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Buona educazione

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Abbiamo provato, su esplicita richiesta e, confesso, con un po’ di titubanza, a suggerire idee sull’educazione e la cultura per un programma di un Movimento politico « progressista » in vista di prossime elezioni regionali. Ecco a confronto ciò che abbiamo proposto e ciò che è rimasto nelle linee programmatiche del movimento, seppure provvisorie e, naturalmente, sintetiche.

Il 18 Luglio 2020 abbiamo scritto come contributo per il programma del Movimento politico:

« L’educazione è il fondamento della vita e della vita sociale e da essa dipende, come è noto, tutto il resto. Da essa dipendono la salute, il lavoro, la cultura, l’ambiente, la città, la solidarietà e la condivisione del concetto di comunità a tutti i livelli. Attraverso le istituzioni, anche dal basso, si può cominciare a realizzare una sottile rivoluzione in campo educativo e culturale. Ogni punto di qualsiasi programma politico è permeato dal concetto di educazione che non deve essere imposta o indotta dall’alto con indicazioni, programmi, istruzioni, luoghi deputati e organizzazioni di controllo e misura. Essa deve essere solo guidata attraverso la vita reale, i suoi luoghi, le esperienze che contengono già in sé molti saperi variegati e interconnessi e le possibilità di apprenderli e realizzarli per la vita.  Vivere la città e il territorio, abitarli, conoscerli e parteciparvi sono idee e azioni strettamente connesse ed interdipendenti. Attraverso  l’educazione potranno rinascere e rivivere i territori avviandosi verso il concetto di città educante dove anche i luoghi dell’abitare, oltre che quelli del lavoro e del tempo libero, della cultura e dell’apprendere, dovranno essere sottratti gradualmente alla speculazione ed al mercimonio, con opportune politiche urbanistiche e di gestione del territorio. Non sarebbe utopia iniziare dalle istituzioni più prossime ai cittadini come Comuni e Regioni a percorrere le norme già in vigore e pensarne di nuove o mettere in campo esperimenti e iniziative in direzione di un ripensamento radicalmente nuovo dei concetti di educazione e di cultura. Educazione diffusa e cultura diffusa quindi. Occorre superare l’educazione formale e informale e la formazione per un concetto di educazione incidentale e diffusa lungo tutto l’arco della vita. Le sinergie tra enti locali e scuole autonome per incidere anche sugli indirizzi nazionali con esperimenti e proposte sono fondamentali.

 Proviamo a rileggere in senso creativo e progressivo le “competenze” in fatto di scuola, cultura, professionalità, socialità, territorio e città della Regione e a ribaltarle in una accezione di rinnovamento radicale possibile da avviare anche con le leggi attuali.

Ecco una lista breve e concreta, all’interno del programma e delle attuali competenze regionali, che vede cultura ed educazione come volani e tessuto connettore per tutto il resto. Agevoliamo ed incentiviamo esperimenti di educazione diffusa, dal nido all’educazione degli adulti, passando per l’università e i mestieri ma anche per la costruzione della vita e l’agire quotidiano della comunità connettendo altresì strettamente le attività e le iniziative culturali del territorio. Superare concetti come il profitto, lo sfruttamento e le diseguaglianze sociali è elemento fondamentale per qualsiasi cambiamento e passa naturalmente attraverso l’educazione.

• Nel processo di cambiamento occorre integrare i luoghi e i tempi dell’educazione con i luoghi e i tempi della cultura e del lavoro.

 • Nella definizione dell’organizzazione delle cosiddette reti scolastiche si tenderà a superare progressivamente l’edilizia scolastica a favore di reti di luoghi educativi nella città e nel territorio create attraverso convenzioni, intese, accordi nel territorio a partire, per esempio, da un unico “portale educante” che sostituirebbe tanti reclusori scolastici con un polo educativo di quartiere o di piccola città. La creazione di reti attive di musei, teatri, botteghe, laboratori artigiani e artistici, fattorie didattiche e agricole, scuole parentali, montessoriane, steineriane e sperimentali, associazionismo culturale tenderanno oltre che alla realizzazione di educazione e cultura diffuse anche al recupero dei centri storici e delle periferie ad un uso culturale ed educativo, abitativo e produttivo diffuso. Le  risorse di economie da edilizia scolastica potranno essere investite per il personale aggiuntivo nella educazione diffusa, per interventi di attori esterni (esperti, botteghe, artigiani…musei..)  come nelle politiche attive nell’inclusione sociale e nella integrazione in genere all’interno dei percorsi educativi.

