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Tutti fotografi!

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Non c’è un'”arte” più diffusa della fotografia. Ma il più delle volte è solo un hobby. Oggi tutti scrivono (persino Fabio Volo e Littizzetto, calciatori e giornalisti, giornalai e mezzibusti), tutti sanno di calcio e sono opinionisti di tutto, prendendosi anche sul serio, tutti vanno in bici bardati come professionisti (e questo non sarebbe male se non fosse che spesso lo si fa in mezzo alle polveri sottili) tutti sono pittori, scultori, musicisti, cantanti e ballerini a tempo perso (o perduto per sempre!). Ma non ci sono mai stati tanti fotografi e videomakers che,oltretutto,si credono artisti, spesso illusi da greggi di followers neoanalfabeti! Ho diretto scuole artistiche in cui si insegnava la fotografia e il cinema, ho selezionato docenti di cinema e fotografia, sono stato nella lista degli esperti disinteressati per l’EACEA (Commissione Europea) di arti visive e creatività ed ho umilmente partecipato con qualche successo ad attività di formazione e a kermesses video-fotografiche. Sarei in grado di distinguere un po’ il grano dal loglio perché ho studiato e conosco la prospettiva, le tecniche di rappresentazione, la composizione, l’impaginazione, la scelta delle inquadrature, la teoria delle ombre e delle luci… Proprio di recente, in uno scambio interessante sui social, qualcuno sosteneva pervicacemente che l’arte fotografica (come altre) non dipende dalla scuola, dall’opinione dei critici o dall’essere educati, esperti o istruiti ma da un quid che, a dire la verità, non ha ben saputo definire. Uno spirito? Un folletto? Uno gnomo? Un’illuminazione mistica? Come dice il detto: tutti fotografi, nessun fotografo! Il vero artista, dopo aver fatto uno scatto o una ripresa, resa unica rigorosamente con una stampa o un prototipo digitale indelebili firmati e numerati, dovrebbe saper motivare poeticamente (nel senso del poiein) il suo gesto anche con ragioni biografiche, ideali e culturali, con le emozioni, con la saggezza della tecnica e dell’arte applicata di cui dovrebbe conoscere tutti i segreti sapendoli comunicare e trasmettere. Andate invece sui coacervi di Facebook, Instagram, Flickr, National Geografic. Troverete di tutto e di più ma non una traccia di arte. Solo bricolage e hobby vacanziero o domenicale! E qualcuno ha anche il coraggio di tirare in ballo gli impressionisti che c’entrano (eccome!) ma avevano ben altra solida formazione figurativa.Non basta aver avuto un negozio di fotografo o avere una passioncella dilettantesca per sentirsi o farsi dire da altrettanti dilettanti un artista. Perché l’arte, scusate se mi ripeto per l’ennesima volta credo sia in queste parole:

“Ricordo sinteticamente e condivido in proposito da Maurizio Ferraris filosofo di estetica sul termine  “ARTE”:
Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con il sapere, la tecnica e  l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza.La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona.
Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte, la sua preparazione certa, il suo fondamentale disinteresse economico.” Un punto di vista. Il dibattito è aperto!

Vale anche per la fotografia e il cinema.

Giuseppe Campagnoli. Scritto nel 2016 e aggiornato in Maggio 2021

SAPRESTE DIRE QUALE DI QUESTE FOTO SIA ARTE?

La meritocrazia. Un falso mito.

Mi sono fatto persuaso, come direbbe il Commissario Montalbano, che le questioni di meritocrazia di cui tanto si parla, a destra, a sinistra (!) in alto e in basso, nel lavoro, nell’amministrazione, a scuola, nelle università etc. siano falsi miti, pericolosi e iniqui nella sostanza. Il merito sembra essere diventato la foglia di fico del neo-neoliberismo a destra come nella sedicente sinistra.

Affinché il concetto corrente di merito possa essere valido e giusto dovrebbero essere assicurate alcune fondamentali propedeuticità: la parità di condizioni di partenza (economiche, culturali, sociali, di salute..) la parità di trattamento durante le attività (di lavoro, di apprendimento..), l’assenza di discriminazioni in base al sesso, alla razza, alle convinzioni religiose, ideali e politiche e l’assenza di ostacoli esterni e indipendenti dalla propria volontà. Chi sproloquia ad ogni angolo di merito ne tratta a prescindere dalle condizioni o ha tenuto conto dei requisiti basilari affinché sia garantita a tutti la libertà e l’eguaglianza nello svolgimento dei propri compiti e doveri? La meritocrazia credo, ahimè, che non possa prescindere, per come è strutturata la società in occidente e, peggio, in oriente e nel terzo mondo, dal concetto di competizione e competitività esasperate tutte legate al mercato ed alla classificazione anche quando si tratti di istruzione, salute, benessere e sicurezza.

