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Territori: chi ha paura dell’educazione diffusa?

Un tempo, in campo educativo, venne denominata “La Marche: una regione laboratorio”. Una bella esperienza progettuale, che ho vissuto in prima persona e che raccoglieva in rete scuole, università ed enti territoriali con lo slogan “la scuola non è un’azienda!” Un’esperienza lanciata negli anni duemila dall’allora molto avanzato ufficio scolastico regionale del MIUR. Molti gli spunti innovativi, seppure ancora timidi, da sviluppare.

Le Marche: una regione laboratorio USR Marche. 2004

L’ iniziativa finì troppo presto come capita a tutte le buone idee nel nostro paese.

Ora corre anche nella nostra regione un’ idea tesa a superare un obsoleto e mercantile paradigma scolastico.

Il racconto di questo percorso si sviluppa lungo un triennio, precisamente il periodo che ci separa dalla nascita, dallo sviluppo dell’idea e del progetto dell’educazione diffusa nel territorio in cui vivo, ho operato ed opero ancora. Per essere geopoetico ma anche geocritico mi tengo dentro i confini della regione e individuo dei topoi della narrazione da sud a nord del territorio molto legati anche alla mia biografia. Da San Benedetto del Tronto a Macerata, da Recanati a Senigallia, da Pesaro e Fano fino a Montelabbate ed Urbino. Ogni città ha vissuto uno o più episodi legati all’educazione diffusa, positivi o negativi in una significativa non casuale alternanza. Credo che in italica analogia cose del genere saranno accadute anche in altre regioni. Sarebbe illuminante poterne fare un quadro completo. Ecco le tappe principali in ordine cronologico nel mio territorio, la cosiddetta regione al plurale.

Settembre 2016. Prima ancora della nascita del Manifesto della educazione diffusa, ma in una fase di annuncio del progetto, avevo chiesto all’amministrazione della città che mi ha ospitato professionalmente (nella scuola e nell’architettura) per quasi vent’anni, la possibilità di presentare l’idea, magari nell’ambito di un seminario o di un incontro pubblico. Dopo aver consegnato di persona le carte della proposta all’assessore del tempo non ho avuto più notizie e risposte certe neppure dopo l’intercessione apparentemente interessata del sindaco di successo. Alla fine sono stato ospitato nella regione limitrofa in un attivissimo Centro di documentazione educativa. Ho illustrato il progetto e annunciato il Manifesto della educazione diffusa suscitando grande interesse.

si parlava ancora di scuola diffusa

Da Aprile 2017 cominciano le presentazioni del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” e dell’idea di educazione che contiene. Sono state fatte proposte a tante librerie, biblioteche, università e città sparse nella regione (tra tutto circa una trentina di siti). Hanno risposto e accolto la proposta in tempi diversi enti e biblioteche pubbliche e librerie: a Recanati, Pesaro, Macerata, Senigallia, Urbino, Morro d’Alba ed oltre. Un episodio assolutamente da dimenticare tra questi è accaduto in un capoluogo di provincia nel 2017. Qui, forse per farsi perdonare un rifiuto risalente al 2016, l’ assessorato denominato alla gentilezza e alla crescita (sic!), complice (involontaria?) anche la struttura territoriale scolastica) mi coinvolge, non so quanto proditoriamente, in una sorta di grottesco mercatino di edifici scolastici e arredi didattici mascherato da seminario sugli spazi scolastici. Qui l’idea di educazione diffusa viene ridotta, quanto meno ad una visionaria curiosa eccentricità. Poi per fortuna venne la consolazione, sempre dal basso. In un edificio scolastico della mia città, antico tentativo da architetto (insieme ad altri colleghi) di prospettare uno spazio educativo tendente ad aprirsi verso l’esterno con lo scopo di spandersi in futuro fino a sparire come oggetto murato, accoglie una bella iniziativa di fronte ad una platea di docenti, genitori, ragazzi e cittadini proprio nel teatro-aula magna che avevamo pensato come fulcro di quel “portale educante” ante litteram.

Recanati

Un altro bell’incontro venne infine organizzato anche a Fano per presentare l’idea e il Manifesto nell’ambito di una settimana pedagogica.

