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Analisi del 2014

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.000 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Varia umanità

Lo sguardo educato (7)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

La città in bottiglia

 Il Panorama costituiva una struttura architettonica nuova e quindi all’architetto era riconosciuto un ruolo fondamentale. Barker nel suo brevetto descrive molto bene come scritto nell’articolo Lo sguardo educato (2). I primi Panorami non avevano un aspetto elaborato e sembravano davvero delle tozzi “bottiglioni”. La società dei consumi e del tempo libero accolse con meraviglia lo show biz dei Panorami che, tuttavia, conobbe anche un calo di consensi dopo le tante rappresentazioni di battaglie e città lontane. Bisognava cambiare e perfezionare la struttura e le attrattive per riaccendere la popolarità del Panorama. Una vera e propria innovazione fu il Colosseum di Hornor che aprì al pubblico nel 1829 presso il Regents Park a Londra e divenne subito un’attrazione alla moda e un punto d’incontro per i turisti. Decimus Burton lo progettò secondo il modello del Pantheon, con un diametro di 38 m. e un’altezza di 24 m. Come ebbe a notare Hittorf, il Colosseum è la copia-interpretazione del Pantheon realizzato da Canova a Possagno.

Il Colosseum di Decimus Burton, incisione da Londrees Modernes, Parigi 1862. Antonio Canoca (1757-1882), Tempio canoviano, Possagno. Terminato nel 1870, dopo la morte dello scultore, ne accoglie la tomba.
Il Colosseum di Decimus Burton, incisione da Londrees Modernes, Parigi 1862.
Antonio Canoca (1757-1882), Tempio canoviano, Possagno. Terminato nel 1870, dopo la morte dello scultore, ne accoglie la tomba.

Il gigantesco panorama dipinto da Thomas Corner, rappresentava la vista di Londra dal campanile della Cattedrale di St. Paul. Al centro si alzava una torre definita con gli stessi parametri del campanile. Alta 11,5 m. racchiudeva un ascensore centrale e scale a doppia elica. Da qui si raggiungeva la piattaforma di osservazione. Al di sotto della torre da cui si osservava il Panorama si apriva una vasta rotonda con la funzione di spazio espositivo per sculture. E poi serre e sale per intrattenimenti vari. All’esterno era stato costruito un parco che con l’aiuto di specchi e trucchi scenografici appariva notevolmente più vasto di quanto non fosse in realtà. Fontane, cascate, grotte, terrazze, fiori e piante esotici, passaggi sotterranei, un giardino zoologico e anche un cottage svizzero dalla cui finestra si poteva ammirare un torrente e una cascata. Alla sera il giardino era illuminato da lampade a gas nascoste tra le piante mentre una luna artificiale risplendeva in cima all’edificio.

Colosseum, veduta interna con il panorama di Londra, prima del suo completamento, Guidhall Library, Corporation of London.
Colosseum, veduta interna con il panorama di Londra, prima del suo completamento, Guidhall Library, Corporation of London.
Cottage svizzero nel parco del Colosseum
Cottage svizzero nel parco del Colosseum

In un testo di Edward Walford, tratto da Old and New London, si legge: “In alcune dimore nel Regent’s Park vi hanno abitato illustri personaggi tra cui Ugo Foscolo, durante l’esilio dall’Italia. Qui si costruì un cottage (il famoso Dygamma Cottage presso South Bank a Regent’s Park) arredato lussuosamente e con gusto. Ai suoi amici diceva: “ Ricco o povero morirò da gentiluomo, in un letto pulito, circondato da busti di grandi uomini…e siccome dovrò essere seppellito in Inghilterra, sono felice di avere, per il resto della mia vita, un cottage indipendente, circondato da arbusti e fiori, dove coustrirò una piccola abitazione per il mio cadavere”. In realtà morì a Turnham Green nel 1827 e fu seppellito a Chswick.”

La tomba di Ugo Foscolo nel cimitero di St. Nicholas a Chiswick. dopo decenni di degrado è stata restituita al dovuto decoro pur non contenendo più i resti del poeta trasferiti nel 1871 in Santa Croce a Firenze.
La tomba di Ugo Foscolo nel cimitero di St. Nicholas a Chiswick.
Dopo decenni di degrado è stata restituita al dovuto decoro pur non contenendo più i resti del poeta trasferiti nel 1871 in Santa Croce a Firenze.

Per mantenere un tale progetto sempre all’altezza per soddisfare le aspettative del pubblico servivano finanziamenti importanti. Hornor non fu più in grado di pagare i suoi debiti. Susseguirono altri imprenditori ma la gestione fu sempre in perdita. Il colosseum fu demolito nel 1875.

