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Architettura Arte d'oggi Educazione storia

Lo sguardo Educato (4)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con Vista

“Si cercava in tutti i modi, con ogni sorta di espedienti tecnici, di fare dei Panorami le sedi di una perfetta imitazione della natura. Si cercava di riprodurre la successione del giorno nel paesaggio; il sorgere della luna, il rumore delle cascate. Nel loro tentativo, sia pure ingenuo di riprodurre fedelmente la natura fino all’illusione, i panoramas rinviano in anticipo non solo alla fotografia, ma addirittura al cinema sonoro.”[1]

Un osservatore attento come Benjamin non poteva mancare di descrivere il fenomeno del Panorama, passato da una costruzione dello spazio a uno spettacolo dei sensi. Infatti, a partire dal 1830, fu introdotto il “Faux Terrain”, un paesaggio con oggetti tridimensionali inserito nello spazio a forma di ciambella tra la tela e la piattaforma, per accentuare maggiormente l’impressione che gli avvenimenti rappresentati siano reali.

Esempi straordinari di faux terrain ancora oggi conservati sono quelli del Bourbaki Panorama a Lucerna e del Mesdag panorama a L’Aia. Il Bourbaki fu dipinto da Edouard Castres nel 1881 con la rappresentazione di un evento memorabile della Guerra Franco-Prussiana (1870-71), quando le truppe svizzere sotto il comando del generale Herzog, salvarono le vite di molti soldati francesi. E’ importante perché fu la prima volta che intervenne la Croce Rossa, fondata da Heri Dunant nel 1863-64. Sul terreno oltre a un vecchio vagone ferroviario, ci sono altri oggetti (fucili, slitte, zaini, ecc.) insieme a figure, 21 delle quali sono state inserite dopo il restauro iniziato nel 1996 e terminato nel 2008.

Bourbaki Panorama, Lucerna. L'edificio che ospita il dipinto ora è un Monumento culturale europeo e Museo con Casa dedicata ai media, agli incontri, alla cultura
Bourbaki Panorama, Lucerna. L’edificio che ospita il dipinto ora è un Monumento culturale europeo e Museo con Casa dedicata ai media, agli incontri, alla cultura
Bourbaki Panorama, Lucerna, veduta interna
Bourbaki Panorama, Lucerna, veduta interna con Faux Terrain
Bourbaki Panorama, Faux Terrain con un vero vagone dell'epoca
Bourbaki Panorama, Faux Terrain con un vero vagone dell’epoca

Il Mesdag Panorama è stato dipinto da Hendrik Willem Mesdag nel 1880 e rappresenta la spiaggia di Scheveningen con la sabbia, reti di pesactori, un ancora e altri oggetti. Quando Van Gogh vi si recò nel 1881 disse: “Il Panorama Mesdag è la più bella sensazione della mia vita. L’unico difetto è che non ha difetti.” Tuttavia non si capisce bene se tale considerazione sia un complimento o un rimprovero.

Panorama Mesdag, L'Aia. Interno della rotonda
Panorama Mesdag, L’Aia. Spiaggia di Scheveningen, Interno della rotonda
Veduta della Spiaggia di Scheveninge. In primo piano il Faux Terrain
In primo piano il Faux Terrain
Ingresso Panorama Mesdag   (agosto 2007)
Ingresso Panorama Mesdag
(agosto 2007)

La competenza e il controllo della tecnica nella realizzazione dell’immagine da parte dell’artista, venivano rimpiazzati dallo strumento tecnico tanto da ridurre minacciosamente ciò che era stimato come opera d’arte. L’intenzione era di dichiarare l’artisticità di questo spettacolo ormai estraneo ai canoni dei dipinti tradizionali. Obiettivo peraltro mai raggiunto, nonostante vi lavorassero i più importanti e preparati specialisti che definirono il carattere, la potenza e la vitalità del Panorama. Tale era la loro precisione e attenzione per il dettaglio, che si procurarono il merito di aver fondato l’iperrealismo, conforme all’accademismo dell’epoca. Il fenomeno non va sottovalutato perché oltre ad essere una novità dal punto di vista storico, rappresentò un cambiamento anche nell’arte appartenuta, sino ad ora, ad una élite di conoscitori che non mancarono di delineare regole su come poteva essere sfruttato e valutato.

