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Il merito che distrugge le società.

Prendo spunto dal libro “La société des Egaux” e da una vecchia intervista a Pierre Rosanvallon per tornare a formulare idee e pensieri che pare esperti, politici, giornalisti bendati e mezzibusti non capiscano o non vogliano capire e su cui continuano a pontificare “ad usum delphini” anche in questo caldo scorcio d’estate.

I pensieri sono semplici e chiari. Solo una società fondata su una reale uguaglianza può sconfiggere i mali del nostro secolo. La società diseguale è una minaccia globale. Le differenze sociali sono sempre più marcate e il disastro morale e civile è alle porte, nonostante gli ottimismi di facciata di un capitale liberista morente. La coesione sociale fa passi indietro pericolosi e la società condanna fenomeni che sono prodotti da regole e sistemi che però in fondo continua ad accettare.Si denunciano le retribuzioni scandalose di managers e finanzieri e non ci si indigna per gli emolumenti enormi di certi avvocati, medici, artisti, calciatori, giornalisti, scrittori…Si continua ad accettare il falso assioma che il merito possa produrre differenze economiche enormi mentre la vera democrazia, quella fondata sull’uguaglianza, sta morendo. Nelle fratture sociali allora si insinuano i populismi che esaltano un senso di comunità e cittadinanza falso e spesso basato sulla difesa di alcune corporazioni, sull’intolleranza, sul razzismo e sulla scarsa percezione che nella politica, anche quella dei partiti, non tutto sia da buttare. Per sconfiggere queste pulsioni occorre solo promuovere fermamente una società fondata sull’uguaglianza. Se dagli anni ottanta la meritocrazia e l’uguaglianza di opportunità sono divenute importanti è egualmente cresciuto l’individualismo trasformato da universale a singolare nell’era dei consumi.Il liberismo ha reso sacro il consumo insieme al merito finalizzato a questo ed al suo mercato che si fonda sulla concorrenza generalizzata.

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Occorre elaborare una filosofia dell’uguaglianza che non significa egualitarismo e appiattimento. Dovrebbe essere un’uguaglianza relazionale e coniugata con il bisogno di singolarità. Bisogna dare a ciascuno i mezzi della propria individualità senza discriminazioni e con una forte educazione alla reciprocità che esclude del tutto la competizione e la sopraffazione che è la regola dell’attuale libero mercato. “C’è reciprocità quando ciascuno contribuisce in modo equivalente ad una società dove l’equilibrio dei diritti e dei doveri è lo stesso per tutti”. E’ necessario per questo mettere l’uguaglianza al centro dello spazio sociale e della vita di relazione anche pubblica e politica: una uguaglianza che genera redistribuzione economica e che, di fatto, non ha più bisogno della meritocrazia perché non è su questa che si fonda. Un saluto a tutti i saggi!

Giuseppe Campagnoli

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La nostra scuola innovativa.

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E’ uscito un singolare bando di concorso ministeriale per idee di edilizia scolastica innovative. L’innovazione starebbe nel costruìre altre scuole con aule, corridoi, atri, arredi, banchi etc.? L’innovazione starebbe nell’aggiungere altri edifici in una concezione ormai obsoleta degli spazi per apprendere? Una specie di gara d’appalto (le regole sono quelle) indistinta sulla scorta di criteri generici e sostanzialmente vecchi limitata a delle specifiche aree geografiche.

Ecco lo spirito in nuce:

“In esecuzione del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 3 novembre 2015, n. 860, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 155, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è avviato il presente concorso di idee, da svolgersi secondo le modalità di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. L’obiettivo è quello di acquisire idee progettuali per la realizzazione di scuole innovative da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento e dall’apertura al territorio. Il concorso di idee si svolge in un’unica fase consistente nell’esame e nella valutazione, da parte di apposita Commissione giudicatrice di esperti, delle proposte ideative presentate dai concorrenti e finalizzata alla individuazione delle migliori idee per singole aree territoriali regionali. Il concorso di idee è unico ma suddiviso in 52 aree territoriali, individuate da ciascuna Regione sulla base della procedura avviata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 7 agosto 2015, n. 593…”

“Nella presentazione della propria proposta progettuale i candidati dovranno tenere conto delle seguenti finalità:

– realizzazione di ambienti didattici innovativi, a partire dalle esigenze pedagogiche e didattiche e dalla loro relazione con la progettazione degli spazi.

