tali divieti e il mercimonio plateale che si fa ancora dell’opera d’arte. Bella la mostra e riscoperto un Boldini, che, nonostante il pervicace sussiego di non pochi addetti ai lavori continuo a considerare originale e piacevole senza volermi per questo esprimere su correnti, movimenti artistici e teorie che spesso mi sembrano, come sosteneva anche Federico Zeri, invenzioni, abbagli o accademici luoghi comuni, di critici e professori.