Roma VII Municipio: intorno all’educazione diffusa.


 

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Un bell’incontro di autoformazione sul tema della comunità per l’educazione diffusa  il 30 Maggio scorso a Roma presso il centro di aggregazione giovanile Scholè del VII Municipio di Roma nell’ambito dell’iniziativa Comunità educante diffusa promossa dall’assessore Elena De Santis.

L’dea di città educante per oltrepassare la scuola di oggi è stata illustrata presentando i contenuti del Manifesto della educazione diffusa, nato ormai tre anni fa e concretizzato in un appello pubblicato nel Luglio 2018 e sottoscritto da oltre 400 persone della scuola e della società civile. Gli interventi teorici del pedagogista Vincenzo Piccione e dello psicologo Filippo Pergola oltre a quelli esperienziali di esponenti di istituzioni e associazioni che si occupano di educazione nel territorio del municipio, hanno fatto da corollario all’essenza dell’incontro, tutta incentrata sul concetto di città educante, chiave di volta della trasformazione dell’attuale paradigma scolastico in un’accezione libertaria, aperta ed in una comunione progressivamente integrata con la città, per contribuire alla sua trasformazione in un luogo accogliente e vivibile, inclusivo e tollerante, occasione di apprendimento, crescita e formazione in ogni suo spazio e attività e in ogni momento della vita.

Personalmente ho potuto apprezzare la varietà di idee presenti nei contesti amministrativi locali che si declinano a volte in modo anche opposto in relazione al territorio in cui operano, contraddicendo, in positivo e inaspettatamente, certi luoghi comuni sulla monoliticità ideologica di certi movimenti del cosiddetto “nuovo che avanza”. Provenendo da un piccolo comune amministrato dalla stessa compagine politica ho constatato come profondamente differenti e piacevolmente contraddittorie possano essere le azioni e le iniziative in campo educativo  in luoghi e situazioni diverse. Le persone e la loro esperienza spesso fanno un’ enorme  differenza nell’approccio con la realtà e la volontà di rivoluzionarla, tanto da non riconoscere a volte la comune origine politica di chi opera e amministra.

1270136e-0839-4d5e-bc80-10eba06dfb01-1.jpgFoto  tratta dalla pagina  della Comunità educante del VII Municipio

Dall’incontro sono emersi punti di vista comuni sul concetto di educazione diffusa che non è uno slogan o un titolo per troppi racconti apparentemente simili ma profondamente diversi. E’ piuttosto una modalità di lento ma forte  ribaltamento dell’istituzione scuola e del concetto di educazione, di istruzione, di formazione decisamente opposti a quelli attuali, ancorché tendenti ad una specie di timida riforma o ad innovazioni che tali in fondo non sono anche per la loro natura teorica e metodologica troppo legata ai paradigmi della società post industriale e mercantilmente tecnologica. Per non dilungarmi vorrei lasciare spazio ad una specie di sintetico report testuale ed audiovisivo del bel pomeriggio dedicato alla diffusione della educazione in una città da trasformare partendo da una prima declinazione sperimentale dell’educazione diffusa.

I principi «attivi», concreti e  fondanti del Manifesto della educazione diffusa si possono   condensare in qualche riga essenziale:

  • L’educazione diffusa è un’alternativa radicale all’istituzione scolastica attuale. È tempo di rimettere bambini e bambine, ragazzi e ragazze in circolazione nella società che, a sua volta, deve assumere in maniera diffusa il suo ruolo educativo e formativo.
  • L’educazione diffusa pone al centro della vita educativa l’esperienza autentica, quella che mobilita tutti i sensi ma soprattutto la forza che li accende, la passione.
  • L’educazione diffusa libera i bambini e i ragazzi, le bambine e le ragazze, dal giogo della prigionia scolastica: li aiuta a trovare nel quartiere, nel territorio e nella città i luoghi, le opportunità, le attività nelle quali partecipare attivamente per offrire il proprio contributo alla società.
  • L’educazione diffusa trasforma il territorio in una grande risorsa di apprendimento, di scambio, di legame, di cimento, di invenzione societaria, di sperimentazione, al di fuori di ogni logica di mercato, di adattamento passivo, di competizione o di guadagno monetario.
  • Per iniziare a sperimentare l’educazione diffusa occorrono un gruppo di genitori motivati, di insegnanti appassionati e possibilmente un dirigente didattico coraggioso che abbiano voglia di vedere di nuovo allievi vivi che gioiscono dell’imparare e di essere riconosciuti come soggetti a pieno titolo nel mondo.

 

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Da qui anche qualche suggerimento immediatamente operativo:

Strutturare percorsi didattici per macroaree tematiche trasversali e integrate nei diversi linguaggi che stimolino la partecipazione in senso creativo attraverso l’esperienza nel tessuto culturale e sociale di riferimento superando progressivamente la fittizia ripartizione in discipline, le misurazioni, la competizione, i tempi rigidi e contingentati. Realizzare passeggiate cognitive alla scoperta di quartieri, strade, luoghi naturali..

Elaborare insieme ad altri soggetti ipotesi di architettura per trasformare gli spazi individuati nella città educante in luoghi di apprendimento. Avviare sperimentazioni che includano una parte sempre crescente di attività come “scuola aperta” trasformando ed aprendo gli spazi scolastici da ridisegnare come “portali” educanti che possano essere cogestiti anche da genitori e realtà sociali.

 

Stimolare e promuovere politiche di cittadinanza per bambine/i e ragazze/i in ogni settore della vita sociale ed istituzionale nella città.

 

Dedicare parte dei percorsi educativi alle emozioni, alle relazioni, all’introspezione ed agli esercizi di dialogo interiore attraverso l’animazione, il teatro, la musica…

Educazione diffusa al VII Municipio

 

 

Giuseppe Campagnoli 2 Giugno 2019

 

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