 • La costruzione del cosiddetto “calendario scolastico” potrà essere gestita insieme alle autonomie scolastiche e locali, alle associazioni e agli enti coinvolti, superando rigidità e protocolli per avviarsi verso concetti più coraggiosi e già praticabili di calendari plurisettimanali e flessibili, di orari di prossimità, in stretta relazione con le attività di educazione diffusa che si avvieranno in via sperimentale nel territorio.

 • L’ istruzione professionale potrà essere integrata da accordi e protocolli con i percorsi educativi in via di ridisegno, così da scongiurare anche la percezione e la realtà di attività diversamente classificate e considerate, spesso come di serie B.

• Creare una rete di associazioni ed enti (magari accreditati) per le manifestazioni culturali diffuse a livello regionale e sovraregionale per scongiurare clientele e privilegi dei “soliti noti” attraverso protocolli trasparenti di scelta e finanziamento di iniziative, eventi e attività per sancire anche a livello normativo il legame tra cultura ed educazione, lavoro, turismo sostenibile.

 • In questo contesto sarebbe auspicabile e in qualche caso indispensabile una politica territoriale per una mobilità leggera e sostenibile come supporto virtuoso per una città e territori educanti. I gruppi di studenti, cittadini, adulti, anziani, migranti, turisti in formazione, lavoro e tempo libero si muoverebbero  insieme, non più segregati in luoghi diversi, liberamente in una rete di trasporto fatta di ciclabili, pedonali diffuse, mezzi pubblici elettrici, metropolitane leggere di superficie.

 • Tutte le prerogative che seguono dovranno essere integrate in un piano regionale che le indirizzi verso un concetto diverso di educazione che superasse, come già detto, la divisione strumentale e pericolosa tra educazione formale, non formale, informale, istruzione, formazione, addestramento:

 1) le iniziative e le attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite;

 2) la costituzione, i controlli e la vigilanza, ivi compreso lo scioglimento, sugli organi collegiali scolastici a livello territoriale.

 3) Iniziative coordinale con altri enti territoriali in merito a:

 a) educazione degli adulti;

 b) interventi integrati di orientamento scolastico e professionale;

 c) azioni tese a realizzare le pari opportunità di istruzione;

 d) azioni di supporto tese a promuovere e sostenere la coerenza e la continuità in verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola;

 e) interventi perequativi;

 f) interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica e di educazione alla salute. »

Il Movimento politico (innominato) il 23 Luglio 2020 ha scritto nel suo programma in bozza definitiva in merito ad “istruzione e cultura”:

« Per un maggiore investimento nella scuola e nella formazione professionale dalla prima infanzia all’università.

 Per una politica culturale integrata e lungimirante, in cui la Regione svolga correttamente le funzioni di programmazione e coordinamento, favorendo la progettazione e l’organizzazione integrata a livello territoriale.

o Incremento del numero di posti di Nido d’ infanzia garantendo la gratuità per i nuclei con fasce di reddito più basse.

o Integrazione tra il sistema scolastico e formativo con il sostegno strategico del percorso formativo professionale ed il collegamento con il mondo del lavoro.

o Impegno per l’opposizione al progetto dell’autonomia differenziata.

o Impegno per programmare e sostenere corsi di aggiornamento per insegnanti, d’intesa con le scuole, finalizzati a elevare la qualità educativa della didattica.

o Piano di investimenti per l’edilizia scolastica e il recupero di edifici dismessi fatiscenti. o Interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica.

o Creazione di reti attive di musei, teatri, botteghe,laboratori artigiani e artistici, fattorie didattiche e agricole, scuole parentali, montessoriane, steineriane e sperimentali e associazionismo culturale al fine di promuovere la realizzazione di educazione e cultura diffuse e al recupero dei centri storici e delle periferie ad un uso culturale ed educativo, abitativo e produttivo.

o Valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico e sostegno a Musica, Teatro e Cinema anche mediante la creazione di una rete di associazioni ed enti accreditati per manifestazioni culturali diffuse per scongiurare clientele e privilegi attraverso protocolli trasparenti di scelta e finanziamento di iniziative, eventi e attività. »

