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Pap-Pep-Pip-Pop-Pup.Sophias

Pipsophia. Pesaro 2022. Poveri provinciali! 

L‘ultimo tassello di una storia che per quel che ci riguarda va avanti con bassi (molti) ed alti (rarissimi)  dal 2015 o giù di lì.  

Quest’anno per non essere da meno del mondo proustiano, quello vero e forse non meno pieno di muffe sofistiche, si allude e ci si illude di essere à la page.

Avrebbero avuto l’opportunità di interventi di accademici e ricercatori proustiani internazionali, in parte anche gratis et amore dei.  Invece la bassa cultura presenzialista  e ruspante vi ha volutamente rinunciato immagino per non averne compreso la portata o meglio per l’aurea mediatica mediocritas che esibisce illustri carneadi esperti dissertatori su Proust e, udite udite, nella miglior tradizione poppica l’ineffabile e prosaico questionario proustiano!

Riportiamo di seguito il gran rifiuto all’ offerta-che un amico ci ha segnalato-di qualche mese fa, a fronte (nella foto)  dell’ineffabile programma che, come siamo costretti a constatare ogni anno, non smentisce mai la vocazione pop- sofistica della kermesse: 

« Per quanto riguarda Popsophia: l’anniversario di Proust sarà solo lo spunto per riflettere sul tema (nel 2021 abbiamo usato l’anniversario di Baudelaire come cornice del festival, con lo stesso approccio), quindi non riusciremo a inserire appuntamenti su studi proustiani così particolari (ndr ??) all’interno del programma dei tre giorni. Però terrò senza dubbio in considerazione la sua proposta, anche per eventuali appuntamenti di anticipazione del festival pesarese.  Un saluto e a presto, Lucrezia Ercoli »

Nessuno naturalmente, a detta del nostro amico, ne ha preso qualche considerazione!  Perfino una nota appassionata di cultura e frequentatrice dell’evento ha commentato così le nostre riserve su Popsophia e in particolare sulla programmazione di quest’anno: « Spero che i decisori tengano conto delle considerazioni esposte nell’organizzazione delle  iniziative future » 

Ecco, in una breve carrellata di frasi e immagini mixate dal 2014 ai giorni nostri, i precedenti di questa lunga storia raccontata da noi non senza conseguenze e rappresaglie.

Glissiamo elegantemente sulle giaculatorie popsophistiche che si ripetono anche quest’anno senza innovazioni sostanziali e divertiamoci ad indagare su quel poco che è dato sapere della  “retrofilosofia” dell’Associazione che gestisce Popsophia: dallo Statuto, ai soci, alla trasparenza e tutto il resto.

Quello che noi abbiamo chiamato in altre occasioni bricolage artistico assurge a bricolage culturale e mediatico, il peggio del peggio della degradazione delle arti, della filosofia e della musica (che abbiamo anche apprezzato in passato, in altri contesti e con meno ipocrisia) per delle kermesses disneyane e saltimbanchesche dove spesso il pop di popolare sta nel bluff culturale populista e nella diseducazione indotta per la gente, appunto, per il popolo abituato a digerire tutto purché sia sensazionale e “strano”.”

Dobbiamo fare ammenda e chiedere scusa all’Associazione Popsophia, almeno per una questione. Pare, da indiscrezioni che ci sono pervenute come attendibili, che, a seguito dell’evento “Allegria di naufragi” e delle altre kermesses estive popfilosofiche l’associazione abbia deciso di aiutare i veri naufraghi di questi tempi, i migranti, i richiedenti asilo, i transfughi da guerre, clima e fame. Ci hanno detto che l’associazione no profit, fedele a questo assunto istitutivo, ha in mente di devolvere ad associazioni tipo Emergency, Medici senza frontiere, Croce Rossa internazionale, tutti gli introiti degli eventi estivi, una volta detratte le spese di gestione dell’associazione e quelle per le produzioni culturali. Siamo veramente lieti di questo e di ammettere per una volta di esserci sbagliati, per lo meno sulla parte economica delle manifestazioni che abbiamo criticato questa estate pur se, ovviamente, con correttezza e competenza. Attendiamo una conferma ufficiale di questa bella notizia!

