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Varia umanità

Riassunto della settimana: quello che non serve in italia

Forse occorre solo essere alfabetizzati, avere un po’ di cultura e saggezza, onestà (quella vera e discreta) e molto buon senso.

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Arte della moda a Pesaro

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri una notizia che riguarda l’indirizzo di Fashion Design del Liceo Artistico di Pesaro. Non è la prima volta che allievi dell’istruzione artistica italiana e pesarese si fanno valere nel mondo del lavoro creativo  e dell’arte. Forse non c’era bisogno di una “Buona Scuola” per ottenere risultati importanti nel campo delle formazione artistica come è avvenuto anche quando le scuole dell’arte applicata si chiamavano Scuole d’arte o Istituti d’arte: forse anche meglio allora di oggi, svilite come sono da una licealizzazione imposta ma non condivisa da riforme azzardate e superficiali.

Giuseppe Campagnoli

14 Dicembre 2016

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“Sabato 3 Dicembre scorso si è tenuto un incontro tra tutte le classi dell’Indirizzo Fashion Design e Andrea Orazi un ex allievo uscito dalla scuola nel 2005. Diplomato presso l’allora Istituto d’Arte Mengaroni lo studente ha proseguito gli studi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) conseguendo il titolo “diploma di laurea di alta formazione artistica”. Successivamente ha insegnato all’Istituto Europeo di Design (IED) per poi approdare alla Maison Versace di Milano dove attualmente è corresponsabile (prèmiere d’atelier) della linea abiti da sera, nunziali e tutti i capi di alta moda Della maison. Durante la riunione, alla presenza delle insegnanti dell’ex studente Prof. Cinzia Paccaroni e Maria Massa ed alle altre insegnanti della sezione Barbara Billi e Cristina Vecchioni, Andrea Orazi ha raccontato il suo percorso di formazione e lavorativo addentrandosi nelle pieghe delle modalità di lavoro e di relazione all’interno di un atelier di alta moda così famoso e prestigioso. Gli studenti, affascinati dalla sua disponibilità, competenza e dalla sua passione, hanno posto domande e chiesto di approfondire alcuni aspetti che li coinvolgevano particolarmente finanche al dettaglio personale. Il messaggio è stato che solo con umiltà, determinazione, onestà e lavoro si può realizzare il sogno della moda e che le nostre scuole, a dispetto di tutto, sono ancora solide ed efficaci”

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Buone feste d’inverno! Arrivederci al 2017 (diciassette? uhm..)

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Buone feste d’inverno e auguri affinché qualcosa cambi sotto il sole  per le arti della politica, della salute, della pace, della scuola, dell’architettura, della pittura e della scultura, della musica e del cinema, della filosofia e della popsofia, delle arti e dei mestieri…

ma auguri anche:

a chi crede sia “fico” fotografare su Facebook i suoi piatti del giorno

a chi crede in Babbo Natale, in Gesù, Maometto, Allah, Siddhartha, Confucio  e a chi crede solo nella Natura

a chi si mette l’anima in pace facendo la carità e l’elemosina convinto che essere poveri o ricchi dipenda dalla sorte o dal merito e chi invece combatte contro la ricchezza che genera povertà

a chi crede di fare il suo dovere di multinazionale benefattrice partecipando ipocritamente a iniziative “pelose” e pericolose come Telethon

a chi scrive il Buongiorno su La Stampa propalando saggezza e ironia liberal-liberista a gogo

a chi sornioneggia a Chetempochefa credendo di non essere strumento perverso del mercato e dei media truffaldini e radical chic

a chi insulta, villaneggia, violenta, millanta, sproloquia, scandalizza, turpiloquia, predica, gossippa ed esibisce sé stesso e il suo circondario su Twitter, Facebook, Google, Instagram….e chi invece fa della sua educazione ed umiltà la virtù fondamentale

a chi non si è accorto di essere in quel 70% di neo analfabeti funzionali al di sotto del 30% di IQ e continua imperterrito dal suo miserrimo pulpito a distribuire socialp(i)erle di saggezza e a chi invece studia, legge e si informa per migliorare sè stesso e la società in cui vive

a chi crede di essere contro la politica, lo stato, i partiti e la società comportandosi esattamente e, spesso, peggio di loro e a chi invece partecipa e contribuisce al bene comune disinteressatamente e con slancio

a chi crede che le religioni siano a fin di bene ma anche a chi crede che la natura sia a fin di bene a meno che l’uomo non la violi e la distorca a suo uso e consumo

a chi crede che la maggioranza dei cristiani degli ebrei e degli islamici siano moderati e tolleranti

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Elezioni

Il popolo sovrano o il popolo bue?

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In questa ineffabile attesa di un evento elettorale sopravvalutato e sottovalutato da troppi mi sento solo  di riportare uno scritto, veramente fuori dai cori contrapposti ma egualmente sguaiati, che condivido pienamente e di cui non sto a citare la paternità perché vorrei lasciarlo al giudizio dei lettori solo in base al contenuto e non all’etichetta che sempre si vuole affibbiare ad ogni idea espressa.

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USA

TRUMpets

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Varia umanità

Trump ed Epicuro

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Uccellacci e uccellini

Mi chiedo sempre di più come mai, anche i sedicenti progressisti e libertari continuano a muoversi come se il sistema economico e sociale capitalistico  e il libero mercato siano ormai assodati come un atto di fede. Questa religio  che spesso si muove accanto e in sintonia con i culti e con la politica anche quella che si dice essere rivoluzionaria è il dramma del nostro mondo contemporaneo ed è quella che sta facendo arricchire una minima parte dell’umanità che è sempre quella che sfrutta e domina e che invece fa impoverire fino alla disperazione, drammatica quando si verifichino catastrofi umane e naturali, miliardi di donne e di uomini. Il diavolo (dia-bolè) sta nei dettagli ed anche nelle piccole cose. Nella nostra misera Italia ce n’è per tutti. Le parole del nostro titolo di oggi guidano un racconto che si ripete ogni giorno e che oggi, in ore di referendum e terremoti, ci fa riflettere profondamente e ci muove ad un impeto di ribellione.