L’anno 2018 passa quasi indenne nelle Marche fino all’uscita del Manifesto operativo dell’educazione diffusa nel luglio 2018 quando si organizzano, ma senza coinvolgimenti di enti pubblici, alcuni piccoli e rari incontri nel territorio. Prosegue il dibattito sulle pagine e nei gruppi social dedicati (lascuolasenzamura, o l’educazione diffusa nelle marche..) Una bella intervista viene realizzata in estate a Pesaro da un noto blog giornalistico:

https://youtu.be/gOBn9v-fQv0

Tra il 2018 e il 2019 la rivista pedagogica edita nella regione (abbastanza innovativa ma non proprio in linea con i radicali cambiamenti da noi prospettati) ospita due miei interventi, quasi da infiltrato, sull’educazione diffusa e la città educante.Il 2028 e 2019 trascorrono interamente tra interventi, workshop e seminari promossi e realizzati fuori dalle Marche, in Lombardia,Trentino, Umbria, nel Lazio, in Toscana, in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Puglia, etc. Una proposta di progetto di sperimentazione dell’educazione diffusa in parti delle città di Recanati, Urbino, Pesaro cade nell’indifferenza delle amministrazioni insieme all’idea di adesione ad un progetto, peraltro ammissibile a finanziamento del MIBAC, per un festival dell’architettura dedicato all’educazione formale, informale, non formale e incidentale nelle città e nei loro territori.

Nel 2020 riprende una certa attività nella regione in concomitanza della pubblicazione del volume “Educazione diffusa.Istruzioni per l’uso” che rappresenta la parte operativa dell’idea di educazione diffusa. A causa delle terribili chiusure e problematiche dell’epidemia incombente si riescono solo ad organizzare incontri a Recanati, a Pesaro e a Fano. L’interesse però cresce tra le associazioni, i cittadini, gli insegnanti, le famiglie. Meno, decisamente meno nelle istituzioni siano esse scolastiche, amministrative o politiche.

A questo proposito c’è da segnalare, come ciliegina sulla torta, il tentativo di coinvolgimento (cui forse pro bono educationis ho aderito ingenuamente) del nostro progetto come testimonianza di una nuova concezione dell’educazione, in concomitanza con le elezioni regionali da parte di due movimenti politici sedicenti progressisti. Si si sono rivelati alla fine poco o affatto attenti all’idea, ritenuta in definitiva irrilevante rispetto alle conformistiche politiche scolastiche regionali anche della sinistra, più spinta sull’aumento di risorse per la scuola così com’è, per i reclusori scolastici, per palliativi di inclusione e lotta alla dispersione scolastica e per una ormai ridicola e vorace formazione professionale. Rimando per curiosità a questo resoconto illuminante:

https://researt.net/2020/08/07/buona-educazione/

2021

Sarebbe utile a questo punto realizzare una sorta di panoramica estesa anche alle altre regioni e promuovere ulteriormente il dibattito esclusivamente sull’educazione diffusa e sulle sue strette variazioni tematiche, attraverso gruppi e pagine social, come già avviene, oltre che nelle Marche anche in Emilia Romagna, nel Lazio, in Lombardia fino a pensare ad una rete organizzata nazionale. Per battere il ferro finché è caldo. Forse l’anno che verrà sarà la volta buona del diffondersi di sperimentazioni e proposte concrete anche nel nostro territorio come sta accadendo altrove. Spes ultima dea.

L’evoluzione del progetto, anche dal punto di vista dell’architettura e della città ha aggiunto altre tappe fondamentali, come la pubblicazione di un canovaccio-commedia ironico destinato alla rappresentazione di una storia dell’educazione diffusa ad uso delle scuole e delle città che volessero cimentarvisi, l’uscita nell’ultimo numero della rivista Ardeth del Politecnico di Torino di un articolo con molte affinità e qualche citazione (eppur si muovono!) e l’imminente pubblicazione di un dossier sulla rivista di filosofia ed educazione dell’università francese di Caen Le Télémaque.

Nel frattempo è avvenuto il lancio di una iniziativa di formazione per insegnanti, ammministratori, associazioni dedicata alla sperimentazione dell’educazione diffusa nell’intento di trasformare radicalmente la scuola pubblica. Già interessate associazioni di alcune regioni e amministrazioni della Romagna.

La formazione sull’educazione diffusa.

Giuseppe Campagnoli 2 Gennaio 2021/29 Dicembre 201

La città educante. Il disegno urbano.