Ai lettori l’ardua sentenza. Ci pare che i punti, miseri e stringati che echeggiano da lontanissimo qualche idea del Manifesto della educazione diffusa sono solo quelli evidenziati  in grassetto.  La speranza è che nel programma definitivo lo spazio per educazione e cultura sia quello che meriterebbero e che ci sia qualcuno nella politica che “il coraggio se lo possa dare”. Oppure non ci resta che piangere o partire dal basso senza poter contare affatto sulle istituzioni? Occorre insistere e resistere facendo? Immagino di si e noi come altri siamo sempre pronti a dare una mano.  (Leggi anche La scuola delle linee guida e  “Quale idea di scuola” )

Un’intervista di uno degli ideatori (insieme al Prof. Paolo Mottana dell’Università Bicocca di Milano) del progetto di educazione diffusa a Laforzadicambiare  di Pesaro nell’estate del 2017 all’uscita del Manifesto dell’educazione diffusa.

ReseArt  7 Agosto 2020

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I sophismi di Christo,Ludovico Einaudi e Popsophia.

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15/06/2016 Wahlenbergbreen Glacier, Svalbard, Norway Greenpeace holds a historic performance with pianist Ludovico Einaudi on the Arctic Ocean to call for its protection Through his music, acclaimed Italian composer and pianist Ludovico Einaudi has added his voice to those of eight million people from across the world demanding protection for the Arctic. Einaudi performed one of his own compositions on a floating platform in the middle of the Ocean, against the backdrop of the Wahlenbergbreen glacier (in Svalbard, Norway). The famous musician travelled on board Greenpeace ship Arctic Sunrise on the eve of a significant event for the future of the Arctic: this week's meeting of the OSPAR Commission, which could secure the first protected area in Arctic international waters. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No ventas -No Archivos - Uso editorial solamente - Uso libre solamente para 14 días después de liberación. Foto proporcionada por GREENPEACE, uso solamente para ilustrar noticias o comentarios sobre los hechos o eventos representados en esta imagen. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No sales - No Archives - Editorial Use Only - Free use only for 14 days after release. Photo provided by GREENPEACE, distributed handout photo to be used only to illustrate news reporting or commentary on the facts or events depicted in this image. 15/06/2016. Glaciar Wahlenbergbreen, Svalbard, Noruega Greenpeace organiza un concierto histórico con el pianista Ludovico Einaudi en el océano Ártico para pedir su protección El prestigioso compositor y pianista italiano Ludovico Einaudi ha unido su voz, a través de la música, a la de los ocho millones de personas de todo el mundo que piden la protección del Ártico, con la interpretación de una pieza creada especialmente para la ocasión sobre una plataforma flotante en mitad de ese océano, frente al glaciar Wahlenbergbreen (en Svalbard, Noruega). Einaudi ha viajado al Ártico a bordo del barco de Greenpeac image

Christo, Ludovico Einaudi e Popsohia (o #Popsophismi?) hanno in comune l’effimero, il mercantile e il culturalmente inutile di certe performances. Quello che noi abbiamo chiamato in altre occasioni bricolage artistico assurge a bricolage culturale e mediatico, il peggio del peggio della degradazione delle arti, della filosofia e della musica (che abbiamo anche apprezzato in passato, in altri contesti e con meno ipocrisia) per delle kermesses disneyane e saltimbanchesche dove spesso il pop di popolare sta nel bluff culturale populista e nella diseducazione indotta per la gente, appunto, per il popolo abituato a digerire tutto purché sia sensazionale e “strano”.

Per una volta ci troviamo d’accordo perfino con Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio e continuiamo ad esserlo con i commenti di Flavio Caroli sulle mostre ed i mostri sparsi per questa Italiota supponente post moderna. Non si offendano gli anfitrioni di cotali avvenimenti, la critica è sempre un sano contributo alla crescita, al condurre l'”errore” all’erranza creativa, alla trasparenza ed all’autocritica. sempre che non ci si irrigidisca male propria prosopopaica presunzione.

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Mente confusa o confusamente?