Panorami e panoramisti furono elementi essenziali per le grandi mostre, come le esposizioni universali del IXI secolo e, grazie ai loro scambi culturali, diventeranno i precursori delle odierne mostre itineranti. Come reagirono gli artisti tradizionali?

[1] Walter Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo, Einaudi, Torino, 1986, pag. 1036

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Ecomomia

Mecenati pro domo sua?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Scrissi tempo fa una lettera a La Stampa di Torino criticando bonariamente il mecenatismo “peloso” dell’industriale ciarliero Diego Della Valle quando donò un nuovo edificio scolastico al suo paese d’origine. Il gesto era apprezzabile per la comunità, se si fa eccezione per qualche neo dovuto al fatto che l’edificio pare fosse stato progettato dalla consorte in un discutibile stile american neoclassic e che sia stato intitolato al fondatore della dinastia Della Valle. Tutti conoscono la successiva saga dell’intervento di sponsorizzazione del restauro del Colosseo. Oggi leggiamo di una analoga iniziativa del patron del cachemire italiano Brunello Cucinelli che nel “Progetto per la Bellezza” della sua Fondazione vuole contribuire a salvare il paesaggio e la natura. L’idea era quella di trasformare una pianura fatta di capannoni industriali  negli anni ’70-’90, dismessi e abbandonati o ridestinati a depositi e magazzini, in un parco interurbano di giardini, orti e frutteti attrezzati da “oratori laici” e strutture di accoglienza e ricreazione sociale. Il progetto si dovrebbe concludere nel 2015 anche con il restauro di un borgo medievale (paese della moglie) la creazione di un teatro e di una scuola per arti e mestieri. Demolire il cemento invece di costruire e risanare qualificandole aree deindustrializzate da politiche e imprenditorialità incoscienti ed analfabete, non è un cattiva idea. Occorrerebbe  spingere con “decisione” le imprese piccole e grandi ad investire il plusvalore non utilizzato in ricerca e innovazione in una specie di “tassa attiva” per incrementare la loro efficienza sociale distogliendo risorse al profitto per destinarle al territorio e al salvataggio e valorizzazione del paese in cui anche una industrializzazione senza regole e discrezione ha provocato danni su danni al patrimonio ambientale, culturale e artistico.  Un risarcimento “in nuce” che sarebbe premiato con reali agevolazioni e investimenti pubblici (sulla linea di una interpolazione virtuosa delle teorie  economiche della nostra ricercatrice e docente espatriata nei lidi britannici Mariana Mazzucato e del “neomarxista” Piketty)

L’efficienza sociale

Mi vengono in mente le nostre  aree industriali della teoria di valli che si protendono dalle colline al mare come la Valle del Tronto, quella del Tenna, del Chienti e del Potenza, la Vallesina e la Valle del Misa, non ultima quella che vediamo dalle nostre finestre, la Valle del Foglia,  cui ci riferiamo a mo’ di esemplificazione. (“Chi è causa del suo mal” La Stampa Maggio 2013) Non ho visto nessun programma veramente concreto e nemmeno futuribile in questa direzione dalle amministrazioni “progressiste” o sedicenti “dalla parte dei cittadini” della nostra provincia come delle altre. Sarebbe invece la prima cosa da fare per le aree degradate e sfruttate dallo slogan speculativo dei “pochi maledetti e subito” senza prospettive e reali programmi pluriennali di sviluppo e sostenibilità dei nostri ineffabili piccoli e grossi industrialotti di provincia. Sarebbe veramente un sogno che si creasse un’alleanza trasversale tra i sindaci delle valli per pianificare con ampio respiro il futuro dei nostri territori, puntando sul recupero, sulla salvaguardia e sulla trasformazione di tutte le aree nella direzione degli unici settori plausibili per un paese come l’Italia: l’agricoltura di prossimità e il turismo, la cultura e l’educazione, il tempo libero e la ricreazione, la vera arte e il vero artigianato. Credo ci potrà salvare solo una joint venture virtuosa tra un  pubblico divenuto efficiente, efficace, economico ed onesto ed un privato divenuto più colto e lungimirante. Ci piacerebbe un privato più attento al sociale che al profitto e senz’altro anch’esso, vista la corruzione subliminale e palese che si fa in due e l’evasione (di sopravvivenza delle persone o dei beni?) diffusa che si fa da soli, decisamente più onesto. Noi avremmo nel cassetto un progetto di ampio respiro di “ridisegno urbano” per i nostri territori, sicuramente esportabile altrove e fondato sul verde, l’agroalimentare, il turismo e la mobilità compatibili, l’arte e la cultura. Chissà se qualche sindaco illuminato rifletterà ed agirà dopo aver letto questo nostro accorato appello ed invito?