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La Costituzione che nel SI o  nel NO tanto sembra stare a cuore a tutti, nei suoi più importanti articoli, relativi alla dignità, al lavoro ed allo stato sociale, poco ricordati e poco praticati nella loro vera essenza, recita:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale.

Art. 3.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita` e la propria scelta, una atti-vita` o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa`.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita` e qualita` del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se ́ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e` stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo` rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parita` di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore [31]. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.La legge stabilisce il limite minimo di eta` per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parita` di la- voro, il diritto alla parita` di retribuzione.

 Art. 41.

L’iniziativa economica privata e` libera. Non puo` svolgersi in contrasto con l’utilita` sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta`, alla dignita` umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perche ́ l’attivita` economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali .

Art. 42.

La proprieta` e` pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprieta` privata e` riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti
La proprieta` privata puo` essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredita`.

Lo spirito della legge appare tendere alla garanzia delle pari opportunità ed a stigmatizzare le iniziative private economiche tese al solo profitto personale senza essere indirizzate e coordinate a fini sociali come quelle pubbliche, né più né meno. Se il dettato costituzionale fondamentale fosse applicato non ci sarebbe più bisogno di beneficenza, carità e mecenatismo se non nei casi in cui “ad impossibilia nemo tenetur”.

E sarebbero diritti inalienabili e sottratti al mercato il cibo, la salute, la casa, l’istruzione e il lavoro.

Basterebbe applicare queste semplici indicazioni, come è d’obbligo, e non avremmo evasione fiscale, enormi e criminali differenze tra redditi e rendite. Basterebbe questo per non avere bisogno di dipendere dalla carità pelosa di turno o dal mecenate autocompiacente che si fregia di aver salvato basiliche, castelli, opere pittoriche, per la sua gloria ed il suo portafoglio.

I casi Della Valle (mecenate del Colosseo intitolato a Tod’s, della scuola di Casette d’Ete intitolata alla sua famiglia e ora dell’opificio di Arquata)  e Cucinelli (grossier parvenu anche lui e improbabile testimonial, monaco laico misticheggiante dell’ora et labora benedettino) sono le spie di un’ anomalia evidente del nostro sistema economico che non si allontana da quello dei secoli passati in cui dominavano e sfruttavano i nobili prima, i mercanti, i banchieri (spesso coincidenti) impresari e finanzieri poi. Che si facevano perdonare dal popolo,dal Papa e dall’Imperatore, comprando favori e indulgenze con i danari donati alle chiese, ai pittori e agli scultori di cose di Dio e con le elemosine affinché tutto restasse così com’era.

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Alla loro mercè erano l’arte, l’architettura, il pane dei poveri, le guerre di conquista, la politica e il “buongoverno” delle città.Proprio come oggi. E noi ci limitiamo a gigioneggiare in tv a prostrarci in ringraziamenti e a osannare i nuovi mecenati e i nuovi benefattori pro domibus eorum.

“La Basilica di Norcia, in gran parte crollata a seguito dell’ennesimo terremoto che ha colpito il Centro Italia, verrà ricostruita. Lo ha promesso l’imprenditore perugino Brunello Cucinelli, fondatore dell’omonima casa di moda specializzata nella produzione di maglieria pregiata in cashmere. L’immagine della basilica, che ha fatto il giro del mondo, lo ha toccato a tal punto da convincerlo a fare una promessa a Folson Cassian, il priore americano del monastero di San Benedetto.”Sarà apprezzato l’ineffabile mecenate presenzialista e buon venditore di sè stesso se accantoalla basilica e al convento offrirà anche di contribuire a ricostruire case e vite distrutte mettendo a disposizione per sempre i suoi guadagni personali eccedenti il giusto vitalizio di massimo 5000 euro lordi mensili. Questo dovrebbero fare tutti quelli i cui redditi eccedono immoralmente quelli necessari ad una vita dignitosa come recita quella parte della Costituzione di cui poco si parla. I soldi che mancano allo stato per aiutare nelle catastrofi sono nell’evasione fiscale e nei superprofitti privati. Non è con la carità pelosa che si fa del bene.”

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Tutti sono ancora preda di questi mostri che sono il capitalismo e il mercato.Spesso edulcorati in etico, sostenibile, dal volto umano….Ne sono preda i politici, gli imprenditori, i professionisti, i docenti, gli artisti, i comunicatori, le religioni e le chiese, gli intellettuali e gli scienziati…E il mondo per questo si affretterà ad estinguersi. Che fare?

Giuseppe Campagnoli 3 Novembre 2016

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città edilizia scolastica Education Educazione Scuola

Una architettura dell’educazione.

