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Diario artistico di quarantena

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“Tutto ha inizio i primi del mese di Marzo, quando il noto virus fa la sua comparsa nella penisola costringendo alla chiusura incondizionata le scuole di tutta Italia. Ora potete immaginare cosa può significare per un bambino, che sino a quel momento si era preoccupato di giocare con i compagni, ridere, urlare, leggere e studiare in classe?  Eppure, con la più disarmante semplicità e naturalezza, i piccoli allievi si sono adattati alla nuova modalità, nel mio caso di fare arte a distanza, dimostrando video lezione dopo video lezione la grande capacità creativa che neanche il più navigato artista potesse mai esprimere. Abbiamo raccontato, costruendo un libro pop up, gli artisti e le opere degli ultimi cento anni, dall’impressionismo di Monet, all’avanguardia meno nota di Hundertwasser. Attraverso lo studio della geometria applicata al materiale, è stato quindi possibile creare dei motori di movimento usando le mani e l’ingegno. L’arte del libro in movimento è molto simile alla musica, partendo da un numero abbastanza limitato di meccanismi base, che potremmo paragonare alle note del pentagramma, si riesce a creare un numero infinito di possibilità fondendo con armonia i movimenti alla storia narrata. Ne è uscita una raccolta così bella che sembra voler spuntare fuori dalle pagine del libro da un momento all’altro. Sono orgoglioso ed in qualche modo “felice” di aver vissuto quest’avventura insieme a questi piccoli Artisti…..

Buone vacanze bambini” 

Maestro d’arte Daniele Gigli Scuola primaria Villaggio Scolastico Montessori di Roma.

Una interessante anteprima estemporanea in un’area di quelle auspicate nell’educazione diffusa, un’area che recupera l’intelligenza simbolica, libera e creativa da sempre negletta  e quasi atrofizzata nella scuola istituzionale oppure relegata a bricolage artistico educativo di tanti, troppi attori privati non sempre competenti e disinteressati. Una rivincita del pensiero divergente che in realtà permea anche tutte le aree di conoscenza ed esperienza e ne garantisce l’originalità e la libertà di ricerca, espressione, naturalità e legame con l’ambiente oltre ad una sana capacità critica e di positivo  dissenso. Si auspica che questa come tutte le altre aree esperienziali possano svilupparsi fuori dalle mura del reclusorio scolastico, nella vita reale, nelle città e nei territori.

Scrivono a tal proposito Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli in “Educazione diffusa. Istruzioni per l’uso”:

“Area della cultura simbolica: defraudati da secoli di dispregio e emarginazione della grande cultura simbolica e del suo patrimonio di esperienza vitale a favore di un apprendimento astratto e disciplinare, bambini e ragazzi devono anzitutto ripartire da lì: dunque musica, teatro, arte, letteratura, cinema, danza, fotografia, dove si possa esprimere il grande serbatoio della loro creatività, della loro voglia di comunicare simbolicamente, di mettere in scena il proprio corpo vivente ma anche e soprattutto di entrarvi in contatto, per godere e nutrirsi appieno dell’immenso patrimonio immaginario della cultura umana. E non si tratta tanto di imparare storie e manuali di cinema, arte o letteratura ma di viverla, conoscendo autori, visitando le camere e i luoghi dei poeti, imparando a leggerli e a costruire spettacoli sulle loro opere, si tratta di organizzare eventi teatrali, di danza, di incontrare maestri e fare stage, di scrivere e creare film, di fare reportage, di arricchire zone e quartieri con opere d’arte, con la musica, con il teatro. Niente come la cultura simbolica può entusiasmarli e vivacizzarli e al contempo vivacizzare il mondo intorno a loro, contribuendo a creare quel circolo virtuoso tra educazione e vita che nulla come l’educazione gaia e diffusa è in grado di promuovere.”

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La base o il portale educativo è un luogo multifunzionale di raccolta e di partenza dei gruppi. Può essere un complesso di biblioteche, auditorium, ateliers, piccoli laboratori aperti, piazze e cortili. Qui si ritrovano le “orde” di assetati di conoscenza e da qui partono per le “aule diffuse” a svolgere le attività concordate per la giornata secondo un canovaccio plurisettimanale annotato solo allo scopo di non sovrapporre i gruppi ai luoghi disponibili.

