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Doppia intervista probabile. L’arte della comunicazione babelica: un mestiere impossibile.

 

Volevo fare l’interprete. Una scuola dove è difficile entrare ma dalla quale è altrettanto difficile uscire e un mestiere aleatorio e d’élite,

Riportiamo, nella categoria arte dell’educazione e dell’istruzione del nostro blog, una sintesi di una doppia intervista ad un aspirante interprete e ad un notissimo professionista della mediazione linguistica e della comunicazione entrambi reali seppure anonimi.

 

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arte della politica Benefattori Che tempo che fa Comunicazione Costume Varia umanità

Ritorna l’intervistatore inesistente.

Ecco l’ineffabile anchor-man per eccellenza che, “da sinistra”, difende ed elogia il mercato. Ricordiamo i nostri post di tempo fa per ribadire il concetto che pare sfuggire ai più, spesso in malafede, secondo cui è bene che il servizio pubblico non si contamini con il privato (sponsors, appalti, pubblicità, contratti fuori budget..) per mantenere autonomia, indipendenza dalle logiche di mercato ed etica sociale.

Fabiofazio dicet

Gramellini ducet


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Buonasera. Educivis.

Il galateo è un insieme di regole borghesi per una società di privilegi. L’educazione civica è un insieme di regole di convivenza sociale per evitare che la mia libertà limiti quella dell’altro e per tendere all’equità e all’inclusione. Il problema allora non è solo Galanm, Marino, il Richelieu-Orfini o chiunque della politica o del pubblico impiego truffi, rubi o corrompa.

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Il problema è grave perché si è in una posizione di servizio allo Stato (quindi non solo il popolo) ma è altrettanto grave che il privato faccia lo stesso nei confronti dei cittadini approfittando magari di posizioni di monopolio di categoria e di comunicazione  anche piccole e quotidiane. Molto spesso i luoghi comuni vengono fatti passare per emergenze nazionali oppure minimizzati dai media che non conoscono né il galateo né l’etica.Gli italiani vengono così “educati” civicamente dai telegiornali ad usum delphini, dalla pubblicità, dai giornalisti pennivenduti, dalla politica populista e liberista, dai santoni e guru della protesta o del buon senso da bar.Gli italiani vengono “educati” da tutti meno che dalla scuola e dalla famiglia, gli unici soggetti che educandosi a vicenda hanno la patente per educare, non al galateo ma alla vita. Poiché invece tutti educano o pretendono di educare da diversi improbabili pulpiti, non ci meraviglia affatto, senza essere influenzati, che Galan vada ad insegnare educazione civica nelle scuole. Volsi così colà dove si puote, e più non dimandare!

Giuseppe Campagnoli 30 Ottobre 2015

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analfabetismo motomondiale sport sportività Valentino Rossi Varia umanità

L’arte di usare la testa!

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Era lo slogan della scuola d’arte che dirigevo negli anni ’90 e che ora ben si attaglia al “fenomeno” Valentino Rossi non-campione nelle tasse, nelle spacconate, nell’arroganza ignorante e ora nella responsabilità ed etica sportiva. Condivido parola per parola gli articoli di oggi su La Stampa in merito all’episodio. Certe schermaglie ci sono sempre state, ma oggi sono coram populo per via delle telecamere e chi ha buon senso dovrebbe usarlo. A parte i nazionalismi e i campanilismi nostrani i due piloti hanno avuto comportamenti estremamente scorretti, ma chi ha responsabilità per un traguardo importante come il trofeo mondiale ha certamente più colpa! Non ci sono scuse e la nemesi storica non perdona! Ciò che conta infatti non sono i miliardi ma la memoria.

Quando i campioni vanno in tilt

 

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abusi aria fritta arte Arte d'oggi artisti educazione artistica

Art’è o non è?


  

OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

 

Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

“Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

Giuseppe Campagnoli

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abusi arte della politica burocrazia calamità cittadini città Costume dipendenti pubblici Educazione equità sociele

Buonasera. Senti di chi non si parla.

Torno, con il mio Buonasera, sulla questione dell’etica pubblica rievocata ancora oggi nel Buongiorno di Massimo Gramellini per raccontare, da contraltare a scandali e truffe a stato e cittadini,  una storia vera, come tante.

