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Il libro con il canovaccio della “Comoedia inlustrata de la civita educante”

E’ pronto il canovaccio per chi volesse mettere in scena questa commedia dedicata alla città educante, sintesi di alcune storie vere di esperienze di educazione diffusa in potenza o in corso d’opera tra mille difficoltà. E’ una specie di gioco semiserio dedicato a chi vuole cambiare l’educazione, rinunciando intenzionalmente alle polemiche ridondanti ed inutili, ai saggi (spesso non proprio saggi…), agli articoli paludati, alle conferenze e vebbinari ormai pletorici e ridondanti quando non dannosi. Un divertissement offerto a chi volesse cimentarsi nella recitazione, nel costruire scene e nell’adattare alla propria realtà questa pièce breve e fattibile da bambini, ragazzi, adulti insieme per raccontare o sognare l’educazione diffusa. Una voce narrante, dialoghi quanto basta, movimento di corpi e di paesaggi, colori, rumori, luci e nature.

Si possono aggiungere dialoghi, costumi e scene ispirandosi ai disegni, prolungare e integrare la storia che di per sé può essere considerata modulare.

Presto in vendita la versione cartacea del “copioncino” per mettere in scena la commediola appena lo stampatore darà il via.

Copia in stampa disponibile per l’acquisto a metà Settembre da prenotare scrivendo a researt49@gmail.com

PER CHI VOLESSE LA COPIA IN PDF QUI GRATUITAMENTE :

INSIEME A UNA VERSIONE IN GRAMMELOT FRANZOSO ITALICO!

(Un antiprologo, un preprologo, un bidello, tre atti, un epilogo.) Dedicata bien ou mal a Giampiero, Claudia, le due Sonie, Stefano don Chisciotte, Fabio, Titti e…naturalmente a Paolo e Giordano.

I personaggi: Il mentore (Jean Pierre), la Vergara” (domina scholae)”, il Bidello, le bande (i fanciulli di mezzo-10-14 anni) lo Borgomastro, il popolaccio bue e quello lupo.

Le scene: La vecchia base, il reclusorio; il contado e la civita; i posti delle scorri-bande; l’Oste e il Vasaro; il libraio Eusebio; il teatro; il bosco e la verzura; il mare e il navigare; il contado; la civita educante.

Chi volesse provare può scaricare gratuitamente il testo-base in PDF e provare. Ci piacerebbe avere notizia di chi, come e dove si cimenterà con lo scopo di sparpagliare l’idea dell’educazione diffusa in modo meno paludato, ma divertente e animato.

Giuseppe Campagnoli 27 Agosto 2021

Diario artistico di quarantena

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“Tutto ha inizio i primi del mese di Marzo, quando il noto virus fa la sua comparsa nella penisola costringendo alla chiusura incondizionata le scuole di tutta Italia. Ora potete immaginare cosa può significare per un bambino, che sino a quel momento si era preoccupato di giocare con i compagni, ridere, urlare, leggere e studiare in classe?  Eppure, con la più disarmante semplicità e naturalezza, i piccoli allievi si sono adattati alla nuova modalità, nel mio caso di fare arte a distanza, dimostrando video lezione dopo video lezione la grande capacità creativa che neanche il più navigato artista potesse mai esprimere. Abbiamo raccontato, costruendo un libro pop up, gli artisti e le opere degli ultimi cento anni, dall’impressionismo di Monet, all’avanguardia meno nota di Hundertwasser. Attraverso lo studio della geometria applicata al materiale, è stato quindi possibile creare dei motori di movimento usando le mani e l’ingegno. L’arte del libro in movimento è molto simile alla musica, partendo da un numero abbastanza limitato di meccanismi base, che potremmo paragonare alle note del pentagramma, si riesce a creare un numero infinito di possibilità fondendo con armonia i movimenti alla storia narrata. Ne è uscita una raccolta così bella che sembra voler spuntare fuori dalle pagine del libro da un momento all’altro. Sono orgoglioso ed in qualche modo “felice” di aver vissuto quest’avventura insieme a questi piccoli Artisti…..

Buone vacanze bambini” 

Maestro d’arte Daniele Gigli Scuola primaria Villaggio Scolastico Montessori di Roma.

Una interessante anteprima estemporanea in un’area di quelle auspicate nell’educazione diffusa, un’area che recupera l’intelligenza simbolica, libera e creativa da sempre negletta  e quasi atrofizzata nella scuola istituzionale oppure relegata a bricolage artistico educativo di tanti, troppi attori privati non sempre competenti e disinteressati. Una rivincita del pensiero divergente che in realtà permea anche tutte le aree di conoscenza ed esperienza e ne garantisce l’originalità e la libertà di ricerca, espressione, naturalità e legame con l’ambiente oltre ad una sana capacità critica e di positivo  dissenso. Si auspica che questa come tutte le altre aree esperienziali possano svilupparsi fuori dalle mura del reclusorio scolastico, nella vita reale, nelle città e nei territori.

