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La chiusura di un dossier

Con la sintesi ragionata della prefazione al volume “Una vita in antroposofia” di Grégoire Perra ed Élisabeth Feytit concludo definitivamente il dossier di spunti e riferimenti su una delle esperienze “pedagogiche alternative” alla scuola pubblica. Gli articoli hanno suscitato tanto clamore tra gli adepti di alcune esperienze pedagogiche private in Italia e tra chi poco conosce i risvolti di alcune realtà che annoverano numerosissimi esempi nel nostro territorio.

La prefazione è di Richard Monvoisin, insegnante di didattica delle scienze e pensiero critico all’Università Grenoble-Alpes.

Scrive tra l’altro Moinvoisin:

“Mi chiedo spesso se sia morale, in termini assoluti, avere un figlio. Mi chiedo anche se l’aspettativa della vita che stai generando sia quella giusta”. Quale educazione per il suo futuro in un mondo sempre più confuso e pericoloso e in una natura sempre più minacciata? I brandelli che restano della mia etica mi spingono ad offrire loro tanti abbracci e baci a mo’ di placebo, ma anche il massimo possibile di strumenti pratici ed intellettuali, perché possano contrastare le sirene della propaganda, aggirare le trappole della pseudoscienza, rompere con gli stereotipi sociologici e spingere lontano dai loro cervelli tutti gli psicologisti all’orizzonte.”

Dopo altre premesse analoghe aggiunge:

“Da qui il mio forte interesse per le cosiddette pedagogie alternative. Certo, il mio lato giacobino difende gli indubbi valori dell’istruzione pubblica, della sua utile miscellanea sociale, del sapere comune di base, della connotazione civile e pubblica, ma conosco molto bene, avendolo vissuto nella mia pelle, il carattere deleterio che la scuola istituzionale può assumere in ambito di relazioni docente/discente, classi sovraffollate, livellamento dei saperi, mancanza di mezzi, pantomime politiche della rappresentanza. La mia opinione sulla questione, corrisponde in qualche modo ad alcuni, seppure rari, aspetti che difendo, per esempio, nelle medicine “alternative”. Affrettiamoci comunque ad accantonare senza esitazione ciò che non funziona nella soffitta delle false teorie, ma cerchiamo di apprendere qualcosa da tutto ciò che partecipa ai positivi effetti cosiddetti “placebo”, come i trattamenti di lunga durata, piacevoli e ammalianti di alcune terapie per riversarlo saggiamente nella salute pubblica. In tema di educazione credo si debba fare lo stesso ragionamento : sogno di mantenere un involucro comune, popolare e libero, con insegnanti ben pagati e mezzi sostanziosi per educare piccoli gruppi in luoghi e con esperienze diversificate. Non dimentichiamo l’attualità delle idee di John Dewey, Paolo Freire, Francisco Ferrer o Célestin Freinet, che portano un vento di libertà. Si comprende bene però che “alternativa”, non significa necessariamente giusta, valida ed efficace, seppure a volte organizzata ed efficiente.

Nella gamma delle pedagogie alternative falsamente emancipatrici, le scuole Steiner-Waldorf probabilmente sono in prima fila. Perché per quanto attraente e ben organizzata, la pedagogia di Steiner è purtroppo un’illusione sorprendente, decisamente notevole. Chiunque consideri di mettere il proprio figlio in una scuola del genere trarrebbe beneficio dal pensarci e ripensarci sette volte sette ma soprattutto, dal leggere le testimonianze seguenti che non sono né isolate né spurie. Queste righe ripercorrono il cammino di Grégoire Perra, non solo un ex allievo della scuola Steiner-Waldorf, ma egli stesso maestro di questo tipo di istituto, prima di abbandonarlo definitivamente. Questo signore spiega a chi vuole ascoltarlo insieme alla sua intervistatrice Élisabeth Feytit che in queste scuole, con il pretesto della massima libertà, il bambino è molto poco guidato, e spesso lasciato alla propria inerzia o alle proprie intemperanze che non sono spesso di natura ma di induzione ambientale, familiare o generazionale.”

I saperi, la mistica, i demoni.

