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Dall’edilizia scolastica ai portali ed ai luoghi urbani dell’educazione

Le tristi immagini di nuovi reclusori scolastici, che altro non sono se non la versione 3.0 della visione ottocentesca della scuola mercantile e oppressiva e la prova tangibile dell’analfabetismo montante in architettura ed estetica, mi fanno tornare a scrivere della fase di transizione tra i luoghi della scuola di oggi e quelli della città educante. Il nodo della fisionomia rivoluzionaria della città che educa sono i “portali” o le “basi” che diventano segni di riconoscimento della trasformazione della immagine urbana in educante. Gli sforzi architettonici dovrebbero quindi concentrarsi d’ora in poi, attraverso esperimenti e avanguardie, nel progettare questi luoghi di aggregazione, scambio e partenza verso le parti significative della città e nel trasformare, attribuendo loro capacità di accoglienza e  funzione educante, i manufatti e gli spazi già votati a questo scopo (teatri, giardini, boschi, biblioteche, musei, botteghe, ateliers…).

Intervenendo da architetti in una città si dovrebbero anzitutto individuare i punti significanti e disegnare una rete interconnessa di questi siti che diventerebbero i poli della educazione diffusa costantemente dialoganti (per mobilità, funzioni e uso nel tempo) con le Basi che ne costituiscono il fulcro. Nel testo ” Il disegno della città educante” appena uscito immaginavo una città reale, individuavo una parte significativa, delle basi ed una minima rete di connessioni. Oltre a lavorare sugli edifici già esistenti come scuole e biblioteche da trasformare radicalmente, aprire e connettere con la città, si immaginavano serie di “aule vaganti ” polifunzionali e dei portali intesi come una versione virtuosa e moderna di centro culturale ricco di spazi comuni, botteghe, laboratori, auditoriums, cinema, teatri, biblioteche e librerie, luoghi di riunione e condivisione.

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Non sarebbe così difficile far muovere le amministrazioni delle città della scuola, cittadini e insegnanti in quella direzione. Invece di progettare una o più scuole si cominci a progettare una rete, le sue basi e ad investire sulla trasformazione virtuosa di spazi già esistenti ma male utilizzati o scarsamente usati. La normativa si può già curvare a questo scopo. Quante volte lo hanno fatto per finalità negative, inutili o addirittura criminose? Gli ostacoli, a mio avviso, sono solo di natura culturale e politica, di quella politica di bottega e consortile, di mercato e di sfruttamento e controllo.

Se ne parlerà a Milano in occasione del Convegno “Ma sei fuori?!” organizzato da Quartiereeducante presso il Teatro Bruno Munari il 26 Maggio 2018 .

Nella fase transitoria e di passaggio (fondato sulla disobbedienza civile, sulle iniziative di autoproduzione e autodeterminazione dal basso, sul boicottaggio di chi ruba, sfrutta e fa mercato di tutto) dalla società mercantile a quella della libertà consapevole e della responsabilità collettiva, anche qualche ente privato o imprenditore illuminato potrebbero essere coinvolti nella trasformazione della città. Se si partisse seppure solamente in uno o due piccoli paesi o in un quartiere di una metropoli, anche la parte architettonica o dei luoghi potrebbe avanzare verso il futuro insieme a quella educativa che già sta nascendo pur nel muoversi dai consueti luoghi scolastici che piano piano vengono abbandonati per gran parte della giornata.

Giuseppe Campagnoli

21 Aprile 2018

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L’anno della scuola senza mura.

Potrebbe essere l’anno della svolta nelle sperimentazioni del Manifesto della educazione diffusa e della città educante. Per anticipare in termini semplici e operativi i contenuti del Disegno della città educante che dovrebbe essere a breve pubblicato in versione cartacea, propongo delle brevi linee guida utili a chi sta già sperimentando o vorrà farlo nei quartieri e nelle città.

POSTER BRESSANONE

Il coinvolgimento di una amministrazione locale è essenziale o quanto meno auspicabile per garantire un  minimo di risorse economiche distratte virtuosamente dalla rinuncia a costruire nuove scuole e dalle economie derivanti dal non dover più fare manutenzione e gestione per gli edifici scolastici dismessi. In prima battuta, oltre alla stesura di un canovaccio educativo di attività ed iniziative per i gruppi o le classi coinvolti, alla scelta di insegnanti e  mentori, delle tematiche fondamentali e dei traguardi da condividere con famiglie e gli studenti  nelle diverse fasce d’età, sarà indispensabile costruire un sodalizio flessibile e un patto, sottoscritto per impegno, tra associazioni, cooperative, gruppi culturali, enti pubblici e privati, laboratori e botteghe intenzionati a collaborare e dare il loro contributo alla realizzazione della educazione diffusa. Le amministrazioni e i vari soggetti coinvolti individueranno insieme agli educatori, alle famiglie, ai cittadini ed esperti che vi si vorranno impegnare, una teoria di luoghi utili della città per la realizzazione del progetto, a partire dal “portale”  (per un quartiere) o dai “portali” (per le città medie e grandi) che saranno le basi  per la diffusione educativa urbana come descritto in modo approfondito nei testi fondamentali citati in premessa. Con l’insieme delle risorse finanziarie, politiche e culturali che si uniranno in questo sforzo, sarà possibile avviare il disegno di una città nuova che assumesse un ruolo pedagogico permanente e continuo. Il soggetto promotore in prima istanza potrebbe essere una scuola, un comune, un’ associazione culturale, un gruppo di cittadini , di genitori, di insegnanti…