Come abbiamo già detto il Panorama nasce a Londra ma la vera capitale fu Parigi. Nel 1799 Robert Fulton si accordò con Barker e fu il primo a mettere in atto l’importante licenza con la costruzione del primo teatro circolare al Jardin des Capucines. Tra il 1800 e 1801 si aprirono una dopo l’altra altre due rotonde nei giardini dell’Hotel de Montmorency-Luxembourg, nel Boulevrda Montmatre, demolite poi nel 1831. Nel 1809 fu inaugurata una nuova rotonda all’angolo di Boulebard des Capucines e Rue-St-Augustin. Nel 1831 Charles Langlois, primo ufficiale di Napoleone aprì la sua rotonda in Rue des Marais-du-Temple inaugurata con la Battaglia navale di Navarino. Una delle grandi innovazioni fu la piattafarma con i connotati della poppa di una nave dove lo spettatore era chiamato a partecipare alla battaglia trovandosi al centro dell’azione. Langlois perfezionò l’imitazione del terreno, potenziò l’effetto con l’illuminazione a gas per simulare il fuoco, e ventilatori per mutare la brezza del mare. Il successo fu clamoroso tanto che l’architetto Jaques Ignace Hirtoff, richiese la costruzione di una rotanda dal diametro di 40 m. a nord dei Champs Elyséè tra Cours la Reine e Grand Carré de Fetes. L’architetto progettò una rotonda molto innovativa con accorgimenti da sperimentare. La finalità era di rivelare un maggior senso di illusione con pochi ed essenziali accorgimenti come modificare il disegno del tetto in modo da eliminare l’asse centrale, liberando completamente la piattaforma.

J. I. Hirtoff, Rotonda dei Panorama a Champ Elyséè, prospetto e sezione, da Reveue Générale de l'Architecture, 1841
J. I. Hirtoff, Rotonda dei Panorama a Champ Elyséè, prospetto e sezione, da Reveue Générale de l’Architecture, 1841

Questo significava che la copertura non poteva più reggersi su un sostegno centrale da dove entrava la luce naturale, un problema che avrebbe condizionato l’intera struttura. Pensò di adottare i nuovi materiali ed una nuova tecnica costruttiva ma la sua sfida ai modelli tradizionali spaventò il costruttore. Il panorama di Hirtoff non venne mai realizzato secondo il suo progetto ma fu costruito in una versione modificata, molto più pesante e massiccia. Il progetto di Hirtoff senza il sostegno centrale diventò un riferimento obbligato per le successive costruzioni.

Continua….

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Educazione riforme Scuola

Sulla buona scuola. L’avevamo già scritto

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Questa nostra scuola, fabbrica di ignoranza e presunzione

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la buona scuola miur renzi riforma scolastica Scuola

Dare i numeri sulla buona scuola.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Proprio dare i numeri, anche in senso figurato. Questo mi pare sia il risultato della consultazione ministeriale “ciceroprodomosua” della Buona Scuola. Cosa ci si aspettava che dicessero i docenti? E i genitori? E i Presidi? E le associazioni di docenti tese spasmodicamente, a parte rare illuminate eccezioni, ad aumentare gli orari delle loro classi di concorso? Ricordo che fosse più attendibile e anche meno superficiale la famigerata consultazione del ministro Berlinguer che ne ebbe anche a soffrire! Mettendo insieme le priorità espresse dai vari interlocutori  viene fuori poco e sarà il Governo a fare quello che vuole insieme a Confindustria che tanto pare apprezzare il magico e “rivoluzionario” new deal. L’edilizia scolastica viene lasciata a parte come se non fosse determinante per una buona scuola. Ah già!  ma lì ci sono un miliardo di Euro! Sapete che gli investimenti corrispondenti sull’architettura scolastica di altri paesi in Europa (quelli che contano) sono circa 15 volte di più? Con un miliardo si riesce a mala pena ad intervenire seriamente, tra nuovi edifici, ristrutturazioni e messa in sicurezza (pro tempore..) su non più di un migliaio  tra 42.000 edifici!

Ma questo è un discorso a parte di cui abbiamo trattato più volte. I numeri della scuola sono comunque significativi per descrivere schizofrenie, corporazioni, carenza di consapevolezza pedagogica e di equità sociale, stereotipi e burn out, assemblearismo endemico, demagogia e assistenzialismo. L’equità e il diritto allo studio sono un’altra cosa. Passano attraverso il rigore, la serietà, le pari opportunità e la giustizia che, a loro volta passano attraverso una preparazione solida ed una vocazione eccezionale di docenti e dirigenti scolastici!

Non mi pare che si possa rifondare la scuola interpolando i dati contraddittori che ho letto. Non credo sia possibile senza le risorse adeguate con investimenti di almeno il 4% del PIL nel segmento primario e secondario solo per rimettersi in carreggiata. Qualcosa comunque si può dire e, leggendo in diagonale e molto tra le righe, qualche proposta di buon senso appare.

