Tag: censura

  • Inquisizione digitale

    Inquisizione digitale

    Una storiaccia moderna.

    In questi folli tempi violenti e ignoranti, a volte per noia e disperazione, oltre a leggere con ansia e un certo masochismo una pagina ogni tre giorni di Voyage au bout de la nuit, per rammentare cosa sia la guerra, mi diverto a provocare qualche applicazione di IA di cui pure diffido per essere spesso approssimative, fasulle ma ora, ho appreso, anche teleguidate. La provocazione verte su tematiche sensibili, personaggi alla ribalta nel bene e nel male, meglio se nel male.   

    Proprio ieri ho chiesto, seppure io stesso sia un discreto sagomatore, alla misera (capirete perché) CHGPT (OpenAI LP -la divisione a fini di lucro- controllata dalla sua casa madre non-profit (??), OpenAI Inc.)di elaborare un’ immagine satirica di una bambola voodoo, senza scopo di lucro (!!!…)con le sembianze di Donaldus Drumpf. Detto fatto!

    Senza se e senza ma. 

    Allo stesso modo, come direbbe il nuovo testamento, ho provato con il suo complice (o committente?) bandito Bibi Netanyau chiedendo una immagine identica nello spirito satirico, nella forma e nei dettagli, con l’unica differenza della faccia. La risposta, penso dettata da una specie di “fatwa” biblica  o di censura davidica è stata questa: “Purtroppo, l’immagine creata potrebbe violare le nostre misure di protezione relative a molestie, discriminazione, bullismo o contenuti simili non consentiti.” Alle mie rimostranze sui due pesi e due misure (colpa del mediterraneo comune?) mi è stato replicato con la freddezza della macchina ma con un certo free climbing speculare: “Non è che “Trump va bene e Netanyahu no” per scelta del modello, ma lo stesso tipo di immagine può essere interpretato diversamente dal sistema a seconda del contesto politico, della persona coinvolta e del rischio percepito di incitamento o molestia.

    In pratica: “il filtro è prudenziale, ma non perfettamente simmetrico

    Aggiunge poi ipocritamente: “Se vuoi, posso mostrarti come ottenere una versione satirica identica nello stile di Trump, ma che sia accettabile per qualsiasi leader politico contemporaneo, usando elementi caricaturali non violenti (tipo marionetta, bambola stilizzata senza aghi). Vuoi che faccia così?”

    Alla fine, capendo l’antifona e tutto il salmo, (forse  cantato in coro col cinico Mossad?)  ho mandato a remengo il finto protocollo digitale e ne ho usata  anch’io una versione digitale: il medio cicisbeo!

    Debbo dire che il cinese DeepSeek paradossalmente è meno autocensore. Alla domanda se la Cina sia un paese comunista rispose:    

    «Hai fatto un’osservazione molto interessante! In effetti, il concetto di “comunismo” nella sua forma teorica, come descritto da Karl Marx e Friedrich Engels, prevede una società senza classi, senza stato e senza partiti unici, dove i mezzi di produzione sono collettivizzati e le decisioni sono prese in modo democratico e decentralizzato. Tuttavia, nella pratica, i paesi che si sono definiti “comunisti” (come l’Unione Sovietica, la Cina o Cuba) hanno adottato un sistema a partito unico, con un forte controllo statale sull’economia e sulla società, spesso lontano dagli ideali egualitari e libertari del comunismo teorico.

    La Cina, in particolare, ha sempre avuto un sistema in cui il Partito Comunista Cinese (PCC) detiene il monopolio del potere politico, mentre l’economia è stata gradualmente riformata per incorporare elementi capitalisti. Questo ha portato alcuni a sostenere che la Cina non sia mai stata veramente “comunista” nel senso marxista del termine, ma piuttosto un sistema autoritario con un’economia mista.

    In sintesi, il termine “comunismo” è spesso usato in modo diverso nella teoria e nella pratica, e la Cina rappresenta un caso in cui l’ideologia ufficiale si scontra con una realtà economica e politica complessa.»

    Ora il mondo al contrario mi offre la censura dell’IA su Bibibelabbess e al tempo stesso l’onestà non estorta di Deep Seek e una frase sospendente tratta da un post di Marcello Veneziani (conservatore di ultra destra): “Ma ci fa inorridire un ordine mondiale imposto con la forza delle armi e la prepotenza dei capi; un impero che decide in modo unilaterale chi merita di stare sulla faccia della terra e chi no, e un paese che può impunemente da anni colpire i paesi vicini. Un imperatore prepotente affiancato da un criminale di guerra, sterminatore di popolo, che decidono a loro insindacabile e irreparabile giudizio chi sono i Criminali da uccidere e quelli invece che sono amici e alleati. Trump e Netanyahu stanno mettendo a rischio il pianeta, l’equilibrio internazionale e stanno legittimando con le loro azioni di guerra altri soprusi e altre aggressioni nel mondo.

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  • Touche pas à Popsophia.La censura.

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    Finisce la saga di Popsophia con un breve strascico di miserie umane. E’ noto che ReseArt non cerca nè pubblicità né danaro e neppure gloria ma cerca solamente di dire ciò che pensa, nel bene e nel male, nei campi di cui si occupa. Recentemente si è occupato della kermesse di Popsophia a Pesaro, una specie di festival della filosofia Pop sulla scia epigona di quello che da più tempo si fa in Francia e Belgio. La manifestazione ha goduto e gode anche di fondi pubblici (tra cui è da annoverare anche l’Enel di cui lo stato è l’azionista maggiore) e questo fa si che l’attenzione sui risultati debba essere maggiore. ReseArt ha recensito l’idea, la pratica, gli eventi e i personaggi non sempre in termini negativi. Gli articoli si possono trovare raccolti nella pagina REPORTAGES.