Nei contenuti dei saperi ad esempio, miti e leggende si intrecciano con l’insegnamento della storia. I cicli che dovrebbero governare lo sviluppo del nostro bambino e poi ragazzo sono cicli cosmici, postulati dagli autori della fantascienza spirituale teosofica, una dottrina spiritualista sincretista del 1875. Lo studio dei generi femminile e maschile si traduce in termini essenzialisti: le “curve” femminili sono luciferine mentre i “dritti” maschili derivano da Ahriman demone, terrestre, freddo ed etereo.

Dentro l’educazione fisica è ospitata l’euritmia, una sorta di rituale di danza che prende rapidamente una piega curativa: la serie di movimenti eseguiti sarebbe consigliata, tra l’altro , per patologie acute, croniche o degenerative del sistema nervoso e circolatorio, senza peraltro che siano state oggetto di valutazioni. Inoltre, la cura che vi viene propagandata in genere non ha alcun fondamento scientifico perché in definitiva si accetta la premessa posta dal fondatore di questo tipo di scuola quando afferma che le malattie non sono malattie, in senso stretto, ma “debiti karmici”, tipi di colpe contratti in una vita precedente. Quanto al cancro, che sarebbe una stimolazione troppo forte degli organi da parte di Lucifero, l’angelo caduto, sarebbe facilmente combattuto con il vischio che una volta fermentato preserverebbe dall’influenza nefasta del demone.

Il fondatore.

Approfondendo, scopriamo che il nome Steiner, che ha originato la pedagogia di queste scuole, è il cognome di Rudolf, occultista austriaco del primo Novecento, autore di tante opere incomprensibili che ho letto e riletto e i cui lineamenti sono la gerarchia delle razze, gli esseri ascesi in cielo, una natura di tipo divino e l’importanza fondamentale dei cicli astrologici. Quello stesso Steiner, che mutua da Goethe il suo romanticismo antiscientifico rifiutando ogni approccio sperimentale per fantasticare di un mondo cosmo-razzista nella dottrina chiamata Antroposofia.”

La biodinamica.

Il presunto illuminismo di Steiner permea anche un’agronomia magica, la biodinamica, che, rivelatasi in una sorta di epifania, segue ritmi planetari e insiemi di forze occulte. Uno strumento noto è, per esempio, l’achillea legata in una vescica di cervo, tutti interrati durante l’inverno metà sotto terra, metà sopra, poi diluiti in un mucchio di letame. Lo stesso Steiner spiega questo metodo in una sua lezione del 1924 : “Il cervo è una creatura animale (…) in un rapporto particolarmente stretto (…) con ciò che in questo ambiente è cosmico in natura, (…) così che la vescica del cervo è quasi un’immagine speculare del cosmo. (…) C’è in questa sostanza una forza di radiazione eccezionalmente straordinaria.. ”. Allo stesso modo, sterco di vacca sepolto in un corno, camomilla in un budello bovino o corteccia di quercia nel cranio di un cavallo di meno di un anno diventano elementi più o meno astrali, eterici o spirituali.”

E il fine della pedagogia?

“Queste scuole si propongono, parafrasando Steiner, di educare alla libertà”. Ma non una libertà qualunque, se non quella di assorbire un certo numero di sinuosi concetti pscudoscientifici, sulla semplice base di una reverenza verso un “mistico illuminato”. Secondo il fondatore, solo alcuni “eletti” sono degni di ricevere questo mondo “ideale”. Nella visione apocalittica di Steiner, quando la civiltà attuale andrà in totale decadenza ed imploderà rimarranno solo le scuole steineriane, specie di isole di cultura che saranno il modello e le avanguardie della prossima civiltà.”

Il testimone.

“In tutto questo le parole di Grégoire Perra sono oneste, coraggiose e utili dopo anni di affiliazione.

Oneste e coraggiose perché non è da tutti sopportare, umanamente, moralmente e finanziariamente le vendette della gente del mondo a cui apparteneva. Infine, necessarie perché il modello di società presentato in queste scuole deve apparire per quello che è: un guazzabuglio nebuloso, mistico, conservatore e classista. È solo a costo di leggere faticosamente le parole di Grégoire Perra intervistato da Élisabeth Feytit, che i genitori possono poi confermare o revocare con cognizione di causa una scelta utile per i propri figli. Il filosofo Ogien diceva che solo i nostri figli potranno un giorno assolverci dalla colpa morale di averli messi al mondo e di averli spinti a formarsi in un modo piuttosto che in un altro. Il libro “Una vita in antroposofia” è un contributo utilissimo per questo.”