“Il nostro italiano, dopo la laurea a soli 23 anni agli inizi degli anni ’70 con un percorso difficile, senza molti soldi e con una carriera universitaria preclusa perché non si poteva essere mantenuti fuori casa per il tempo necessario a partecipare ai concorsi facendo l’assistente volontario; dopo un ingresso nel mondo del lavoro anch’esso pieno di sacrifici e rinunce (c’erano già allora laureati che dovevano fare altri mestieri per la crisi ricorrente e la disoccupazione ai livelli di oggi!) ha trascorso una parte della vita nella professione libera e una parte nella scuola. Da professionista vòlto al sociale e fondamentalmente educato all’ onestà non si è arricchito convinto di dare anche come dovere civile. Da uomo di scuola e amministratore locale pro-tempore per passione verso la collettività non si è egualmente arricchito. Ha invece conservato il patrimonio più prezioso che è l’orgoglio ( la vita e le numerose testimonianze di ex studenti, di docenti e famiglie me ne hanno dato la conferma) di aver formato bravi professionisti, insegnanti, artigiani e di aver lasciato un segno,spero non effimero,nella società con le sue piccole opere e il suo impegno quotidiano lungo l’arco di quarant’anni.. Ha lavorato prevalentemente come pubblico dipendente e ,come si dice servitore dello Stato (quello Stato vero, fatto da cittadini onesti,che guadagnano il giusto con il loro lavoro, pagano le tasse e partecipano democraticamente alla vita civile contribuendo al progresso e all’equità sociale) insieme a tanti altri che non hanno approfittato del loro ruolo ma hanno dato tutto per la società civile senza voler mirare al profitto o ai facili guadagni. Spesso ha dovuto difendere la publica utilitas e chi vi lavora dagli attacchi sovente incivili e analfabeti di tanta parte della società (oggi scatenata dietro l’anonimato e la provvidenziale deregulation del web) che considera il lavoro esclusivamente come dedicato parossisticamente al proprio profitto anche a discapito degli altri (la cosiddetta concorrenza), all’accumulo di ricchezza senza dare nulla alla collettività (l’evasione fiscale) o,infine, al tendere costantemente ad una vita al di sopra di quelle possibilità che la Costituzione indica come caratteristiche del vivere dignitosamente non avendone né le capacità né il merito.Ora il suo lavoro principale, utilizzando gran parte di quel “salario differito” che si chiama pensione, guadagnata abbondantemente con 40 anni di impegno e di versamenti e considerata quasi un risarcimento per anni di stipendi meno che “europei”, è quello di contribuire alla formazione dei figli che lo meritano perché sono capaci ed onesti e, non secondario, di continuare ad educare anche con la ricerca,la scrittura e i nuovi media, quella gran parte di cittadini disorientati e perniciosamente influenzati dai tribuni e dai miti di successo effimero di turno che in Italia hanno avuto tanto appeal fin dai tempi non troppo lontani dell’unità,ahimè,ancora incompleta,della nazione. Questa potrebbe essere la storia minima di tanti vecchi italiani che si sentono “saggi” e mettono la loro esperienza al servizio della collettività e da questa dovrebbero essere accolti e “sfruttati” per quel che hanno fatto e continuano, a dispetto dell’età, a saper fare, come avviene in paesi più civili, invece di essere bersaglio di drammatiche opinioni pubbliche populiste basate su stereotipi di “invidia sociale” e di disinformazione”

Molte di queste storie andrebbero raccontate per pareggiare i conti con il torbido in cui i media spesso si crogiolano come se fosse la regola della nostra Italia.

Giuseppe Campagnoli 24 Ottobre 2015

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abusi amministratori arte della politica Benefattori consumatori dipendenti pubblici Ecomomia equità sociele

Buonasera.Perchè Sanremo non è sempre Sanremo.

L’arte di arrangiarsi.