 Alcune brevi note sui suggerimenti che si ritengono parzialmente positivi (come facemmo per il documento programmatico da noi chiamato “voglio ma non posso“) per ciascun macrocapitolo del report.

  1. Assunzioni: fine delle graduatorie e nuove regole per concorsi collegati con preparazione universitaria ad hoc
  2. Organico funzionale: disponibilità di docenti non per “tappabuco” o “badanza”ma per attività didattiche effettive programmate anche a livello sovra-istituto.
  3. Abilitazione: obbligo di lauree ad hoc per insegnare qualsiasi disciplina più un’abilitazione a fine prova e tirocinio di almeno due anni.
  4. Concorso e classi di concorso: Il concorso deve accertare le capacità di insegnare e le competenze disciplinari. Curriculum e pubblicazioni sono solo valore aggiunto. Le classi di concorso vanno ridefinite di nuovo. Occorre copiare gli ambiti disciplinari dei paesi dove funzionano e legarli strettamente alle lauree specialistiche per l’insegnamento.
  5. Formazione e carriera: la formazione e la carriera sono per il miglioramento della qualità del docente e la sua funzione nell’ambito di lavoro collaborativo. Ne discende anche la progressione della retribuzione: merito per l’80% e anzianità per non più del 20%. Istituire una vera Associazione nazionale dei docenti.
  6. Trasparenza e valutazione: Pubblicizzare e valutare le strutture, il piano formativo e i risultati della scuola, i profili dei docenti e i loro curricula, gli esiti a cinque anni dall’uscita degli studenti. Evitare la concorrenza di tipo aziendale delle scuole.
  7. Organi di governo: Più potere agli organi consultivi e deliberativi in campo didattico e organizzativo.Meno partecipazioni esterne se non di tipo solo consultivo. Garantire che l’intervento delle famiglie e degli studenti sia di tipo costruttivo e non da semplici “clienti”.
  8. Scuole aperte: questo punto è legato strettamente agli spazi della scuola e ad una concezione dell’edilizia scolastica come “diffusione” dei luoghi dell’apprendimento. Vedi anche: Gli spazi della scuola diffusi nel territorio – Politiche educative – Education 2.0
  9. Burocrazia: la burocrazia va semplificata e digitalizzata realmente. Non raddoppiare gli archivi (cartacei ed elettronici) formare realmente il personale. Adeguare strutture e reti.
  10. Conoscenze e Competenze: riequilibrare il peso di conoscenze e competenze, fin dalla scuola dell’infanzia, da tempo abbandonate o sottovalutate ma strategiche per un paese come l’Italia e fondamentali nella formazione della persona ad ogni età della vita: creatività, arte, musica, educazione fisica, educazione civica,educazione economica e politica.
  11. Sistema scolastico: i cicli scolastici vanno cambiati in funzione della costruzione di un sistema duale. I danni alla scuola e l’analfabetismo di ritorno sono nati dalle riforme degli anni ’60. Prima fra tutti la perniciosa introduzione della scuola media unica nel 1963: lo spartiacque tra una alfabetizzazione ed una formazione adeguate e una progressiva dealfabetizzazione per rincorrere il falso mito dell’egualitarismo (non dell’equità) scolastico e la sostanziale abolizione dei percorsi vocazionali. Occorre un obbligo scolastico fino ai 18 anni in percorsi distinti per chi intende lavorare ed applicarsi nelle professioni tecniche e in  arti  e mestieri applicati ( manualità colta degli istituti tecnici e professionali) e chi invece vuole aderire a percorsi più teorici e speculativi (struttura liceale) Nessuna preclusione con adeguati accorgimenti di passaggio da un percorso all’altro e adeguato sostegno per i capaci e meritevoli. In molti paesi ha dato prova di funzionamento.Il percorso artistico deve essere un segmento a parte, collegato a Conservatori, Accademie, ISIA, Scuole di architettura etc…
  12. Scuola e mondo del lavoro: è la scuola che deve servirsi del mondo del lavoro, non viceversa, Questa è una regola fondamentale e da questo discendono tutte le possibilità di raccordo proficuo per entrambi evitando sfruttamenti e inutilità di stages e laboratori. Anche qui occorre copiare l’erba del vicino! Le aziende avranno sgravi ed agevolazioni e gli studenti saranno remunerati.
  13. Risorse finanziarie: le risorse della scuola da fonti pubbliche e anche da sponsors. I fondi pubblici erogati anche su base premiale rigorosa anche in base ai contesti in cui si opera. Trasparenza, rigore, efficacia ed efficienza. Il privato può intervenire su strutture, edifici, laboratori, rapporti scuola-lavoro. Ben venga il crowd funding serio che abbia una caratteristica avanzata di banca etica autentica.
  14. Quello che manca: manca la vera fase di progettazione della nuova scuola. Ora va avviato rapidamente e per tappe certe e ravvicinate un lavoro di gruppi composti da docenti,dirigenti ed esperti militanti presi dal territorio della scuola e adeguatamente compensati per questo difficile e prezioso lavoro!
  15. GRAZIE A TUTTI! E ORA FARETE COME VI PARE?