Occorre distinguere il grano dal loglio. Non tutte le innovazioni sono vere innovazioni e non tutte le novità sono buone. Oggi il ritornello politico sembra essere: “Cambiare poco per non cambiare nulla” dice il mio amico Paolo Mottana. Sul web, nelle riviste di settore in tanti gruppi e nelle associazioni più disparate proliferano le promesse di “rivoluzioni” in fatto di educazione e di luoghi dell’educazione. Il più delle volte si tratta di operazioni gattopardesche spesso “guidate” dall’establishment accademico, pedagogico e architettonico o di ingenui sogni arcadici e vagamente libertari che lasciano il tempo che trovano. Io credo molto invece in ciò che si sta aggregando attorno all’idea di educazione diffusa nata con “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” e con #lascuolasenzamura. Là trovo che ci siano più fondate speranze che vaghe “promises promises”..

Mai più studenti chiusi per ore dentro le mura di un reclusorio scolastico. La città sarà il luogo della educazione, della scoperta, dell’apprendere. Chi ha a cuore l’educazione e la città non può fare a meno di seguirci e aiutarci.

La prosecuzione del racconto del viaggio guidato dentro la città educante dove molti sono i luoghi da disegnare e da ridisegnare è il prossimo passo. Guideremo  architetti, educatori, insegnanti, amministratori e genitori visionari e appassionati a costruire un isolato educante, un quartiere educante, una intera città educante. La città nella sua interezza ed il suo intorno ambientale sono da riconcepire. Il lavoro sarà la naturale prosecuzione  in chiave squisitamente architettonica, del  Manifesto della educazione diffusa di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli e degli spunti dell’idea de “L’architettura della scuola” nata nel lontano 2007.

E’ tempo di mettere nero su bianco, nel senso del disegno anche solo raccontato e non necessariamente costruito come faceva Aldo Rossi. Ho preso i miei appunti e disegnato scene e luoghi nel viaggio breve con Paolo Mottana seguendo il nostro racconto. Ho anche riletto in modo profondo ed attualizzato “La città giardino del domani” di Ebenezer Howard. Di due splendide utopie si può fare una realtà. Per trasformare la città e la campagna in città educante occorre intervenire anzitutto nei luoghi su cui posare una nuova organizzazione di quella che una volta chiamavamo scuola perché non sia più distinta e separata dalla vita quotidiana e dai suoi protagonisti e perché sia quel motore della conoscenza e della crescita che alla città manca da tempo. Il viaggio dell’ultmo capitolo del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” fa intravvedere come potrebbe essere questa città del futuro che non separa più l’urbanitas dalla campagna ma nemmeno la scuola dalla città e dalla campagna, la vita intera da tutte le sue mirabili varianti. L’educazione si gioverebbe del fatto di avere a disposizione spazi urbani qualificati insieme a spazi rurali e selvatici tornati alla sostenibilità delle colture e della vita agreste.

Il lungo giro ” evangelizzante” del Manifesto della educazione diffusa, partito al Convegno di Cesena organizzato dal CDE  nel Settembre 2016 è passato, in varie forme (dal web, ai convegni, ai seminari ed alle interviste) e in un solo anno da Recanati a Cattolica, da Pesaro a Macerata, da Riccione ancora a Recanati e da Urbino a Fano.

18 Settembre 2017. Appuntamento con l’arte. Intervista di Nikla Cingolani RadioErre Recanati

Ha viaggiato dalla Liguria alla Lombardia, dalla Calabria addirittura a Parigi, Bruxelles ed al Brasile!  Le prime esperienze pedagogiche stanno nascendo a Milano e Monza, a Urbino e Vimercate e li primi fatti architettonici spero nasceranno presto sulla scorta delle idee e dei disegni che al primo scorcio del 2018 condivideremo. Intanto aiutateci con il vostro contributo di idee ma anche di concreta solidarietà: https://www.produzionidalbasso.com/project/la-scuola-senza-mura-disegnare-la-citta-che-educa/

Appunti per il disegno della città educante.

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APPUNTI PER IL “DISEGNO DELLA CITTA’ EDUCANTE”

 Nel racconto del viaggio guidato dentro la città educante molti sono i luoghi da disegnare e da ridisegnare. Quasi la città nella sua interezza ed il suo intorno ambientale sono da riconcepire.