I gruppi di bambini che stanno apprendendo a leggere, scrivere, osservare la natura, disegnare, scolpire, suonare e far di conto si ritroveranno sparsi per la città ora in una biblioteca, ora in un museo, ora in un giardino dove ci saranno spazi accoglienti e pronti all’uso. I teams di ragazzi della fascia di età tra i dieci e i quattordici anni sono impegnati nelle loro ricerche per argomenti trasversali mentre i giovani tra i quattordici e i diciannove anni si divertono a risolvere problemi di diversa natura attingendo ai media, alle risorse delle biblioteche multimediali, ai laboratori, alle botteghe e agli archivi storici e scientifici. Non sarà difficile per una amministrazione municipale e scolastica svestite di burocrazia, per associazioni di cittadini e lavoratori volonterose e realmente no profit, e per una città aperta, capace e laboriosa organizzare giornate, settimane, mesi di educazione diffusa. Le formule e le soluzioni non sono già pronte all’uso, ogni realtà è diversa, ogni gruppo è diverso, ogni persona è diversa e l’educazione come l’insegnamento debbono giocoforza essere personalizzate e multiformi.

Meglio di qualsiasi parola ecco le letture creative dell’arte moderna e contemporanea dei bambini con le loro “carte magiche”. Oltre le costrizioni dei muri e degli schermi virtuali che sono solo un pretesto temporaneo e provvisorio.

Giuseppe Campagnoli 6 Giugno 2020

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Educazione Infanzia Scuola

Bimbi stregoni?

TRADUZIONE E PARAFRASI DI GIUSEPPE CAMPAGNOLI DALL’ ARTICOLO SU LIBERATION di GUILLAUME LACHENAL (HISTORIEN DES SCIENCES, PROFESSEUR À SCIENCES-PO (MÉDIALAB))

Sono stati reclusi per mesi e quelli che rientrano a scuola questa settimana saranno soggetti a protocolli degni di una sala operatoria. Che bisogno c’era di snobbare e sottovalutare prima e mettere a rischio e maltrattare i bambini poi, durante questa epidemia?

“I bimbi europei sono stati oggetto di un’enorme maltrattamento durante il periodo di confinamento. Ci si ricorderà della Spagna (o dell’Italia n.d.r.) dove sono stati sequestrati per due mesi senza la minima possibilità di uscire. Come scrisse il corrispondente di Libèration, nella scala delle libertà individuali erano sotto il gradino dei cani. Non pare sia andata meglio in Francia e sembra che la cosa debba durare per qualche settimana ancora: i pochi che rientreranno a scuola saranno soggetti a protocolli da sala operatoria e gli altri, se non saranno preclusi da parchi e giardini saranno comunque privati di scivoli e giostre mentre gioiscono sindaci prefetti e regioni perché le aree gioco resteranno comunque interdette. La nostra società della benevolenza diventa all’improvviso molto aggressiva. Come si può capire la relazione tossica tra la lotta contro l’epidemia e l’infanzia? Era già chiaro fin dall’inizio. Ricordiamo Macron il 12 Marzo:

” I nostri bambini e i nostri più giovani, dicono gli scienziati, sono quelli che diffondono più velocemente il virus” spiegava, ” e allora per proteggere e ridurre i contagi del virus nel nostro territorio bisogna chiudere le scuole”.

Il primo argomento, col senno di poi è risultato errato: i casi sono rarissimi a quelle età, come hanno mostrato anche gli studi cinesi, mentre i rischi sono comunque da contemperare ( è un principio di salute pubblica) con i rischi sanitari e sociali, quelli veramente forti, della loro clausura. L’altro argomento, quello di proteggere noi e gli anziani dalla minaccia epidemiologica che rappresentano bimbi e giovani è puramente teorico: se è chiaro che i bambini possono essere infettati ed infettivi è altrettanto chiaro che gli adulti se la son cavata da soli, da veri grandi, per far esplodere l’epidemia con gli aperitivi, la movida, i cori, i funerali, i matrimoni,  i raduni dei puffi, i call centers.. e l’hanno ben saputo fare! Si attende ancora, sei mesi dopo i primi casi, la benché minima prova che i bambini possano essere l’anello mancante nella dinamica dei cluster. Ed eccoci difronte ad un enigma: perché questa accusa largamente rigettata dal corpo insegnante è così centrale nel dibattito pubblico? Che bisogno c’ era di mettere a rischio e maltrattare i bambini durante questa epidemia? La storia qui ha un suo peso: Ebola nel 2014 il cui “paziente zero” sarebbe stato Emilio un bambino di due anni della Guinea che amava giocare troppo con i pipistrelli; l’esperienza dell’influenza dove le scuole avrebbero fatto da incubatrici o la più remota memoria terribile della polio, epidemia si disse trasmessa da bambini vittime e colpevoli ad un tempo. Ma  c’è un motivo antropologico più profondo per la messa in stato d’accusa dei bambini come origine e vettore di contaminazione della società e degli anziani in particolare.