“Bravo. Ce projet, c’est adopter une démarche révolutionnaire dans l’écologie du mode d’apprendre.” Denis-Michel Brochet Paris

“Merci mon ami!! Je continue ma recherche et les dessins d’une nouvelle ville et une nouvelle école viendront..” Giuseppe Campagnoli  Pesaro

A Cesena il 12 Settembre scorso, organizzato dal Centro di Documentazione Educativa Gianfranco Zavalloni del Comune di Cesena e diretto da Gabriella Giornelli c’è stato un bell’incontro in cui sono emersi spunti interessanti per il dibattito tuttora in corso sull’educazione e gli spazi della scuola, tra statistiche e buone pratiche convenzionali, ricerca d’avanguardia e utopie possibili. Amministratori locali e architetti della facoltà di Architettura Aldo Rossi dell’Università di Bologna hanno esposto i loro punti di vista tra tecnologia ed ecologia, bilanci e programmazione del territorio, prossemica ed emergenze di compatibilità edilizia e sicurezza. Tutti sembrano d’accordo nell’abolire il termine burocratico e urbanistico edilizia scolastica per utilizzare la definizione, poetica e scientifica insieme, di architettura della scuola . E’ emerso e con grande stupore, per bocca del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, seppure timidamente, il bisogno, di uscire dalle mura degli edifici per coinvolgere la città in senso biunivoco e molto più ampio del consueto per approfittare delle competenze che si possono acquisire meglio fuori che chiusi dentro le mura scolastiche. Si parla anche di “laboratori cittadini”. Le statistiche e gli studi della Facoltà di Architettura di Cesena e il caso della città di Bologna esposti da Giulia Olivieri e Valentina Orioli rappresentano la situazione del patrimonio di edilizia scolastica esistente nel territorio in termini prevalentemente urbanistici e tecnici e descrivono gli interventi che si mettono in campo per trasformare gli spazi dell’apprendimento approfittando anche dell’esistente per risanarlo, trasformarlo e riutilizzarlo al meglio. Si sono analizzati i modelli possibili e le strategie per migliorare la qualità degli spazi e introdurre elementi di innovazione architettonica e tecnologica mentre si sono stigmatizzati perentoriamente i ritardi nella programmazione e le condizioni del patrimonio pubblico esistente auspicando maggiore attenzione nell’azione politica e nella progettazione alle questioni di sostenibilità e di rinnovamento delle modalità di fruizione in sinergia tra chi fa ricerca, chi progetta, chi gestisce e chi usa i manufatti, sempre comunque in un quadro non mutato dell’organizzazione scolastica e delle tipologie edilizie scolastiche.

Si è proposto di cambiare il modello delle aule, dei corridoi e dei disimpegni ma ciò che si continua a realizzare di nuovo, lo vedremo anche più avanti, non va oltre gli open spaces aggregati a grappolo e appena proiettati verso l’esterno attraverso l’uso delle vetrate sempre più ampie con diffusi rischi di effetto serra. Si sono intravisti in filigrana ulteriori tentativi di costruire una specie di abaco di linee guida amministrative, tecniche e urbanistiche ma poco pedagogiche per la progettazione di edifici scolastici. L’INDIRE ha presentato il suo punto di vista istituzionale attraverso i ricercatori sul campo Elena Mosa e Leonardo Tosi. Sono stati descritti la ricerca da tempo praticata nella sezione dell’ente dedicata all’architettura scolastica e il progetto “Avanguardie Educative” che attraverso il “Manifesto per l’innovazione” è impegnato nell’induzione di buone pratiche promuovendo sperimentazioni da parte elle scuole nell’ organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio. Gli esempi illustrati per mostrare la bontà degli spazi educativi sono quasi tutti provenienti da modelli del nord Europa, tendenti a superare i blocchi aula e corridoio con open spaces e corners specializzati (cucina, biblioteca, angoli di discussione, isole) francamente e forse, non tanto inopinamente, un po’ troppo simili, per concezione tecnica ed estetica, agli spazi di uno shopping center: una specie di scuola on demand dove anche i mattoncini LEGO trovano il loro posto. Stupisce un po’ che si parli ancora, con linguaggio squisitamente mercantile e webeconomico, di capitale umano, di marketing, di formazione blended, messa a sistema, di training, webinar etc.. Gli argomenti si fanno decisamente più stimolanti e appassionanti quando vengono presentati dei casi di ancora primordiale ma decisa “scuola diffusa” da Beate Weyland e Simone Gabrielli, l’ una esperta di didattica dell’Università di Bolzano e l’altro assessore architetto di Bagno di Romagna. Ci hanno raccontato insieme l’esperienza di indagine ed azione sul campo partita dall’Alto Adige, facendo tesoro di esperienze e buone pratiche nei contesti di lingua e cultura tedesca, per gli ambiti delle scuole dell’infanzia e primarie, in linea con le caratteristiche innovative degli interventi normativi della provincia autonoma che prevedono un’ampia partecipazione e condivisione tra cittadini, amministratori, progettisti e personale della scuola e la storia di altre scuole italiane che hanno usufruito dei risultati della ricerca come quelle di Bagno di Romagna. Sono portati vari esempi di eccellenza in quanto a progettazione condivisa e coinvolgimento delle città nel pensare e realizzare i luoghi della scuola anche per risolvere le emergenze dovute alla vetustà degli edifici ed alle mutate esigenze della popolazione scolastica e degli insegnanti. Lo scopo principale della proposta è arrivare a definire un’identità pedagogica dell’edificio scolastico con l’apporto simultaneo di diversi e complementari interessi e professionalità che lavorano insieme: dall’architetto al pedagogista, dall’amministratore ai docenti, al dirigente scolastico, ai cittadini. Ma è con Giuseppe Campagnoli che le cose prendono una piega utopica ma non tanto. Partendo dalle provocazioni di Giovanni Papini, Ivan Illich e Aldo Rossi, tra architettura, filosofia e pedagogia, l’architetto e preside pentito (come dice lui) introducono l’idea di una scuola oltre le aule per arrivare, in un futuro non proprio lontano, ad una scuola diffusa nella città dove gli unici “edifici scolastici” resteranno dei portali, oggetti architettonici vivi che introducono alla cultura ed alla scuola sparsi nei luoghi attrezzati ad hoc della città. I “portali” potranno essere dei contenitori di funzioni amministrative e collettive, degli spazi comuni e multimediali e fungeranno da punti di ritrovo e di partenza che condurranno, attraverso un rinnovato sistema di mobilità, ad aule e spazi decisamente diversi e innovativi: luoghi per apprendere come la bottega, il museo, la biblioteca, il teatro, la strada, la piazza, la radura, il bosco e anche il web. A Cesena viene lanciato ufficialmente il “Manifesto della scuola diffusa” che, con il contributo dello stesso Campagnoli architetto ed ex dirigente scolastico e di Paolo Mottana filosofo dell’educazione dell’Università Bicocca di Milano, unisce, per affinità elettive, i concetti estremi ma coinvolgenti di Controeducazione ed Ultrarchitettura prefigurando non solo una collaborazione ma una identità tra architettura ed educazione in uno scenario del tutto nuovo e rivoluzionario della scuola e dei suoi spazi, nelle città.

https://youtu.be/c17QJLn1jdo

Una città dell’educazione. Oltre le aule e le architetture omologhe.

