Anarchia e libertà

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“L’obiettivo di una società senza gerarchia non esclude affatto l’esistenza di un’organizzazione sociale che favorisca la responsabilità di tutti”.

Cito di nuovo da un’intervista di Michel Némitz di Espace Noir:

“Ho fiducia nelle scelte della comunità scientifica e non parlerei mai ad un bancone da bar o di un social  come se fosse un epidemiologo… Occorre mostrare dissenso ma anche  comprensione e mutualità quando sorge un grosso problema sociale.  È comprensibile rispettare gli interessi individuali  di ciascuno evitando il più possibile i vincoli inutili ma è necessario rispettare quelle regole comuni che sappiamo essere buone per tutelare l’intera collettività.  La libertà non può essere esercitata senza responsabilità e coloro che protestano contro coloro che senza secondi fini  tutelano la salute collettiva  difendono solo la nozione di “me” e non pensano affatto al termine “noi e loro” perchè  non hanno un pensiero collettivo.   Se accettiamo vincoli evidenti saggi ed ineluttabili di fronte ai mali che la natura diffonde spesso per nostra colpa, non è tanto per paura di noi stessi quanto per il desiderio di darci i mezzi per uscirne il più rapidamente possibile con il minimo dei danni.”

Oggi la confusione artefatta, in mala fede o in buona ignoranza delle cose più elementari regna e si diffonde. Prendono slancio idee pericolose perché aristocratiche e settarie ed è utile ribadirne l’essenza. Non vedo nulla di libertario e collettivo in certe posizioni sulla scienza, sulla natura, sull’educazione. Mi ripeto non a caso perché le citazioni e i post che riportano detti e aforismi di taluni personaggi che hanno fatto dell’ambiguità e del dogmatismo insieme il loro leit motiv si stanno moltiplicando in queste settimane. Tante consorterie, erano e sono decisamente contro la scienza in toto, anche quella scienza che è strumento di per sé neutro e utile, finanche anarchico perché fa del dubbio un elemento importante ma non autarchico. Quella scienza che può essere usata per il mutuo appoggio o, al contrario, per il profitto o il dominio. Uno strumento appunto.

Su questi ed altri argomenti Imperversano vaneggiamenti di gran moda oggi e che purtroppo echeggiano in tanti discorsi di questi tempi non proprio edificanti e per menti e bocche inimmaginabili.

Come quelle degli “spiritisti” che ahimè non sono in solitaria insieme alle farneticazioni degli teosofisti, degli antroposofisti e dei naturisti misticheggianti come dei nazionalsofisti e degli anarchici di destra, contro lo Stato per essere liberi di speculare, rubare e dominare senza regole.

Restando nel campo pseudo libertario (vedi in Lezioni di Anarchia Edicola 518: Si rinunci all’ingenuità ma anche alla mera speranza: perché la ribellione è un fatto istintivo, mentre l’anarchia è una squisita questione progettuale) cui tanti immeritatamente si ascrivono mi piace ricordare per i fans acritici di Agamben questo suo, a mio parere un po’ ambiguo, pensiero ripreso in una recensione di una nota rivista, non certo liberista, francese che fa a mio avviso da emblema del suo pensiero.

“In questo piccolo libro limpido e radicale, sèguito di altri saggio appassionanti come “Il fuoco e il racconto” oppure “Nudità”,Giorgio Agamben va ancora più lontano e approfondisce un’idea di Walter Benjamin “Il capitalismo come religione” che ribalta il nostro modo di pensare: l’anarchia invece di essere il contrario del capitalismo non ne potrebbe essere invece l’essenza? Agamben fa notare che: “un potere non cade quando non gli si obbedisce più ma quando cessa di dare ordini” Questo sarebbe il senso stesso della crisi senza fine dei governi occidentali. Oggi il danaro vale per sè stesso e quindi non vale nulla. Non c’è quindi più bisogno di credere in lui. Svuotandosi di ogni rapporto con la fede la società ha realizzato a pieno la sua perversione.” L’anarchico di destra appunto. Il falso anarchico fautore di un potere che ne sostituisce un’altro, come il nazionalismo, il fascismo e le aberrazioni del comunismo.

Pensiamo invece a come il capitalismo e i poteri che lo usano e difendono siano stati e siano in grado di digerire ed usare a vantaggio delle sue corporazioni qualsiasi dissenso ingenuo e acritico. Riescono perfino a spingere gruppi interi di persone ad occuparsi dell’inutile e superfluo o a combattere contro tutt’altro rispetto a ciò che invece sta pericolosamente accadendo nel riconsolidarsi di quella normalità cui masochisticamente aspirano anche coloro che reclamano generiche e irrazionali libertà . L’unico effetto di tutto ciò è che ci si espone senza alcuna ragione ad una repressione certamente ingiusta ma diretta contro chi guarda solo il dito e non la luna intera. Sono sempre convinto che sia meglio convincere (cioè vincere insieme) che vincere tout court e quello che scrivo spero possa servire a questo. Non facciamoci fregare da chi ci vuole carbonari ed egoisti a tutti i costi per avvalorare come giuste e buone le maggioranze provvisorie di classi e gruppi non proprio edificanti insieme alle minoranze tanto esibizioniste quanto autolesioniste soprattutto in quei campi essenziali per la nostra vita: la natura, l’educazione, la scienza, l’economia. Credo che non abbiano un pensiero collettivo né gli uni né gli altri.

Scrive Umanità Nova:

E

Fare a meno dello Stato padre e padrone, delle divinità comunque intese e dei dogmi di ogni tipo è possibile. Renderlo una prospettiva concreta dipende dalla nostra capacità di costruzione di spazi di autogestione della vita e della salute in una natura che è quello che vediamo e sentiamo non che elucubriamo.

Giuseppe Campagnoli Agosto 2022

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