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Il manifesto della educazione diffusa si “diffonde”. Ma l’architettura della città?

 

Dopo aver assistito al meraviglioso varo del Manifesto della educazione diffusa che centinaia di adesioni sta ricevendo che si spera siano tutte operative, alla data di riapertura delle scuole (nulla per ora è cambiato) resta l’urgenza di riflettere su un aspetto non trascurabile del  progetto sull’educazione diffusa. Emerge prepotente da tutti i risvolti dell’esperienza vissuta intensamente (libri,seminari, convegni, articoli, dibattito serrato) in questi ultimi due anni (dal seminario di Cesena del Settembre 2016) la carenza di cultura architettonica ed urbana in gran parte degli attori e del pubblico che hanno seguito il processo evolutivo dell’idea di una scuola senza mura. D’altra parte l’Italia, se si eccettuano le tante archistars del libero mercato internazionale ipertecnologiche e narcisiste, è da decenni un panorama desolato di centri storici deturpati o abbandonati, di periferie squallide e invivibili, di architettura inesistente e di edilizia pervasiva, mercantile e mostruosa. Non è un caso se accanto al successo del Manifesto della educazione diffusa pubblicato nel Marzo del 2017 altrettanto non è accaduto per “Il Disegno della città educante” dove si argomentavano, anche in termini progettuali e operativi le indispensabili  e ineluttabili trasformazioni, anche radicali della città per poter trasformare la scuola in educazione diffusa. Persino la politica insiste a minimizzare il ruolo dei luoghi dedicati all’educazione con posizioni pervicacemente retro, quando persevera diabolicamente nell’intervenire in termini di edilizia scolastica facendo sospettare persino che ci sia uno strizzare l’occhio alle economie del costruire. Eppure potrebbe essere proprio l’insieme di queste trasformazioni del tessuto urbano in funzione educante la chiave di volta per il recupero, il risanamento il ridisegno delle nostre realtà territoriali (città, campagne, ambiente in generale) attraverso le emergenze architettoniche vecchie e nuove che si caratterizzerebbero anche per una marcata vocazione culturale e didattica.

Non sto a ripetere le argomentazioni più volte espresse nei miei tanti articoli e saggi per ribadire come quelli che avevo chiamato già nel 2010 nel Secondo Manifesto della scuola marchigiana “luoghi da amare”   non possono essere un aspetto marginale o di semplice contorno nell’idea di una città educante. Non si cambia l’educazione solamente uscendo più volte dai reclusori scolastici che per la maggior parte del tempo resterebbero tali o moltiplicando le gite e le visite scolastiche horslesmurs. Va ribaltato il concetto di luogo dell’educazione e l’architettura ha un ruolo determinante in questa trasformazione radicale della scuola e della città insieme. Ahimè pochi o nulli sono ancora gli architetti, gli urbanisti, gli esperti di disegno urbano (il sottoscritto non fa eccezione…) invitati o coinvolti nelle varie kermesses in programma già dal mese di settembre sulla educazione diffusa. E’ veramente un peccato. Speriamo che gli organizzatori e gli sponsors degli eventi si ravvedano presto e capiscano che l’educazione diffusa non si realizzerà senza le necessarie trasformazioni dei luoghi della città e della città stessa.

Scuole e carceri moderne

 

“Ancor prima di effettuare l’annunciata simulazione giocosa sul corpo vivo di una vera realtà urbana, vorremmo lasciare un messaggio in bottiglia ad educatori ed architetti giovani e visionari capaci di raccogliere il testimone con entusiasmo. Occorre costruire un abaco di tipologie da forme urbane vecchie e nuove che abbiano in nuce l’essenza dell’accogliere collettivo e dell’educare in reciprocità come lo hanno sempre fatto una casa o un teatro, un bosco ed un museo, una piazza e una strada spesso senza bisogno dei maldestri architetti interpreti   spesso solo di sè stessi. Non più l’urbanistica (che ordina e controlla) ma il disegno poetico della città in divenire che come un organismo vivo cresce e si trasforma insieme a chi la vive liberamente mentre apprende con le genti e le cose d’intorno. Tra un architetto e un filosofo più un poeta fantasma che alberga in entrambi, sono stati partoriti le radure e le piazze, le strade cupe, i portali, i giardini di insalate e frutteti, le fontane che danno vino e cioccolata, gli orti teatrali e la babelica biblioteca totale, il quartiere dei balocchi e dei burattini, il giardino delle bocce e degli scacchi, l’emeroteca ciclabile, il museo peripatetico e gli alberi dei tablets e degli smartphones. Ritorneranno presto i fantomatici, misteriosi mimetici cubi specchiati e variopinti, non-architetture ma macchine fantastiche e interattive già avvistate in giro per l’Europa nei disegni a Bruges e Strasburgo come a Venezia, Vienna, Lucca e Pesaro. Essi, provocatori dei ex machina, ed eros urbani, dialogano con i vecchi palazzi e manieri e li invitano ad aprirsi e a diventare bei luoghi dove vivere, lavorare ed imparare senza funzionalismi ingenui o ordinatori.