E’ tempo di mettere nero su bianco, nel senso del disegno anche solo raccontato e non necessariamente costruito come faceva Aldo Rossi. Ho preso i miei appunti e disegnato scene e luoghi nel viaggio breve con Paolo Mottana seguendo le nostre parole. Ho anche riletto in modo profondo ed attualizzato “La città giardino del domani” di Ebenezer Howard. Di due splendide utopie si può fare una realtà.  Per trasformare la città e la campagna in città educante occorre intervenire anzitutto nei luoghi su cui posare una nuova organizzazione di quella che una volta chiamavamo scuola perché non sia più distinta e separata dalla vita quotidiana e dai suoi personaggi e perché sia quel motore della conoscenza e della crescita che alla città manca da tempo. Il viaggio dell’ultimo capitolo del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” fa intravvedere come potrebbe essere questa città del futuro che non separa più l’urbanitas dalla campagna ma nemmeno la scuola dalla città e dalla campagna, la vita intera da tutte le sue mirabili varianti.

 

Non sarebbe impossibile già da oggi partire da una piccola città e pianificarne lo sviluppo e la trasformazione virtuosa in città educante utilizzando in chiave moderna anche il modello della città giardino. Delle linee guida sulla evoluzione degli spazi e sul loro uso potrebbero avviare il processo anche dal basso. In un paese a fortissima vocazione agricola, turistica e culturale con un ambiente naturale particolare come l’Italia si dovrebbe in primis rinunciare una volta per tutte all’industria pesante e ad alto impatto ambientale che tanti danni ha provocato in termini sociali, economici ed ecologici con il falso mito del benessere e della crescita che si sono rivelati effimeri e catastrofici. Si sono fatti esperimenti di educazione diversa, a volte anche timidamente diffusa, si è scritto molto e da tempo di controeducazione ma, fino alla “Città educante” poco e raramente di nuova architettura della città e dell’educazione per superare muri, aule e spazi chiusi e concentrati dell’apprendere. Perfino nei tanto osannati paesi del nord Europa non si è ancora superato il concetto di “school building” se non nelle forme variegate ed ipertecnologiche ed ecologiche di una edlizia scolastica d’avanguardia.

Non vi può essere a mio avviso nuova educazione ed una città educante senza rivoluzionare gli spazi e chiudere, finanche troppo tardi, con le tipologie dell’edilizia scolastica. La città nuova non distingue più tra spazi dedicati a qualcosa e luoghi dedicati a qualcos’altro. Essa cerca di integrare significati e funzioni così come in una casa si mangia, si dorme, si apprende, si lavora, si gioca… Come avevamo immaginato nel Manifesto della educazione diffusa si può già trasformare un città di medie dimensioni operando su di essa gradualmente e per parti. Vediamo come una città attuale potrebbe trasformarsi in una città giardino educante. Intanto occorre verificare la capacità di accoglienza a fini educativi dei luoghi urbani allo stato attuale secondo una gerarchia di caratteristiche culturali già insite in alcuni spazi e manufatti. Verifichiamo se il municipio, il teatro, la biblioteca, il museo, il centro culturale, il centro sociale, le strutture di associazioni ed enti pubblici e privati con finalità collettive possono accogliere gruppi di persone in formazione e quanti. Il sopralluogo nelle città candidate a fungere da avanguardie virtuose sarà realizzato da un gruppo di lavoro di esperti e di cittadini allo scopo di individuare le tracce di possibili portali, reti, luoghi per educare ed essere educati in mezzo agli spazi già esistenti di lavoro, di svago, di cultura, di contemplazione.

Seguendo il racconto finale del Manifesto della Educazione diffusa possiamo descrivere i particolari di questo nuovo intorno urbano. Insieme ai suggerimenti legati ad una discreta organizzazione e  ad una idea di gestione collettiva e coordinata degli sciami di giovani e adulti che si diffondono con le loro guide nella città e nel territorio, l’architettura costruisce un modello che viene indotto dal racconto della città e dalle sue aspettative per il futuro già scritte nella storia e nelle storie dei luoghi e degli spazi, dei manufatti vivi e ancora pronti ad accogliere e ad insegnare. Nell’antica battaglia per una nuova scuola anche dal punto di vista dei luoghi dell’apprendere non si poteva prescindere da una specie di rivoluzione logistica, organizzativa e di “organico”. Le cose da apprendere, l’educazione e la crescita non sono indifferenti ai luoghi in cui avvengono. La marcia di avvicinamento ad un nuovo modello di scuola potrebbe integrare mirabilmente, in una sperimentazione breve che facesse tesoro delle eventuali buone pratiche nel territorio, l’insieme dei progetti-scuola, dei tempi-scuola e dei luoghi-scuola sfruttando, in una fase transitoria, anche quel poco che offre anche attualmente l’organico potenziato.  Se si trasformassero, riducendoli anche di numero, gli edifici scolastici per un uso misto e flessibile (museo e scuola, biblioteca e scuola, terziario e scuola…) e si usassero gli spazi di cultura e non solo, pubblici e privati della città per “fare scuola”, persino bar, negozi e centri commerciali; se si abolissero le materie e si apprendesse per mappe concettuali, per argomenti e temi trasversali (gestiti dai docenti disponibili, competenti e possibilmente ri-formati), il quadro potrebbe cominciare a cambiare radicalmente e allora un organico sarebbe veramente “funzionale” e in un prossimo futuro se ne potrebbe anche fare a meno.