Scrivono a tal proposito Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli in “Educazione diffusa. Istruzioni per l’uso”:

“Area della cultura simbolica: defraudati da secoli di dispregio e emarginazione della grande cultura simbolica e del suo patrimonio di esperienza vitale a favore di un apprendimento astratto e disciplinare, bambini e ragazzi devono anzitutto ripartire da lì: dunque musica, teatro, arte, letteratura, cinema, danza, fotografia, dove si possa esprimere il grande serbatoio della loro creatività, della loro voglia di comunicare simbolicamente, di mettere in scena il proprio corpo vivente ma anche e soprattutto di entrarvi in contatto, per godere e nutrirsi appieno dell’immenso patrimonio immaginario della cultura umana. E non si tratta tanto di imparare storie e manuali di cinema, arte o letteratura ma di viverla, conoscendo autori, visitando le camere e i luoghi dei poeti, imparando a leggerli e a costruire spettacoli sulle loro opere, si tratta di organizzare eventi teatrali, di danza, di incontrare maestri e fare stage, di scrivere e creare film, di fare reportage, di arricchire zone e quartieri con opere d’arte, con la musica, con il teatro. Niente come la cultura simbolica può entusiasmarli e vivacizzarli e al contempo vivacizzare il mondo intorno a loro, contribuendo a creare quel circolo virtuoso tra educazione e vita che nulla come l’educazione gaia e diffusa è in grado di promuovere.”

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La base o il portale educativo è un luogo multifunzionale di raccolta e di partenza dei gruppi. Può essere un complesso di biblioteche, auditorium, ateliers, piccoli laboratori aperti, piazze e cortili. Qui si ritrovano le “orde” di assetati di conoscenza e da qui partono per le “aule diffuse” a svolgere le attività concordate per la giornata secondo un canovaccio plurisettimanale annotato solo allo scopo di non sovrapporre i gruppi ai luoghi disponibili.

I gruppi di bambini che stanno apprendendo a leggere, scrivere, osservare la natura, disegnare, scolpire, suonare e far di conto si ritroveranno sparsi per la città ora in una biblioteca, ora in un museo, ora in un giardino dove ci saranno spazi accoglienti e pronti all’uso. I teams di ragazzi della fascia di età tra i dieci e i quattordici anni sono impegnati nelle loro ricerche per argomenti trasversali mentre i giovani tra i quattordici e i diciannove anni si divertono a risolvere problemi di diversa natura attingendo ai media, alle risorse delle biblioteche multimediali, ai laboratori, alle botteghe e agli archivi storici e scientifici. Non sarà difficile per una amministrazione municipale e scolastica svestite di burocrazia, per associazioni di cittadini e lavoratori volonterose e realmente no profit, e per una città aperta, capace e laboriosa organizzare giornate, settimane, mesi di educazione diffusa. Le formule e le soluzioni non sono già pronte all’uso, ogni realtà è diversa, ogni gruppo è diverso, ogni persona è diversa e l’educazione come l’insegnamento debbono giocoforza essere personalizzate e multiformi.

Meglio di qualsiasi parola ecco le letture creative dell’arte moderna e contemporanea dei bambini con le loro “carte magiche”. Oltre le costrizioni dei muri e degli schermi virtuali che sono solo un pretesto temporaneo e provvisorio.

Giuseppe Campagnoli 6 Giugno 2020

Paralipomeni dei topi, delle rane e delle sardine.

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Discorsetto sopra lo stato presente dei costumi degli italiani.

Tra sardine, venerdì per il futuro, sindacati ed educazione da diffondere.

Ma qual è oggi la classe ristretta di cui parlava Leopardi nel 1824? E qual’è il popolaccio  preso dalle cure del sopravvivere? E chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo “nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire”?   E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società per bene non impegnata a procurarsi come tutti con fatica il pane quotidiano. Quella società dove il ricco è bene che resti ricco purché faccia ipocritamente professione di populismo. Quella società in cui i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza e i padroni e padroncini resistono a dispetto dell’evidenza naturale e sociale.  Riconosciamo facilmente in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche  di molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi,i titoli razzisti e violanti, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa, i pulpiti pieni di invettive, insulti, minacce e bugie. Gli italiani  sedicenti onesti e cittadini “per bene” sono questi, mentre di quelli che sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco meno che quando diventano gli oggetti di carità ed elemosina oltre che di manipolazione quotidiana. Chi si è procurato ricchezze, quasi sempre sfruttando gli altri, predica spesso la tolleranza e la solidarietà, ma, di contro, anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse a chi non le ha mai pagate, il liberismo, il populismo e il nazionalismo al posto della democrazia partecipata, il green chic e l’elogio della crescita shock neoliberista “chefabeneatutti” al posto della rinuncia alla crescita per salvare la natura nostra e del mondo.

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Nel fondo di questi nuovi tribuni, sempre più ricchi, non c’è più traccia dei concetti di libertà, eguaglianza e fraternità, concetti che anche Leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia illuminista e liberale già esempio di modernità. Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza, quando sia plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare alcune minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi oppi dei popoli che Leopardi riconosceva nelle chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli.