Da queste fantasie nascono i più realistici tentacolari portali che disegneranno le forme essenziali mentre sarà chi li vive a riempirli di volta in volta di significati e contenuti come belle e multiformi stazioni di partenza per viaggi della conoscenza dove l’errore ha il solo senso del suo etimo errabondo.Questi potranno essere, accanto a tutti gli altri luoghi del vivere e del lavorare per vivere, gli oggetti e i tipi architettonici della città educante cui sarà data la prima forma. Alcuni sono già nei nostri schizzi, altri nelle nostre menti pronti ad uscirne per affidarli a chi saprà renderli finalmente reali. ” Dall’anteprima de “Il Disegno della città educante.” di Giuseppe Campagnoli pronto per la seconda edizione nel 2019.

Giuseppe Campagnoli 1 Settembre 2018

 

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Scuole innovative? I vincitori del concorso delle “belle scuole”. Tutto cambia perché nulla cambi.

 

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Scuole innovative? I vincitori del concorso delle “belle scuole”. Tutto cambia perché nulla cambi.

Riprendo l’articolo di un anno fa sul famigerato bando per progettare le “scuole del futuro”. I risultati non fanno che confermare l’idea che non si debbano più progettare reclusori scolastici, seppure ipertecnologici, iperestetici o iperecologici, ma si debba ridisegnare la città nella funzione educante dei suoi luoghi significativi. E si torna alle idee  del  Manifesto dell’educazione diffusa. Qualche indiscrezione iconografica ci riporta ad una concezione mercantile degli spazi dell’apprendimento che segue pari pari una idea di scuola obsoleta e reazionaria. Quando avremo la carrellata completa delle immagini dei progetti vincitori sapremo dirvi di più. Le premesse e le anteprime non sono per nulla incoraggianti. Ci saremmo aspettati almeno una, una soltanto, #scuolasenzamura. Spiace vedere nomi come quello di Monestiroli (ricordi universitari di “tendenza”) in questa kermesse di pseudo innovazione.  Ma forse era chiedere troppo alla psicopedaeducazione imperante ed all’architettura della globalizzazione e del consumo. Ci confronteremo, forse, con una realtà prossima a noi, in Romagna, dove si colloca uno dei progetti vincitori, e dove, ripeto forse, potrà avviarsi un’ esperienza di educazione diffusa come a Monza, Milano e Urbino che non può non coniugarsi con un ridisegno della città in funzione educante. Ne vedremo, forse, delle belle!

Giuseppe Campagnoli 10 Novembre 2017

 

 

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The scattered school: beyond the classrooms

 

The scattered school: beyond the classroom.

Translation by Emilio Campagnoli, Samantha Broker and Rosa Serena Tetro

Versione in italiano:
la-scuola-diffusa-oltre-le-aule

 

My classroom en plein air. Giuseppe Campagnoli 2013

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Research on architecture for learning and on what are called education facilities or school buildings is growing. But not all that glitters is gold and in my experience I have noticed that, as Manfredo Tafuri said, at least 9 books out of 10 must be read diagonally. I have not found anything actually new and groundbreaking in literary essays and experiments carried out in Europe or elsewhere in the world.

Change can start from an idea that is already described in my book The Architecture of School published by Franco Angeli, Milan, 2007. In the book I suggest an innovative idea of learning spaces. It is time to start a wider debate and, hopefully, put the ideas into practice.

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“The Architecture of School

An idea for culture and learning spaces

 “The Architecture of School, to paraphrase the title of the famous book Architecture of the City by Aldo Rossi, is the result of more than thirty years’ experience in the field of culture, art, school, architecture and public administration. It is neither a handbook on the theory of design, nor a technical essay. On the contrary. It is partially an auto-biographical reflection, a “poetical” proposal addressed to designers, administrators and workers in the field of cultural heritage and education. It aims to finally build and strengthen the idea of learning spaces and the exhibition of culture beyond fashion, clichés and the lack of expertise of many -maybe too eclectic – professionals.The first part of the book, after a short theoretical introduction, contains an historical-architectural digression and a summary of the functional and formal evolution of the places in Italy where culture, pedagogy and didactics are created and shared.

The second part which consists of many chapters regarding many compositional and planning aspects, presents the concrete proposal for a new architectural style for buildings which are usually neglected.  The only exceptions are the rare “white elephants” and “monuments” to administrators, to sponsors or to “famous architect divas” of the time. At the end there is a series of pictures, as well as the author’spersonal thoughts and experiences, which conclude the topics discussed in the book with an open view.

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Scuola? Scuola! Scuola.

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Una trilogia di scritti di Giuseppe Campagnoli su La Stampa sul tema della scuola italiana.

Mea culpa sulla scuola

1 Maggio 2014

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

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Erasmus 3.0.