Sto costruendo una mappa per realizzare un esperimento di scuola diffusa praticabile ed efficace fino a ridurre di almeno il 70% la famigerata e triste edilizia scolastica in una città intorno ai 100 mila abitanti, utilizzando tutti gli attuali strumenti possibili per una diversa organizzazione della scuola. Il modello potrà essere applicato in sinergia tra le più avanzate e coraggiose amministrazioni locali, scolastiche, le agenzie e le piccole imprese e associazioni pubbliche e private che abbiano la determinazione di avviarsi sulla strada della controeducazione. Quale città oggi avrebbe il coraggio e forse la lungimiranza di provare, anche solo per un breve periodo, un tale esperimento di scuola diffusa  per una vera rivoluzione in fatto di scuola e di spazi educativi e culturali? Quali città sarebbero così evolute da creare un monumento-portale che fungesse da simbolico ingresso ad una dimensione urbana fatta di aule sui generis come radure, teatri, giardini, botteghe, musei, palazzotti del potere e del non potere? Le utopie a volte possono avvicinarsi a noi e prendere forma come una carovana che avanza nella polvere del deserto o una nave dalla nebbia. Occorre costruire i sogni pezzo dopo pezzo per trasformarli in realtà. Dall’immaginazione al disegno all’architettura reale e vivibile. In una accezione di scuola non scuola anche la scuola può mimetizzarsi nella città come un gioco di specchi o uno specchio magico che moltiplica le occasioni educative in un continuo viaggio  dentro e fuori la città.

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La città che educa

Per entrare nel concreto: saranno i disegni e le animazioni che costruiranno con fatica un progetto impossibile a condurvi nel racconto di come la città stessa diventa scuola e le scuole di muro in essa si fingeranno per dissolversi e rinascere in altre forme libere e viventi. Qui si immagina una città in parte trasformata nei suoi gangli vitali e aperta alle novità di una mobilità inusitata e di luoghi popolati tutto il giorno da gente multietà, multiforme, multietnica e piena di fantasia e di voglia di scoprire ed imparare muovendosi e dialogando, giocando e fermandosi a studiare e riflettere.

Sarà il mio primo progetto urbano dopo quasi 25 anni e farà tesoro delle idee, degli spunti degli appunti visuali e testuali di questo scorcio di tempo dedicato alle architetture o alle non architetture della cultura e dell’educazione. Ci vorrà del tempo e forse qualche compagno di viaggio non ancora fagocitato del tutto dal mercato e con qualche sogno urbano in tasca. Dopo l’uscita, prevista da Gennaio 2017, del volumetto realizzato da Paolo Mottana con la collaborazione del sottoscritto dal titolo provvisorio “La città Educante”-Manifesto della educazione diffusa darò il via, come conseguenza diretta, alla redazione del progetto architettonico dedicato una città europea ideale, meglio ancora se reale.

Intanto, oltre alle parole scritte, i segni e disegni in una miscellanea di tanti anni di ricerca e di pensieri sparsi intorno a questo tema appassionante e poetico. Lo stile è quello della città ideale, dell’educazione ideale, della vita ideale, che oggi non possono che essere contro, o meglio, oltre.

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Giuseppe Campagnoli 24 Ottobre 2016

 

 

 

 

 

 

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Architettura controeducazione edifici scolastici Educazione Scuola Ultrarchitettura

Controeducazione ed Ultrarchitetttura

 

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Controeducazione ed ultrarchitettura non possono che essere extra.

Dopo aver letto il “Piccolo manuale di controeducazione” del mio amico di penna (in senso letterario) Paolo Mottana ed averlo seguito sulla strada di una rivoluzione educativa ed architettonica a partire dall’idea di andare oltre la scuola ora penso che dovrei scrivere un “Piccolo manuale di ultrarchitettura”.Probabilmente lo farò. Ma non prima di aver scandito alcune premesse. Per inquadrare le idee di scuola oltre e di architettura oltre, che viaggiano di pari passo, dovrei dire che entrambe sono extra e non possono essere altro. Fuori dalla politica tradizionale ma anche da quella che si dice innovativa e finisce per essere come la prima, (perché comunque liberal-liberista, perché nel parlamento e perchè non lontana dalle umane miserie) fuori dall’accademia, fuori dalle professioni, ma soprattutto fuori dal mercato, piccolo o grande che sia.

La libertà dall’economia dominante è essenziale perché comporta l’autonomia di giudizio e la possibilità di sognare e osare di poter realizzare ciò che si sogna. Detto questo, componendo con fatica il puzzle delle mie idee spurie e sparse in più di quarant’anni di elucubrazioni, porrò le premesse, partendo proprio dagli spazi della scuola che è stata fisicamente la mia maestra di vita e di architettura, per una nuova concezione dell’architettura non mercantile e non occlusiva. Una ultrarchitettura.