Christo è un gran saltimbanco delle forme e della provocazione. Ha capito da tempo un certo mercato globale dell’arte, inventato dai liberisti d’oltre oceano che hanno lanciato come arte tutto e il contrario di tutto, scambiando per arte perfino la nota denuncia puntuale di Duchamp su ciò che può e deve essere considerato arte. La nostra pagina ARTE.ARTE!ARTE?  descrive bene il pensiero di chi ha passato una vita ad insegnare l’arte e a dirigere scuole d’arte avendone titoli e passione. Avevamo messo Ludovico Einaudi in contrapposizione con un altro saltimbanco del mercato come Giovanni Allevi e ora ce lo ritroviamo nel mercato dell’effimero, seppure mascherato da campagna ecologista. Sappiamo bene come rock stars, attori, scrittori etc. si avvantaggino economicamente  grazie alle loro perfette campagne  di solidarietà e mecenatismo a 360 gradi!

Ma ora scendiamo dalle stelle e torniamo al nostro piccolo orticello provinciale. Qui una versione local sono le ammucchiate-eventi come quello del no profit (?) Popsophia che rubando consensualmente un’idea, in fondo buona ma ben più nota, dai nostri cugini d’oltralpe, sta imperversando per tutta la regione, anche grazie a fondi pubblici e volontariato gratuito, macinando ineffabili consensi istituzionali e anche, ahinoi, di popolo coltivato nelle riforme scolastiche del ’68.  Se per ogni evento simil artistico o pseudo culturale ci si chiede: “cui prodest?” nel caso del baraccone di Popsophia ripetiamo, sperando che giovino, le nostre ricorrenti domande ancora senza risposta.E intanto il tormentone ricomincia a Pesaro dal tramonto che speriamo forse in una promettente metafora.

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Foto di dominio pubblico  tratte dal web

Le paternità di Popsophia

© PoPsoPhia

Il marchio registrato della rivista Lo Sguardo

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La settima stagione di Pop Philosophia in Francia (dal 2008!)

“Lorsque Gilles Deleuze inventa le concept de « pop’philosophie », ce n’était pas pour désigner une nouvelle forme de philosophie, qui ferait de la « pop culture » son objet ou son but. La « pop’philosophie » que Deleuze avait en tête ne se voulait pas philosophie de tel ou tel objet, de tel ou tel moment, ou de tel ou tel phénomène puisé dans l’air du temps ou le flux de l’époque. Au contraire, il y avait quelque chose d’aristocratique, et en même temps d’un peu pervers, dans l’idée de « pop’philosophie » : une manière d’être encore plus philosophique qu’avant, encore plus abstrait, encore plus conceptuel.”…
Da Laurent de Sutter

Nel nostro piccono endroit provinciale le domande parafilosofiche sono invece:

  1. Chi paga?
  2. Chi ci guadagna?
  3. Perché un’associazione culturale no profit dovrebbe usare il reclutamento-sfruttamento di volontarigratisetamoredei?
  4. Perché le scuole e le istituzioni si prestano a questo gioco?
  5. Perché i temi nonostante il prefisso Pop non sono poi così popolari?
  6. E gli artisti? Chi sono molti di questi carneadi?
  7. E le vedettes e i mezzi busti peripatetici della Kultura dominante? Perché sempre gli stessi? Vengono gratisetamoredei?
  8. E la trasparenza?
  9. Dove troveremo un bilancio dettagliato e  pubblico degli eventi?

NOTA BENE: PER AVER ESPRESSO I MEDESIMI DUBBI E LEGITTIME PERPLESSITÀ’ LO SCORSO ANNO SIAMO STATI BLOCCATI E CENSURATI SU QUASI TUTTI I PROFILI E I SITI DI POPSOPHIA. IL NOSTRO MESSAGGIO E’ STATO COMUNQUE RECEPITO DA MOLTI.

PER LA POPTRASPARENZA, LA POPDEMOCRAZIA E ANCHE..LA POPFILOSOFIA SIAMO PRONTI AD INTERVISTARE LE MENTI FORMIDABILI DELLA KERMESSE, SENZA PELI SULLA LINGUA, PONENDO LE NOSTRE 9 DOMANDE 9 E, MAGARI, DISCUTENDO DEL PIU’ E DEL MENO, DELLE ARTI E DELLE LETTERATURE, NONCHE’ DELLE POP SOPHISTICHERIE! SE NON CI SARA’ CONCESSO,COME TEMIAMO, QUESTO ONORE RISPONDEREMO DA SOLI CON LE INFORMAZIONI CHE I NOSTRI BLOGGERS RACCOGLIERANNO IN GIRO.

Giuseppe Campagnoli 23 Giugno 2016