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Ma non è un paese per vecchi.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Chi ci governa e compete per l’Europa propugna la teoria della rottamazione. Il populismo che avanza, a parte il dettaglio che i suoi capi sono ultrasessantacinquenni non proprio lucidi ed equilibrati, è di stampo forsennatamente giovanilista. Tutto questo contraddice la storia, la fisiologia e anche il buon senso. Si glissa sportivamente su quel termine fondamentale che è l’esperienza. La nuova “cucchiara” (così si chiamava in gergo muratoresco il giovane avventizio) non faceva nulla senza l’anziano muratore o il capomastro accanto finchè non avesse raggiunto, dopo lungo tempo e lavoro, l’autonomia operativa e decisionale. Questo avveniva in ogni lavoro umano sia manuale che intellettuale. Oggi accade  in qualche paese illuminato e grato alla tradizione ed alla propria storia. Perfino dei pragmatici come i nordamericani hanno nella compagine del loro governo una specie di “quota argento” di ministri e segretari over 60. Perchè non si può fare a meno della memoria delle cose fatte, delle esperienze e della saggezza quasi sempre acquisite, tranne nei casi, non rari, di “canizie vituperosa” di manzoniana memoria.  Non si può fare a meno della scienza che viene dall’età  se si vuole raggiungere qualche obbiettivo concreto senza sbagliare troppo. Ma si sa, la presunzione e l’incoscienza sono una prerogativa connaturata all’essere giovane, quando la giusta ambizione non fa i conti con i propri limiti e con il fatto che la conoscenza e la competenza si sedimentano e danno i loro veri frutti nel tempo. “Natura non facit saltus”.

Per fortuna ci sono tanti giovani che hanno acquisito la lezione della storia e della natura e faranno sicuramente strada. Il mio appello è per il bene comune, non certamente da “Cicero pro domo sua”.

Giuseppe Campagnoli

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Ecomomia Educazione Scuola Sociale

Il dovere di sognare.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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École maternelle publique “Les Petits Moineaux”- Rue Gray, 126 – Ixelles (Bruxelles)

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso non pensare ai danni irreparabili che sono stati fatti negli ultimi quarant’anni. Mi rimprovero, da docente e da dirigente di non aver combattuto abbastanza per il diritto negato ad una scuola più rigorosa, più seria e quindi più efficace, contro riforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti sulla concezione della vita, sul lavoro, sulla capacità imprenditoriale, sull’autonomia di giudizio, sul voto e su molti altri aspetti della vita. Ma soprattutto incide in modo pericoloso sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il troppo letterariamente abusato sessantotto in modo critico, grazie al mio carattere da “bastiancontrario riflessivo” e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati ed abusati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) sulla formazione dei docenti e sulle carriere scolastiche degli studenti, sulla gestione della scuola, sui curricoli e sulla valutazione, sulle relazioni sindacali e sui rapporti interni alla scuola e tra la scuola e la società, ha inesorabilmente reso il sistema educativo, dalla scuola primaria e secondaria, fino all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione e supponenza dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ inutile entrare nei dettagli discussi e ridiscussi negli ultimi anni ma è utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche “copiando” con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei, per iniziare a percorrere la strada di un sistema educativo e dell’istruzione più internazionale, teso a colmare il differenziale con altre nazioni che, proprio grazie al loro modo di concepire ed attuare l’istruzione, stanno combattendo concretamente e con successo la crisi economica globale per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio insieme: moltiplicare almeno per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e “di trincea” le leve per migliorare e consolidare ciò che già funziona ma cambiare subito e con coraggio ciò che non funziona. Non vedo ancora chi lo stia facendo.

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Ulla: la strada del ricordo

di Angela Guardato Angela-Guardato

Vieni, c’è una strada nel lontano bosco verde, che non hai mai visto. Una strada che vorrei farti vedere. E’ affascinante. Non bisogna mai perdersi ciò che di affascinante c’è al mondo, quando mai lo si riesca a scorgere.

Così Klod e suo figlio si presero per mano e chiusero gli occhi: in un attimo i loro corpi svanirono nell’aria. Giusto il tempo di un respiro.

Dopo pochi secondi si trovarono a 1000 km di distanza. Si trovarono là. In quella strana strada.

– Questa è Ulla: la strada del ricordo, disse il padre.

Il bambino restò a guardare con la bocca spalancata, come le valve di una conchiglia dopo che si sono aperte piano piano.

Una folta vegetazione incolta ricopriva quasi completamente tutto. In mezzo, come soffocate dal verde, emergevano strane forme, si sarebbe detto: metalliche, piuttosto grandi. Come grandi scatole rovinate dal tempo, ferite da larghe aperture.

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– Sono bellissime. Cosa sono, papà? Chiese Sat, guardando l’uomo come si guarda un dio.

– Sono au-to-mo-bi-li, figliolo. Rispose Klod, scandendo bene ogni sillaba. Gli uomini le usavano circa 3000 anni fa.

– Davvero? Vuoi dire nel 2000? Chiese dopo un rapido calcolo mentale.

– Sì, anche se erano state inventate circa 120 anni prima e per farle funzionare si usava un liquido infiammabile, chiamato carburante. Nei primi anni gli uomini si recavano in farmacia con un fiasco per comperarlo. Ma la prima automobile ad essere prodotta in serie risale al 1908, si chiamava “Modello T” e fu progettata da un uomo di nome Henry Ford.

Affascinato dalle tante cose che sapeva suo padre, il bambino ascoltava il racconto con grande attenzione, come sempre fanno i bambini mentre ascoltano una storia, soprattutto se una storia vera.