Giuseppe Campagnoli

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Arte d'oggi artisti cultura Educazione storia dell'arte Varia umanità

Lo sguardo educato (3)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con vista

Storia ed evoluzione del Panorama (2)

Dopo il brevetto di Barker di cui ho parlato nell’articolo precedente, il Panorama diventò un’attrazione di massa.

Quali furono i motivi del suo clamoroso successo? Quali le ragioni del suo effetto sugli spettatori?

Il successo del Panorama crebbe con l’ascesa della classe borghese all’epoca della Rivoluzione Industriale quando il rinnovamento politico ed economico incrementò la produzione e il commercio. E’ molto importante visualizzare la situazione alla fine del XVIII secolo quando emergevano le prime grandi metropoli cominciando da Londra. Il Panorama giocò un ruolo decisivo nel recuperare il controllo dello spazio collettivo in estensione. Ecco perché il soggetto della prima tela trattava il tema della città. Presto sorse un altro problema: la guerra e il potere militare. La situazione in Europa era convulsa e con la circolazione di vedute che focalizzavano particolari momenti eroici di varie nazioni, il Panorama diventò una macchina propagandistica col tentativo di individuare più vasti interessi possibili, aspirando a convincere il pubblico nel migliore dei modi. Altro tema affrontato fu il viaggio in terre lontane con la rappresentazione di città storiche, in particolare quelle del Grand Tour (Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Pompei, l’Etna, Atene, Costantinopoli, La Svizzera e le Ali) o luoghi esotici come Calcutta, Rio de Janeiro e tutti i paesi associati alle nazioni coloniali o imperialistiche. I pittori lavoravano sul posto aiutandosi prima con la camera oscura e poi con la fotografia. Per raggiungere un così potente effetto sugli occhi e sulla mente del pubblico furono assunti una serie di tecnici addetti alle operazioni specifiche: punti di osservazione, scenografie, disegni preparatori, pitture, luci, montaggio, inclinazioni, trasporti e così via. Un tecnico ha sempre un nome e in questo caso si chiamava panoramista. Visto le dimensioni standard di ogni tela, 15 X 120 metri (la tensione del peso delle tele dipinte risultava di 47 kg. al metro!), per l’esecuzione occorreva una squadra di tecnici. Ogni pittore eseguiva solo un pezzo dell’opera, proprio come in un procedimento industriale. Non era un nuovo metodo ma l’estremizzazione e modificazione del tradizionale lavoro di bottega.[1]

A. Oberlander, Caricatura di pittori panoramisti, 1887, litografia, collezione privata.
A. Oberlander, Caricatura di pittori panoramisti, 1887, litografia, collezione privata.

I problemi non erano pochi poiché ogni artista tendeva ad usare il proprio metodo e stile, così fu necessario stabilire una gerarchia per poter coordinare le varie attività, per unire e armonizzare la composizione da realizzare. A capo del team c’era il direttore artistico che dall’alto di una piattaforma dava le direttive per i necessari aggiustamenti.

F.E.H. Philippoteaux (1815-1884) mentre supervisiona la produzione del suo Panorama of Champs-Elysée. Incisione da Le Monde illustré, 2 novembre 1872.
F.E.H. Philippoteaux (1815-1884) mentre supervisiona la produzione del suo Panorama of Champs-Elysée. Incisione da Le Monde illustré, 2 novembre 1872.