Non è vero che si ruba solo con l’assenteismo pubblico. Il fenomeno è anche nel privato e oltre a manifestarsi tra i dipendenti tenuti ad un orario è rilevabile, in forme diverse, tra professionisti, mercanti, artigiani. Avviene tutte le volte che paghiamo un prezzo esorbitante per servizi e beni scadenti, sbagliati o addirittura truffaldini, senza alcuna difesa anche peggio che nel pubblico. Andare in tribunale o da una associazione di consumatori, quasi sempre aggiunge danno a danno e beffa a beffa.

Leggi, regole, sanzioni certe e rapide insieme ad una diversa organizzazione del lavoro dipendente e autonomo risolverebbero molto e presto. Nessuno conta i danni ai cittadini per le “ruberie” legalizzate e non, di taluni commercianti, dentisti, notai, idraulici, parrucchieri, ristoratori, mezzibusti, giornalisti…

Nel pubblico invece (fatta eccezione per le professioni in cui la presenza oraria è difficilmente evitabile: docenti, medici.,) si dovrebbe finalmente arrivare a organizzare il lavoro non per tempi ma per risultati. Ecco un nuovo efficace contratto: per questo stipendio devi fare queste attività, ottenendo questi risultati di qualità, in questi tempi, nei luoghi e con gli strumenti deputati, con queste modalità, pena riduzioni di stipendio e di altri benefici oppure, nei casi certi e gravi il licenziamento. Niente orologi e tornelli ma obbiettivi da raggiungere. Correre dietro alla mera misura della presenza e dei tempi è una battaglia persa e Gramellini e C. scriveranno ancora ironie e sarcasmi sugli scandali e scandaletti di questi pubblici fannulloni!

Giuseppe Campagnoli

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Architettura Cibo decrescita Expo Fame nel mondo Milano

Expo pop 2015. Si chiude.

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Si chiude l’evento clou dell’estate italiana. I nostri filmati-girotondo all’interno dell’esposizione mostrano ironicamente e criticamente alcuni aspetti discutibili ed evidenti della kermesse. Hanno anche meritato una menzione al London International Creative Competition. La passerella di multinazionali del cibo, delle griffe varie(spazzatura e non) e del lusso non fa onore al tema dell’esposizione e non vorremmo che la Carta di Milano fosse la solita ipocrita messa a tacere delle proprie coscienze individuali, collettive, politiche e sociali: una specie di globalizzazione del principio di carità opposto a quello di equità sociale mentre la vera azione efficace sarebbe quella di combattere, insieme alla povertà anche la ricchezza e la speculazione che sono spesso all’origine dei mali incombenti sull’umanità: guerre, fame, avversità climatiche, migrazioni forzate. Politici e gestori dell’evento gridano ai quattro venti mediatici i numeri di quello che dovrebbe essere un successo planetario.

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Alimentazione Cibo multinazionali Natura sicurezza sostenibilità

La carta di Milano. L’arte dei buoni propositi.

Ecco il testo della Carta di Milano, la carta dei buoni propositi per l’alimentazione nel mondo lanciata all’Expo 2015 di Milano.

Ed ecco il nostro manifesto visuale sulle sensazioni che una visita all’Expo ci ha suggerito. Metteteli a confronto e poi traetene le conclusioni.

Queste alcune parole chiave:

Sostenibilità ambientale

Equità

McDonalds

Cibo sano

Acqua pulita e gratuita

Energia sostenibile

CocaCola

SlowFood

Equo accesso al cibo a tutti

Agricoltura equa e sostenibile

Monsanto

Nutella

Fame

Gourmet

Mezzogiorno di cuoco

Nestlé

Tutela

ecosistemi

Benetton

Burger King

Eataly

…………………….

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Papa Francesco religione saggezza Varia umanità vaticano verità World