Finisce la saga di Popsophia con un breve strascico di miserie umane. E’ noto che ReseArt non cerca nè pubblicità né danaro e neppure gloria ma cerca solamente di dire ciò che pensa, nel bene e nel male, nei campi di cui si occupa. Recentemente si è occupato della kermesse di Popsophia a Pesaro, una specie di festival della filosofia Pop sulla scia epigona di quello che da più tempo si fa in Francia e Belgio. La manifestazione ha goduto e gode anche di fondi pubblici (tra cui è da annoverare anche l’Enel di cui lo stato è l’azionista maggiore) e questo fa si che l’attenzione sui risultati debba essere maggiore. ReseArt ha recensito l’idea, la pratica, gli eventi e i personaggi non sempre in termini negativi.

Buongiorno, mi chiamo A.S. e vi scrivo per ringraziarvi per aver commentato e criticato il festival Popsophia e in particolare l´edizione di quest´anno. Sono maceratese, conosco perció il festival e sono rimasta atterrita dalla scelta del tema nonché dalla completa frivolezza del programma. 
Mi fa molto piacere vedere che altre persone abbiano avuto la mia stessa reazione. Anche io come voi sarei molto felice di sapere piú dettagliatamente da dove vengono i soldi che confluiscono in questo festival dal contenuto quanto meno discutibile. Vi scrivevo quindi per chiedervi se avete nuove informazioni a riguardo e se durante il festival ci sia stato un qualche tipo di protesta. Io non vivo stabilmente nelle Marche, quindi non ho avuto modo di andare. A tal proposito, vi inoltro il breve scambio di mail con la “direttrice artistica”. Che, di fronte alla mia mail di critica – seppur aspra – si é sentita in diritto di cancellarmi dalla newsletter. Bell´esempio di apertura al dialogo. A seguito di questo, non sapendo bene come reagire, avevo scritto a Blob, chiedendo una posizione pubblica di Ghezzi a riguardo, che a quanto so non é arrivata. Non conosco la vostra redazione, ma di nuovo, grazie di aver criticato pubblicamente Popsophia.Ciao, A.S.””

Inizia la kermesse che si presenta con un titolo per lo meno discutibile, visto che tutto il mondo è rivolto a ben altri naufragi, tutt’altro che allegri. La cultura di massa non può essere né indifferente nè conformista ma non può essere certamente ipocrita o radical chic. Popsophia ci sembra  indulgere a forme  di snobismo culturale e rari spunti di vero poprealismo. Abbiamo seguito le precedenti edizioni e abbiamo avuto la forte impressione che imperversasse il culto dell’effimero e di quelle arti che giudichiamo più del mercato che dell’anima, fatte più per sbalordire che per raccontare, più per esibire che per indurre a riflettere.Anche il programma di quest’anno pare ripetere la stessa formula. Ci pare  grande assente  la musica pop di qualità, l’unica che invece, a nostro avviso, non avrebbe dovuto mancare per mitigare la tanta “aria fritta”. Perseverare è diabolico nei soliti nomi, nelle solite storie e nelle solite facce. Si dirà che la squadra che vince non si cambia ma ci chiediamo seriamente: vincente perché e per chi? Abbiamo apprezzato in  passato le performances di nuovi gruppi musicali soprattutto jazz, i “punti” di Paolo Pagliaro e qualche divertente provocazione (si spera gratuita) artistica e letteraria del sotterraneo mondo delle idee confuse, passate spesso con indulgenza per filosofia. Sarà tempo di migrare da Pesaro verso altri lidi, magari anche oltre confine? Serve un ricambio utile oltre che necessario. L’ospite, come ben si sa, da il meglio di sé in tempi stretti, poi le idee si involvono, i déjà vu si diffondono e la noia, non quella dell’otium  ma quella del taedium si fa strada tra le elucubrazioni e le istallazioni, i sofismi e gli snobismi, gli attori e i fautori interessati e quelli solo apparentemente disinteressati.

La saga di PIPsophia continua.Continua anche con i soldi della regione. Pecunia non olet.Mentre altri eventi culturali forse verranno cancellati perché non in linea la kermesse familiare di Popsophia prosegue con un manifesto involontariamente metaforico.