Se poi le esperienze raccontate, verificate con altrettante testimonianza dalle diverse realtà attuali, si dimostrassero erronee, esagerate o non fondate affatto su principi non verificabili in natura, sarà nostra cura rettificare o integrare i nostri scritti. Finora, dopo diversi articoli e interventi, non è successo razionalmente nulla di tutto ciò. Solo qualche dissociazione senza alcuna approfondita difesa adeguatamente “spiegata” o motivata delle scuole di cui si tratta.

La redazione di ReseArt

17 Settembre 2021

Flauti magici: altari e contraltari

Villaggio educante

Proprio perché pesantemente stimolati da certe reazioni scomposte e “non petitae” agli articoli che, partiti da una descrizione del mondo delle cosiddette scuole alternative, in tempi non sospetti, ci ha fatto imbattere pesantemente nelle scuole steineriane, prosegue il nostro dossier sul tema, riportando articoli e saggi su quella “pedagogia” che risulta molto diffusa, ma spesso poco nota nei suoi risvolti ai più, anche in Italia.

La mia è una ostinazione, credo benefica, che dall’esempio di queste scuole si estende per affinità a tutto quell’universo di “pedagogie” private, liberiste, spiritiste, econaturiste e molto spesso decisamente settarie e ostili al concetto di società educante. Aprire un dibattito serio e chiarificatore appare quanto mai utile e urgente, soprattutto di questi tempi.

Propongo per iniziare un articolo approfondito dalla versione francese del giornale liberal Slate ( ma ne hanno scritto anche Libération, Le Monde, Charlie Hebdo etc. sempre con toni preoccupati ed allarmati) che mette in luce attraverso racconti e testimonianze gli aspetti discutibili di questo mondo scolastico particolare che abbiamo scoperto ispirare di riflesso e più o meno apertamente anche tante altre esperienze in via di preoccupante espansione, soprattutto di questi tempi, da non confondere assolutamente con l’educazione diffusa che ha dei principi profondamente lontani da certe idee nella migliore delle ipotesi un po’ hippy o frikkettone e caratterizzata proprio dal voler fare virtuoso repertorio di tante esperienze pedagogiche storiche senza volerne abbracciare o seguire una in particolare.

Aggiungo all’attenzione anche un articolo da Il Manifesto del 2016, forse poco profondo ma comunque utile a capire volti e risvolti di talune realtà e, per finire in bellezza, alcuni passi da una interessante Dissertazione:

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945” di Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

Si scrive nell’articolo di Slate del 4 gennaio 2021:

“Montessori, Freinet, Decroly, Steiner… le cosiddette pedagogie “alternative” attirano sempre più genitori desiderosi di offrire ai propri figli un’educazione che sperano sia più adatta alle loro esigenze ma che spesso se non si inseriscono nella scuola pubblica o in una società educante diventano settarie quando non addirittura pericolose. ( N.d.r: descolarizzare non significa tout court abolire la scuola istituzionale ma significa costruire una intera società educante pubblica, costruita e sostenuta dalla collettività e no profit. Tra queste “nuove” pedagogie, se le teorie e le pratiche di Montessori e Freinet per esempio si sono ben inserite a livello sperimentale nella scuola pubblica contribuendo a significativi seppure parziali e sparpagliati cambiamenti, quella delle scuole Steiner-Waldorf richiama particolare attenzione per la dimensione spirituale ed esoterica, più o meno confessata e legata al profilo del suo creatore, Rudolf Steiner, fondatore anche dell’antroposofia.)

“La Francia, paese laico, conta oggi una ventina (In Italia paese bigotto in varie forme e superstizioso sono circa 97 e nessuno ne parla!) di scuole di questo tipo, alcune delle quali addirittura convenzionate con lo Stato. In apparenza, si tratta di asili nido e scuole che fanno presto ad attrarre genitori con una forte nota artistica ed ecologica. “Quando abbiamo visitato per la prima volta la scuola Trille des Bois di Ottawa [in Canada, ndr], è stata una delizia”, racconta Bettina, che da settembre a dicembre 2018 le ha affidato il suo piccolo Max. Era quello che cercavamo: un Scuola francofona con una buona reputazione, proprio accanto a noi. A prima vista, la scuola è un simpatico bozzolo pastello con decorazioni fatte a mano. Dato che le persone sono gentili, non facciamo domande. In nessun momento viene menzionata la pedagogia Steineriana».