Buonasera

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L’arte di fare il Papa

Ecco il primo articolo speculare al Buongiorno di Gramellini su la Stampa. Stesso tema, due punti di vista contigui o opposti. Il papa re  troppo romano e poco ecumenico? E’ il minimo peccato di questo papa molto mediatico, forse più del suo santo pre-predecessore. Una boutade progressista contro tre passi indietro nella dottrina più vecchia e retriva. E’ questa la strategia? E’ un modo di fare ondivago levantino e latino-americano che io conosco bene avendo avuto racconti in merito da una delle poche eccezioni a questo comportamento: uno zio vescovo salesiano missionario ( lui davvero diventato un sant’uomo quando si spinse a dire che se essere accusato di aiutare i poveri indios amazzonici contro lo sfruttamento, organizzarli in cooperative e combattere gli agrari e gli speculatori voleva dire essere comunista allora lui lo era!). Io non sono laico come si definisce Gramellini. Per tradizione e storia familiare sono un libertario agnostico che, contro ogni evidenza, crede ancora che la chiesa debba essere nettamente separata dallo stato e che il sentimento religioso è solo ed assolutamente privato. Che poi il Vaticano sia una nazione a sé stante è la più grossa anomalia di questo mondo, retaggio ottocentesco di una sudditanza mai sopita. Vi sono altri stati sovrani fondati sulla religione! E’ da tutto ciò che derivano le esagerazioni del papa e le sue continue esternazioni pesudo-pop. E’ bravo nel suo mestiere di evangelizzatore subliminale e la guerra con le altre religioni dominanti è sottile e passa anche per i riferimenti, le bacchettate, le stigmatizzazioni (giuste nei contesti ma per quali finalità?) dei poteri economici, politici, militari. Pochi e rari gesti concreti seguono. Solo simboliche concessioni come gli ospiti migranti delle parrocchie e i rimproveri qua e là al capitalismo e alla finanza con cui il Vaticano ha fatto affari d’oro fino a ieri (?). La povertà della chiesa è un’altra. E la vera battaglia da fare (come diceva un racconto su di un cammello e un ago) sarebbe quella contro la ricchezza che sempre proviene da crimini e sopraffazioni checchè se ne dica. Il sindaco Marino ha fatto le spese anche di questa risibile veemenza anticasta vaticana e ora ci aspettiamo altre “zeppe” e altri sottili e rocamboleschi ovattati “stop” anche sulle materie sensibili dei diritti civili e dell’etica.

Giuseppe Campagnoli

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Alimentazione Cibo Esposizione Universale LICC Video

Expo-pop 2015. Honourable mention alla London International Creative Competition

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Il videoclip Rondeau Ex-pòp 2015 Short, prodotto da ReseArt e realizzato da Giuseppe Campagnoli ha ricevuto una Honorable Mention alla LICC (London International Creative Competition). L’unica opera d’arte riguardante l’Expo di Milano tra i vincitori. Dopo il discreto successo in rete per un video non sponsorizzato nemmeno dall’autore, questa è una buonissima notizia. Ecco la trascrizione della mail di comunicazione: “

“Dear giuseppe

As we had mentioned in our previous email, we had planned to organize a small event in London at the end of October to honor the winners of the 2014-2015 competitions.

However, after polling this year’s winners to see how many would be able to make it to London for such an event, only a handful have responded that they could attend in person. Most of the winners would need to travel from overseas and find it impossible to make such a long trip for a one-night event.

So, since the majority of the winners will not be able to make it, we have decided to cancel the event in London this year, and will instead arrange to have your trophies sent to you.

We are truly sorry to not be able to see you all and honor your achievement in person, and we appreciate your understanding. We will be contacting each of you at a later date regarding details for shipping your LICC trophy to you.

Thank you so much for your support of LICC and congratulations once again on being selected as one of our winners.”

Sincerely,
Hossein Farmani
President, LICC

 

Ecco il cortometraggio vincitore della menzione:

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Education Erasmus europa LLP mobilità Scuola studenti università

Erasmus 3.0.