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Dalla scuola oltre le mura si può facilmente passare alla casa oltre le mura, al municipio oltre le mura, ad una architettura totale oltre le mura e ad una città intera oltre le mura. Proverò a figurare questi non spazi e non luoghi in “loci” pieni di significato come quelli di Adolf Loos, pensati e costruiti collettivamente sotto la guida di nuovi artisti e architetti, ma soprattutto sotto la guida della città stessa che indica e suggerisce attraverso il racconto di sé le  trasformazioni proprio come un organismo vivente.

Giuseppe Campagnoli

“L’architettura della scuola”

“Questione di stile”

“Oltre le aule”

“Ritagli”

Old and new lady  architecture  for sustainable life

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Il merito che distrugge le società.

Prendo spunto dal libro “La société des Egaux” e da una vecchia intervista a Pierre Rosanvallon per tornare a formulare idee e pensieri che pare esperti, politici, giornalisti bendati e mezzibusti non capiscano o non vogliano capire e su cui continuano a pontificare “ad usum delphini” anche in questo caldo scorcio d’estate.

I pensieri sono semplici e chiari. Solo una società fondata su una reale uguaglianza può sconfiggere i mali del nostro secolo. La società diseguale è una minaccia globale. Le differenze sociali sono sempre più marcate e il disastro morale e civile è alle porte, nonostante gli ottimismi di facciata di un capitale liberista morente. La coesione sociale fa passi indietro pericolosi e la società condanna fenomeni che sono prodotti da regole e sistemi che però in fondo continua ad accettare.Si denunciano le retribuzioni scandalose di managers e finanzieri e non ci si indigna per gli emolumenti enormi di certi avvocati, medici, artisti, calciatori, giornalisti, scrittori…Si continua ad accettare il falso assioma che il merito possa produrre differenze economiche enormi mentre la vera democrazia, quella fondata sull’uguaglianza, sta morendo. Nelle fratture sociali allora si insinuano i populismi che esaltano un senso di comunità e cittadinanza falso e spesso basato sulla difesa di alcune corporazioni, sull’intolleranza, sul razzismo e sulla scarsa percezione che nella politica, anche quella dei partiti, non tutto sia da buttare. Per sconfiggere queste pulsioni occorre solo promuovere fermamente una società fondata sull’uguaglianza. Se dagli anni ottanta la meritocrazia e l’uguaglianza di opportunità sono divenute importanti è egualmente cresciuto l’individualismo trasformato da universale a singolare nell’era dei consumi.Il liberismo ha reso sacro il consumo insieme al merito finalizzato a questo ed al suo mercato che si fonda sulla concorrenza generalizzata.

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Occorre elaborare una filosofia dell’uguaglianza che non significa egualitarismo e appiattimento. Dovrebbe essere un’uguaglianza relazionale e coniugata con il bisogno di singolarità. Bisogna dare a ciascuno i mezzi della propria individualità senza discriminazioni e con una forte educazione alla reciprocità che esclude del tutto la competizione e la sopraffazione che è la regola dell’attuale libero mercato. “C’è reciprocità quando ciascuno contribuisce in modo equivalente ad una società dove l’equilibrio dei diritti e dei doveri è lo stesso per tutti”. E’ necessario per questo mettere l’uguaglianza al centro dello spazio sociale e della vita di relazione anche pubblica e politica: una uguaglianza che genera redistribuzione economica e che, di fatto, non ha più bisogno della meritocrazia perché non è su questa che si fonda. Un saluto a tutti i saggi!

Giuseppe Campagnoli

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Education Educazione istruzione Scuola Varia umanità

Controeducazione

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Nella scia della recente appassionante collaborazione tra educazione, scuola e architettura con Paolo Mottana mi piace, dopo aver letto tutto d’un fiato il suo “Piccolo manuale di controeducazione”, condividere  qualche brevissimo passo come assaggio di un prezioso testo in cui mi sono ritrovato pienamente per esperienza vissuta nel mondo della scuola e che contiene, ad ogni piè sospinto, sorprendenti analogie e, a volte, identità d’affinità elettiva, con molte mie idee del passato e del presente.

“Controeducazione contro la colonizzazione infausta della psicologia e di tutti i suoi apparati, sedicenti scientifici o meno…”

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“Contoeducazione come spinta a rivoltare il sapere, a rovesciare le certezze e i miti presunti della corriva cultura educativa presente…”

“Controeducazione come festa dell’esistenza, mozione a fondare il gesto che educa sopra il valore irrinunciabile del desiderio, dell’espansione vitale e dell’immaginazione sensibile.”

“Luogo a partire dal quale si fonda una società amorosa, appassionata, ludica, votata al dono piuttosto che alla rendita e al profitto, alla gratuità anziché al prezzo e alla vendita.”

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“La scuola così com’è è semplicemente un obbrobrio. E non c’è benemerita storia che possa giustificarla.”

“Vorrei immaginare luoghi di apprendimento per i ragazzi nelle imprese e nei teatri, nelle televisioni e negli atelier, nel commercio e nei laboratori scientifici, dove possano assistere cooperare, essere attori e collaboratori”

“Una controeducazione che voglia rimettere la realtà nelle sue radici deve abolire questa scuola e sostituirla con una cosa ricca d’anima, affondata nella terra reale, tutta rovesciata sull’esterno e profondamente irrigata nella differenza.”

“Giammai il libro come cilicio, l’esame come sanzione, lo studio come castigo,il sapere come vessazione.”

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“Abitare poeticamente il mondo”,diceva il poeta, il sommo poeta tedesco e sulle sue tracce ci siamo mossi per custodire nel retentissement, pre trattenere nella tessitura ciò che sempre ci sfuggiva.”

“Il sapere è esclusivamente appiattito nella forma del problem solving e del know how. Conosciamo bene questa cacofonia anglofila che ci sommerge e ci appesta senza tregua.”

“La musica è maleducata e penetra faticosamente i perimetri dell’istruzione. Vi si insinua solo a patto che sia stata bonificata, filtrata, disciplinata,ancora una volta.” Come l’arte aggiungo io.