La grafica della  pagina finale pare emblematica e ahimè profetica: è l’immagine una bolla di sapone? Speriamo con tutte le forze che non lo sia davvero. E speriamo che ci si metta a lavorare rapidamente e per gruppi presi dalla trincea di docenti, presidi ed esperti militanti come si fece virtuosamente ai tempi di Brocca che realizzò un ottimo lavoro, cooptando gente della scuola nel lavoro diretto di riforma, vanificato però poi dalla maledetta consuetudine distorta dello sperimentare in eterno!

Per la scuola meglio questa immagine…

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Lo sguardo educato (6)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

La città in bottiglia

Se il pubblico rispose positivamente e con entusiasmo alle esibizioni panoramiche, non fu così per il “salotto buono” dell’Arte. I personaggi che contavano nel mondo dell’Arte, ovvero la parte più intellettuale formata anche dagli artisti già consacrati Maestri, avevano opinioni differenti. Alcuni come Joshua Reynolds (pittore e fondatore della Royal Academy of Arts), John Ruskin e Jaques Louis David lo sostennero. Caspar David Friedrich nutrì il desiderio di realizzarne uno dopo essere stato a Reisengebirge, con l’intento di rappresentare la sua impressione più che descrivere i particolari del paesaggio. Delacroix difese con passione Charles Langlois, primo ufficiale di Napoleone nonché reporter, panoramista di battaglie e grande innovatore di effetti speciali. Il giudizio di John Constable fu molto più prudente. Guardava lo spettacolo del Panorama con gioia pur giudicandolo “oggetto di falsità”. Le loro opinioni esprimono l’attrito tra Neoclassicismo e Romanticismo. I Romantici infatti accusarono i Neoclassici di cedere alle masse più che all’élite.

In qualche modo gli artisti si sentivano minacciati dal Panorama e temevano che il loro lavoro artistico fosse rifiutato a favore dei panoramisti, che si sarebbero incorporati nella storia della pittura, tra l’altro protetti anche dalle Accademie. In fondo ciascun panoramista può essere paragonato ad un operaio specializzato chiamato a lavorare su un particolare soggetto dove mostrava abilità di esecuzione. L’uso della camera oscura e la meticolosa esecuzione erano caratteristiche che rientravano nel mondo delle Belle Arti, ma furono anche le ragioni per cui la pittura del Panorama, in genere molto mediocre, fu congedata dalla grande Pittura. Qualcuno scrisse nella rivista Le Mouviment social che la riproduzione della realtà se è un prodotto industriale, non è una creazione artistica. Al pubblico, felice di rimanere “imbottigliato” all’interno della rotonda, poco importava della qualità del dipinto. Era la visione d’insieme che coinvolgeva non solo lo sguardo ma, successivamente, anche i sensi. Il successo fu a livello mondiale e anche se nacque in Inghilterra, la vera capitale dei Panorama fu Parigi.

E in Italia?

L’Italia era vista più che altro come “soggetto da raffigurare” da parte dei pittori francesi, tedeschi e inglesi. D’altra parte anche l’assetto politico non era dei più favorevoli. Con la Restaurazione del 1815 veniva ripristinato lo spezzettamento della penisola in Stati e Staterelli, dopo la parziale unificazione politica attuata nel periodo napoleonico; l’Austria, presente in forma massiccia, con la sua politica radicalmente ostile alle aspirazioni di indipendenza e di libertà, condizionò profondamente la storia italiana dei decenni successivi. Pur rimanendo ancora tra i paesi più arretrati d’Europa, l’Italia non fu estranea al dibattito europeo attorno alle questioni dello sviluppo industriale e alle dottrine sulla libertà economica, vive soprattutto in Francia e Inghilterra. L’esigenza pratica di uno sviluppo borghese dell’economia, che appariva assonnata e con un ritmo di vita lento, imponeva la necessità di scacciare l’Austria dalla penisola. Solo nel 1861 si proclamò il regno d’Italia, ma l’unificazione non comportò sensibili modifiche alla vita economica e alla struttura sociale del paese. Per molti anni ancora dopo il 1861 l’agricoltura rimase l’attività prevalente dell’economia italiana rispetto a quella industriale e commerciale, tranne che in alcune città del Nord (Torino, Milano, Genova ma anche Mantova, Lodi, Alessandria). Ma nell’insieme l’unità politica si compì in una generale stagnazione della vita urbana come di quella rurale.

