Digressioni

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Italiani. Déjà vu? Remake. (3)

di Giuseppe Campagnoli

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 Gli italiani. Dèjà vu

 

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Terza puntata

Italia: costume, politica e “conversazioni”

Il “popolaccio” italiano è il più cinico di tutti i popolacci: nessuna nazione supera né eguaglia in questo  il popolo italiano perchè si unisce la vivacità naturale ad una indifferenza acquisita verso ogni cosa e ad una scarsissima considerazione degli altri anche per la mancanza di una vera e propria  società.

Questo fa sì che  la gente non si preoccupi gran che della stima e del riguardo degli altri e non avviene ad esempio altrove quando la società influisce  sul popolo tanto che questo è pieno di considerazione per  indole, verso i propri simili e anche verso le classi  sociali a cui non appartiene. Continua la lettura di Italiani. Déjà vu? Remake. (3)

Prima delle vacanze

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Queste vacanze 2014  qualcuno le potrà passare divertendosi e spendendo gli ultimi danari o quelli che ancora guadagnerà in abbondanza non si sa come e non si sa perchè. Qualcun’altro invece trascorrerà il tempo rovente  rimpiangendo, dalla poltrona di casa o dalla sdraio sul balcone, le stagioni, in cui bene o male, poteva viaggiare e svagarsi grazie ad una maggiore equità sociale. Io vi ripropongo  una riflessione sulla microteoria economica e sociale che ritengo sempre più valida ed attuale.

L’ efficienza sociale

È il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla propria collettività, tasse comprese. Per valutare il grado di equità occorrerebbe misurare anche quello che definisco il parametro di efficienza sociale. Partendo dall’assunto costituzionale che recita: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società», questo coefficiente dovrebbe valutare in ogni mestiere, professione, impresa, il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla collettività, tasse comprese. Quanto più si produce per il bene collettivo piuttosto che per il proprio fabbisogno, sacrosanto ma spesso e per alcune categorie volto anche al superfluo, tanto più ci si avvia a realizzare buona parte del principio di equità. Questo principio è infatti fatto di tre componenti fondamentali: un basso plusvalore (differenziale tra redditi a parità di investimento, lavoro e professionalità) un contributo alla collettività esponenzialmente tarato sul proprio profitto e patrimonio, una garanzia delle pari opportunità da realizzarsi nell’istruzione, nella dotazione di mezzi per raggiungere i più alti gradi di professionalità in base ai meriti ed all’impegno e, infine, anche nelle regole del lavoro, delle professioni e dell’impresa. Un esempio che può chiarire meglio il concetto: un lavoratore pubblico o privato che svolgesse un lavoro socialmente utile (scuola, sanità, trasporti, comunicazione, servizi essenziali…) e pagasse le sue tasse in anticipo potrebbe garantire un tasso di efficienza sociale pari quasi al 70% del suo reddito.

Tutti possono fare altrettanto?

Giuseppe Campagnoli, pubblicato su La Stampa in Luglio 2013

Manualità colta?

di Marco Santoro Marco-Santoro

Idea e manualità (1)

 porta della scienza

 Quale rapporto lega idea e manualità? Questi due concetti, pur essendo ben distinti, hanno per secoli caratterizzato la società umana, legati da un principio di integrazione.

Allo scopo di offrire una chiara analisi, si prenderanno in esame campi in cui l’idea e la manualità hanno contribuito reciprocamente al al loro progresso, dando vita al passaggio dalla figura dell’artigiano a quella dell’artista. Questa indagine intende esaminare le diverse situazioni venutesi a creare con il progresso. Idea e manualità sono due princìpi che appartengono all’essere vivente. Il concetto di idea è stato ampiamente trattato dalla filosofia: esso è ,per semplificare, l’oggetto e il soggetto del pensiero sia esso convergente che divergente. Ma come si spiega che noi, pur vivendo ed essendo creature caratterizzate  dall’imperfezione, abbiamo la facoltà di costruirci forme ideali? Continua la lettura di Manualità colta?

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