La figura che forse tormenta la nostra ragione epidemiologica è quella del bambino stregone definizione che però non ha nulla a che vedere con quella rassicurante e prevedibile del “giovane” (delinquente, della periferia, etc..) nè con il concetto di capro espiatorio. Caratteristica tedesca fino al XVIII secolo (i processi di bambini d’Augsburg in Baviera e di Molsheim, oggi in Alsazia, che sfociarono in esecuzioni di ragazzi e ragazze a decine sono esempi famosi) il bambino stregone è un fenomeno moderno e paradossale che emerge in Europa nel momento in cui il bambino si afferma come un soggetto di diritto preso in carico e tutelato dalle chiese e dagli stati. Nel XVII secolo quando la caccia alle streghe si affievolisce il bambino cambia di stato: le vittime di ieri sono ormai sospettate di prendere parte ad un complotto malefico (spesso descritto anche come una epidemia) contro la società. Dagli anni ’90 il fenomeno si è amplificato in Africa, in particolare nel centroafrica. Dei bambini, talvolta molto giovani si ritrovano accusati, spesso all’interno della cerchia famigliare, di aver provocato malattie, incidenti o infortuni. Confessano pubblicamente i loro atti anche con l’aiuto di un pastore pentecostale e sono quindi bastonati, buttati in strada, talvolta anche uccisi, raramente “purificati” dai loro peccati. Il fenomeno è legato ad una crisi sociale profonda prodotta nella regione dagli effetti di una combinazione delle politiche di assestamento del sistema, dall’epidemia di aids e dalle guerre civili che compromettono le strutture familiari e le generazioni.

 

L’accusa ai bambini è la proiezione dello smarrimento degli adulti incapaci di assicurare la sopravvivenza in una economia, importata e imposta dall’occidente, tra le scorribande delle milizie, le guerre per i diamanti e tanto altro. Il bambino stregone  è la spia della  congiura di un mondo ribaltato dove il  potere magico, una volta  attribuito alle figure autoritarie, oggi è il segno di una gerontocrazia che affonda e si preoccupa. Noi dal canto nostro viviamo un tempo di morti in più, di corpi mal sepolti e di turbolenze tra generazioni dove i bambini, reucci rispettati di un tempo, ora rasentano i muri come dei vecchi impauriti, gli adulti si lamentano del loro infantilismo e gli anziani muoiono dietro dei teli bianchi. Vale per gli scolari mocciosi, come per i bambini stregoni:  sono proiezioni dei nostri scompensi, applichiamo loro dei protocolli sanitari assurdi, rituali impossibili di sanificazione di libri, di pennarelli e lavagne, procedure fantasiose per riprendere il controllo delle energie che ci sono sfuggite. Si sognano  braccialetti elettronici su di loro per agevolarne le “confessioni” mentre gli si attribuiscono  poteri che non hanno per scongiurare la nostra impotenza”

Dimenticati quando la priorità è il mercato e la sopravvivenza del mondo degli adulti, colpevolizzati ed esorcizzati come dei piccoli stregoni anche oggi,  in occidente come in oriente, quando ci si occupa finalmente di loro per segregarli di nuovo, controllarli, classificarli, addestrarli sotto stretta sorveglianza nei rinnovati e distanziati reclusori scolastici spesso eufemisticamente indicati come innovativi spazi di una bella edilizia scolastica fatta di corridoi e aule serraglio.

Giuseppe Campagnoli 15 Maggio 2020