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Il nodo delle risorse economiche è comunque un problema fondamentale che potrebbe anche essere affrontato avviando serie iniziative di crowdfunding, candidature a progetti nazionali ed europei, ricerca di investitori e di sponsors senza scopo di lucro visto che il progetto è assolutamente di natura etica e sociale. Chi vorrà lavorare in questa direzione in Italia e anche all’estero o lo sta già facendo dovrebbe collegarsi in rete e condividere tematiche, obbiettivi e modalità di realizzazione della Città educante. Nella parte architettonica e urbana, si metterà a punto  un piano di recupero e trasformazione di luoghi come musei, biblioteche, teatri, vecchie scuole, vecchi edifici di culto, botteghe e opifici, piazze, cortili e giardini. Questi avranno dei nuovi spazi dedicati al confronto, alla ricerca ed all’apprendere integrati con quelli delle funzioni specifiche e non più esclusive dei luoghi. I famosi portali della città educante, da progettare e costruire o collocare in manufatti già esistenti da far rinascere a vita nuova, saranno un bel coacervo di auditorium , di piazzette coperte, di biblioteche e librerie, di cinema e teatri chiusi e aperti, di caffè, di botteghe artigiane e mercantili dove tanti cittadini in formazione vivranno la loro giornata o muoveranno i loro passi verso gli innumerevoli luoghi educanti riguadagnati alla città. Invece di costruire nuove scuole, nuovi finti villaggi outlet e centri commerciali, nuovi multisala e teatri megagalattici, il pubblico e il privato discreto, l’associazionismo e il volontariato, gli artigiani e i mercanti virtuosi insieme agli artisti, agli educatori, agli architetti  e ai muratori e costruttori progetteranno e realizzeranno la grande CasaMatta (cfr “La città educante. Manifesto della educazione diffusa) multifunzione. Niente di nuovo sotto il sole ma uno spazio ancora valido che rivive come le antiche piazze composite del medioevo e del rinascimento in una “basilica” del sapere,del saper fare e del fare tutti e tre in simultanea.

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A Milano e Monza qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta.

MONZA

“La Monza che lavora sulla città educante di Paolo Mottana e di Giuseppe Campagnoli per farne una realtà cittadina. Il gruppo nasce come luogo di incontro e confronto e come base organizzativa per incontri ed eventi che sensibilizzino la cittadinanza al tema della controeducazione e della educazione diffusa. Il gruppo non deve essere utilizzato per proporre offerte commerciali, pubblicità’ , ed eventi a meno che non siano strettamente connessi al progetto e alle sue finalita’.”

https://www.facebook.com/groups/educazionediffusamonzese/

MILANO

“Sono passati poco più di quattro mesi dal fatidico incontro a Base Milano e il progetto Quartiere Educante ha proseguito con tenecia ed entusiasmo, accogliendo sempre più sostenitori (1621 followers!) e cominciando a riscontrare interesse anche da parte di alcune Istituzioni (Assessorato all’Educazione del Comune di Milano e Municipio 6) e di enti del terzo settore. In questi mesi le nostre energie si sono concetrate in particolare per la realizzazione della sperimentazione e insieme a due scuole secondarie di I grado di Milano, con il sostegno del Municipio 6 e di molte realità territoriali che si sono mostrate disponibili a collaborare, abbiamo elaborato la nostra Proposta di sperimentazione. Siamo così giunti al passaggio cruciale: il vaglio della Proposta di sperimentazione da parte dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia e successivamente del Miur. Siamo in attesa di essere convocati per un incontro. Da qui capiremo come proseguire e se riusciremo a realizzare le due classi pilota già da settembre 2018. Nel sito www.quartiereeducante.com potete trovare maggiori informazioni e nuovi video con interventi di Paolo Mottana (anche al Senato!). Ricordiamo che Quartiere Educante è anche su Facebook: www.facebook.com/quartiereeducante e che per informazioni potete scrivere a: quartiereeducante@gmail.com”

 IN QUARTIEREDUCANTE MILANO 6

 

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Giuseppe Campagnoli

Pesaro 1 Febbraio 2018