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Prendo spunto da un articolo su l’Internazionale intitolato “Cinque grafici dicono che l’Erasmus è la cosa giusta da fare” per confutare parzialmente i concetti espressi e soprattutto per ribadire la necessità di diffidare della pseudoscienza statistica che dà una visione parzialissima della realtà e della sua complessità. La mia esperienza nel campo dell’educazione e dell’istruzione, nonché del merito, mi conferma ad ogni piè sospinto che piove sempre sul bagnato e che in realtà anche l’Erasmus è una iniziativa molto “di classe”. Anche i nostri meritevoli e capaci che usufruiscono di borse e sussidi (ammesso e non concesso che le loro dichiarazioni dei redditi familiari non siano fallaci e truffaldine!) quando “vincono” una borsa Erasmus entrano in un mare di guai. Nulla da dire sulla bontà dei principi e sull’efficacia dello studiare e del vivere per mesi all’estero, sulla crescita personale e sull’esercizio all’autonomia ed alla risoluzione di problemi. Molto da dire sul rispetto dei diritti sanciti dalla Carta degli studenti Erasmus che per lo più resta “sulla carta”. Abbiamo già raccontato in passato una storia significativa. Molte altre ce ne sono state raccontate di simili. Fatto sta che se uno studente proveniente anche da una famiglia di media borghesia deve affrontare questa esperienza si trova difronte a tre ostacoli non indifferenti: la ricerca di un alloggio a prezzi non esosi, il costo della vita nella città ospitante, l’aleatorietà della garanzia di riconoscimento del percorso di studi effettuato all’estero dalla propria università. Il contributo dell’università al “vincitore” della borsa è a dir poco ridicolo: in genere non riesce a coprire nemmeno un quinto del spese che lo studente dovrà sostenere nel periodo di studi all’estero. La ricerca di un alloggio dignitoso anche per uno studente, non rischioso e a prezzi sostenibili è una specie di odissea che spesso non si conclude con successo. Si è preda facilmente di truffe, approfittatori, consorterie religiose e laiche, siti dedicati e applicazioni, tutti pronti a lucrare sugli studenti. E quanto più la città ospitante è grande e prestigiosa tanto più la situazione si aggrava. Quasi mai si riesce ad usufruire di servizi residenziali dell’Università che sono in genere riservati a pochi, quando ci sono. Chi ne fa le spese nella maggior parte dei casi è lo sponsor investitore: la famiglia che deve aggiungere ulteriori sacrifici a quello che già fa per mantenere il figlio all’università, magari fuori sede. Qualcuno ci ha riferito di aver chiesto prestiti alle banche pur di agevolare l’esperienza del figlio. Non ci pare che si possa parlare di educazione, di equità sociale e di eguaglianza nel diritto allo studio! Queste cose vanno dette anche nei panegirici ricorrenti sull’Erasmus che ora, quasi beffardamente, si chiama anche Plus! E’ colpa del sistema e del progetto? E’ colpa delle università e degli stati che investono poco e male distribuendo in modo inefficace le risorse ricevute? Fatto sta che occorrerebbe una riforma e una rimodulazione tali da rendere la Carta dei diritti e dei doveri dello studente Erasmus un testo realistico e rispettato.

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Da Sabato : “Buonasera”

Da sabato prossimo su questo blog “Buonasera” un articolo alla settimana contrappasso ai “Buongiorno” di Massimo Gramellini che trattino di arti, educazione, scuola, arte della politica. Un atto ” odi et amo” al mio editorialista liberal preferito di cui spesso non condivido le idee un po’ liberiste.

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Accademie, Conservatori…Le università delle arti?

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Tempo fa pubblicavamo nel documento sulla “Formazione artistica” insieme all’Associazione Artem Docere questo testo sulle Accademie di Belle Arti.