Non c’erano quindi i presupposti necessari per lo sviluppo del Panorama, se pensiamo che in questa data tale dispositivo aveva già fatto il suo corso con le proprie evoluzioni (ricordiamo che il Diorama di Daguerre fu presentato nel 1822).

Tuttavia anche l’Italia ha avuto comunque le sue rotonde. I Panorami erano di solito importati dall’estero, e il genere non riuscì a radicarsi come altrove in Europa, probabilmente a causa, tra l’altro, della scarsa consistenza di quella mentalità “industriale” necessaria per organizzare i grandi spettacoli pittorici. Comunque negli anni ‘80 la Société anonyme des Panorama cercò di lanciare il Panorama anche in Italia, con Gli ultimi giorni di Pompei, a Napoli nel 1882, di C. Castellani e M. Baillet, e, sempre lo stesso anno, con la Battaglia di Palestro, a Roma, ancora di Castellani.

A Milano, durante l’Esposizione italiana del 1881 venne esposto il Panorama della Battaglia di Solferino (probabilmente si trattava del Panorama dipinto da Laglois o di una sua replica), in una rotonda costruita tra il Foro Bonaparte e la Piazza d’Armi, accanto ad altri “divertimenti straordinari” quali il circo e il pallone frenato; l’edificio era finanziato dal belga Maurice Le Tellier, aveva un diametro di 40 metri, lo scheletro in ferro e la copertura in zinco e vetro, opera degli ingegneri B. Bettelli e L. Broggi. La facciata era stata decorata dal pittore Pietro Michis con due figure allegoriche, la Scienza e l’Arte, che alludevano rispettivamente, all’ottica e alla pittura dalla cui fusione si produceva “l’incantevole effetto dei Panorami”.

Milano, Rotonda dei Panorami al Foro Bonaparte, di B. Bettelli e L. Broggi, 1881.
Milano, Rotonda dei Panorami al Foro Bonaparte, di B. Bettelli e L. Broggi, 1881.

Anche Torino ebbe un suo Panorama durante l’Esposizione italiana del 1884, una Veduta di Roma, sistemata in un padiglione nei giardini della Cittadella.

Anche all’esposizione di Roma del 1911 erano presenti due grandi vedute della città, chiamate ancora col nome di Panorama (ormai usato con grande genericità), anche se non avevano più nulla della tradizionale struttura circolare, pur conservando, forse, qualcosa dell’antico carattere di ricostruzione illusionistica di uno spazio. A Castel Sant’Angelo, nell’antica infermeria, era stato ricostruito un piccolo convento medioevale, completo di ambienti e arredamento; dal suo interno, attraverso due finte finestre prospettiche progettate da Vittorio Costantini, si potevano vedere due vedute della Roma medioevale, due quadri che si fingevano vere aperture visive verso l’esterno; dal campanile Roma al tramonto vista dal Priorato di Malta sull’Aventino, dipinta da Antonio Grassi, e dalla cella di un monaco Roma all’alba vista dal convento dell’Ara Coeli, di Umberto Prencipe. I soggetti erano stati ripresi da disegni del codice Escurialense, su indicazione dello storico dell’arte Federico Hermaninn.[1]

[1] Silvia Bordini, Storia del Panorama, , Officina Edizioni, Roma, 1984.

Continua…

 

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Musica

Soloperpassione. Proroga iscrizioni al 31 Dicembre 2014

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Soloperpassione. Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti. Un libro, un disco e un evento.

Proroga iscrizioni

Recanati, che è nota indiscutibilmente per le genialità ed i talenti di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli, possiede una storia artistico-musicale un po’ sottotraccia ma sicuramente di tutto rilievo anche per quel che riguarda la musica cosiddetta “leggera” e pop. Fin dai fasti di quando le fabbriche di strumenti musicali (come la Eko) negli anni 60 e 70 attiravano come sponsors ante litteram artisti ed eventi dal mondo discografico e musicale del tempo, c’è stato un proliferare di gruppi e musicisti fino ad arrivare alle ribalte della cronaca, anche nazionale, di eventi ed iniziative importanti. Chi scrive ha vissuto questo clima, un po’ da comprimario ma sempre da appassionato, soprattutto nel periodo dalla fine degli anni sessanta alla fine dei settanta. Da qualche anno a questa parte, come esperto e saggista di arti varie, ha coltivato l’idea di raccogliere e raccontare, partendo proprio da Recanati le storie di vecchi e nuovi “cantattori” e “cantautori” non professionisti delle Marche. Molto spesso chi scrive e canta “soloperpassione” porta con sé qualità più solide di chi si ostina a volerne fare un mestiere pur non possedendo alcun talento.  La passione muove l’espressione artistica che il più delle volte è disinteressata e  non diventa un mestiere contrariamente a quanto sta accadendo in Italia e nel mondo per colpa dei mille concorsi, realities, e gare di musicisti, cantanti, ballerini, poeti, cuochi, attori, scrittori  che spingono al parossismo le illusioni di tanti giovani e meno giovani. La scuola ed una formazione seria, sia di base che di vocazione, sarebbero la soluzione a tutto, anche per cominciare carriere di artigiani dignitosi che non è detto diventino per forza artisti.