E allora non diventiamo spocchiosi e supponenti se alcune di queste  minoranze muovono dal basso folle di genti che rivorrebbero partecipazione, libertà collettiva di parola, di scelta, di azione, di vita contro chi vorrebbe nuovi domini, sfruttamenti, recinti, padroni e padroncini. Non andiamo a cercare retroscena improbabili e dietrologie ad usum delphini.

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Per superare il vero dramma e la farsa che oggi ha condotto quella classe ristretta e cinicamente ipocrita “delle feste, degli spettacoli, delle chiese e dei comizi urlati” nonché delle risse televisive e dei socialnetworks, a crescere fino a diventare la metà degli italiani, ci sono solo partecipazione e resistenza diffuse, educazione collettiva e ad ampio spettro, dialoghi vis à vis e porta a porta. La storia del declino democratico  è stata in crescendo fin dal nostro vergognoso ventennio di inizio secolo, attraverso cinquant’anni di emblematica classe di governanti dedita a quelle perniciose conversazioni ed un ultimo lustro in cui si è assistito al sublimato di questa società stretta che ha occupato i salotti reali e virtuali, le aule, i parlamenti come se i lumi positivi della morale si fossero definitivamente spenti nel giubileo del danaro, delle feste, delle chiese, dei furbi, dei corrotti e delle vannemarchi sparpagliate in ogni dove. Ne è scaturito un vezzo diffuso dell’effimero in tutte le manifestazioni della vita privata e anche pubblica. Si è consolidato un adattamento di tutta la penisola alle superficiali poche antiche cattive pubbliche abitudini ed agli ozi privati consentendo una seconda definitiva conquista da parte dei poteri forti e del malaffare. Queste sono le nuove “chiese, feste e comizi” che rappresentano il sublimato della violenza del conversare e l’intolleranza palese o sottintesa verso gli altri che si moltiplica sulla carta stampata, in televisione, nei bar, nelle liti condominiali, nei social, nelle tribune politiche, come se fossero aspetti naturali della vita.

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C’è anche chi si meraviglia che queste manifestazioni di stupidità e di egoismo siano apprezzate dai più. Si dice che  tutto sommato danno la parola alla povera gente comune. Ma non si dice che  permettono di esprimersi e di sfogarsi contro altra povera gente comune, magari straniera o diversa che se non potesse in futuro accadere a tutti noi. Non si rendono conto gli amanti di tali spettacoli che si sta plasmando un pubblico inetto e incosciente, tutto preso dalla virtualità e dall’invenzione per non accorgersi di essere sfruttato ancor di più e più incisivamente di quando venivano definite la classe contadina e quella operaia, quelle che Leopardi descriveva come non dedite alle conversazioni e ai pubblici deliri perché troppo occupate a sopravvivere.

Molto è oggi manifestazione di apparenza senza contenuti, esibizione senza costrutto, sproloquio di convegni e media che finiscono per convincere la gente che quella sia la vita mentre in realtà è solo virtualità che offusca la realtà e impedisce di percepirne le miserie e i pericoli ma neppure le possibilità e le speranze. La quotidianità è ricolma di slogans, eventi, campagne tutte tese all’esibizione fine a se stessa, lontanissime da ricadute positive nelle trasformazioni della realtà e nel miglioramento della vita civile e nei comportamenti privati che su questa incidono. Gli italiani, anche quelli una volta preoccupati dei loro bisogni quotidiani sono stati ammaliati da pochi imbonitori furbi e immorali, istigatori di separazioni e discriminazioni. Ora, se c’è un risveglio da tanto torpore e c’è chi ricomincia a  partecipare e resistere contro chi pensa prima a sè al suo gruppo e ai suoi affari piuttosto che al mondo, alla natura e alle genti in sofferenza per l’egoismo di tanti, credo sia una specie di miracolo proprio come  quello che accadrebbe diffondendo e profondendo controeducazione nelle cittâ e nei territori, nelle piazze e nelle strade, nelle scuole e in tutti quei luoghi-monumento dei poteri economici e politici da abolire o trasformare prima che sia troppo tardi.

Non importa che si chiamino sardine, sindacati, venerdì per il futuro. Viva  l’eco di Bella ciao. Vivano le sue note a memoria della liberazione dall’oppressione e dalla dittatura, a memoria della speranza di un lavoro libero dalla schiavitù vecchia e nuova dei padroni vecchi e nuovi, della coscienza civile, della solidarietà e dell’empatia, della educazione che affranca l’uomo e non lo stringe in nuovi lacci.

https://youtu.be/oZDiUCj7KE4

Viva quanto altro possa far rinascere e rinvigorire ciò che è già scritto nelle dichiarazioni dei diritti dell’umanità e della natura e nelle costituzioni che proclamano equità, giustizia e libertà. Viva ciò che induce azioni e comportamenti virtuosi e resistenti in ogni luogo, magari fuori dai parlamenti e dalle assemblee costituite nel vecchio recinto.

 

Giuseppe Campagnoli

Riscritto in Dicembre 2019