La particolare formazione di questi artisti univa abilità tecnico artistica con capacità imprenditoriali, proiettandoli in una modernità capitalistica che in quel periodo stava sfondando freneticamente.

Dietro lo schermo sospeso si nascondeva un completo set di esperti il cui ruolo era decisivo per la creazione di effetti speciali.

L’effetto illusionistico, o meglio, il suo effetto pseudo-realistico, si servì di specifiche tecniche mediatiche che influirono il modo di percepire e interagire. In primo luogo la pittura circolare che immergeva lo spettatore nella rappresentazione rafforzando la sensazione di realtà. Altro fattore determinante, la struttura: all’osservatore era consentito un unoco punto di vista che non consentiva un corretto giudizio su misure e distante. Circondato dal dipinto veniva condotto in un’esperienza fittizia. Anche l’illuminazione giocò un ruolo determinante che via via fu perfezionata per stabilire un’idonea visione. Non fu cosa semplice ma alla fine, come dichiarò un cliente entusiasta “dopo cinque minuti non vedete più la pittura ma la natura stessa”.[2]

[1] Silvia Bordini, Storia del Panorama, Officina Edizioni, Roma, 1984.

[2] Bernard Comment, The Panorama, Reaktion Book, Londra 1999.

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Arte d'oggi artisti Kahlo mostre

Frida Kahlo a Roma.

di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

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Visitate la mostra di Frida Kahlo a Roma.

“Quello che è celato dietro la produzione artistica di Frida Kahlo è l’enorme potenza del suo ”Io” interiore e della sua voglia di vita e di emozioni, emozioni che lei stessa vuole regalare agli altri attraverso i suoi quadri: la forza del tratto, i colori sgargianti, le ambientazioni messicane, fanno da supporto a quella che per qualsiasi altro essere umano potrebbe essere una vita straziante, ma per lei no, non lo fu.

Frida Kahlo nasce a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, il 6 luglio del 1907. Sosteneva di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana, costretta all’immobilità totale a causa di un incidente che la portò a subire ben 32 operazioni chirurgiche, ha cercato con tutte le sue forze e per tutti i suoi giorni di condurre una vita normale, fatta di amore e arte.

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Arte d'oggi artisti eclettismo Education Educazione Spadolini

Alberto Spadolini. Un artista eclettico e discusso.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Un artista eclettico e discusso da scoprire.

Alberto Spadolini (Ancona, 19 dicembre 1907Parigi, 17 dicembre 1972) è stato un pittore, danzatore e attore italiano.

Riscoperto, rilanciato e riproposto all’attenzione del pubblico dal nipote Marco Travaglini che ha pubblicato diversi saggi e lanciato un museo virtuale: http://www.albertospadolini.it curato da Francesco Travaglini.

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cantautori marche Musica rassegna

“Soloperpassione”.

Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Le Marche che scrivono e cantano per passione: un libro, un cd, un evento.

Si avvicina la scadenza per le iscrizioni. Il 15 Dicembre 2014 il termine ultimo!

Ecco il link per il form da compilare e inviare a soloperpassione.researt@gmail.com.

Cantautori marchigiani “soloperpassione” vi aspettiamo.

concerto

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landscape storia dell'arte Varia umanità

Lo sguardo educato (2)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con vista

Storia ed evoluzione del Panorama (1)

Robert Barker, pittore ritrattista inglese, passò alla storia non per le sue qualità artistiche ma per l’invenzione del Panorama, il dispositivo ottico che rivoluzionò la storia della visione e dello sguardo. Il Panorama è una tela dipinta, sospesa intorno ad una struttura circolare, osservabile senza interruzione a 360°, da una piattaforma centrale. Raramente trattava temi pittorici immaginativi e, grazie all’illusione ottica, questo misto di arte, spettacolo e propaganda, offriva all’osservatore una spettacolarizzazione della realtà.