Soloperpassione oltre a voler dare visibilità agli appassionati è anche un’idea per celebrare Recanati da sempre una città della musica e fucina di talenti nascosti. Un libro e un disco nel 2015 e, forse, un evento da programmare per la  primavera del 2016.

Abbiamo deciso per una proroga della scadenza di adesione. 

A seguito di una proroga di 15 giorni, l’iscrizione all’iniziativa scade pertanto, improrogabilmente, il 31 DICEMBRE 2014 Chiunque fosse interessato è pregato di compilare e inviare il form che troverà qui.

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Architettura Varia umanità

Recanati sparita.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Molte sono le ipotesi sull’origine “urbanistica” di Recanati. Monaldo Leopardi ne tratta nei suoi “Annali di Recanati” ed altri autori ne hanno scritto. Certa è invece l’evoluzione recente, a partire dai primi del ‘900. La fisionomia di città di crinale, con la caratteristica forma a “gabbiano” (oggi di difficile individuazione), viene alterata nel tempo con l’occupazione diffusa e disordinata (non c’è stato alcun ordine nella filosofia pianificatoria della burocrazia negli ultimi cinquant’anni se non di natura speculativa)  degli spazi tra i colli originari. Fortunatamente, nel tempo, è stato in qualche modo  preservato lo skyline a monte, verso Macerata e l’Appennino, per motivi orografici e grazie ad alcune provvidenziali norme di tutela. Dopo il passaggio da un’economia mercantile e artigianale ad una prevalentemente agricola, con il declino della fiera dal XVI secolo, scompare gradualmente la struttura porticata del centro mentre è nel  XIX secolo che avvengono le trasformazioni più di impatto sul disegno della città, segnando l’avvio di una sequenza di modifiche estremamente negative anche dal punto di vista del microclima saggiamente creato nel centro storico dagli anonimi architetti medievali nell’urbanizzare i colli del crinale. La serie di interventi iniziati con la costruzione del nuovo edificio comunale ed il disegno della grande piazza, entrambi  decisamente fuori scala, la demolizione di conventi di San Domenico e San Francesco e l’inserimento di un percorso di circonvallazione che incide il monte Tabor chiudendolo alla vista diretta della campagna, (cfr.Giacomo Leopardi) tutti ottocenteschi, si conclude degnamente con lo sventramento del periodo fascista, che genera la bruttissima Via 1° Luglio, peggiorata con i recenti discutibili inserti scultorei nelle presuntuose nicchie. Il disegno del borgo, negli anni successivi, si completa con  la costruzione scellerata della torre dell’acquedotto accanto al complesso di Sant’Agostino, del mercato accanto a Palazzo Venieri e degli interventi in sostituzione dell’intorno della demolita Porta San Francesco. La città, avviata alla deturpazione già dagli anni ’50 e ’60, viene definitivamente compromessa negli ultimi quarant’anni di attività panificatorie sfuggite di mano per incompetenza o messe in atto in malafede, nonostante le buone intenzioni di alcuni illuminati episodi di pianificazione generale e particolareggiata molto “architettoniche” e poco “urbanistiche” dalla fine degli anni’70 ai  primi anni ’80. L’applicazione delle poche buone norme e  indicazioni urbanistiche, a parte qualche virtuoso esempio nella ristrutturazione e recupero del centro storico, cui anche il sottoscritto partecipò per alcuni edifici significativi ubicati ai poli principali della città (Castelnuovo,Via Falleroni,Via Roma,Piazzale dei Cappuccini), ha portato alla fisionomia espansiva speculativa che, ahimè, si può ancora apprezzare, ad esempio , nei nuovi quartieri delle Grazie, di Villa Teresa, San Lorenzo, Fratesca, San Francesco e negli  insediamenti residenziali lungo Via del Mare come nelle zone industriali. In questo quadro, non fa eccezione l’edilizia pubblica, rara e generalmente di scarsa qualità. Anche qui ho avuto esperienze dirette e  tormentate già raccontate a suo tempo in una specie di saga: quella della progettazione, nel 1977, insieme agli architetti Paolo Basilici e Sergio Tarducci,  della Scuola Media di Villa Teresa che poi fu realizzata, tra le nostre aperte contestazioni, in modo assai difforme dal Comune e quella della progettazione, nel 1988, del restauro e recupero del Castello di Montefiore che ebbe anche uno strascico civile e amministrativo di oltre un decennio senza, naturalmente, alcun esito di concreta realizzazione ma per fortuna con  un nostro sostanziale successo intellettuale e, in minor misura, anche finanziario. L’immagine  attuale della città è quella non proprio edificante che appare oggi agli occhi del visitatore, con le ultime ciliegine dell’ascensore leopardiano di cui ho già scritto  in una lettera su “La Stampa”, e dell’indicibile parcheggio urbano sotto il municipio. Continueremo con degli approfondimenti su questa narrazione in  anteprima con delle puntate dedicate agli episodi più significativi e discussi di questa storia urbana.

