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Islam e paura. Rispetto umano?

Bisogna poter avere la libertà di criticare le religioni dovunque, di chiedere perchè ci su metta il velo, ci si genufletta, si giungano le mani, non si mangino crostacei o maiale e se tutto ciò non sia una imposizione di altri uomini o una libera scelta, a volte bizzarra per la ragione, ma comunque libera. Bisogna non aver paura di dire ciò che si pensa senza offendere la dignità delle persone. Questo è uno dei diritti fondamental dell’uomo.

Per questo traduco e ripropongo un  interessante  editoriale apparso su Charlie Hebdo a cura di Par Riss.

CHE CAVOLO CI FACCIO QUI?

“Da tempo gli specialisti cercano di capire le ragioni degli attentati in Europa e nel mondo intero. La polizia inefficiente? Un senso di appartenenza sfrenato? Gioventù disoccupata? Islamismo senza freni ? Le cause sono numerose e ognuno sceglie quella che gli conviene o che si adatta alle sue convinzioni. I fautori dell’ordine se la prendono con la polizia, gli xenofobi con gli immigrati, i sociologi fanno appello ai danni del colonialismo, gli urbanisti stigmatizzano i ghetti, gli economisti indicano la crisi e i politici se la prendono con Daech. A voi la scelta.

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In realtà gli attentati sono solo la parte emersa di un enorme iceberg. Sono l’ultimo stadio di un processo che si è innescato da tempo e su vasta scala. Noi ci attacchiamo alle macerie dell’aeroporto, alle candele accese davanti ai fiori sui marciapiedi. Nel frattempo nessuno osserva ciò che accade a Saint Germain-en-Laye. La settimana scorsa l’Istituto di Scienze politiche di questa città ha ospitato Tariq Ramadan. E’ un professore, quindi sarebbe al posto giusto. E’ venuto a discutere del suo oggetto di studi, l’islam, che è anche il suo credo.

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L’epidemia della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

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Education, job, freedom and peace against violence of sharia, religions and global markets.

Non sto qui a spiegare che cosa sia la Sharia. Bastano Wikipedia e tutte le conferenze e gli scritti che ne trattano in giro per il mondo. Invece vorrei associarmi ad una idea che, se perseguita e sviluppata, potrebbe disinfestare il mondo dal terrorismo e dalle farneticazioni di tipo islamico. Le armi vincenti saranno l’istruzione, la cultura e il lavoro.

Massicce infusioni di conoscenza ed istruzione faciliteranno la strada verso il lavoro, la salute e la pacifica convivenza attraverso la liberazione totale dalle nefaste credenze e superstizioni ancora legate all’ignoranza delle tribù di pastori del deserto di tanti secoli fa o delle congreghe chiesastiche dell’occidente.

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ReseArt e Charlie Hebdo

Helwa ya baladi. Versione strumentale pop.

“Per il mio dolce paese”

 

Ubi maior minor cessat…Ma ognuno contribuisce ad usare la satira per combattere la cieca violenza in nome della superstizione e delle bugie degli uomini per sottomettere altri uomini. Un collage di cultura contro la non cultura e la barbarie.

  
  

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Charlie Hebdo e ReseArt

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Tempo fa abbiamo inviato alcune nostre vignette (giuseppe campagnoli) alla redazione di Charlie Hebdo come contributo.Su un numero di qualche tempo dopo è apparsa una vignetta palesemente ispirata ad una nostra idea, senza alcuna citazione. Ve le proponiamo  non senza una certa soddisfazione e un po’ di rammarico. L’arte della moda al tempo dell’integralismo islamico.

La redazione di ReseArt

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Un racconto dell’Islam.

La fede è l’aver fiducia cieca e irrazionale in chi ti racconta storie sull’essenza della vita.

Osservando i fatti di Parigi, del Mali, Gaza, Siria, Turchia, Afghanistan, Arabia e Africa ripropongo la mia lettura in francese del libro di Tahar Ben Jelloum “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”-éditions du Seuil 2002. Mi piace fare qualche considerazione “en passant” senza essere condizionato dagli avvenimenti degli ultimi anni e mesi.

Ho commentato con degli appunti spurii il testo per evidenziare qualche contraddizione ed alcune affermazioni che mi paiono peccare di qualche sciovinismo culturale. Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar, con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” 

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Parigi e l’Europa piangono. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità.

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Religioni, politica, economia. L’arte di convivere o di fare la guerra?

