Tra le righe di Fourier, Freinet, Ward

 

Rilettura di un architetto della città educante tra le righe di Charles Fourier, Celestine Freinet, Colin Ward.

Per questo non c’è bisogno di precettori. Riflessioni e memorie da un interessante articolo apparso tempo fa nel blog di filosofia di Laurence Bouquet e degli allievi del Liceo Xavier Marmier di Pontarlier: “L’enfance du désir, le philosophe Charles Fourier et la question de l’éducation” 

Aldo Rossi la città analoga

L’educazione diffusa e la città educante sono figlie e sorelle di tante maestre e maestri. Quelli a cui mi piace riferirmi di più, anche per esperienza personale, sono proprio Charles Fourier, Celestine Freinet e Colin Ward, per il loro essere sovversivi nella concezione della vita e dell’educazione. La parola chiave sembra essere la “passione” nell’esperienza, nella ricerca, nell’apprendimento e nella crescita. Allora come oggi, mutatis mutandis le persone sono animate dalle medesime passioni: ambizione, invidia, desiderio di ricchezza ed onori, ricerca di piaceri di ogni sorta. La loro indiscriminata repressione, il freno imposto a favore della ragione a tutti i costi impedisce alle passioni di svilupparsi in senso positivo e in direzione dell’umanità e dell’armonia sociale. Il mondo cosiddetto civilizzato cammina “sulla testa” e le passioni vere e sincere potrebbero distruggerlo soprattutto quando sono fondate sull’empatia e sul rispetto delle persone libere e non delle regole e delle ragioni. Costruire una società o una architettura secondo dei paradigmi imposti comporta assenza quasi totale di libertà, di passione, di esperienza e di creatività. Per questo non c’è bisogno di precettori nè di luoghi dei precetti, come non c’è bisogno di regole e tipologie per pensare e costruire i manufatti (manu-fatti!) del nostro vivere. L’educazione e l’architettura debbono essere processi appassionati e collettivi. La società invece ci pone difronte a valori decisamente contrastanti: quelli dei maestri, come la morale e il sapere e quelli della famiglia, come l’ignoranza e il danaro. Anche la città si trasforma e si evolve in queste contraddizioni in una sintesi perversa dell’agire ciascuno contro tutti, dove man mano che si cresce non si è più capaci di uscire dalla società a cui si è condannati dall’economia, dall’educazione, dalla forma e dalla sostanza dell’ambiente in cui si è costretti a vivere. La passione, il disinteresse e la voglia di fare dell’infanzia dovrebbero permeare tutte le età e diventare il carattere essenziale di una educazione diffusa ed esperienziale così come l’impeto e il sapere indotto dal fare che ispirava i costruttori delle cattedrali gotiche e delle città medievali come delle architetture collettive aborigene di ogni parte del mondo. Al contempo diventa essenziale il legame tra generazioni, un legame non di tradizioni e ricordi ma di esperienze comuni, di mentori reciproci.

La città sostenibile

Le cose umane passano attraverso il tempo e si interpolano mirabilmente per ingenerare attraverso l’armonia continue novità generate da passione e curiosità da ricerca indietro e vanti nel tempo.

“A l’inverse l’harmonie engendre la nouveauté, elle met les institutions au service du désir ou plutôt des passions multiples, elle ne soumet pas le désir aux institutions. Elle n’impose pas à l’homme une seconde nature qui tout au plus dissimule les penchants qu’elle prétend combattre. L’éducation sociétaire ne contraint pas la nature, elle l’accompagne. Il s’agit non de transformer l’individu, mais de tout faire pour empêcher l’arrêt de son développement naturel. La nature chez n’est pas une essence fixe permettant de définir l’homme ; il la conçoit plutôt comme un principe de production du divers à partir des  passions fondamentales qui nous habitent.”

Non bisogna sottomettere il desiderio, la passione e la curiosità alle istituzioni perchè l’educazione non deve coartare la natura ma assecondarla e consentire all’uomo di svilupparsi non di trasformarsi ad uso e consumo di qualcun altro. L’educazione non può imporre un fine prestabilito e preordinato ma scoprire e attualizzare le infinite possibilità dell’essere umano senza selezioni e senza costrizioni. Perfino la suddivisione classificatoria tra infanzia adolescenza ed età adulta è una povertà semantica che maschera realtà ben più complesse e intrecciate.       « Nourrissons et nourrissonnes 0 à 9 mois, poupons et pouponnes 9 à 21 mois, lutins et lutines 21 à 36 mois, bambins et bambines 36 à 4 ½ ans, chérubins et chérubines 4 ½ à 6 ½ ans, séraphins et séraphines 6 ½ à 9 ans, lycéens et lycéennes 9 à 12 ans, gymnasiens et gymnasiennes 12 à 15 ans, jouvenceaux et jouvencelles 15 à 19 ans »

Marciapiedi diffusi

Celestine Freinet propaga, espande ed applica tutto questo nella sua “pedagogia sovversiva” per non svilire il gusto innato di apprendere dentro schemi preordinati e muri fisici e mentali. E allora esperienza,studio e ricerca fuori dalle mura scolastiche, apprendimento condiviso e reciproco,autoorganizzazione della vita collettiva con attenzione alla singolarità di ciascuno (per inciso la mia formazione elementare con i miei maestri di casa, di bottega e di vita) cercando di non separare l’educazione dalla vita e quindi la scuola dalla vita. In una frase tutta un’ idea di educazione: «Come interessare Giuseppe alla lettura e alla scrittura che lo lasciano indifferente, mentre era interessantissimo, secondo le stagioni, alle lumache che custodiva vive nelle sue scatole mal chiuse, ai suoi insetti e alle sue cicale che cantavano nel momento meno opportuno?»

La classe. Celestine Freinet

Le stesse domande e pressappoco le stesse risposte in Colin Ward che singolarmente era un architetto, un amante del fare arte, un insegnante, un direttore di scuola, un figlio di maestri proprio come colui che scrive. L’incidentalità dell’educazione oltrepassa le barriere delle istituzioni “famiglia” e “scuola”. per le strade, nei boschi,negli spazi di gioco, sui bus, nei negozi e nelle botteghe, nelle campagne e e nelle officine si trovano i luoghi vitali pieni di opportuinità educative straordinarie.La creatività, l’intraprendenza, la passione sono i motori dell’apprendere non strutturato e non programmato “sulle” persone per gli scopi spesso venali delle istituzioni. “I moderni sistemi scolastici hanno isolato ogni forma di sapere esperienziale, hanno standardizzato e unificato i profili di uscita degli studenti, hanno omologato criteri e metodi di valutazione che pesano fortemente sull’insegnare e sull’apprendere” (Francesco Codello in “L’educazione incidentale Eleuthera Milano 2018)

Da tutto questo e tanto altro nel 2017  l’educazione diffusa per una città educante 

Giuseppe Campagnoli 23 Settembre 2019

 

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