https://www.liberation.fr/checknews/2018/10/30/l-anthroposophie-est-elle-une-secte_1688775/

Marc Giroud, che era un educatore alla scuola Steiner-Waldorf negli anni ’80, spiega: “Quando ti addestri come educatore Steiner, studi solo un autore, Steiner. È un dogma educativo. Sei lì per realizzare uno scopo escatologico, che giustifica anche la menzogna o il tacere. Impariamo a nascondere questa caratteristica di base alle persone che ci affidano i loro figli. Per questo ci sono solo discorsi di facciata».

“Ciò che può essere regolamentato a scuola è regolamentato a scuola”

Nel 2018-2019, Marianne ha vissuto con il figlio di 2 anni e mezzo in un ecovillaggio nel sud della Francia dove la scuola materna è un asilo Steiner sotto contratto con lo Stato. “Ero rimasto affascinato dalla struttura e decorazione tutta in legno… ho poi capito, cercando su internet, che è un copia e incolla di tutte le scuole steineriane del mondo.

Se la decorazione degli interni è un micro segnale di attrazione che può sembrare insignificante, Marianne si rende presto conto che qualcosa non va. “I rituali in genere sono presi molto sul serio, c’è una grande solennità in ogni momento”.

Furono i pasti dati in mensa che per primi cominciarono a preoccuparla: “Sapevo che si trattava di una dieta vegetariana. Non che escludesse anche latte e formaggio. Una sera mio figlio mi ha detto che non doveva più consumare latticini. Era preoccupato, dovevo rassicurarlo. E poi, la mensa offriva solo molto raramente i dolci: sono importanti le piccole leccornie per i bambini. Gli è stato detto che era superfluo, che avevano tutto ciò di cui avevano bisogno nel loro corpo. Idem se semplicemente non avessero fame: il cuoco gli ha insegnato che il digiuno fa bene al loro corpo energico… A volte, quando chiedevo a mio figlio cosa avesse mangiato, rispondeva “crackers”.” Marianne riferisce anche che suo figlio era uno dei rari bambini ad essere stato vaccinato fatto che (l’esserlo stato) era piuttosto disapprovato.

Bettina si accorge subito che il comportamento del suo ragazzo cambia: “Il primo giorno era entusiasta di andare a scuola. Divenne presto disilluso. Ha iniziato a piangere al mattino dicendo che non voleva più andare. ” Le maestre avevano detto a Bettina e al marito che “ciò che si può aggiustare si aggiusta a scuola” e che non sarebbero state informate di tutte le azioni del loro bambino. “In realtà, gli insegnanti coltivano l’idea di un giardino segreto per i bambini e insegnano loro a non condividere con i genitori”, afferma Bettina.

“Gli educatori lasciano che avvenga la violenza tra i bambini”.

Racconta Marianne “Un giorno mio figlio mi ha detto: ‘Mamma, devo smettere di amarti e prendermi cura di me stesso’. Potete immaginare lo choc per la madre di un bambino di appena 3 anni! Per il suo compleanno, l’insegnante le ha regalato un piccolo folletto. Quando è tornato a casa, mio figlio si è ritirato, abbracciava molto forte il folletto. Lo mise in un punto strategico della stanza e mi disse: “Mamma, questo è il mio riparatore personale”. Mi spiegò che ormai era a lui che doveva affidare i suoi dolori e non più a me, suo padre o i suoi nonni… Ho fatto sparire il folletto e ho spiegato a mio figlio che spetta a noi, i grandi elfi, riparare i disturbi dei nostri figli.”

Ciò che viene passato sotto silenzio, ciò che non dovrebbe uscire dalla scuola, è senza dubbio in parte la violenza tra i bambini e il mancato intervento pacificatore degli insegnanti. Ciò si adatta perfettamente al piano perseguito dagli educatori: “Gli antroposofi credono nella reincarnazione”, spiega Marc Giroud. Per loro, i bambini hanno scelto i loro genitori, la loro scuola e cosa succede a loro. Questo è ciò che volevano in compenso del loro karma inteso come pagamento per cattive azioni commesse in una vita precedente. Gli educatori permettono che avvengano violenze tra bambini. Un intervento inappropriato, sostengono, respingerebbe il bambino nel suo karma e non potrebbe compensare in seguito. ”

Grégoire Perra, ex antroposofo ed ex insegnante della scuola Steiner-Waldorf, conferma: “I bambini vengono volutamente lasciati liberi e incustoditi. Devi lasciare che il karma faccia il suo corso e lasciare che le anime si scontrino.”

