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Varia umanità

S.S.S. Sempre solo sesso.

di Angela Guardato Angela-Guardato

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Auguste Rodin, Eterna primavera, 1884.

La nostra società, oggi più che mai, è portatrice (non sempre sana) di sessualità. Attivamente esibita, fieramente sbandierata, spavaldamente urlata, essa è presente un po’ dovunque: dalla pubblicità dei cibi ai film, dalle canzoni all’arte in genere, fino addirittura ai cartoni animati. Essa riempie invadentemente il nostro universo quotidiano, tanto che il bombardamento a cui siamo sottoposti, a livello ormai non più subliminale, è evidente quasi a tutti, tanto da lasciarci talvolta veramente stupefatti. Ma siamo sicuri che il vero problema sia proprio la sessualità in sè? A rifletterci un attimo con pazienza, si può scoprire come il problema andrebbe forse spostato sull’(ab)uso che di questa si fa, rendendola talvolta atto reiterato, ossessivo, finanche perverso, con conseguenze talvolta pericolose. Ma perché? Perché oggi più che mai la nostra vita appare strenuamente collegata alla sessualità, (sia essa veramente vissuta o semplicemente bramata)?

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Varia umanità

L’amore im-possibile

di Angela Guardato Angela-Guardato

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R. Magritte, Tentativo impossibile, 1928.

Ieri pomeriggio ero al centro estetico a fare la pressoterapia, che fa bene alle gambe, le sgonfia un po’, favorisce la circolazione e bla bla. Quindi ero immobilizzata e, dato il torcicollo ed il mal di schiena, non potevo nemmeno assopirmi ché mi faceva male anche stare stesa. Quindi mentre la macchina portentosa mi stritolava e poi rilasciava parti di gambe e bacino secondo cicli ritmici arcani, insufflando l’aria nei gambali, io pensavo. E quando pensi perché non ti puoi muovere, e non puoi dormire, e hai mal di schiena vengono fuori pensieri strani.

Così mi è venuto da pensare all’amore. Ecco. E quando c’è di mezzo Amore, i pensieri possono spaziare magicamente dall’idillio al suicidio, dal settimo cielo all’Inferno, dalla lucida consapevolezza indotta dalla seduta dello psicologo, allo ‘spacco tutto perché lui era mio e quella se l’è fregato/se ne’è andato per colpa mia’! Insomma: tutto e il contrario di tutto.

La mia riflessione è partita dal film che avevamo visto al mattino al Cineforum: “Frida”. Un buon film, originale a suo modo, con bravi attori e che rendeva bene lo stranissimo rapporto che legò la pittrice messicana sfortunata (dall’inconfondibile monociglio) al suo rivoluzionario e fedifrago amore panciuto, Diego Rivera. Allora ripensavo a come avesse fatto a sopportare per tutta la vita le infedeltà di lui, non una, non tre, ma tantissime infedeltà, addirittura con sua sorella.

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Educazione

Il desiderio, che cos’è.

di Angela Guardato Angela-Guardato

2014-04-02-13-51-14--1179901569O.Kokoschka, La sposa del vento, 1914.

Sabato scorso ho avuto la balzana idea, visto che non era disponibile il proiettore, di fare una lezione di introduzione alla filosofia, in prima, all’ultima ora. Pazza! Comunque tra non poche difficoltà sono riuscita ad ‘inoculare’ qualche concetto. Ho parlato anche di amore. E la domanda di una ragazzina, una delle poche davvero mature in classe, è stata semplicemente bellissima: avevo appena spiegato come la parola ‘desiderio’ venga da ‘de’ e ‘sidera’, cioè lontano dalle stelle, e come si desideri davvero solamente ciò che è ‘lontano’ da noi e che non si possiede, perché, come dice Galimberti, ciò che si è ottenuto, non lo si desidera più: lo si gode. Quindi ho detto “Ragazzi, desiderare è avere una tensione verso qualcosa che si vorrebbe raggiungere”. E la ragazzina a bassa voce, nel casotto, mi fa: “Ma prof., come si fa a mantenere quella tensione anche quando si possiede ciò che si desiderava?”… Ho capito che si riferiva alla questione amorosa (sono nate tre coppiette in classe). Le ho detto che la sua era una domanda importantissima e cruciale, e che il discorso era un po’ lungo. Da riprendere. E ho pensato: ‘Chissa quanti di noi adulti se lo chiedono…” Poi li ho lasciati col compito di ragionare su quale sia per loro la cosa più importante nella vita. Uscendo dalla classe, la stessa ragazzina mi ha rigirato la domanda. “Te lo dico la prossima volta”, le ho riposto. E ancora ci sto pensando…