Quest’anno dedicheremo, come promesso, poche righe alla saga di Popsophia che vediamo drasticamente ridotta a soli 2 (due) giorni! Non ne conosciamo il motivo (economico? stanchezza del pubblico? stanchezza degli sponsores?) Invece emergono le solite costanti: volontariato a gogo, per non dire sfruttamento giovanile, strumentalizzazione delle scuole sotto l’ombra del perfido, ipocrita strumento dell’alternanza scuola-lavoro, ospiti soliti noti o insoliti noti (né di destra né di sinistra?) che migrano dalla tivù e dai social ai palchi estivi della penisola e…novità delle novità accesso programmato con tanto di coda. Il titolo ci pare invece azzeccatissimissimo (oltre che scontatamente lapalissiano nel ipercelebrato tema sessantottino) come direbbe Leopardi con i suoi sarcastici superlativi: “Vietato vietare”. A cinquant’anni dal nostro sessantottino diploma di Liceo Classico e dopo tre anni di assenza in diretta (ma non in differita) ho visitato Rocca Costanza l’ultima serata. Interessante e originale Sansonetti e il “suo” ’68 se si eccettua uno scivolone linguistico sulla commissione MacCarthy rinominata “McCartney” e invece scontate le menate para filosofiche alternate da stacchetti musicali dell’anfitrione LucreziaPopErcoli in simil format Musicultura   con uno scivolino dativo tra “le” e “gli” e una recitazione assai impostata. Musica a palla forse per nascondere qualche defaillance vocale e musicale e una strana ma piacevole “Non, je ne regrette rien”  nonostante il timbro e uno strano slang franco-marchigiano.

“Un intellettuale, nell’epoca della sua riproducibilità social, si occupa di popsophia. Avendo scritto molti libri, pensiamo ad esempio alla celeberrima Filosofia di Peppa Pig, è elevato dalla massa benpensante a vate, in inglese water. I frequentatori abituali dei festival si attaccano alle sue zinne, sedotti da brochure, happy hour, meeting, conferenze e tavole rotonde. Alla fine dei giochi, lo spettatore – quello non addormentato, per parafrasare alla rovescia alcune pagine di Ennio Flaiano – si accorge che il festival è una fiera, e alla fiera si compra e si consuma, piuttosto che pensare. Costui – il popfilosofo – polemizza con il realismo: a suo dire è un populismo. Eppure popoli adulanti – unti e gremiti, assiepati, imburrati e spalmati sulle piccionaie dei teatri – calcano le scene dove costui proferisce la parola popfilosofica. Calcano, sì, ma nel senso di pensare con i piedi.

Profeta in patria? Pesaro e la città educante.

Il 10 Giugno 2022 presso la benemerita (perché ha sempre squisitamente ospitato gli incontri sull’educazione diffusa fin dai prodromi del 2007) Biblioteca San Giovanni del Comune di Pesaro, si svolgerà un incontro sulla città educante.

L’occasione è la presentazione del pamphletto parateatrale “La Commedia della Città educante” accanto alla proposta dello studio, sempre sul tema di città ed educazione, apparso recentemente sulla rivista accademica francese Le Télémaque.

Durante l’incontro si farà la storia delle presenze presso la Biblioteca dell’educazione diffusa fin dal 2007, anno della presentazione del volume “L’architettura della scuola”, passando per “Il Manifesto dell’educazione diffusa” del 2017 e infine le “Istruzioni per l’uso” del 2021.

Una teoria che segue il tragitto della nascita e della crescita dell’idea di educazione diffusa e della città educante che oggi è nella fase di formazione di quelle figure che potranno proporre ed attuare prove sul campo della scuola pubblica in via ufficiale o trasversale.

Si racconterà come si è arrivati all’idea semiseria di un racconto che funge da utile canovaccio per una rappresentazione teatrale e come questo sia il frutto di alcune esperienze sul campo, non sempre riuscite e non sempre supportate dall’apparato istituzionale cosiddetto “dell’istruzione”.

Qui il link per la versione “di lusso” della Commedia della città educante:

https://www.libreriauniversitaria.it/commedia-citta-educante-canovaccio-messa/libro/9791221402346?

Si presenterà infine il saggio che ha varcato, dopo tanti esami scientifici e redazionali, i nostri confini per consolidare la conoscenza del progetto anche all’estero e si farà il punto dell’attualità con le ultime notizie sulle iniziative di formazione e l’istituzione di una compagine di “attivisti” nel territorio per progettare e realizzare iniziative sperimentali nella scuola pubblica, censire e mettere in rete tutte le esperienze piccole e grandi già in essere in tema di educazione diffusa.

Qui il link per l’articolo in PDF e in cartaceo:

https://www.lcdpu.fr/livre/?GCOI=27000100650040

Aspettiamo che vi sia una partecipazione numerosa delle genti di scuola e non solo, delle amministrazioni territoriali, delle associazioni, delle famiglie: di tutti coloro che hanno a cuore la necessità di avviare un vero e radicale cambiamento in fatto di educazione, territori e quindi di concezione della vita e della natura soprattutto in questi foschi tempi.