Giuseppe Campagnoli, Dicembre 2014

From Google Maps. Recanati oggi: il gabbiano diventa un cappone!

Recanati oggi

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Le rossignol

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

L’arte vera, la vera arte!!!!

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Lo sguardo educato (5)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

La città in bottiglia

“Il vero non ha finestre. Il vero non guarda fuori nell’universo. E l’interesse per i panoramas sta tutto nel vedere la vera città. “La città in bottiglia”. La città in casa. Ciò che trova nella casa senza finestre è il vero. Una casa senza finestre è, per esempio, il teatro; di qui l’eterno piacere che si trova in esso, di qui il piacere che danno quelle rotonde senza finestre, i panoramas.”

Walter Benjamin

 

Le rotonde nel Boulevard Montmartre, Parigi 1802, da Germain Bapst, Essai sur les Dioramas et Panoramas, 1891.
Le rotonde nel Boulevard Montmartre, Parigi 1802, da Germain Bapst, Essai sur les Dioramas et Panoramas, 1891.

Nella storia dei media il Panrama è spesso menzionato solamente in maniera passeggera, più che altro come intermediario tra i suoi precursori come il paesaggio panoramico e i suoi successori, il diorama e il cinema. Il panorama è uno stile pittorico con una tecnica più avanzata dei suoi precursori perché, come ogni invenzione, si allontanò dai modelli precedenti. Dalla Villa dei Misteri o se vogliamo dai graffiti delle grotte di Lascaux, si può tracciare una linea che nel corso dei secoli arriva alle grandi decorazioni pubbliche o private del Rinascimento, fino ad arrivare allo spazio prospettico del periodo barocco. Bisogna tener conto che nonostante l’ambiente fosse interamente tappezzato di motivi scenici, dalle pareti al soffitto, spesso l’interruzione di finestre o porte portava lo spettatore a muoversi in questo spazio liberamente, con la possibilità di toccare i muri. Con il nuovo spazio, la rotonda, quello originale fu trasformato e messo dentro un altro spazio, dove la rappresentazione non lasciava tracce di ciò che era la realtà, diventandone la perfetta sostituzione. A questo punto è utile ricordare che anche l’edificio fu costruito ad hoc: un’illusoria architettura e pittura mescolate e incorporate tra loro che garantivano circolarità continua, illimitata, dove la configurazione stabiliva il rapporto tra lo spettatore e la tela. Il paradosso del Panorama è che in un’area chiusa si apre la libera rappresentazione di tutte le limitazioni del mondo.[1]

Anche se la tecnica del dipinto risultava mediocre, si ricorreva comunque ad ogni mezzo per rendere l’illusione perfetta; Daguerre per esempio, nel suo Diorama, offriva al pubblico degli occhialetti stereoscopici per trasmettere l’illusione di tridimensionalità (ricordate Lowrence Iacoby, l’eccentrico psichiatra di Twin Peaks che sfoggiava occhiali con una lente blu e una rossa?). Tuttavia, una volta che interviene l’immaginazione, la rappresentazione offerta come realtà, è giudicata in relazione di chi la osserva. Di conseguenza è valutato l’artista e la sua abilità nel trasferire, con il colore, un aspetto della vita che tocca profondamente la sensibilità dell’osservatore.

Il pittore decide cosa devono vedere gli osservatori, se lo desiderano, ed essere abile di verificare per loro. Ogni cosa dipendeva dal punto di vista del pittore e ciò che decideva di dipingere; nella rappresentazione non veniva trasferito tutto quello che si rivelava ai suoi occhi. Alcuni particolari venivano nascosti nell’orizzonte da altri dettagli. Si ritorna perciò alla composizione che implica il punto di vista privilegiato dal pittore che, per fornirci un documento enciclopedico della natura, abbandona se stesso nella registrazione di tutte le sfaccettature della realtà. Per questo i panoramisti furono bersagliati dalla critica.