Il Buongiorno recente di Massimo Gramellini  “L’arte di convivere” si fa drammaticamente attuale oggi ,dopo la tragedia di Parigi. Parigi e l’Europa piangono. I simboli della normalità come lo Stade de France, il Bataclan, un bar, la strada, colpiti da chi odia l’uomo e la natura, la pace e il dialogo tra persone che si rispettano e, a volte, si amano: famiglie, turisti, studenti, non soldati o reggimenti. La viltà e la miserabile violenza si sono scatenate non nella follia ma nella criminalità pura e nella malvagità senza fine. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità. Ora occorre reagire, ognuno di noi, anche nel quotidiano, vigilare  aiutando chi ci deve proteggere per legge, per impedire, prima che sia troppo tardi,  che chi un momento prima era in mezzo a noi, innocuo e a volte anche disponibile e gentile, un secondo dopo si armi per uccidere i suoi simili in nome di ciò che per la ragione non esiste.

La reciprocità e la tolleranza.
La reciprocità e la tolleranza.

“Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar Ben Jelloum in “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”,con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” Il Corano va letto, si scrive, sotto il segno della fede e dell’intelligenza. Una contraddizione? A me pare di si. Una minoranza pratica un islam rigorista, si dice. Non è una certezza. Il valore principale dell’islam predicato tra le tribù beduine sarebbe stato il rispetto dei diritti umani. E’ così che viene vissuto l’islam oggi dalla maggioranza dei fedeli? Si scrive che l’islam, come le altre religioni monoteiste, proibisse e proibisca il suicidio e l’omicidio. E le crociate allora? E le guerre fisiche di Maometto contro le tribù disobbedienti e miscredenti come le guerre di Mosè e David? I terroristi, i taliban e il Daech? I musulmani subirebbero gli effetti nefasti delle distorsione della parola del Corano: perché allora non parte una ribellione anche quotidiana, porta a porta, massiccia ed evidente? Si parla di insegnamento dell’islam nelle scuole. Come per le altre religioni si dovrebbe parlare invece di insegnamento del pensiero e delle credenze dell’uomo, tutte, come storia e non come dottrina. Si scrive di separazione tra le religioni e lo Stato: Iran, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Daech, Nigeria, Somalia ed Etiopia? Ma anche, in modo subliminale, Italia, Polonia, Irlanda, Regno Unito, Russia, Stati Uniti…La religione, scrive ancora Tahar, è solo un fatto privato. D’accordo. Il libro si spiega partendo dal presupposto dogmatico che esista una divinità, che esistano gli angeli e che esistano il paradiso e l’inferno. In paradiso andranno gli uomini buoni e giusti mentre all’inferno andranno i non credenti (!) i criminali e i cattivi in generale. E il Corano, cita Tahar senza commento, dice al versetto 5 della IX sura: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate se non si pentono.” Stessa sorte per gli ipocriti e i traditori della fede. Il profeta aveva sposato una ricchissima vedova, sembra per convenienza. Dal danaro al potere sulle tribù esercitato con la religione?

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Guerre di religione?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Dobbiamo ancora assistere alla violenza, fisica, economica o sociale che siano, in nome e per conto di una o più divinità di cui non è dato sapere. Anche l’arte, accanto alla rappresentazione delle cose degli uomini  ha spesso disegnato (quando fosse concesso dai dogmi e dalle leggi iconoclaste degli uomini) le figurazioni di chi ci eravamo inventati. L’homo sapiens doveva supplire alla  ragione che non poteva trovare spiegazioni plausibili. Queste, nel tempo, sono arrivate dalla scienza e allora, quasi tutte le credenze si sono comodamente e prontamente adattate allo stato mutato delle cose. La fantasia applicata  al mistero ha generato capolavori in tutto il mondo ma la realtà poi è cambiata ancora e oggi la rappresentazione di divinità e profeti obsoleti anche per chi non sia propriamente colto è sempre diminuita se non oggi, quando è diventata invece pericoloso e pretestuoso “casus belli”. L’arte che si occupa di religione oggi, infatti, con grandissimo coraggio è quella della satira scritta e disegnata. I capi delle religioni più potenti però, se da una parte si combattono per vie traverse o per interposte persone, dall’altra si mostrano concordi nel condannare il riso, seppure sempre innocuo, delle cose sacre. Ricordo come un mio zio vescovo, compianta e rara  eccezione nel mondo della chiesa, ridesse con noi delle barzellette sulle cose sacre, credo perché le ritenesse anche profondamente umane e tutto sommato rispettose delle convinzioni altrui, davvero ben poco solide se fossero state colpite da innocue parodie. Sentire parlare non più di arte ma di guerra fa veramente male. Sentire indicare gli uomini come cristiani, ebrei o musulmani come se fosse un insulto fa ancora più male e ci fa rivolgere alla storie delle filosofie per cercare di comprendere le ragioni storiche di questo presente.

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