“Il termine “merito” è gorgogliato oggi da tutte le voci del coro che starnazza intorno al feretro scolastico e universitario,con ugual gaudio.Da sinistra si strepita al merito e da destra risponde uno schiamazzo di gioia.” Il merito liberal liberista è la misura sbandierata anche dai populismi del qualunque emergente, aggiungo.

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“L’alternativa controeducativa dunque? Un’organizzazione (quella universitaria e scolastica in special modo) meno meritocratica e più democratica,più attenta alle debolezze ed alle differenze, siano esse nell’ambito dei saperi o nelle persone. Più devota alla pluralità e alla molteplicità, alla tutela e alla manutenzione di ciò che è minore e maginalizzato rispetto alle aspettative del sistema economico.”

 

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Charlie Hebdo Italia sisma

Terremoto,satira e primedonne

 

Commedia all’italiana

Riportiamo senza commenti un riassunto dell’articolo, firma di Gèrard Biard  apparso oggi sul settimanale satirico parigino Charlie Hebdo.

“Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, per essere un amministratore italiano e libero imprenditore, una promessa almeno l’ha mantenuta: ha querelato per diffamazione aggravata Charlie Hebdo perché arrabbiato delle note vignette di Félix e Coco. Pare un’accusa curiosa anche i relazione al  clima di isteria mediatica e politica che ha infiammato l’Italia sul concetto di offesa al buon gusto. Si vedrà se la giustizia italiana riterrà fondata l’accusa considerando anche il tanto lavoro che ha da fare in questi tempi. I giornali italiani in questi giorni sanno di comico. Mentre alcuni rivaleggiano per l’indignazione sulle nostre vignette altri seguono le inchieste dei magistrati tendenti a chiarire le responsabilità di quanto è accaduto ad Amatrice ed altrove anche alla luce del recente feuilleton sismico giudiziario de l’Aquila. Pare che alcuni di questi giornalisti non leggano neppure ciò che scrivono i loro stessi giornali. Ma il procuratore di Rieti ha detto senza mezzi termini che le vittime e i danni del terremoto non sono stati frutto di fatalità, ma di incuria, corruzione, irresponsabilità  e incapacità come ha fatto ben rilevare anche un giovane ingegnere sui social quando ha evidenziato con foto, chiare anche per i non addetti ai lavori, le cause incredibili dei crolli quasi casa per casa. Ma veniamo al sindaco di Amatrice. Chi avrebbe dovuto dotare il Comune di un piano di emergenza e farlo funzionare in ogni caso? Chi ha firmato i permessi di costruzione, chi ha deliberato e fatto seguire i recentissimi lavori di restauro della scuola crollata per intero? Chi doveva vigilare e intervenire sulla messa a norma degli edifici? Non dimentichiamo infine chi è il titolare pubblico delle procedure di appalto, dei contratti etc. In una regione ad altissima sismicità i lavori di messa a norma risultano fatti in disprezzo delle regole o addirittura proprio non fatti. Questa è una questione ben più grave-e mortale-rispetto ad una stupida storia di presunto oltraggio al bon ton della satira…

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Questa non è di Charlie Hebdo

Tradotto e riassunto da Giuseppe Campagnoli

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Articoli autori ReseArt Varia umanità

ReseArt rallenta.

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A causa della defezione o dell’allentamento di alcuni nostri autori e collaboratori per varie ragioni, siamo costretti a modificare la periodicità consueta di aggiornamento del blog. Riusciremo a garantire forse una sola uscita quindicinale finché permarranno queste condizioni. Rinnoviamo l’appello ai vecchi amici e ad altri che volessero raggiungerci ad aiutarci in questo compito di riflessione sulle importanti materie di cui abbiamo scelto di occuparci senza scopo di lucro. Ci piegheremo ma non ci spezzeremo.

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Oltre le aule.Nemo profeta in patria.

Un successo di qualità delle idee.

 

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“La scuola diffusa nella città educante” Cesena 12 Settembre 2016 Sala Rosa Cinema San Biagio. Si è parlato anche di Controeducazione. Sabato scorso un articolo con una intervista sulla scuola diffusa e la controeducazione di Paolo Mottana (docente ordinario di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca) su  http://www.criticaletteraria.org

Il Seminario è stato un successo  di qualità, degli esperti, degli organizzatori e del pubblico. Presto una sintesi dell’incontro, che avrà un seguito, sulla sezione del nostro sito dedicata all’architettura per la scuola e la cultura. 

E’ comunque d’obbligo fare un  passo indietro  per descrivere come vanno le cose oggi, tra luci ed ombre, nella scuola italiana. In tempo di riapertura delle scuole sarebbe stato interessante dibattere di edilizia scolastica o meglio di architettura scolastica e di scuola diffusa anche nella nostra regione. Alla fine della primavera del 2016 proposi all’amministrazione comunale di Pesaro,magari con la collaborazione del mondo scolastico e accademico, di organizzare un seminario nel mese di Settembre sulle tematiche degli spazi per l’educazione.La stessa proposta avevo esposto anche nella vicina Romagna.
Da Pesaro rinvii e promesse ma a tutt’oggi nulla di fatto. Il Centro di documentazione educativa del Comune di Cesena, grazie alla Prof.ssa Giornelli, accoglie invece la proposta e insieme al dipartimento di architettura Aldo Rossi dell’Università di Bologna, organizza una giornata di studi sull’argomento incentrata anche su idee innovative e futuribili come quella della scuola diffusa oltre le aule.
Il sottoscritto aveva invitato , per tempo, a divulgare la notizia del Seminario di Cesena anche alle confinanti scuole marchigiane, interpellando l’amministrazione scolastica statale nella sua sede regionale.