Marianne testimonia di atti simili: “La mia finestra si affacciava sul cortile della scuola. Un giorno ho sentito mio figlio gridare: veniva picchiato. Il giardiniere non è intervenuto e ha continuato a suonare il flauto sull’altalena… Mio figlio mi ha detto che questa violenza era normale e regolare… Ho deciso di ritirarlo da scuola».

Differenze razziali e abusi

Alcuni bambini sarebbero trattati meno bene di altri riferiscono i genitori. Grégoire Perra spiega che i figli di genitori non antroposofici o che arrivano a scuola dall’esterno sono spesso più vittime di violenza: “Tutto è permesso per i figli degli antroposofi”.

“Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità.”

Élisabeth Feytit, documentarista, podcaster indipendente e coautrice con Grégoire Perra di Une vie en anthroposophie – La face cachée des écoles Steiner-Waldorf edito da La Route de la Soie, aggiunge: “Numerose testimonianze dei genitori indicano che alcuni bambini sono trattati meno bene degli altri, specie se non bianchi». Questa differenza di trattamento sarebbe intrinseca all’antroposofia: “L’antroposofia deriva in particolare dal teosofismo della signora Blavatsky che sostiene le differenze razziali fin dall’inizio. Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità. Secondo lui, oggi, è la razza ariana a dover dominare. Ci sono bambini non bianchi nelle scuole Steiner-Waldorf, ma sono considerati meno avanzati dei bianchi”.

Grégoire Perra ricorda: “I figli del mio ex compagno sono afrocolombiani. Sono stati vittime di molestie durante tutta la scuola senza alcuna reazione da parte degli insegnanti. Il più giovane riceveva regolarmente insulti come “La tua pelle del colore della cacca” dai suoi compagni. È consuetudine che gli insegnanti diano agli studenti una cartolina con un disegno che si suppone rappresenti la loro anima. Alla figlia della mia ex ragazza è stata offerta l’immagine di una bambina bianca e bionda. È stato molto doloroso per lei”. Commenta: “E’ un razzismo che non ha nemmeno coscienza di sé. Per loro è normale farlo”

“Non ho mai visto bambini litigare così”

Bettina ha potuto osservare la violenza diffusa nel cortile: “Era la corte dei miracoli, non ho mai visto bambini litigare così! C’erano bambini di 3-4 anni che prendevano a pugni un bambino a terra. Ricordo faccine di bambini contorte dall’aggressività. Non ho mai visto un adulto intervenire. Mi è capitato di provare a fermarli: i bambini erano sorpresi, come se fosse normale.”

Il culmine è stato il giorno della festa di Natale (!) della scuola: “È l’unico momento in cui i genitori sono invitati. Max iniziò a litigare come un bullo con i suoi amici in mezzo alla classe. È stato orribile. Mi alzai, gli altri lo guardavano con aria assente. I bambini mi hanno detto “ma noi giochiamo al drago, giochiamo al mostro”. Un padre disse: “Così sono i ragazzi”. Mi sentii offesa. L’ insegnante mi mise una mano sulla spalla e disse: “Lasciali. Guarda come interpreta bene il suo ruolo Max ora. È un ragazzo vero”. È stata l’ultima volta che ha messo piede in quella scuola.”

Marianne prosegue : “Hanno una concezione della giustizia completamente diversa dalla nostra. Non ci sono limiti e tuttavia, qualunque cosa si possa dire, i bambini cercano punti di riferimento e cercano l’approvazione o la disapprovazione degli adulti mentre sono lasciati a se stessi”.

Le scuole Steiner che abbiamo contattato per saperne di più sulla loro pedagogia non hanno risposto alle nostre richieste.”

Sono solo eccezioni di una regola virtuosa e innovatrice? Sono casi isolati di abusi? Dall’analisi delle teorie originali di Steiner non sembrerebbe e non sarebbe tutto oro ciò che riluce nella propaganda.

