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Giorgia on your minds?

Il fascismo all’italiana?

Articolo di Jean-Yves Camus su Charlie Hebdo di oggi.

(Traduzione di Giuseppe Campagnoli)

Chi sottovaluta chi?

GIORGIA MELONI- Il Fascismo italiano

 Giorgia Meloni, leader del partito politico italiano Fratelli d’Italia, suscita molto la curiosità e preoccupazione tra i commentatori politici francesi (NDT: una demonizzazione?) Tutto per una buona ragione: alcuni la vedono già, dopo le elezioni legislative del 25 settembre, diventare presidente del Consiglio, mentre è a capo di una formazione che molti vedono come fascista.  O neofascista, che è lo stesso.  Un nuovo partito di estrema destra, e forse due, se i Democratici svedesi raggiungono un accordo di coalizione dopo il voto dell’11 settembre, solleverebbero lo spettro della ‘marea oscura che sta investendo l’Europa‘”.  Prima che comincino a moltiplicarsi le manifestazioni di protesta e si consolidino classificazioni troppo rigide, diamo un’occhiata più da vicino.  Parliamo di genealogia.  Fratelli d’Italia è una discendente di Alleanza Nazionale che discendeva a sua volta da un partito veramente neofascista, il Movimento Sociale Italiano (MSI).  Nel 1995, sotto l’impulso del suo allora leader, Gianfranco Fini, il MSI pare voltare le spalle al fascismo con esplicite dichiarazioni.  A quella data molti dei suoi dirigenti appartenevano già al primo governo di Silvio Berlusconi (maggio 1994).  Già allora tutta l’Europa gridava al fuoco, senza capire alcune specificità italiane. La prima è dovuta al sistema politico parlamentare, con rappresentanza proporzionale quasi integrale.  Da qui la necessità di formare ampie coalizioni per ottenere la maggioranza.  Berlusconi e Fini firmano un accordo che include anche la Lega Nord.  Presidente della Camera dei Deputati, Ministro degli Affari Esteri, Fini è sempre stato un conservatore atlantista e europeista che guarda al modello gollista.  L’estremismo in materia di immigrazione non era lui e il suo partito, ma la Lega, ora guidata da Matteo Salvini.

Meloni si è formata al MSI e ad AlleanzaNazionale.  Ha avuto un ruolo nei loro movimenti giovanili e non ha mai messo sotto processo il fascismo, né espulso da Fratelli d’Italia coloro, moltissimi nella base, che ancora ammirano Mussolini.  Ma in Italia nulla è semplice: Meloni dice che dal 1995 si è voltata pagina.  E questo non rappresenta certo un problema in un paese dove il MSI è stato formato nel 1946, dove la dovuta epurazione è rimasta limitatissima, (NDT: e fu emesso da Togliatti una specie di pericoloso perdono generale, l’amnistia per certi reati legati al regime autoritario precedente) dove l’ambiente intellettuale neofascista aveva da tempo aperto un dialogo con l’intellighenzia di sinistra e dove il leader del MSI, Giorgio Almirante, già funzionario importante di un ministro di Mussolini, venne nel 1984 alla sede del Partito Comunista Italiano per inchinarsi davanti al feretro del suo nemico Enrico Berlinguer.

  Presto un nuovo partito di estrema destra in affari istituzionali?

 Meloni è stato ministro della Gioventù dal 2008 al 2011, in un governo Berlusconi, quest’ultimo, inossidabile terzo furfante della coalizione di destra con Salvini e lei.  Non era un ministro dichiaratamente fascista: ma è sempre stata una conservatrice in materia sociale, economica, anti-LGBT, anti-aborto, fautrice della famiglia tradizionale, con un forte impatto in un Paese dove la cultura cattolica, anche secolarizzata, rimane fortissima.  Paradossale, per inciso, che Giorgia Meloni, viva una relazione con un giornalista del gruppo Berlusconi senza essere sposata e avendo avuto una figlia da questa unione.  Dovrà quindi essere giudicata solo in base alla sua azione governativa se sarà eletta?   Di sicuro però è che non ce la farà da sola perché la scelta del futuro Presidente del Consiglio spetta in definitiva al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che può decidere di chiamarla al governo senza che lei ne diventi il capo. (NDT: magari! Ma forse il coraggio uno non se lo può dare?)”

 DIALOGO APERTO DEI FASCISTI:

“Prenderai la parola solo quando te la darò!”