Era il 1787 quando Barker mostrò alla comunità artistica di Londra un dipinto inusuale sia per forma che per dimensioni: una veduta di Edimburgo su una tela oblunga e semicircolare. Il tentativo non ebbe molto successo tanto che Sir Joshua Reynolds, presidente della Royal Accademy, suggerì di ignorarlo e avvisò Barker di fermare il suo inutile esperimento. La configurazione della tela, il chiaroscuro, le dimensioni, presentavano delle imperfezioni che non convinsero i membri della commissione, penalizzati anche dalla breve distanza di osservazione. Barker non si scoraggiò affatto. Dopo la debole accoglienza della Veduta di Edimburgo, continuò insieme a suo figlio, l’allora sedicenne Henry Aston, il suo progetto con l’idea di produrre una tela circolare. Dall’alto del tetto di Albion Mills, simbolo della Rivoluzione Industriale, disegnarono una veduta di Londra. La prima versione misurava 137 metri quadri e fu prodotta per la rotonda provvisoria.

Jhon Buckler, disegno, The Panorama-studio, di Robert Barker e suo figlio in West Square.
Jhon Buckler, disegno, The Panorama-studio, di Robert Barker e suo figlio in West Square.

Il 25 maggio 1793 fu inaugurata la nuova Rotonda di Leicester Square con la seconda versione di London from the roof of Albion Mills, dipinta a olio, di ben 250 metri quadri, che fece cambiare opinione a Sir Reynolds il quale colmo di ammirazione disse: “Così la natura può essere rappresentata meglio piuttosto che ristretta in un dipinto dal formato convenzionale”.

Robert Mitchell, acquatinta, Sezione della Rotonda di Leicester Square.
Robert Mitchell, acquatinta, Sezione della Rotonda di Leicester Square.

Barker brevettò la sua invenzione il 3 luglio 1787 con il nome La Nature à Coup d’Oeil. Il termine Panorama comparirà nel 1792 in un’inserzione del Times, e da quel momento risultò come definizione per una pittura circolare senza fine. Ecco una sintesi la descrizione della struttura “una pittura circolare senza fine della visione completa di un paese o situazione. A produrre questo effetto sarà il pittore che concluderà il suo disegno connettendolo al punto di partenza. La tela sarà appesa su apposite intelaiature, illuminata interamente dall’alto tramite vetrata o cupola. L’ingresso sarà posto sotto la costruzione, così né porte o altre interruzioni potranno disturbare le pareti che riproducono la veduta. Una piattaforma recintata, ombreggiata da un tetto, impedirà all’osservatore di avvicinarsi alla tela. Quest’area può essere elevata secondo il desiderio degli artisti e in questo modo l’osservatore avrà l’opportunità di immaginare di trovarsi veramente sul posto.” Non più quindi il rapporto con la realtà, ma con l’illusione della stessa. E’ l’alba di una immaginazione collettiva pronta ad essere colonizzata dalla pubblicità e dal commercio.

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Arte d'oggi Educazione Scuola storia dell'arte

La formazione artistica.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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PROPOSTA DI CURRICOLO FORMAZIONE ARTISTICA

Concetti “Formazione Artistica”
Appunti per una riflessione globale
Arte e creatività
Ripensare la formazione dell’individuo
Prime essenziali linee guida per rimodulare tutto il percorso educativo e ripensare la riforma della scuola secondaria di II grado
L’istruzione artistica specialistica italiana
L’ Alta Formazione Artistica

Concetti PROPOSTA DI CURRICOLO
Disegno e Storia dell’ arte -Fondamenti pedagogici
Scuola dell’ Infanzia e Scuola Primaria
Scuola Primaria e Scuola Secondaria di I Grado
Scuola Secondaria di II Grado
Biennio
Triennio
Licei, Istituti tecnici, istituti Professionali
Liceo Artistico e Istituto d’ Arte
Accademie Belle Arti
Conclusione

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Arte d'oggi artisti Education

Lo potevo fare anch’io?

di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

Se davanti a un’opera d’arte contemporanea vi siete detti “ah ma questa sapevo farla anch’io”, se di fronte a un video alla Biennale vi siete chiesti “ma questa sarebbe arte??” e se ogni volta che qualcuno accenna a parlare di arte voi esordite con “no ma io non ne capisco nulla” siete assolutamente pronti per questo incontro. «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene, il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». E’ con questo propositivo messaggio che annunciamo il primo incontro con l’arte. La nostra associazione è sicura che l’arte, la cultura possano essere il volano di nuovi cambiamenti.