Da noi in Italia la pubblicistica è molto rara e solo occasionale. Vorrei a tal proposito riportare stralci di un vecchio articolo de Il Manifesto sulle esperienze scolastiche che vengono definite “Fuori classe” tra cui quella steineriane ed altre similari.

Fuori classe crescono

Leonardo Clausi

Il Manifesto 09.04.2016

Pedagogia. Da Tilda Swinton ai modelli steineriani in Italia, fino alle attività all’aperto dei bambini, lontano dai banchi. Tutto quello che avremmo voluto trovare nella vera «buona scuola», non di propaganda

La pubblica istruzione si rovescia, purtroppo e non di rado, in distruzione privata (nel senso della libertà e sviluppo interiori dell’individuo). Tra i tanti che sono sopravvissuti a un simile iter c’è chi si dà da fare per evitare una simile esperienza ai figli propri e altrui. In Scozia, per esempio, esiste una scuola superiore dove non ci sono esami né test, dove ci si siede poco dietro i banchi, non ci sono cattedre e dove i compiti in classe vengono spesso svolti fuori della classe, in tutti i sensi. Drumduan Upper School è stata fondata dalla magnetica Tilda Swinton, madre di due gemelli adolescenti, Xavier e Honor. Con un altro genitore, l’amico Ian Sutherland McCook, nel 2013 l’attrice ha creato la prima scuola superiore di chiara ispirazione steineriana, che ribalta il modello autoritario e competitivo che ostinatamente permane nella scuola cosiddetta tradizionale, ispirandosi ad idealità diverse da quelle – utilitaristiche – che dovrebbero «preparare il giovane alla vita adulta». Lo ha fatto dopo che i figli avevano finito la propria esperienza nella scuola elementare steineriana. Un salto pericoloso, tra due realtà pressoché antitetiche, e che può lasciare disorientati. Ma una scuola superiore steineriana non c’era, né era in preparazione. I due si sono dunque messi in moto per crearne una. E ci stanno riuscendo: Drumduan ha passato brillantemente il feroce scrutinio delle ispezioni da parte dell’Ofsted, l’agenzia britannica autonoma garante dell’efficienza scolastica, la cui occhiuta pressione spinge le scuole fin quasi a falsificare i propri risultati, pena il taglio dei fondi governativi (in una società meritocratica che si rispetti, tali fondi vanno ai più meritevoli e, di norma, le scuole che danno i migliori risultati si trovano nelle zone più benestanti).

Il risultato di questo regime di controlli, risultati e tabelle è spesso un clima di forte tensione non solo in classe, ma nella common room, la sala dei professori. Come gli ospedali, le scuole sono ormai affette da un’elefantiasi burocratica dove medici e insegnanti passano il tempo a compilare moduli, perché i tagli da samurai del cancelliere Osborne, ultimi di una perdurante serie, li costringono a fare un lavoro che non è il loro. E a farne le spese, come al solito, sono gli studenti.

Iniziative come quella di Swinton & McCook sono dunque doppiamente utili: non solo per la salute mentale di figli, genitori e insegnanti, ma anche per indicare una possibile alternativa all’istruzione tradizionale. Ed è incoraggiante vederne fiorire di simili anche in Italia, pure se per ora si limitano alle materne e alle medie inferiori. Tra le regioni italiane, leader in questo senso è senz’altro la Toscana, dove figurano due realtà – una ancora ai primi passi, l’altra consolidata – esemplari per merito e metodo. La prima è il Giardino d’infanzia Maggiociondolo. A poca distanza dal borgo medievale di Vicopisano, Maggiociondolo s’ispira alla pedagogia Steiner Waldorf e si trova in un villaggio di campagna, una vecchia casa colonica ristrutturata e un tempo adibita a frantoio. Fondato nel 2014 e diretto da Gaia Belvedere, accoglie una ventina di bambini da tre a sei anni. È gestito dall’Associazione pedagogica Violaciocca, presieduta da Belvedere e di cui fanno parte anche i genitori dei bambini, perché, come accade nelle realtà educative che si ispirano al pensiero di Rudolf Steiner, i genitori partecipano attivamente al progetto educativo».