“ACCADEMIE DI BELLE ARTI
Il percorso formativo del disegno e della storia dell’arte, insegnata come successione di linguaggi ha la sua naturale conclusione con l’ istituto delle Accademie di Belle Arti.
Riepilogo iter normativo – Con la Legge n. 508 del 1999 si è realizzata una grave anomalia nel sistema della formazione terziaria italiana: in modo difforme rispetto ai paesi europei, le Accademie di Belle Arti sono state fatte confluire, con i Conservatori, nel comparto AFAM, un sistema che avrebbe dovuto trasformarle in senso universitario, sia per ordinamenti, sia per dignità. Di fatto, le Accademie erano pronte al passaggio, perché già organizzate sul modello di formazione terziaria, mentre i Conservatori erano preventivamente chiamati dalla Legge (art. 2, c.7, lettera c) a far confluire gran parte del proprio personale docente e discente negli istituendi Licei musicali. Infatti, la maggior parte dell’ utenza dei conservatori era ed è di età inferiore ai diciotto anni e sprovvista di diploma di istruzione secondaria superiore. (Vedi anche il parere espresso dal CUN nel documento del 23.12.2011 – prot. n. 1700 – che dimostra la sostanziale difformità delle relative strutture didattiche e la conseguente distanza giuridica dei Conservatori rispetto al livello terziario della formazione universitaria).
Apprezzando il nuovo indirizzo di questo Ministero che ha voluto giustamente ricondurre le istituzioni Afam entro il Comparto universitario, con la soppressione della dirigenza Afam, auspichiamo che i prossimi e urgenti provvedimenti consolidino tale percorso appena avviato. Pertanto sarà necessario:
1. Distinguere ambiti e percorsi fra le Accademie ed i Conservatori, attraverso un adeguato provvedimento legislativo;
2. Abolire la rappresentanza delle Accademie all’interno del CNAM;
3. Ampliare il CUN con l’istituzione di una nuova e specifica area disciplinare dedicata alle Arti Visive;
4. Riconoscere lo status giuridico ed economico universitario ai docenti attualmente in ruolo nelle Accademie, in considerazione dell’esiguità del numero e del già avvenuto superamento di prove concorsuali nazionali per esami e titoli di livello universitario;
5. Istituire un’ Abilitazione Artistica Nazionale come nuova procedura preliminare al reclutamento, in analogia all’ attuale modalità universitaria, prevedendo un eventuale canale preferenziale per il personale docente precario, peraltro numericamente molto ridotto. L’attuazione di tali punti corrisponde a criteri di razionalizzazione, oltre che a principi di maggior economia ed efficienza; sana il vuoto normativo rispetto a quanto previsto e mai attuato dalla Legge 508 del 1999; garantisce l’applicazione del comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione Italiana e realizza l’allineamento della formazione artistica italiana a quanto avviene nel contesto europeo e internazionale.
La presente proposta non solo trova sostegno presso la gran parte del corpo docente accademico, ma soddisfa anche le aspettative di una larga fetta di intellettuali che hanno ritenuto opportuno sottoscrivere un appello finalizzato alla soluzione di questo annoso e grave problema.”

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Aldo Rossi o Renzo Piano. Due visioni della vita.

di Giuseppe Campagnoli

Aldo Rossi (1990) e Renzo Piano (1998) restano per ora gli unici due italiani ad aver conquistato il Pritzker Prize. Diffido di tutti i premi, gli oscar e le nominations, soprattutto quando nell’elenco d’onore vedo più alcune bandiere di altre (guarda caso della nazione che ha indetto il premio o di quelle affini) ma credo  che i due italiani rappresentino due modi di concepire l’architettura, l’arte e quindi la vita diametralmente opposti.

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L’architettura della scuola e l’educazione alle arti.

In questo autunno 2015 ReseArt rilancia due temi importanti per la cultura italiana e non solo. Uno riguarda i luoghi fisici della città dove si fa cultura e si insegna, l’altro la formazione e l’educazione alle arti dei cittadini in età scolare e non.

Il dossier  completo di ReseArt su questi temi:

 

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L’iniziativa “Scuola senza mura” timidamente lanciata ai primi di Settembre viene riproposta a partire dalla ricerca di amministrazioni sensibili, studenti, docenti e personale della scuola, cittadini, associazioni e privati interessati a fungere da sponsor culturali e/o finanziari e a collaborare per organizzare una giornata di scuola diffusa (La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0nella città con workshops tematici ed una simulazione di una giornata scolastica senza le aule ordinarie. Chiunque fosse concretamente interessato può scrivere e proporre la propria adesione (come sponsor, volontario, partner etc.) a: researt49@gmail.com all’attenzione del Prof. Giuseppe Campagnoli.

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La scuola senza mura.

Gli articoli di architettura scolastica e scuola diffusa di ReseArt. Cliccare sulle immagini per aprire i links.

Sorgente: La scuola senza mura.

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La formazione artistica.