Continua…

[1] Bernard Comment, The Panorama, Reaktion Books, 1999

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Architettura Arte d'oggi cultura

Una città di crinale. Recanati sparita.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Presto un excursus della recente storia architettonica della città di Recanati, attualmente tornata agli onori della cronaca, della cultura e dell’arte per i meriti di tanti suoi concittadini illustri. Parleremo brevemente delle trasformazioni del tessuto e della fisionomia della città dalla fine dell’800, l’ultimo secolo, a mio avviso, insieme al primo trentennio del’900, di vera organica architettura, contraddistinta da stili riconoscibili, in Italia come altrove. Se ne parlerà non nei termini desueti dell’urbanistica ma in quelli del disegno urbano, termine che ha più a che fare con l’architettura e l’arte che con l’economia e la burocrazia.

Potrete seguire il saggio su questo blog e, in forma di intervista all’inizio del nuovo anno, sulla storica radio di Recanati: Radio Erre.

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Architettura Bretagne escaliers Jean Nouvel Nantes Pays de Loire

Les escaliers.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

In una disquisizione sull’architettura moderna  tra il mio amico di Nantes Denis Brochet e un mio conoscente JP Cornill de La Boule (località balneare bretone prestigiosa per i parigini, tipo quelle della Versilia o la costa ligure sebbene fondata da mercanti di schiavi..)  è scaturito uno scambio di opinioni sull’edificio del tribunale di Nantes ad opera dell’archistar (ancora!) Jean Nouvel di cui vi offro la mia versione (in francese). Alla fine  il Sig. Cornil mi ha inviato una specie di presentazione compromissoria sulle “scalinate” nel mondo, Non male! Meglio raggiungere la natura che brutti edifici!

“Le tribunal de Nantes: une histoire pas seulement d’architecture

Libération écrivait sur l’esthétique carcérale du tribunal de Nantes et sur la symbolique pesante.

La justice ou la répression?

La transparence est blessée par le noir et l’obscurité et enfermée par les barreaux d’une prison ante-litteram.

Jean Nouvel, Renzo Piano, Rogers, Gery, ne sont pas mon idéal d’architecture. Ils sont des constructeurs de machines mirabolantes: ni d’architecture ni d’art.

Ils sont aussi les “archistars” du marché, les mauvais épigones de Mies Van der Rohe, Gropius et Le Corbusier et les partisans d’un discutable néorationalisme et d’une technicité contemporains.

Pour moi l’architecture est terminée dans les premières années du XIX ème siècle.

L’architecture, comme l’art, doivent etre emphatiques, à l’échelle humaine, vivables et accueillants.

L’architecture n’est pas le manifeste de la mégalomanie et du narcissisme des architectes!

Sur le blog.des-tours-de-france on peut lire “Son architecture simple exprime la force, supposée vertu de la justice, et utilise la transparence par de grandes parois vitrées, autre nécessité de la justice. La couleur extérieure dominante est le noir, et Jean Nouvel a utilisé, dans un style moderne, les formes classiques du péristyle et des colonnes. Les salles d’audience sont en bois rouge. Je n’aimerais pas être justiciable en ce lieu, je trouve cet endroit oppressant est ce peu être volontaire, le noir tant extérieur qu’intérieur marié avec le rouge sang des salles, mais aussi des moquettes en étage me donne une étrange sensation…”

J’ai trouvé la lettre d’un cher ami nantais, qui m’a inspiré cette réflexion, très “constructive” et “poétique”. C’est vrai: le Tribunal de Nantes est une architecture sans hormone mais aussi sans humanité et sans esprit: une machine à juger (au contraire de la “machine à habiter” de LeCorbusier), un espace absent et vague.

Si l’architecture et l’art doivent avoir une fonction de communication et d’usage esthétique et humain, le tribunal de Nantes est une boite et une bete noire! L’architecture publique doit protéger, réconforter, guider et se faire reconnaitre en dialoguant avec les architectures historiques, la ville et la nature. L’architecture doit provoquer empathie et sympathie, et non pas aliénation ni sujétion ou indifférence.

Je suis d’acord: il faut le détruire comme beaucoup d’autres mauvaises architectures en Europe et dans le Monde désormais globalisé pour le mal. Ma pioche est prete! Parfois le fait de penser une architecture et de la dessiner avec un CAD plutot que avec la main, produit des prisons au lieu d’un batiment scolaire, d’un tribunal, d’une église!”

Giuseppe Campagnoli,  Novembre 2014

Escaliers

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Architettura Edilizia Scolastica education facilities Scuola

Gli spazi della scuola diffusi nel territorio.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Pubblicato sulla rivista Education2.0 Edizioni RCS l’articolo sul dibattito recente in merito all’edilizia scolastica in Italia.

Il link è questo.

URBAN MIRROR CUBE SKETCHES