Unknown

Prendo spunto da un articolo su l’Internazionale intitolato “Cinque grafici dicono che l’Erasmus è la cosa giusta da fare” per confutare parzialmente i concetti espressi e soprattutto per ribadire la necessità di diffidare della pseudoscienza statistica che dà una visione parzialissima della realtà e della sua complessità. La mia esperienza nel campo dell’educazione e dell’istruzione, nonché del merito, mi conferma ad ogni piè sospinto che piove sempre sul bagnato e che in realtà anche l’Erasmus è una iniziativa molto “di classe”. Anche i nostri meritevoli e capaci che usufruiscono di borse e sussidi (ammesso e non concesso che le loro dichiarazioni dei redditi familiari non siano fallaci e truffaldine!) quando “vincono” una borsa Erasmus entrano in un mare di guai. Nulla da dire sulla bontà dei principi e sull’efficacia dello studiare e del vivere per mesi all’estero, sulla crescita personale e sull’esercizio all’autonomia ed alla risoluzione di problemi. Molto da dire sul rispetto dei diritti sanciti dalla Carta degli studenti Erasmus che per lo più resta “sulla carta”. Abbiamo già raccontato in passato una storia significativa. Molte altre ce ne sono state raccontate di simili. Fatto sta che se uno studente proveniente anche da una famiglia di media borghesia deve affrontare questa esperienza si trova difronte a tre ostacoli non indifferenti: la ricerca di un alloggio a prezzi non esosi, il costo della vita nella città ospitante, l’aleatorietà della garanzia di riconoscimento del percorso di studi effettuato all’estero dalla propria università. Il contributo dell’università al “vincitore” della borsa è a dir poco ridicolo: in genere non riesce a coprire nemmeno un quinto del spese che lo studente dovrà sostenere nel periodo di studi all’estero. La ricerca di un alloggio dignitoso anche per uno studente, non rischioso e a prezzi sostenibili è una specie di odissea che spesso non si conclude con successo. Si è preda facilmente di truffe, approfittatori, consorterie religiose e laiche, siti dedicati e applicazioni, tutti pronti a lucrare sugli studenti. E quanto più la città ospitante è grande e prestigiosa tanto più la situazione si aggrava. Quasi mai si riesce ad usufruire di servizi residenziali dell’Università che sono in genere riservati a pochi, quando ci sono. Chi ne fa le spese nella maggior parte dei casi è lo sponsor investitore: la famiglia che deve aggiungere ulteriori sacrifici a quello che già fa per mantenere il figlio all’università, magari fuori sede. Qualcuno ci ha riferito di aver chiesto prestiti alle banche pur di agevolare l’esperienza del figlio. Non ci pare che si possa parlare di educazione, di equità sociale e di eguaglianza nel diritto allo studio! Queste cose vanno dette anche nei panegirici ricorrenti sull’Erasmus che ora, quasi beffardamente, si chiama anche Plus! E’ colpa del sistema e del progetto? E’ colpa delle università e degli stati che investono poco e male distribuendo in modo inefficace le risorse ricevute? Fatto sta che occorrerebbe una riforma e una rimodulazione tali da rendere la Carta dei diritti e dei doveri dello studente Erasmus un testo realistico e rispettato.

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ReseArt. Il blog di tutte le arti.The blog of arts.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

ReseArt (Reseau Art) is the blog of an ideal network of information, research and art education. The added value of the blog is that for “arts” means all of the arts in an extended sense of the term. The themes of the news, articles and pages concern the commonly understood Arts (Architecture, Visual Arts, Design, Music, Photography, etc.) and the Arts as a fundamental human activity (art of politics, art of rhetoric, education , philosophy …) according to a cut also educational.Contact the editors to learn more or submit your files for selection at the following address: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) es el blog de una red ideal de la información, la investigación y la educación artística. El valor añadido del blog es que para “artes” significa todas las artes en un sentido amplio del término. Los temas de las noticias, artículos y páginas afectar las Artes comúnmente entendidos (Arquitectura, Artes Visuales, Diseño, Música, Fotografía, etc.) y las artes como una actividad humana fundamental (arte de la política, el arte de la retórica, la educación , filosofía …) de acuerdo con un corte también educativo.Póngase en contacto con los editores para obtener más información o enviar sus archivos para la selección en la siguiente dirección: researt49@gmail.com

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New economy.Old economy.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

It is  no good to make graphics, speeches and recipes about economy. Had someone the idea that capitalism is at the last stop and we must think of something else? World needs democratic socialism and sustainable development strictly based on fairness and balance of incomes and assets.  It would not be so complicated. The sick is now hopeless. What is happening in Europe will also happen in the so-called emerging countries and apparently recovering. It ‘s just a matter of time. And then it will be a tragedy! Should the UN  finally   help and save the world against  religious,political and tribal wars which are only economical wars?

Giuseppe Campagnoli Agosto 2014

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