In particolare:

▪ permettere agilmente l’allestimento di setting didattici diversificati e funzionali ad attività differenziate (lavorare per gruppi, lavorare in modo individualizzato, presentare elaborati, realizzare prodotti multimediali, svolgere prove individuali o di gruppo, discutere attorno ad uno stesso tema, svolgere attività di tutoraggio tra pari tra studenti ecc.);

▪ permettere lo svolgimento di attività laboratoriali specialistiche tanto per ambito disciplinare che per tipologia di strumentazione necessaria (ad esempio dotazioni tecnologiche o periferiche specifiche);

– sostenibilità ambientale, energetica ed economica: rapidità di costruzione, riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, alte prestazioni energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, facilità di manutenzione;

– presenza di spazi verdi fruibili che arricchiscono l’abitabilità del luogo; – relazione della soluzione progettuale con l’ambiente naturale, con il paesaggio e con il contesto di riferimento anche in funzione didattica. In particolare, gli spazi verdi e l’ambiente naturale dovranno essere in continuità o facilmente accessibili dagli spazi della didattica quotidiana formando in tal modo una estensione concretamente fruibile dell’ambiente educativo integrato della scuola;

– apertura della scuola al territorio: la scuola come luogo di riferimento per la comunità; – coinvolgimento dei soggetti interessati e loro partecipazione attiva; – permeabilità e flessibilità degli spazi, fruibilità di tutti gli ambienti;

– attrattività degli spazi anche al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica;

– concezione dell’edificio come strumento educativo finalizzato allo sviluppo delle competenze sia tecniche che sensoriali;

– attenzione alla presenza di spazi per la collaborazione professionale e il lavoro individuale dei docenti;

– presenza di spazi dedicati alla ricerca, alla lettura e alla documentazione, con particolare riguardo all’ottimizzazione degli stessi rispetto alle possibilità di utilizzo di dispositivi tecnologici digitali individuali o di gruppo e alle potenzialità offerte dalla connettività diffusa; Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

– concezione e ideazione degli spazi nell’ottica del benessere individuale e della socialità, anche attraverso la previsione di aree sociali e informali in cui la comunità scolastica può incontrarsi e partecipare ad attività interne o aperte al territorio.”

Dopo le ineffabili Linee Guida sull’edilizia scolastica di qualche mese fa ora le #scuoleinnovative  Noi della “Scuola diffusa” contrapponiamo al conformismo didattico e pedagogico condito di futurismo neoliberista, un’idea di più ampio respiro, veramente innovativa e rivoluzionaria legata davvero al territorio e alla città che recupera il recuperabile degli spazi esistenti senza disperdere risorse per restauri e messe in sicurezza dispendiosi quando non impossibili, e nuove costruzioni pensate da professionisti che spesso sanno poco o nulla di scuola ma sono sicuramente alla moda per ipertecnologia e ipersostenibilità.

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Ecco invece, in nuce la nostra proposta di “Scuola diffusa” che dopo un decennio di studi è finalmente approdata nel dibattito nazionale sugli spazi per la cultura e l’istruzione

“Ripercorreremo, dopo aver citato i passi del libro-madre che hanno fatto sviluppare l’idea la storia e le tappe fondamentali che hanno condotto a questo seminario di studi. Nel capitolo “I principi stilistici e architettonici per una progettazione non di maniera” del libro L’architettura della scuola si legge, tra l’altro: “Trattando di cultura e di scuola il locus non può non essere il cuore della città” e ancora “ pensiamo che nel progettare una scuola o un museo o una biblioteca sono più presenti i significati e i contenuti che la “meccanica” funzione” oppure meglio: “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”. “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”