Non ho trovato la notizia neppure sulla bacheca degli uffici scolastici regionale e provinciali. E’ veramente un peccato. Questa riflessione amara ci fa anche rimpiangere la bella, anche se discussa, esperienza de “Le Marche una regione laboratorio” promossa e realizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche di allora e che impegnò negli anni tra il 2003 e il 2010 tutta la scuola marchigiana presentandosi ricca di spunti di ricerca, di esperienze sul campo e di connessioni con il mondo dell’università e delle imprese sane.

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La storia non finisce qui. Dulcis in fundo, due settimane  fa mi era stato chiesto, pare su segnalazione dell’ineffabile (pentita?) assessora all’istruzione pesarese, di partecipare, naturalmente, per me, gratis et amore dei , ad una kermesse intitolata “Città Liberi tutti” in programma a Pesaro da prossimo 24 Settembre. Gli organizzatori dell’evento, dopo avermi interpellato e richiesto la disponibilità,  l’altro ieri, con un scusa via mail, hanno pensato bene di liberarsi di un relatore forse non proprio in linea con la filosofia un po’ radical chic ma tuttosommato conformista della kermesse che pare rispecchiare quella della gestione culturale e popsofistica della città. Mi spiace per Pesaro e per le Marche, forse anche per l’Italia.

Intanto ecco il corto dell’intervento al Seminario di Cesena  di Giuseppe Campagnoli.

https://youtu.be/c17QJLn1jdo

 

Giuseppe Campagnoli

 

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Varia umanità

Di Maio, la crisi italiana e l’analfabetismo funzionale che ci frega

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Charlie Hebdo Satira Varia umanità

Charlie Hebdo. Matite scomode.

 

La vignetta in evidenza non è di Charlie Hebdo ma di un giornale tunisino. Nessuno ha detto nulla? E’ più sottile e forse anche più irriverente di quella d’oltralpe. La satira è spesso scomoda e qualche volta feroce. Altrimenti sarebbe umorismo spicciolo e basta. Ricordo quando Charlie pubblicò una vignetta quasi identica ad un nostro disegno che gli avevamo inviato su Daesh ed un’altra sulle stragi del mediterraneo. Abbiamo letto dai tempi di “Je suis Charlie “e anche prima molti numeri della rivista. Abbiamo scorso articoli e saggi, non solo guardato le figure! Questo avrebbe dovuto fare chiunque per criticare e stigmatizzare a ragion veduta. Ogni vignetta ha la sua storia e va vista in un contesto di scritti e di idee. La caratteristica di CH è di essere ultralaico e ultraesplicito perciò che riguarda la politica, il sesso, le religioni, le debolezze umane, compresa la morte che è uno degli aspetti fondamentali della vita e come questa va rispettata ma può al contempo essere descritta, esagerata, satireggiata anche proprio per esorcizzarne il potere assegnatole dalle superstizioni e dalle credenze popolari come le religioni spesso per nascondere le cattive ragioni che l’anno provocata prima del tempo. Si può dire che una vignetta è brutta o mal riuscita, che tiene poco o affatto conto della sensibilità delle persone ma non mi è mai parsa violenta o razzista. Anche noi italiani, spesso, nella satira  (ricordiamo Il Male..) adoperiamo gli stereotipi dei popoli che prendiamo di mira e non disdegnano di essere cinici descrivendo con l’ironia o il sarcasmo del racconto satirico le disgrazie  lontane da noi.  Le persone intelligenti sanno che il più delle volte si tratta del ricorso ad una metafora e non si offendono. Che non possiamo fare a meno della pasta ovunque e comunque non è un segreto come non lo è che le varie mafie abbiano contribuito non poco a ricostruire  il dopo-terremoti italiani  mentre il sangue delle persone uccise dal sisma diventa spesso oggetto di speculazione e di cinico mercato.E queste non sono vignette ma azioni.

Quando fa gioco e moda Je suis Charlie e quando mi tocca direttamente o indirettamente  Je ne suis plus Charlie. E’ comodo.

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Lo scopo di Charlie Hebdo è di denunciare e scandalizzare per far pensare. E invece ha solo guadagnato insulti ed improperi, a nostro avviso ingiusti, da chi non ha capito lo spirito di una vignetta comunque brutta o reazioni scomposte come quella del nostro ineffabile ministro dell’interno. La satira è anche impietosa.

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Lo stesso Charlie ironizzò sul dolore che li colpì atrocemente, persino con una vignetta sui funerali dei loro compianti amici e colleghi. Ironizzò anche sulle stragi di Parigi, Nizza e Brussels, su Maometto, il Papa e gli Ebrei, i morti del mediterraneo, in Siria e in Iraq..Hanno detto qualcosa gli italiani? Per capire CH bisogna leggere i suoi articoli e tutte le vignette ogni settimana. Castigat ridendo mores et terribilia. Resta il fatto che comunque non ci saranno forse più le ciniche e malefiche telefonate intercettate degli avvoltoi affaristi  ma più in sordina stanno guadagnando osti, trattori e archichefs in Italia e altrove con le loro ricette all’amatriciana di interessata carità e tutti i possibili sciacalli italici dei media, dell’ ingegneria, architettura, geologia,esperti  ed espertacci, costruzioni & Co.Chi è l’ipocrita? Non riproporremo le vignette che tanta sollevazione di popolo e di benpensanti hanno generato ma ne proporremo altre, nostre e loro, per capire. Parce sepultis.

Giuseppe Campagnoli

 

 

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Le belle scuole.