Se la partecipazione, come temo-visti i tanti disimpegni e resistenze diffusi rispetto alle virtuose mutazioni- fosse rara e distillata, ne parleremo comunque intorno al tavolo e diffonderemo il resoconto dell’incontro “per pochi eletti” nei nostri consueti canali. Gutta cavat lapidem dicevano.

Giuseppe Campagnoli 2 Giugno 2022

Territori: chi ha paura dell’educazione diffusa?

Un tempo, in campo educativo, venne denominata “La Marche: una regione laboratorio”. Una bella esperienza progettuale, che ho vissuto in prima persona e che raccoglieva in rete scuole, università ed enti territoriali con lo slogan “la scuola non è un’azienda!” Un’esperienza lanciata negli anni duemila dall’allora molto avanzato ufficio scolastico regionale del MIUR. Molti gli spunti innovativi, seppure ancora timidi, da sviluppare.

Le Marche: una regione laboratorio USR Marche. 2004

L’ iniziativa finì troppo presto come capita a tutte le buone idee nel nostro paese.

Ora corre anche nella nostra regione un’ idea tesa a superare un obsoleto e mercantile paradigma scolastico.

Il racconto di questo percorso si sviluppa lungo un triennio, precisamente il periodo che ci separa dalla nascita, dallo sviluppo dell’idea e del progetto dell’educazione diffusa nel territorio in cui vivo, ho operato ed opero ancora. Per essere geopoetico ma anche geocritico mi tengo dentro i confini della regione e individuo dei topoi della narrazione da sud a nord del territorio molto legati anche alla mia biografia. Da San Benedetto del Tronto a Macerata, da Recanati a Senigallia, da Pesaro e Fano fino a Montelabbate ed Urbino. Ogni città ha vissuto uno o più episodi legati all’educazione diffusa, positivi o negativi in una significativa non casuale alternanza. Credo che in italica analogia cose del genere saranno accadute anche in altre regioni. Sarebbe illuminante poterne fare un quadro completo. Ecco le tappe principali in ordine cronologico nel mio territorio, la cosiddetta regione al plurale.

Settembre 2016. Prima ancora della nascita del Manifesto della educazione diffusa, ma in una fase di annuncio del progetto, avevo chiesto all’amministrazione della città che mi ha ospitato professionalmente (nella scuola e nell’architettura) per quasi vent’anni, la possibilità di presentare l’idea, magari nell’ambito di un seminario o di un incontro pubblico. Dopo aver consegnato di persona le carte della proposta all’assessore del tempo non ho avuto più notizie e risposte certe neppure dopo l’intercessione apparentemente interessata del sindaco di successo. Alla fine sono stato ospitato nella regione limitrofa in un attivissimo Centro di documentazione educativa. Ho illustrato il progetto e annunciato il Manifesto della educazione diffusa suscitando grande interesse.

si parlava ancora di scuola diffusa

Da Aprile 2017 cominciano le presentazioni del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” e dell’idea di educazione che contiene. Sono state fatte proposte a tante librerie, biblioteche, università e città sparse nella regione (tra tutto circa una trentina di siti). Hanno risposto e accolto la proposta in tempi diversi enti e biblioteche pubbliche e librerie: a Recanati, Pesaro, Macerata, Senigallia, Urbino, Morro d’Alba ed oltre. Un episodio assolutamente da dimenticare tra questi è accaduto in un capoluogo di provincia nel 2017. Qui, forse per farsi perdonare un rifiuto risalente al 2016, l’ assessorato denominato alla gentilezza e alla crescita (sic!), complice (involontaria?) anche la struttura territoriale scolastica) mi coinvolge, non so quanto proditoriamente, in una sorta di grottesco mercatino di edifici scolastici e arredi didattici mascherato da seminario sugli spazi scolastici. Qui l’idea di educazione diffusa viene ridotta, quanto meno ad una visionaria curiosa eccentricità. Poi per fortuna venne la consolazione, sempre dal basso. In un edificio scolastico della mia città, antico tentativo da architetto (insieme ad altri colleghi) di prospettare uno spazio educativo tendente ad aprirsi verso l’esterno con lo scopo di spandersi in futuro fino a sparire come oggetto murato, accoglie una bella iniziativa di fronte ad una platea di docenti, genitori, ragazzi e cittadini proprio nel teatro-aula magna che avevamo pensato come fulcro di quel “portale educante” ante litteram.