La formazione artistica non è solo la storia dell’arte

Apprezzabile la sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni culturali, come da “intesa del 28 maggio”, nell’intento di tornare sui propri passi rispetto a quanto la riforma Gelmini ha imposto all’insegnamento della storia dell’arte. Nel mio ruolo di “Referente” del gruppo di studio sulla “Formazione Artistica” dell’Associazione ARTEM DOCERE, ho contribuito all’azione instancabile e meritoria del sodalizio per stimolare e sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché rivedesse le sue scelte sulla cultura artistica in Italia. L’Associazione ha confezionato per il Ministero e reso pubblico un ampio e corposo dossier che pare abbia avuto una prima risposta limitatamente all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Ma questo non basta. L’insegnamento della storia dell’arte è solo un aspetto del grande campo dell’educazione in generale e della formazione artistica. Entrambi devono contribuire a consolidare nei cittadini la capacità di “leggere”, “comprendere”, e “applicare” un vero e proprio linguaggio con precise conoscenze e abilità in campo creativo, così come avviene in quello della lettura, della scrittura e dei saperi scientifici.

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Migrare nell’Europa senza confini.Ancora un déjà vu?

Non commentiamo ma giriamo questo bel racconto di realtà vissuta.
https://www.facebook.com/candida.nastrucci/posts/10153578575542394

Nantes 2014 Giuseppe Campagnoli
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Il Volo. La canonizzazione mediatica.

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Oggi vorremmo parlare di musica e di canzonette. Sì, di questo si tratta, di canzonette, cantate bene, con gigioneria e professionalità giovanile, ma pur sempre canzonette. Sono giorni che tv e social occupano spazi ridondanti e a volte stucchevoli per difendere il famoso trio di ex enfants prodige, Il volo. Soprattutto la Rai che li ha in qualche modo aiutati ad inventarsi  ora fa una sorta di terapia di mantenimento del successo contro tutto e contro tutti anche contro le stupidaggini  del gossip, ammesso e non concesso  che non si tratti di una eccellente orchestrazione (!) pubblicitaria. Si sono mossi tutti: i paeselli d’origine, attori, direttori di giornali pettegoli, giornalisti e fans bambini, casalinghe e nonni (la platea maggioritaria di sostenitori del trio). La nostra non è una nota sociologica giacché è facile capire come certi successi nascono e si alimentano nel mercato (anche internazionale) grazie allo stato conclamato della cultura e degli alfabeti mondiali. Si è mosso arditamente anche l’ineffabile Mario Luzzatto Fegiz per fare dei cantantini del Volo addirittura gli eredi di Pavarotti! Siamo sulla scia perversa degli Allevi e dei Bocelli, surrogati della bella musica in un instabile cavallo tra il pop melenso e il classico “vogliomanonposso”. Se il mercato comanda dobbiamo inchinarci alla pecunia che qualcuno diceva “non olet“? Altri sono i vanti culturali del nostro paese e i numeri da capogiro non giustificano gli osanna e soprattutto non ne fanno degli artisti. Tutti sono dei bravi e talentuosi esecutori o compositori. L’arte come abbiamo più volte detto, è tutt’altra cosa! Che siano dei bravi ragazzi quelli del Volo sinceramente nulla ci cale. Ci cale invece-e qui l’invidia o il populismo tanto sbandierati per rintuzzare le migliaia di critiche e ahimè anche di insulti (che hanno avuto l’effetto contrario) nulla ci azzeccano- che chiamino lavoro faticoso un’ attività che pochissimo ha a che fare con il vero lavoro, quello che produce ben altri redditi pur producendo servizi e vantaggi considerevoli e diretti per la società e che dovrebbe avere migliaia di fans e applausi a scena aperta ogni giorno: l’operaio, il bracciante, l’insegnante, il medico, il poliziotto…D’altra parte, ammettiamo di invidiare molto i  nostri eccellenti scienziati e ricercatori, i premi nobel e gli artisti e tanti altri talenti che non hanno mai inseguito la gloria e la ricchezza. Ce ne sono tanti da invidiare. I nostri ragazzi tanto cullati dai media cantano bene, sono stati costruiti bene insieme per il business canoro e sono una efficiente macchina da soldi. Ma non parlateci di eroi dell’Italia nel mondo o di artisti. Le TV comincino finalmente a parlare di cultura, quella vera che ha altri protagonisti.

Giuseppe Campagnoli 2 Ottobre 2015