Gli attuali orari della settimana, del mese o del semestre, in una accezione di sperimentazione breve, prima della trasformazione vera e propria, potrebbero essere realmente flessibili e adattati a un canovaccio plurisettimanale di argomenti e tematiche multidisciplinari e interdisciplinari, progetti ed eventi, nel quadro di un sistema di rete territoriale, da sviluppare in diversi luoghi, utilizzando le nuove tecnologie con juicio, docenti esterni ed interni, oltre che tutors negli ambiti di apprendimento, che potranno essere anche un laboratorio artigiano, una fabbrica, un ufficio pubblico, un museo, un laboratorio, una mostra. L’insieme pernicioso di cui si dovrà fare a meno sono gli edifici scolastici, le classi, le materie e le discipline, i programmi e gli orari scolastici. L’insieme virtuoso sarà composto invece dai luoghi educativi della città, dalla libertà e flessibilità dell’apprendere in modo trasversale e anche occasionale attraverso i mentori, gli esperti e gli spazi di per sé maestri di cultura e di vita. I talenti e le vocazioni potranno finalmente emergere al di là delle competizioni e delle classificazioni e il cosiddetto saper fare deriverà da multi esperienze e dalla soddisfazione spontanea delle curiosità e delle necessità insite o evocate nei bambini, nei giovani, negli adulti, spesso tarpate da una scuola e da una società dirigista e preordinata nei contenuti, nei tempi e nei luoghi. Vi sono numerosi esempi e proposte nella direzione dell’innovazione in campo educativo e del disegno delle città. Purtroppo moltissime si muovono pervicacemente nel recinto economico del libero mercato e per questo non saranno mai veramente innovative. Mi sono stati suggeriti articoli, saggi e testi sull’argomento che ahimè, dopo le prime pagine, ho dovuto completare con una rapida lettura in diagonale per aver capito che il quadro di riferimento in cui si muovevano non era affatto rivoluzionario ma pieno di déjà vu e, in sostanza, solo palliativo rispetto all’esistente e forse, a volte, suggerito, forsanche subliminalmente,  come ipocrita salvataggio di una economia del capitale in fase critica. Restavano infatti ipotesi educative meritocratiche e classificatorie, orari e programmi, aule e spazi scolastici, zonizzazioni urbane, solamente “più moderne”. Il nostro disegno è invece teso a ribaltare l’attuale concetto di scuola, di educazione e di architettura per l’educazione. Tempi, luoghi e forme dell’educare non sono indifferenti alla libertà. Non quella del mercato, quella degli uomini.

Un’utopia? Non tanto e non proprio.

Ma ora  immaginiamo e proviamo uno scenario di città educante in una vera realtà urbana. Magari in uno scenario economico e sociale profondamente mutato.

Il gruppo di studio minimo: un architetto, un educatore, un amministratore, un esperto di organizzazione scolastica, un insegnante, genitori. Tutti con la voglia di abbandonare le loro accademiche certezze e le loro professioni codificate sulla via impervia dell’immaginazione e della scoperta. Queste le tappe:

  • La ricerca e il repertorio di buone pratiche dal mondo.
  • La scelta della città campione: tra i 25 mila e i 30 mila abitanti dotata di buone infrastrutture di mobilità e di buoni poli culturali.
  • La rete e i luoghi: musei, biblioteche, botteghe, ateliers, teatri…
  • Il disegno urbano e il disegno del tempo e del modo: ridisegnare la città e i suoi tempi integrando educazione, lavoro, tempo libero.
  • La prova generale: una settimana di scuola diffusa nella città campione tra il 2018 e il 2019. Si può fare!
  • Il disegno di un modello di riferimento flessibile. Un suggerimento più che un progetto.

 

Giuseppe Campagnoli 19  Giugno 2017

 

Questa forse è la città ideale?

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