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Non c’è bisogno di costruire altre scuole e non c’è neppure bisogno di ricostruire quelle distrutte da eventi naturali o dall’incuria e disonestà dell’uomo. Se la metà delle scuole italiane non si può mettere a norma né ora né mai, l’altra metà è vecchia sia concettualmente che fisicamente. Rincorrere gli adeguamenti e i restauri per tutta la vita di edifici che funzionano solo metà del tempo e sono irrimediabilmente obsoleti anche quando progettati l’altro ieri è folle oltre che antieconomico. Gli spazi dove si fa scuola sono lo specchio di come è il modello di scuola oggi. Sostanzialmente quello di un secolo fa.Statico, fisso, sclerotico. Papini ripeterebbe ancora il suo appello del 1914:
“Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro la morte – contro lo straniero – contro il disordine – contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce l’uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.
Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi – in città e in campagna e sulle rive del mare – davanti a’ quali non si passa senza terrore.
Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all’immobilità, all’abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po’ di ricchezza a’ fratelli più ricchi o diminuirono d’improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m’intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita – e alla qualità e al diritto de’ loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c’è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.
Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli – con morali e codici in mano – delinquenti ma quest’altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall’utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?
…Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall’insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v’insegnavano…”

Papini è sicuramente discutibile e condannabile per altre  sue idee che rispecchiavano gli umori degli inizi del ‘900 ma non lo è, a mio avviso, quando parla dei luoghi simbolo della nostra società. I luoghi monumento del potere e della costrizione che tarpano le ali piuttosto che dispiegare la creatività e la voglia di apprendere.

A classroom for the future

Iternational competition Open Architecture Network 2009

Nuove scuole per un vecchio modello di scuola

Se è una quasi utopia fare a meno di punto in bianco degli edifici scolastici, brutti e deprimenti, dove si intruppano centinaia di persone a fare le stesse cose giorno per giorno e anno per anno, non lo è quella di costruire un nuovo modello di educazione che nel tempo porti con sé anche una nuova concezione degli spazi per apprendere. Piano piano si faranno uscire di più i bambini e i ragazzi dalle mura in cui sono costretti per apprendere in luoghi diversi e piano piano si ridurranno le scuole fino ad arrivare ad un numero minimo di architetture, diverse, aperte, solo introduttive ad una intera città che invita a ricercare e ad imparare e che diventa essa stessa scuola. Cinquant’anni, cento anni? Forse si o forse no. Comunque già porsi delle domande e prefigurare degli scenari profondamente diversi da quelli di oggi è un grande passo avanti. Non continuiamo, come si dice a Napoli, a scrufugliare sull’esistente ormai morto o sull’ennesima finta riforma epocale attraverso convegni, seminari, pubblici incensi ed autoreferenzialità. Si abbia il coraggio di assecondare la fantasia esperta ed un sogno  per vedere dove ci possono portare.

1 Settembre 2016

Giuseppe Campagnoli

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Politica Società

Corsi e ricorsi.

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“..le strade e le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l’intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che l’aveva proferito. Tra tanti appassionati, c’eran pure alcuni più di sangue freddo, i quali stavano osservando con molto piacere, che l’acqua s’andava intorbidando; e s’ingegnavano d’intorbidarla di più, con que’ ragionamenti, e con quelle storie che i furbi sanno comporre, e che gli animi alterati sanno credere; e si proponevano di non lasciarla posare, quell’acqua, senza farci un po’ di pesca….”
A MANZONI. “I promessi sposi” assalto ai forni. Oggi le piazze prevalenti sono quelle mediatiche e virtuali, sono i dannati social e le tavole rotonde televisive che contribuiscono ad intorbidire le acque già torbide della società anche con l’opera dei furbi che sanno comporre storie ammalianti e provocatorie.

Giuseppe Campagnoli

 

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Politica Sociale

Italiani. Déjà vu? Remake. (4)

di Giuseppe Campagnoli

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Gli italiani. Dèjà vu?

Giuseppe Campagnoli 2009

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Quarta puntata

Italia, Europa, civiltà e modernità

L’Italia, in quanto a morale, è quella più carente di qualsiasi altra nazione europea e civile perché è manca del tutto di quei principi che hanno generato e fatto evolvere la civiltà stessa ed ha perduto anche il ricordo di quelli che il progresso e l’illuminismo hanno distrutto.

Per questo, risulta inferiore alle nazioni più colte e più istruite, più sociali, più attive e più vivaci di lei, ed è allo stesso tempo al di sotto anche di quelle che fino a ieri erano le meno colte e istruite e le meno socialmente avanzate dove ancora si conserva gran parte dei pregiudizi dei secoli passati e solo grazie ad una certa “felice” ignoranza si mantiene qualche garanzia di morale mentre prevale la povertà di ciò che deriva dall’etica per la società e il sentimento d’onore che dovrebbe in essa prevalere.

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cultura islam religione

Burkini.

Ci siamo di nuovo. Se c’è una cosa che non bisognerebbe fare è dare risalto a conflitti che ingigantiscono più se ne parla in tv,sui giornali, nei social, nei media in generale. Il caso burkini, dopo quello delle dame velate dell’islam, del burka e via discorrendo sta provocando l’ennesima pericolosa diatriba cultural-religiosa. Eh si, ancora la religione. Quando questa detta i costumi della gente e sovrasta la laicità delle nazioni, può diventare un pericolo per la libertà e le democrazie. Ammesso che si vogliano libertà e democrazia. Ne abbiamo già parlato. In questa occasione non vogliamo ripeterci ma ci esprimeremo con delle immagini eloquenti sulle mode, sui conflitti, sulla libertà della donna nelle varie culture e nei vari culti, sulle società dominate dai maschi. Per noi si può andare al mare, per strada, al cinema, in piazza e ovunque, in clergyman, tuta mimetica, scafandro, bikini e burkini, abito da suore, e via discorrendo, purchè ci si possa vedere in viso e la scelta non sia indotta o imposta da nessuno e da niente che non sia la propria libera ed incondizionata scelta. Una carrellata di pensieri e di provocazioni per riflettere. Giuseppe Campagnoli Ferragosto 2016