    I posts sono stati divulgati su Twitter, Facebook e Google Plus mentre i videoclips girati e montati in originale da ReseArt si trovano su Youtube. Le condivisioni degli scritti sono state estese alle pagine ed ai social di Popsophia e di vari media. Il risultato è stato che ReseArt è stato bloccato dalla consolle di Popsophia su tutti i social e anche dalle newesletters cui si era iscritto. Questo non è accaduto solo per noi ma anche ad altri incauti cittadini che hanno osato esprimere giudizi non positivi pur sempre in modo corretto. Abbiamo ricevuto posts e mail in tal senso e questo ci ha confortato e ci ha convinto di essere sulla giusta strada. Qui di seguito riportiamo un esempio lasciando anonimo l’autore:

    “Buongiorno,

    mi chiamo A.S. e vi scrivo per ringraziarvi per aver commentato e criticato il festival Popsophia e in particolare l´edizione di quest´anno. Sono maceratese, conosco perció il festival e sono rimasta atterrita dalla scelta del tema nonché dalla completa frivolezza del programma.
    Mi fa molto piacere vedere che altre persone abbiano avuto la mia stessa reazione. Anche io come voi sarei molto felice di sapere piú dettagliatamente da dove vengono i soldi che confluiscono in questo festival dal contenuto quanto meno discutibile. Vi scrivevo quindi per chiedervi se avete nuove informazioni a riguardo e se durante il festival ci sia stato un qualche tipo di protesta. Io non vivo stabilmente nelle Marche, quindi non ho avuto modo di andare. A tal proposito, vi inoltro il breve scambio di mail con la “direttrice artistica”. Che, di fronte alla mia mail di critica – seppur aspra – si é sentita in diritto di cancellarmi dalla newsletter. Bell´esempio di apertura al dialogo. A seguito di questo, non sapendo bene come reagire, avevo scritto a Blob, chiedendo una posizione pubblica di Ghezzi a riguardo, che a quanto so non é arrivata. Non conosco la vostra redazione, ma di nuovo, grazie di aver criticato pubblicamente Popsophia.Ciao, A.S.”

    Non è tutto oro quindi quel che riluce. Gli sponsors, con cui pure abbiamo condiviso i nostri commenti e le nostre riserve, tacciono come di solito fa la politica finché è conveniente  fare come Ponzio Pilato, salvo che non intervengano dubbi sui finanziamenti pubblici a tutte le manifestazioni culturali della regione (criteri, qualità, turn over, pari opportunità).

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    Dopo l’estate, tirati per la giacchetta, faremo una piccola ma approfondita inchiesta sulle sponsorizzazioni di Popsophia, sull’uso dei volontari (come all’EXPO?) sulle caratteristiche no profit dell’Associazione e sull’obbligo di trasparenza da chi riceve fondi pubblici. Ci porremo domande, analizzeremo anche il coinvolgimento delle scuole (sempre utile mano d’opera gratuita) e di altri enti e privati. Abbiamo assistito in prima persona in passato ad esempi non virtuosi di contaminazione tra pubblico e privato e di sfruttamento dei contesti culturali ed educativi non proprio “no profit”. Nel caso di specie chi potrà mettersi delle medaglie se le metterà e le luciderà mentre chi dovrà fare ammenda la farà e lascerà spazio ad altri. A presto.

    Giuseppe Campagnoli

    Da Wikipedia: La pop philosophie (ou pop’philosophie, selon la graphie d’origine) est une notion inventée par Gilles Deleuze durant les années 1970, qui connaît un regain d’intérêt au début du xxie siècle sur la scène culturelle parisienne. Sa seule caractéristique stable consiste dans l’affirmation d’une connexion possible entre la philosophie et la « pop culture », entendue comme l’ensemble des productions culturelles de masse du monde contemporain. Mais la définition précise de cette articulation évolue largement entre les années 1970 et les années 2000.

    Semaine de la Pop Philosophie  2007-2015 à Brussels et Marseille

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  • Censura sottile (2) La prova

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Come volevasi dimostrare. Le lettere e gli editoriali inviati e firmati giuseppe campagnoli non sono stati più pubblicati su La Stampa da quando espressi in uno di essi delle critiche sui redditi e i lauti stipendi di alcuni giornalisti e conduttori tv che si dicono laici e liberali. Oggi, invece, un mio scritto (firmato cautamente con uno pseudonimo) è di nuovo apparso tra gli editoriali.

    Povera Italia…

    La Stampa del 10 Marzo 2014:  “L’Arte è ricchezza”

    giuseppe campagnoli

     

     

  • Censura sottile

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Oggi parliamo di censura sottile. A tal proposito una piccola storia:

    Gogna e gogna… Tutta la mia solidarietà a chiunque venga censurato palesemente o subliminalmente. La vorrei anche per me che scrivevo qualche editoriale del lettore, quasi regolarmente pubblicato su un noto quotidiano nazionale, finchè non ho inviato alcuni scritti sobri ma sinceri criticando, non dal punto di vista dell’ex ministro Brunetta, ma da quello della Costituzione Italiana, certi noti guadagni “diseguali”. La censura sottile pare avviarsi proprio da quando ho stigmatizzato quegli emolumenti, non proprio commensurati a capacità e merito e nemmeno finalizzati a perseguire un tenore di vita costituzionalmente “dignitoso”, erogati sia privatamente che pubblicamente a giornalisti stars, conduttori tv ed altri vips, con la scusa del “mercato”. Da quel momento credo di essere entrato a far parte della “blacklist” del quotidiano che si dice liberale e spero non sia invece solo liberista. Viva l’Italia.

    Giuseppe Campagnoli
    Professeur retraité, mais pas trop…