La pedagogia di riferimento è quella del fondatore della prima scuola steineriana a Stoccarda nel 1919 e oggi diffusa in tutto il mondo. Se in alcune sue parti va senz’altro presa con le molle, sull’educazione e lo sviluppo del bambino l’antroposofia di Steiner, classica figura d’intellettuale tedesco «irrazionalista» d’inizio Novecento, è saggia e preziosa. «Aveva capito da una parte l’importanza dell’educazione come strumento di rinnovamento sociale e che le potenzialità dei bambini, ancora latenti, potessero essere di grandissimo valore – spiega Belvedere – L’ obiettivo fondamentale è quello di risvegliare le facoltà del bambino e di aiutarlo a diventare se stesso, libero da pregiudizi e capace di orientare la sua vita verso le mete che egli stesso si dà». Da analoghe premesse, già nel 1988 era partita l’esperienza dell’Asilo del Sole e della Libera Scuola Michelangelo (medie ed elementari) a Colle Val d’Elsa (Siena). Per la fondatrice, Rosa Stella Fallaha, tra genitore e scuola tradizionale «s’interpone l’’istituzione’ ostacolando un dialogo sincero; una sorta di gerarchica situazione sui saperi, con il genitore che non può ’ostentare’ una maggior conoscenza culturale o pedagogica, neppure se riferite al proprio figlio». Si rischia un muro contro muro fra genitori e insegnanti insomma, in cui questi ultimi spesso tendono a chiudersi in un atteggiamento di sprezzante rifiuto di qualsiasi autocritica o analisi. E con i primi che migrano: troppe volte verso la scuola privata, altre verso una realtà pedagogica più aperta e, spesso, autogestita.

Una ricerca che ha portato Sandro Furlanis, geologo veneto, e la sua famiglia proprio a Colle Val d’Elsa: «Cercavamo una scuola che fosse comunità, che stimolasse la partecipazione e che soprattutto mettesse al centro delle attenzioni e strategie pedagogiche ogni singolo individuo con le sue specificità, mancanze, talenti.». Un mondo di differenza rispetto alla stanca burocrazia che spesso affligge la scuola pubblica. E, soprattutto, una ricerca che non aveva niente dell’atteggiamento da clientela insoddisfatta assunto sempre più spesso da famiglie più o meno abbienti che poi diventano giocoforza munizioni nella guerra a favore di una privatizzazione scolastica già dilagante in tutta Europa. Qui in gioco c’è la serenità di genitori e figli uniti nella – e non divisi dalla – scuola. E uniti in una terapia comunitaria, dove alle riunioni con i genitori sidiscutono progetti comuni, facendo cadere le note barriere e reticenze e «nessuno si sente abbandonato, solo, anzi. Viene indirettamente stimolato ad autoeducarsi, a partecipare alla gestione della scuola di cui siamo tutti soci alla pari.». Elementi che, sommati all’«amore evidente del maestro per il suo lavoro, a quel suo insegnare per scelta e non per opportunità, e quindi per ogni singolo ragazzo, l’utilizzo di moltissima arte in tutte le materie, il peso dato ai lavori manuali, il costante lavoro per favorire una sana socialità del gruppo classe e della scuola», creano una realtà pedagogica diversa. Quella di una scuola «non privata, ma autogestita!». Dalla Sicilia alla Scandinavia, passando per la Scozia, la scuola pubblica prenda nota. A meno che non voglia essere inghiottita dalla marea montante del «soddisfatti o rimborsati» tipico della compravendita, dove a una precaria soddisfazione dei genitori-acquirenti corrisponde la solida frustrazione dei figli.”

Per chi non volesse rimanere in superficie, consiglio anche per curiosità la lettura di questa tesi interessante:

Between Occultism and Fascism: Anthroposophy and the Politics of Race and Nation in Germany and Italy, 1900-1945.

Ecco qui alcuni passi significativi:

Antroposofia in Germania e in Italia.