L’indicibile armada.

Ho già detto molto sul programma del nuovo governo populista ma non popolare. Nei recenti articoli ho parlato di economia e di educazione rilevando come il programma sia ambiguo in qualche caso, illiberale e iniquo in qualche altro, razzista e intollerante altrove e permeato in toto da un’aura di neoanalfabetismo culturale e sociale. Meno male che ci saranno sangennaro e la madonna del rosario a proteggere Di Maio e  Salvini con padrepio per il Prof. Conte! Il paradosso che resta è invece nelle difese a oltranza di personaggi dei media o della “cultura” pop  come Scanzi, Travaglio e altri da posizioni liberali o sedicenti progressiste sputando sentenze sul concetto di sinistra tradita come se ne fosse mai esistita  una negli ultimi vent’anni e come se il concetto di sinistra fosse in certe compagini partitiche o movimentiste invece che in un insieme di idee contrapposte al capitalismo, allo sfruttamento, all’intolleranza, all’assistenzialismo che tacita i poveri e lascia i ricchi ladri e criminali dove sono. Il governo del cambiamento ha declinato le sue ambigue intenzioni tra cose discrete e cose decisamente riprovevoli nel famoso contratto mercantile tra due forze politiche apparentemente e dico apparentemente agli antipodi.

contratto_governo

Tra le buone superficiali intenzioni che ho letto nei pochi punti un po’ più concreti del “patto” con gli italiani  piacerebbe alle persone di buonsenso che, almeno nel primo anno di governo:

  • riuscissero a mandare in pensione gli esodati e i “bloccati” over 65 dalla Legge Fornero senza ulteriori costi e danni per loro e per l’Italia
  • tagliassero le pensioni superiori a 5000 Euro netti mensili mentre contenessero con rigore simultaneamente, attraverso le tasse, anche i redditi e le rendite totali al massimo a 5000 Euro netti mensili così da “plafoner le revenues” come direbbero i francesi e mitigare gli effetti del capitalismo e del mercato nelle more della loro progressiva completa abolizione. Così potrebbero garantire un reddito minimo e un salario minimo di almeno 1000 Euro per il periodo strettamente necessario ad assicurare un lavoro per tutti, all’altezza degli studi, dei bisogni e delle possibilità di ciascuno proibendo speculazioni e accumuli.
  • garantissero un piano fattibile di  ricerca, individuazione e reclusione in tempi brevi per gli evasori fiscali piccoli e grandi che sono la prima causa del debito pubblico italiano che in parte detengono essi stessi con i soldi rubati;
  • si adoperassero per l’educazione con l’avvio di una rivoluzione totale del sistema scolastico, da abolire definitivamente in direzione di una controeducazione non mercantile, non reclusoria, non meritocratica, non classificatoria ma tesa alla formazione di persone libere, solidali, rispettose della natura e di tutta l’umanità.
  • rifondassero la sanità pubblica limitando le competenze e le speculazioni di quella privata alle sole materie non essenziali (sottraendo per esempio al mercato le cure dentali e quelle estetiche fondamentali) e lasciando agli sciamani le teorie antiscientifiche e pericolosamente retrograde;

Per quest’anno basterebbe questo. E non sarebbe affatto impossibile. Ma credo, visto l’andamento a volte lento, a volte ondivago a volte pericolosamente demagogico dei primi mesi, che non saranno assolutamente in grado neppure di cominciare, a meno di un miracolo con l’aiuto dei loro esibiti santi protettori. A risentirci tra sei mesi.

Giuseppe Campagnoli

7 Giugno 2018-4 Novembre 2018

“L’indicibile armada”

L’talia degli ominicchi e della educazione autoritaria.


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Colgo l’occasione dell’insediamento dell’ennesimo nuovo ministro (ripercorrendo con sgomento il triste declino dei ritratti presenti nella sala dei ministri a Viale Trastevere) per ribadire alcuni concetti che ad ogni passo ritornano come corsi e ricorsi.

L’ambiente dove ho passato la maggior parte della mia vita lavorativa, da figlio di maestri elementari rurali, da studente, da docente, da preside e da consulente ministeriale ipercritico e bastian contrario, la mia esperienza scientifica, umana e, anche, del “gossip” scolastico mi spingono a riproporre una serie di concise considerazioni su quella che dovrebbe essere la buona scuola del futuro.

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