A conclusione brevi cenni sulle strade legislative che favoriscono l’arte.

Silvia Donati

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Ridurre i costi pubblici della Chiesa

selezione di articolo dalla rete a cura di Stanislao Biondo Stanislao-Biondo

No Chiesa

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Lo sguardo educato (1)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Storia della visione attraverso i dispositivi tecnologi che hanno cambiato lo sguardo.

Guardare, essere guardati, guardarsi per farsi guardare. Stiamo vivendo un’epoca in cui la “febbre visiva” ha contagiato l’intero sistema comunicativo. L’origine di questo particolare virus risale al XVII secolo quando lo spirito di osservazione di derivazione baconiana stava influenzando il pensiero umano, mettendo in crisi l’immagine tradizionale del mondo. Il picco d’infezione si verificò durante la fine del XVIII secolo, nel momento in cui l’innovazione tecnologica costituiva il principio fondamentale di una delle idee-forza dell’Illuminismo: il progresso. Da quel momento l’epidemia ha subito delle modificazioni, aumentando la virulenza, diffondendosi in modo capillare e costante, trasformandosi in pandemia-endemica divenuta cronica. La vittoria dell’immagine sulla parola è schiacciante, il vedere sovrasta il parlare, e così l’uomo si trasforma da Homo sapiens a Homo videns, come afferma Giovanni Sartori. Colpa della televisione e delle invenzioni tecnologiche mediante le quali si tende a usare le immagini in modo massiccio e violento, tanto che in ogni epoca siamo sottoposti a veri e propri shock visivi. Tuttavia il trauma iniziale col passare del tempo si trasforma in abitudine e lo sguardo è pronto per essere condotto verso nuovi modelli che non saturano il nostro desiderio di guardare ma, al contrario, lo alimentano. Il dispositivo ottico che mutò radicalmente il sistema di osservazione, contribuendo inoltre a sviluppare l’industria d’intrattenimento, fu il Panorama. Questa “creatura” non solo modificò con tratto determinante il modo di guardare, ma fu un modello paradigmatico per un’altra ben più inquietante struttura, il terribile apparato disciplinare chiamato Panopticon.

Vere e proprie “macchine del visibile”, condivisero sia la forma architettonica, sia gli obiettivi concettuali. Il primo ha cercato di educare l’occhio istruendo lo sguardo, mentre il secondo, attraverso lo “sguardo normalizzante”[1], educava i soggetti deviati incoraggiando un voyeurismo talvolta morboso.

Quali problematiche hanno introdotto nel procedimento metodologico visivo?

Quali sono le conseguenze giunte fino a noi?

Nei prossimi post:

  • Camera con vista: storia ed evoluzione del Panorama
  • La città in bottiglia
  • Il potere dello sguardo
  • Il signor Peeping Tom
  • Dal Panorama al Selfie

[1] Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1993, pag. 218

Jules-Arsène Garnier (1847 - 1889) Veduta dalla piattaforma con spettatori e un dettaglio del Panorama di Costantinopoli. Esibito a Copenhagen nel 1882.
Jules-Arsène Garnier (1847 – 1889) Veduta dalla piattaforma con spettatori e un dettaglio del Panorama di Costantinopoli. Esibito a Copenhagen nel 1882.
Panopticon - Carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham
Panopticon – Carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham
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cultura Education film

Il giovane favoloso su Education2.0.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un favoloso giovine: Leopardi fra emozioni e contrasti

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Immagine  dell’ANSA (tratta dal film “Il giovane favoloso”, 2014)

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Statistiche

Dopo la pausa estiva il traffico del blog è tornato a crescere. I dati indicano trend positivi e probabilmente riusciremo a raggiungere e superare presto anche il valore di rank registrato prima dell’estate scorsa.

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Architettura

Biennale di architettura. Rien ne va plus?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un reportage di impressioni da Venezia. Fundamentals of architecture 2014.La Biennale de la non-architettura?