Recanati

Un altro bell’incontro venne infine organizzato anche a Fano per presentare l’idea e il Manifesto nell’ambito di una settimana pedagogica.

L’anno 2018 passa quasi indenne nelle Marche fino all’uscita del Manifesto operativo dell’educazione diffusa nel luglio 2018 quando si organizzano, ma senza coinvolgimenti di enti pubblici, alcuni piccoli e rari incontri nel territorio. Prosegue il dibattito sulle pagine e nei gruppi social dedicati (lascuolasenzamura, o l’educazione diffusa nelle marche..) Una bella intervista viene realizzata in estate a Pesaro da un noto blog giornalistico:

https://youtu.be/gOBn9v-fQv0

Tra il 2018 e il 2019 la rivista pedagogica edita nella regione (abbastanza innovativa ma non proprio in linea con i radicali cambiamenti da noi prospettati) ospita due miei interventi, quasi da infiltrato, sull’educazione diffusa e la città educante.Il 2028 e 2019 trascorrono interamente tra interventi, workshop e seminari promossi e realizzati fuori dalle Marche, in Lombardia,Trentino, Umbria, nel Lazio, in Toscana, in Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Puglia, etc. Una proposta di progetto di sperimentazione dell’educazione diffusa in parti delle città di Recanati, Urbino, Pesaro cade nell’indifferenza delle amministrazioni insieme all’idea di adesione ad un progetto, peraltro ammissibile a finanziamento del MIBAC, per un festival dell’architettura dedicato all’educazione formale, informale, non formale e incidentale nelle città e nei loro territori.

Nel 2020 riprende una certa attività nella regione in concomitanza della pubblicazione del volume “Educazione diffusa.Istruzioni per l’uso” che rappresenta la parte operativa dell’idea di educazione diffusa. A causa delle terribili chiusure e problematiche dell’epidemia incombente si riescono solo ad organizzare incontri a Recanati, a Pesaro e a Fano. L’interesse però cresce tra le associazioni, i cittadini, gli insegnanti, le famiglie. Meno, decisamente meno nelle istituzioni siano esse scolastiche, amministrative o politiche.

A questo proposito c’è da segnalare, come ciliegina sulla torta, il tentativo di coinvolgimento (cui forse pro bono educationis ho aderito ingenuamente) del nostro progetto come testimonianza di una nuova concezione dell’educazione, in concomitanza con le elezioni regionali da parte di due movimenti politici sedicenti progressisti. Si si sono rivelati alla fine poco o affatto attenti all’idea, ritenuta in definitiva irrilevante rispetto alle conformistiche politiche scolastiche regionali anche della sinistra, più spinta sull’aumento di risorse per la scuola così com’è, per i reclusori scolastici, per palliativi di inclusione e lotta alla dispersione scolastica e per una ormai ridicola e vorace formazione professionale. Rimando per curiosità a questo resoconto illuminante:

https://researt.net/?p=13335

2021

Sarebbe utile a questo punto realizzare una sorta di panoramica estesa anche alle altre regioni e promuovere ulteriormente il dibattito esclusivamente sull’educazione diffusa e sulle sue strette variazioni tematiche, attraverso gruppi e pagine social, come già avviene, oltre che nelle Marche anche in Emilia Romagna, nel Lazio, in Lombardia fino a pensare ad una rete organizzata nazionale. Per battere il ferro finché è caldo. Forse l’anno che verrà sarà la volta buona del diffondersi di sperimentazioni e proposte concrete anche nel nostro territorio come sta accadendo altrove. Spes ultima dea.

L’evoluzione del progetto, anche dal punto di vista dell’architettura e della città ha aggiunto altre tappe fondamentali, come la pubblicazione di un canovaccio-commedia ironico destinato alla rappresentazione di una storia dell’educazione diffusa ad uso delle scuole e delle città che volessero cimentarvisi, l’uscita nell’ultimo numero della rivista Ardeth del Politecnico di Torino di un articolo con molte affinità e qualche citazione (eppur si muovono!) e l’imminente pubblicazione di un dossier sulla rivista di filosofia ed educazione dell’università francese di Caen Le Télémaque.

Nel frattempo è avvenuto il lancio di una iniziativa di formazione per insegnanti, ammministratori, associazioni dedicata alla sperimentazione dell’educazione diffusa nell’intento di trasformare radicalmente la scuola pubblica. Già interessate associazioni di alcune regioni e amministrazioni della Romagna.

La formazione sull’educazione diffusa.

Giuseppe Campagnoli 2 Gennaio 2021/29 Dicembre 201