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945

Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

“Il rapporto tra nazismo e occultismo è stato a lungo oggetto di speculazione e polemica accademica. Questa tesi esamina l’interazione tra i gruppi occulti e il regime nazista così come con quello fascista italiano, con l’attenzione centrale al ruolo delle teorie razziali ed etniche. Il fulcro della tesi è uno studio di caso del movimento Anthroposophist fondato da Rudolf Steiner, una tendenza esoterica che ha dato origine a istituzioni culturali alternative molto diffuse, tra cui Waldorf scuole, agricoltura biodinamica, e metodi olistici di medicina e nutrizione.Due capitoli iniziali analizzano l’emergere delle dottrine razziali dell’antroposofia, lil suo essere un movimento spirituale sedicente non politico e le sue relazioni esterne. Quattro capitoli centrali riguardano il ruolo dell’ antroposofia nella Germania nazista, con una ricostruzione dettagliata di specifiche istituzioni antroposofiche e le loro interazioni con varie agenzie naziste. I capitoli finali forniscono un ritratto comparativo del movimento antropografico italiano durante il periodo fascista, con particolare attenzione al ruolo degli antroposofi di influenzare e amministrare la politica razziale fascista. Basata su un’ampia gamma di fonti archivistiche, la tesi offre una base di studio e approfondimento della storia trascurata dei moderni movimenti occulti, gettando nuova luce sulle attività dei regimi nazisti e fascisti. L’ analisi si concentra sull’interazione dell’ideologia e della pratica e sui modi concreti in cui le visioni diverse del mondo tentarono di creare basi istituzionali all’interno del disordine organizzativo del Terzo Reich e dello stato fascista e mostra come i disaccordi sull’ideologia razziale siano stati incorporati nelle lotte di potere tra fazioni concorrenti all’interno della gerarchia nazista e fascista. Lo studio pone domande impegnative sulle implicazioni politiche delle correnti spirituali alternative e le varie tendenze controculturali.”

“I seguaci italiani dell’antroposofia finirono per occupare posizioni di primo piano all’interno del fascismo nell’apparato della burocrazia razziale e della sua propaganda. Come sostiene la recente tendenza storiografica, si enfatizza l’origine origini interna italiane del pensiero razziale fascista mentre si nota anche un’insolita influenza del pensiero tedesco attraverso l’antroposofia.”

“Nelle conclusioni della tesi si afferma tra l’altro che gli antroposofi hanno quasi uniformemente preferito una narrazione unilaterale della loro storia del movimento durante il Terzo Reich, vedendo se stessi e i loro antenati come vittime del nazismo. Questo punto di vista ha coperto e scoraggiato una significativa riflessione interna e un confronto con i meno rassicuranti aspetti del passato dell’antroposofia. La mancanza di un impegno storico critico ha a sua volta contribuito alla preponderante presenza di elementi di estrema destra all’interno antroposofia. L’ immagine pubblica ricostruita e predominante dell’antroposofia oggi è di solito identificata con le inclinazioni liberali e di sinistra, in particolare in fatto di educazione e coscienza ambientale. Questo passaggio da destra a sinistra nel corso della secolare esistenza dell’ antroposofia, è stato accelerato dalla politica e dalle trasformazioni culturali che hanno associato i seguaci di Steiner alla crescita dei Verdi tedeschi (che forse anche per questo sono rimasti con tratti di forte ambiguità).Gli antroposofisti tedeschi tuttavia generalmente giocarono un ruolo minore nella politica razziale nazista, mentre quelli italiani ne furono direttamente coinvolti. Uno dei i risultati forse sorprendenti di questo studio è che le idee di razza hanno avuto un più influenza immediata sul fascismo piuttosto che sul nazionalsocialismo.”

Un’ultima questione centrale del l’incontro tra occultismo e fascismo ruota intorno alla categoria contestata della modernità.

Di questo si occupa la parte finale delle conclusioni del saggio.

Ma ora, per fortuna c’è l’educazione diffusa che supera le visoni contrapposte stataliste e privatiste in un nuovo senso pubblico e collettivo che oltrepassa d’un colpo solo quella normata, reclusoria, gerarchica e normativa delle istituzioni e quella privata, liberista e poco laica delle sette educative spesso misticheggianti e dogmatiche:

Cito dall’omonimo Manifesto:

L’educazione diffusa si sperimenta iniziando da un gruppo di genitori motivati, di insegnanti appassionati e possibilmente un dirigente didattico coraggioso che abbiano voglia di vedere di nuovo allievi vivi, che gioiscono dell’imparare e dell’essere riconosciuti come soggetti a pieno titolo nel mondo.

L’educazione diffusa permette di riconoscere in ognuno una persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere e impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa e disimpegno.

L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale), contro ogni discriminazione e contro la censura di qualsiasi tipo.”

https://comune-info.net/manifesto-educazione-diffusa/

Una galleria emblematica.

Le parti originali dell’articolo sono state tradotte da Giuseppe Campagnoli

11 Settembre 2021