Il merito legato alla competizione è quindi una parola d’ordine liberista e non libertaria, una parola d’ordine fondata sulle disuguaglianze e su parametri di giudizio livellanti e non adattabili alle diversità delle persone che dovrebbero essere considerate e salvaguardate.  Chi la usa non può definirsi progressista e liberal ma tuttosommato neppure pragmatico e concretamente positivo.. Da molte parti, partendo dal campo educativo e non solo si sta affrontando una rivoluzione culturale che tende a ridurre se non ad eliminare la competizione, nemica dell’apprendimento, del lavoro e del raggiungimento di obbiettivi di qualità, in netta controtendenza rispetto a quanto si è creduto finora. I risultati di tale inversione si stanno già apprezzando ma faticano molto ad affermarsi e diffondersi.

Poiché la natura, come si sa, non ama fare  salti sono convinto che ognuno abbia in nuce  uno o più talenti. Il compito della società è allora solo quello di aiutarci a scoprirli e valorizzarli, non invece quello  di premiare solo chi abbia avuto la fortuna, l’avventura o i mezzi di poterli utilizzare perché già palesi ed evidenti. Chi dà al massimo delle proprie capacità merita lo stesso compenso di chi ha avuto fortuna e talento. Questa è equità. Continua la lettura di La meritocrazia. Un falso mito.

Gaia educazione diffusa

Presentiamo la versione definitiva del documentario “Gaia educazione diffusa” di Barbara Ferrari e Francesca Pennati. All’interno riprese dal Convegno di Milano del Maggio 2018 “Ma sei fuori?!” dove è stata lanciata l’idea della redazione e pubblicazione del  Manifesto operativo della educazione diffusa per avviare sperimentazioni e iniziative.

https://youtu.be/4nGCIi8gwIk

 

 

volantino adesioni 2019 l manifesto della educazione diffusa

In contemporanea l’avvio del corso di formazione per studenti, docenti ed edcatori progettato e interamente tenuto dal Prof. Paolo Mottana.

PROGRAMMA
Gli incontri consistono in parti seminariali e parti esperienziali.
Possono essere seguiti come percorso o singolarmente.
Il sabato dalle 15.00 alle 18.00 nelle date qui riportate:
  • 02.03.19 – Apprendere per passione (lezione e discussione)
  • 16.03.19 – Apprendere dall’esperienza e insegnare attraverso l’esperienza (lezione e discussione)
  • 30.03.19 – Spazio e tempo nella gaia educazione diffusa (discussione e ricerca d’aula)
  • 13.04.19 – L’imprinting formativo (lezione e esercitazione)
  • 04.05.19 – Il mèntore e il gruppo (lezione e discussione)
  • 18.05.19 – Il curricolo di educazione diffusa (lezione e esercitazione)
Il contributo per il singolo incontro è di 30€ e per l’intero percorso 150€.
Per partecipare occorre essere soci IRIS (contributo annuale associativo 10€)
Gli incontri si terranno presso LA CORTE DEI MIRACOLI, in via Mortara 4 a Milano (vicino alla stazione di P.ta Genova).
I POSTI SONO LIMITATI, VERRA’ DATA PRECEDENZA ALLE ISCRIZIONI PER L’INTERO PERCORSO.
TERMINE ISCRIZIONI AL CORSO IL 20 FEBBRAIO 2019
LE ISCRIZIONI AI SINGOLI INCONTRI VENGONO RACCOLTE FINO A MASSIMO 10 GIORNI PRIMA DELLA DATA
UNA VOLTA AVUTA CONFERMA DELL’ISCRIZIONE VERRA’ CHIESTO IL VERSAMENTO DELLA QUOTA TRAMITE BONIFICO
Iscrizione a questo link
Per info: immaginale.iris@gmail.com
Scarica il volantino a questo volantino ged

 

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Paolo Mottana è professore di filosofia dell’educazione e di Ermeneutica della formazione e pratiche immaginaliall’Università di Milano Bicocca, ha insegnato anche all’Università di Firenze e all’Accademia di Belle Arti di Milano. Ha diretto le due edizioni del Master in Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura. Nel 2006 insieme al suo gruppo di ricerca ha fondato l’Associazione IRIS (Istituto di Ricerche Immaginalie Simboliche & Controeducazione) che indirizza le sue ricerche da una parte alla riflessione intorno al ruolo dell’immagine simbolica nell’educazione e dall’altra alle prospettive di una controeducazioneradicale e libertaria. Ha collaborato con Riccardo Massa come suo allievo, in seguito ha riorientatoil suo orizzonte di ricerca verso la tradizione della filosofia simbolico-immaginaleche ha tra i suoi esponenti Gilbert Durand, Henry Corbin, Carl Gustav Jung, James Hillmane Jean-Jacques Wunenburger, e ha fondato un approccio di ricerca e di formazione cui ha attribuito il nome di pedagogia immaginale. Recentemente ha promosso, oltre alla controeducazione, la gaia educazione, i sapore niccianoe con precisi riferimenti ad autori della antipedagogia e della contestazione radicale come René Schérer, Raoul Vaneigeme HakimBey (uniti nel riferimento alle visioni eutopistichedi Charles Fourier). 

Le teorie pedagogiche di Paolo Mottana si trovano nei seguenti testi:
P.Mottana, PiccoloManuale di controeducazione(2011, Mimesis)
P.Mottana, Lagaia educazione(2015, Mimesis)
P.Mottana, Caro insegnante. Amichevoli suggestioni per godere (l)a scuola( 2007, Franco Angeli)
G.Campagnoli, P.Mottana, Lacittà educante. Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola (2016, Asterios)
L.Gallo, P.Mottana, Educazionediffusa. Per salvare il mondo e i bambini(2017, Dissensi Edizioni)

Per approfondimenti: http://www.paolomottana.it

Paolo Mottana ha messo a punto, insieme a Giuseppe Campagnoli, un approccio all’educazione volto a ripristinare il rapporto sociale tra bambini, adolescenti e adulti compromesso dalla reclusione scolastica, che va sotto il nome di educazione diffusa. Dal 2017 con l’associazione IRIS sta progettando in varie città di Italia classi sperimentali di educazione diffusa, coinvolgendo scuole referenti istituzionali, famiglie, associazioni e cooperative che operano in ambito educativo.

Il quartiere

Giuseppe Campagnoli, architetto ricercatore e saggista operante nel campo dell’educazione e della formazione in campo artistico e dell’architettura dell’educazione.
Già Dirigente Scolastico e responsabile Ufficio Studi Direzione Scolastica Regionale per le Marche del MIURfino al 2006.
Già nella lista degli esperti dell’ Education, Audiovisual and Culture Executive Agency della Commissione Europea e dell’UNESCO nel campo della cultura dell’education e della creatività fino al 2012.
Fondatore e Amministratore del blog multidisciplinare ReseArt.com dove scrive di scuola, architettura, arte, politica e varia umanità.

 Books and essays

“L’architettura della città” Franco Angeli Milano 2007

“I luoghi da amare” Secondo manifesto della scuola marchigiana 2010 USR Marche

Voce edilizia scolastica in “Voci della scuola” Tecnodid 2010

Letters on La Stampa di Torino:

“Costruire scuole” Ottobre 2010

“La scuola oltre le mura” Dicembre 2014

Essays on Educationdue.0 Edizioni RCS:

“La scuola luogo o non luogo?” Aprile 2011

“La scuola diffusa: provocazione o utopia? Gennaio 2012

“Linee guida per l’edilizia scolastica: un passo avanti? Giugno 2013

“Gli spazi della scuola nel territorio” Dicembre 2014

“Quale modello di orario” Marzo 2016

Essays on“La Rivista dell’istruzione” Maggioli editore Rimini

“E se la chiamassimo architettura scolastica?” Dicembre 2011

“Aule senza confini” Agosto 2014

Workshop “La scuola diffusa nella città educante” on “La scuola diffusa: oltre le aule” Cesena (Italy) 12 Settembre

2016

“La scuola senza mura” sul Blog ReseArt (www.researt.comand ebooks:

“Questione di stile” and “Oltre le aule” ReseArt Productions Pesaro (Italy) 2014 e 2015

 2017

Giuseppe Campagnoli e Paolo Mottana “La città educante” Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola.”  Asterios Editore Trieste

2018

Articolo vari su ReseArt, Comune-info, Innovatio educativa, La rivista della scuolaIl disegno della città educante. Autoproduzione ReseArt e Youcanprint. Prima edizione

 

 

ReseArt  1 FEBBRAIO 2019